{"id":98890,"date":"2025-06-26T15:30:00","date_gmt":"2025-06-26T13:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=98890"},"modified":"2025-06-26T15:30:00","modified_gmt":"2025-06-26T13:30:00","slug":"indagine-inc-l83-degli-intervistati-ammette-di-aver-creduto-a-fake-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=98890","title":{"rendered":"Indagine Inc: &#8220;L&#8217;83% degli intervistati ammette di aver creduto a fake news&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Si informano scegliendo gli strumenti digitali che hanno a portata di mano (social media e motori di ricerca) ma in realt\u00e0 si fidano di pi\u00f9 di giornali e telegiornali. Considerano importante l\u2019informazione (68,4%) ma poi la maggioranza dedica meno di mezz\u2019ora al giorno (63,5%) a scoprire cosa succede in Italia e nel mondo. Ammettono per\u00f2, 8 su 10, di avere difficolt\u00e0 a capire se una notizia \u00e8 vera o falsa. Questo il quadro che emerge dalla ricerca demoscopica &quot;Senza filtri: l\u2019informazione nell\u2019epoca della disintermediazione tra opportunit\u00e0 e caos&quot; condotta a maggio 2025 da AstraRicerche su un campione rappresentativo della popolazione italiana (1.023 interviste su un campione 18-70enni residenti in Italia). Dall&#039;indagine, promossa dall&#039;Istituto nazionale per la comunicazione (Inc), emerge che la maggior parte degli intervistati (63,5%) dedica meno di 30 minuti al giorno all&#039;informazione, con un 30,5% che si limita a 20 minuti o meno. Solo il 13,4% degli italiani si informa per un&#039;ora o pi\u00f9. \u00a0La Tv si conferma il mezzo pi\u00f9 utilizzato regolarmente dagli italiani (70,8%), seguita da familiari, amici e conoscenti (61,6%), dai social network (60,0%) e dagli strumenti di messaggistica con canali dedicati (57,1% &#8211; un \u2018salto\u2019 in avanti enorme).Gli aggregatori di notizie (46,5%) e i siti\/portali internet (42,6%) sono ampiamente utilizzati, superando in diffusione i quotidiani (40,4%) e i periodici\/riviste (29,7%), sia cartacei sia online.  I podcast e i video, sebbene in crescita (38,1%), non raggiungono ancora la radio (43,7%) e sono sempre pi\u00f9 percepiti come intrattenimento a discapito dell\u2019informazione. Quando si tratta di affidabilit\u00e0, emerge un quadro pi\u00f9 complesso. La Tv (42,3%) e i quotidiani (40,8%) sono considerati i pi\u00f9 attendibili, quasi a pari merito. I familiari, amici e conoscenti, pur essendo una fonte ampiamente utilizzata, sono ritenuti affidabili solo dal 29% degli intervistati, allineandosi a siti e portali Internet (29,4%) e aggregatori di notizie (29,4%).  \u00a0La percezione di affidabilit\u00e0 di una notizia \u00e8 fortemente legata a chi la diffonde e a come viene presentata. La maggioranza degli intervistati (45,7%) ritiene pi\u00f9 affidabile una notizia data da un divulgatore non giornalista (scienziati, ricercatori, docenti), superando di poco i giornalisti (41,7%) segno di una crescente ricerca di competenze (vere o presunte) e autorevolezza specifiche. In netta minoranza si trovano influencer, youtuber, tiktoker (8,2%) e personaggi pubblici (17,6%). In mezzo alla classifica i rappresentanti delle Istituzioni e i politici (25.6%).\u00a0La preoccupazione per le fake news \u00e8 piuttosto diffusa: alla maggioranza degli intervistati capita di leggere una notizia e pensare che possa essere falsa (59,5% a volte, 24,2% spesso). La difficolt\u00e0 nel capire se una notizia \u00e8 falsa \u00e8 percepita come media (cos\u00ec cos\u00ec per il 41,7%, abbastanza 34,2%, solo il 6,9% lo considera molto difficile). In sintesi, solo 4 su 10 ritengono che sia molto o abbastanza difficile. Un&#039;alta percentuale di italiani (83,8%) ammette di aver creduto a notizie false in passato (10,3% pi\u00f9 volte e 73,5% qualche volta). Un dato significativo \u00e8 che il 42% ha condiviso notizie poi rivelatesi false. \u00a0Di fronte a una notizia che smentisce le proprie convinzioni, la maggioranza tende ad approfondire e verificare con altre fonti, sia che la notizia provenga da giornalisti (64,9%) che da influencer (66,2%). Tuttavia, c&#039;\u00e8 una netta differenza nella reazione iniziale: se la notizia viene da un giornalista, solo il 7,1% tende a pensare che sia falsa, mentre questa percentuale sale al 24,5% se la fonte \u00e8 un influencer. Sull&#039;influenza e il controllo dell&#039;informazione, la percezione \u00e8 che i poteri economici (60,9%) e politici italiani (60,5%) siano i principali responsabili della diffusione di notizie &quot;di parte&quot; o fake news, seguiti dagli interessi delle piattaforme social (55,9%) e dai poteri politici esteri (55,8%).\u00a0Come emerge dall&#039;indagine, c&#039;\u00e8 una chiara richiesta di maggiore regolamentazione per tutti i comunicatori online: il 62,3% ritiene che le regole deontologiche dei giornalisti dovrebbero essere applicate a chiunque comunichi sui mezzi di informazione. Tuttavia, quasi la met\u00e0 (50,1%) crede che anche molti giornalisti non rispettino tali regole. Il controllo delle fake news da parte delle piattaforme \u00e8 un tema caldo. Il 65,0% degli intervistati ritiene che il gruppo di persone che controlla le notizie dovrebbe essere scelto senza preconcetti, e il 60,8% vede un rischio nel controllo basato solo sugli utenti. Interessante \u00e8 la percezione di chi determina il flusso delle informazioni online: i giornalisti e i media tradizionali (45,1%) sono ancora visti come i principali attori, seguiti a ruota dalle piattaforme con i loro algoritmi (43,8%). Meno influenti in questo senso i cittadini che condividono contenuti sui social networks (28,0%), istituzioni e governi (27,1%) e \u2013 ancor meno &#8211; influencer e creator (16,5%).\u00a0La maggior parte degli utenti (70,0%) \u00e8 consapevole che siti e portali online mostrano notizie personalizzate in base alle loro abitudini. Questo \u00e8 percepito come un rischio &#8211; sia perch\u00e9 tende a confermare le opinioni preesistenti degli utenti (59,9%) sia perch\u00e9 limita l&#039;ampliamento degli interessi (61,8%) &#8211; pi\u00f9 che un aiuto nel trovare le notizie rilevanti per loro senza fatica (40,7%). Infine, anche l&#039;introduzione dell&#039;Intelligenza Artificiale nella sintesi delle notizie \u00e8 vista pi\u00f9 come un rischio che come un aiuto: prevalgono i timori di informazioni non corrette (58,4%) e di una minore sollecitazione alla verifica delle fonti (57,0%), rispetto all\u2019aiuto dato agli utenti (37,9%).\u00a0\u201cLa ricerca offre spunti di riflessione cruciali &#8211; afferma Pasquale De Palma, presidente e amministratore delegato di Inc &#8211; anche per le strategie di comunicazione di brand e organizzazioni. Perch\u00e9 in un mondo dove tante persone trovano difficolt\u00e0 a distinguere le notizie vere da quelle false, il rischio che una fake news, alimentata da algoritmi, intelligenze artificiali e condivisioni inconsapevoli, possa danneggiare la reputazione di un\u2019azienda o di una Ngo, \u00e8 reale e tangibile. Ed \u00e8 un rischio che va gestito con attenzione e professionalit\u00e0\u201d. \u201cBisogna anche avere il coraggio di dire che la disintermediazione oggi \u00e8 un rischio per le democrazie, fortemente voluta da poteri politici ed economici e dagli interessi delle piattaforme social, che la guidano e la alimentano, sempre perseguendo un interesse personale che non coincide con la verit\u00e0\u201d commenta Paolo Mattei, vice presidente di Inc, che ha coordinato il gruppo di lavoro sulla ricerca.  \u00a0&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Si informano scegliendo gli strumenti digitali che hanno a portata di mano (social media e motori di ricerca) ma in realt\u00e0 si fidano di pi\u00f9 di giornali e telegiornali. 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