{"id":98866,"date":"2025-06-26T15:10:00","date_gmt":"2025-06-26T13:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=98866"},"modified":"2025-06-26T15:10:00","modified_gmt":"2025-06-26T13:10:00","slug":"sclerosi-multipla-nfl-alleati-per-anticipare-cambiamenti-invisibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=98866","title":{"rendered":"Sclerosi multipla, Nfl alleati per anticipare cambiamenti invisibili"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Una delle sfide pi\u00f9 insidiose nella gestione della sclerosi multipla (Sm) \u00e8 rappresentata oggi da coloro che, pur risultando clinicamente e radiologicamente stabili, nascondono un&#039;attivit\u00e0 di malattia silente. E&#039; il caso del cosiddetto paziente apparentemente stabile: una condizione che pu\u00f2 essere riconosciuta grazie all&#039;osservazione clinica, un dialogo medico-paziente continuo e aperto e con l&#039;utilizzo di biomarcatori innovativi. In questo contesto, i neurofilamenti a catena leggera (Nfl) &#8211; proteine rilasciate nel sangue in seguito a danno neuro-assonale, inizialmente studiate in ambito di ricerca e oggi approvate anche per l&#039;uso clinico (certificazione Ce) &#8211; stanno emergendo come biomarcatori in grado di rilevare in modo precoce e affidabile l&#039;attivit\u00e0 di malattia non rilevabile dalla risonanza magnetica, permettendo agli specialisti di guidare in modo pi\u00f9 preciso e tempestivo le decisioni terapeutiche e di migliorare la gestione personalizzata della malattia. \u00a0L&#039;impiego degli Nfl come biomarcatore nella sclerosi multipla rappresenta uno strumento promettente. Tuttavia, nonostante il loro grande potenziale, l&#039;utilizzo sistematico nella pratica clinica \u00e8 ancora limitato da ostacoli come l&#039;accesso ai test, i costi e l&#039;assenza di algoritmi clinici validati. Per contribuire a sensibilizzare la comunit\u00e0 scientifica sulla possibile adozione di questo strumento di analisi nella pratica clinica, Novartis, in collaborazione con Synlab, ha avviato un programma di lettura centralizzata che coinvolger\u00e0 fino a 50 centri Sm in Italia, ognuno dei quali potr\u00e0 analizzare 40 campioni di sangue. L&#039;iniziativa permette ai neurologi di acquisire esperienza diretta di questo strumento di analisi, di ottimizzare la gestione dei pazienti e di contribuire all&#039;evoluzione dei percorsi terapeutici.\u00a0Il valore prognostico degli Nfl &#8211; informa Novartis in una nota &#8211; \u00e8 stato confermato da diversi studi clinici, tra cui un ampio studio osservazionale multicentrico, pubblicato su &#039;The Lancet Neurology&#039;, che ha seguito per 4 anni 814 pazienti con Sm recidivante-remittente di nuova diagnosi, reclutati in 22 centri. I risultati hanno mostrato che livelli sierici pi\u00f9 elevati di Nfl, misurati con tecnologia a singola molecola, sono associati alla presenza di lesioni attive alla risonanza magnetica, a un maggior rischio di ricadute cliniche e alla necessit\u00e0 di intensificare la terapia nel tempo. Un recentissimo studio prospettico, pubblicato a marzo 2025 su &#039;Frontiers in Neurology&#039; ha analizzato l&#039;ampia letteratura disponibile confermando il ruolo chiave dei Nfl anche nei pazienti in apparente stabilit\u00e0 clinica e radiologica. I risultati hanno mostrato che un valore elevato di Nfl nel sangue \u00e8 fortemente associato a un aumentato rischio di perdere lo stato di Neda-3 (nessuna evidenza di attivit\u00e0 di malattia) entro l&#039;anno successivo. Inoltre, i livelli di Nfl risultano spesso elevati in presenza di sintomi subclinici come affaticamento persistente, esordio improvviso di ansia o depressione, lievi alterazioni cognitive non associate a nuove lesioni visibili alla risonanza magnetica. \u00a0In questi casi, l&#039;utilizzo del Nfl come biomarcatore di allerta precoce pu\u00f2 guidare il neurologo verso un monitoraggio pi\u00f9 stretto con risonanze magnetiche pi\u00f9 frequenti, oppure una modifica della strategia terapeutica, anche in assenza di segnali &#039;tradizionali&#039; di attivit\u00e0. &quot;L&#039;identificazione tempestiva del paziente con stabilit\u00e0 di malattia solo apparente grazie alla misurazione dei neurofilamenti plasmatici ci permette di anticipare le scelte terapeutiche e adottare, fin da subito, trattamenti di alta efficacia mirati a un miglior controllo della malattia anche nel lungo periodo &#8211; afferma Diego Centonze, professore ordinario di Neurologia Universit\u00e0 Tor Vergata-Roma e direttore dell&#039;Unit\u00e0 di Neurologia dell&#039;Irccs Neuromed di Pozzilli &#8211; Integrare questo biomarcatore nella pratica clinica significa compiere un vero cambio di paradigma: passare da un approccio reattivo, basato sulla comparsa di segni clinici o radiologici, a un modello proattivo, incentrato sull&#039;identificazione precoce del rischio e sulla personalizzazione dinamica del trattamento&quot;.\u00a0In questi pazienti &#8211; continua la nota &#8211; il dato biologico fornito dal Nfl pu\u00f2 anticipare un peggioramento clinico e valutare precocemente una possibile escalation terapeutica. I trattamenti ad alta efficacia, gi\u00e0 ampiamente validati in studi clinici e nella pratica reale, si sono dimostrati in grado di ridurre i livelli di Nfl nel sangue, controllare l&#039;attivit\u00e0 infiammatoria e, soprattutto, rallentare la progressione della disabilit\u00e0. Inoltre, in molti pazienti \u00e8 possibile utilizzare l&#039;autosomministrazione domiciliare ad alta efficacia, con un conseguente miglioramento non solo della prognosi ma anche della qualit\u00e0 di vita della persona con Sm. &quot;Il dosaggio dei neurofilamenti plasmatici \u00e8 uno strumento prezioso, ma non pu\u00f2 essere interpretato da solo: va sempre integrato con la risonanza magnetica e la valutazione clinica &#8211; chiarisce Centonze &#8211; Solo attraverso questa lettura combinata possiamo garantire un controllo pi\u00f9 tempestivo della malattia. In questo percorso, il ruolo del paziente \u00e8 centrale: \u00e8 fondamentale incoraggiarlo a segnalare anche i sintomi pi\u00f9 lievi. Un dialogo continuo e trasparente tra medico e paziente \u00e8 essenziale per migliorare gli esiti clinici e affrontare la sclerosi multipla in modo pi\u00f9 consapevole e condiviso&quot;.\u00a0L&#039;integrazione strutturata di questo biomarcatore nei Pdta, percorsi diagnostico terapeutici assistenziali, rappresenterebbe un passo in avanti significativo verso una gestione pi\u00f9 tempestiva, consapevole e orientata alla prevenzione del danno neurologico. &quot;Come azienda impegnata da anni nell&#039;area della sclerosi multipla, patologia complessa la cui gestione \u00e8 in continua evoluzione &#8211; dichiara Paola Coco, Chief Scientific Officer and Medical Affairs Head Novartis Italia &#8211; crediamo che l&#039;innovazione debba essere accessibile e tradursi in strumenti concreti per migliorare la pratica clinica e, soprattutto, la vita dei pazienti. Il nostro impegno va in questa direzione: contribuire all&#039;evoluzione del Servizio sanitario nazionale promuovendo modelli di gestione pi\u00f9 precoci, efficaci e sostenibili, nell&#039;interesse dei pazienti e della comunit\u00e0 scientifica&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Una delle sfide pi\u00f9 insidiose nella gestione della sclerosi multipla (Sm) \u00e8 rappresentata oggi da coloro che, pur risultando clinicamente e radiologicamente stabili, nascondono un&#039;attivit\u00e0 di malattia silente. 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