{"id":96552,"date":"2025-06-17T15:26:00","date_gmt":"2025-06-17T13:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=96552"},"modified":"2025-06-17T15:26:00","modified_gmt":"2025-06-17T13:26:00","slug":"ai-act-regole-e-incertezze-leuropa-accelera-ma-il-dibattito-resta-acceso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=96552","title":{"rendered":"Ai Act, regole e incertezze. L\u2019Europa accelera ma il dibattito resta acceso"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L\u2019intelligenza artificiale resta uno dei temi sotto i riflettori dell\u2019Ue. Con l\u2019Ai Act in fase di implementazione il dibattito resta infatti molto acceso: i dubbi riguardano potenziali cambiamenti o addirittura il rinvio nell\u2019attuazione di alcuni punti cardine, mancando ancora elementi cruciali come le linee guida e il &quot;code of practice&quot;. La prima fase ha visto una reale implementazione il 2 febbraio 2025, proibendo quei sistemi di intelligenza artificiale catalogati da \u201crischi inaccettabili\u201d e introducendo requisiti per le aziende operanti sul mercato europeo. I passi successivi sono ancora in via di definizione, e proprio di questo si \u00e8 parlato durante la tavola rotonda \u201cAi governance tra innovazione e regole: una sfida europea\u201d organizzata da Ispi a Milano. A confronto, speaker del mondo istituzionale e normativo, e dell\u2019innovazione e delle imprese.\u00a0Ha aperto il confronto Andrea Bertolini, direttore del Centro sulla regolazione della robotica e Ia (Scuola Superiore Sant\u2019Anna), con un intervento molto critico rispetto all\u2019Ai Act, cos\u00ec come formulato al momento. \u201cIntelligenza artificiale \u00e8 un termine estremamente ambiguo \u2013 ha detto \u2013 e la classificazione per livelli di rischio non riesce a sopperire a questa ambiguit\u00e0. I danni conseguenti dall\u2019ambiguit\u00e0 concettuale si vedono nelle definizioni di applicazioni proibiti e sistemi ad alto rischio\u201d. \u201cLe linee guida non danno elasticit\u00e0 al sistema e non essendo vincolanti, creano incertezza. Non avere assoluta chiarezza sui temi tecnici significa avere divergenza nell\u2019applicazione\u201d. Di opinione diversa Edoardo Raffiotta, professore di diritto dell\u2019intelligenza artificiale presso l\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca: \u201cChiamare l\u2019Ai Act colpevole della difficolt\u00e0 di innovazione in Europa \u00e8 ingiusto\u201d. Il professore ha rimarcato come il vero problema sia quello dell\u2019eccesso normativo: \u201cFacciamo chiarezza su quali sono le regolazioni che vanno riviste o addirittura abrogate. Intanto possiamo vedere le tante regolazioni a livello statale che stanno emergendo negli Stati Uniti. Negli Usa ci saranno 48 regolamentazioni su 50 Stati, anche l\u00ec non c&#039;\u00e8 uniformit\u00e0 regolatoria ma questo non impedisce l&#039;innovazione e la crescita\u201d.\u00a0La legislazione stabilisce un quadro normativo completo che si applica a qualsiasi organizzazione coinvolta nello sviluppo o implementazione di sistemi di intelligenza artificiale che possono influenzare utenti o mercati all\u2019interno dell\u2019Unione europea. Il regolamento si pone l\u2019obiettivo di affrontare eventuali storture nell\u2019utilizzo dell\u2019Ia. Gli obiettivi principali includono rendere le intelligenze artificiali pi\u00f9 sicure per l\u2019utilizzo pubblico e commerciale, mitigare i rischi alla sicurezza, garantire il controllo umano sui sistemi di Ia, proteggere la privacy di dati e garantire la trasparenza nelle applicazioni che utilizzano questa tecnologia. Il set di regole ha un enorme potenziale sul piano geopolitico e nasce con l&#039;obiettivo di rendere l\u2019Europa centro del soft power digitale, visto il ruolo che si ritaglierebbe come primo ente a mettere a terra una regolamentazione sistemica sui sistemi di intelligenza artificiale. Uno sforzo tutt\u2019altro che neutro, in un periodo storico segnato da tensioni transatlantiche. A livello globale coesistono due approcci: da un lato l\u2019Ai Act, un modello basato sul rischio, mentre negli Stati Uniti la responsabilit\u00e0 \u00e8 ex post, con regole determinate dal mercato e un principio di minimo intervento per il quale l\u2019innovazione viene prima della regolamentazione. La conseguenza \u00e8 l\u2019emergere di standard divergenti e una frammentazione normativa che complica ancor pi\u00f9 le operazioni transnazionali.\u00a0Per Luca Colombo, Country Director Italia di Meta, l\u2019intelligenza artificiale in Europa \u201cfa fatica a muoversi\u201d. \u201cNoi \u2013 ha spiegato \u2013 investiamo tra i 15 e i 20 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo all\u2019anno che non vengono messi a terra quando arrivano in Europa. C\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di migliorare sul lato regolamentare\u201d perch\u00e9 \u201cl\u2019Ue non avr\u00e0 sviluppato i grandi modelli che oggi sono alla base di questa rivoluzione, ma ha molti spazi nel momento in cui si costruiscono le applicazioni\u201d. Meta \u00e8 al lavoro con la Commissione europea per \u201ctrovare un percorso che continui a garantire valore, ma la frammentazione o la non chiarezza della direzione da prendere non aiutano nessuno\u201d, ha aggiunto Colombo; \u201cabbiamo gi\u00e0 dovuto cambiare due volte nell\u2019ultimo anno le nostre strategie per venire incontro alle nuove regole europee, in particolare sulla pubblicit\u00e0 personalizzata, che \u00e8 fondamentale per le aziende, in particolare per le piccole e medie che sono lo scheletro del nostro sistema economico. \u00c8 il momento di fare un punto della situazione perch\u00e9 questa incertezza non aiuta n\u00e9 noi, n\u00e9 il resto del mercato\u201d.  \u00a0&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L\u2019intelligenza artificiale resta uno dei temi sotto i riflettori dell\u2019Ue. 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