{"id":95914,"date":"2025-06-15T10:08:37","date_gmt":"2025-06-15T08:08:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=95914"},"modified":"2025-06-15T10:08:37","modified_gmt":"2025-06-15T08:08:37","slug":"pd-follini-e-prigioniero-della-sua-stessa-radicalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=95914","title":{"rendered":"Pd, Follini: &#8220;E&#8217; prigioniero della sua stessa radicalizzazione&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &#039;\u201cCos\u00ec andiamo a sbattere\u201d. Ci voleva il garbo di un antico e rigoroso professionista della politica (Pierluigi Castagnetti) per segnalare a Schlein i rischi della deriva a cui sta andando incontro il Pd. E cio\u00e8 quel destino minoritario, quasi testimoniale, che induce a consolarsi di qualche nobile battaglia intrapresa qua e l\u00e0 ma trascura quasi del tutto il fondamentale compito di convincere gli indecisi, catturare consensi a met\u00e0 campo, spiazzare l\u2019avversario alle volte perfino facendo mostra di andargli incontro. O almeno facendo un tentativo di andare incontro alla parte meno fidelizzata dei suoi elettori. \u00a0Nella sua ultima versione il Partito democratico appare prigioniero della sua stessa radicalizzazione. Si spinge a sinistra per non lasciare troppo spazio a Conte e ad Avs. Insegue la protesta dovunque si trovi, nelle piazze piuttosto che nei referendum. Si dedica a un continuo, polemico, inconcludente corpo a corpo con la Meloni. E soprattutto riduce al minimo la discussione interna, quasi che l\u2019interrogarsi su se stessi a lungo andare finisca per seminare troppe incertezze sulle proprie ragioni e sul proprio destino. \u00a0C\u2019\u00e8 una sorta di attesa della mitica ora x, l\u2019attimo in cui si sfalder\u00e0 l\u2019ingannevole incantesimo del governo. Confidando che le praterie dell\u2019opposizione a quel punto saranno abbastanza vaste, e abbastanza floride, da dar vita a una nuova, scintillante stagione politica di sinistra. In questo contesto il caro, vecchio centro, ovviamente, per il Pd non pu\u00f2 quasi esistere. Esso si incarna in figure che il gruppo dirigente del Pd non ama pi\u00f9 di tanto (e di cui, anzi, diffida apertamente). Offre ricordi che non dicono quasi nulla alle generazioni e agli ambienti cui si rivolge Elly Schlein. \u00a0E pu\u00f2 perfino risultare stridente con un clima che deve essere piuttosto polemico, baldanzoso, fiammeggiante. Al fondo, convinto di essere, ancora una volta, \u201cmigliore\u201d di tutti gli altri. Cos\u00ec, mentre la governante in capo \u201cassume\u201d l\u2019ex segretario della Cisl, la leader dell\u2019opposizione fa finta di compiacersi di aver quasi vinto un referendum che ha largamente perduto. Ora, non si tratta certo di andare a cercare ancora una volta il mitico punto C della politica italiana (c come centro, ovviamente). Esso forse non esiste pi\u00f9 e di certo non detta pi\u00f9 l\u2019agenda. \u00a0Ma esiste in compenso una dispersione di consensi che trae origine proprio da quell\u2019elettorato intermedio, non ideologico, privo di spirito troppo militante, lontano dal settarismo. E alle volte quasi spaventato dalla crudezza di certe forzature ideologiche e di certe battaglie politiche. Quell\u2019elettorato danza lungo le linee di confine. Non ha rappresentanza, e dunque se la va a cercare. E constata, giorno dopo giorno, che il Pd versione Schlein non sente un briciolo di curiosit\u00e0, tanto meno di empatia, nei suoi riguardi. Il Pd infatti non sembra neppure porsi il problema di ridisegnare i suoi confini e tantomeno l\u2019idea di se stesso. \u00a0Non guarda neppure per un attimo -fosse anche solo un attimo- nella direzione di chi protesta stando a casa. E invece appare attratto oltremisura da chi lo fa non vedendo l\u2019ora di andare, o di tornare, in piazza. Cos\u00ec, il principale partito di opposizione finisce per restare prigioniero di numeri angusti, alleati ingombranti e prospettive opache. In realt\u00e0 quegli elettori dispersi a cui il Pd non sembra quasi pi\u00f9 interessato non vorrebbero affatto tornare al passato, ma pi\u00f9 semplicemente farsi tenere almeno un po\u2019 da conto. E magari trovare un qualche riverbero dei loro pensieri e delle loro inquietudini in un confronto interno che viene fatto somigliare pi\u00f9 a una logica disciplinare che non a un limpido (e costruttivo) confronto di idee. \u00a0L\u2019errore di cui appare prigioniero il gruppo di testa del Pd sta nel rincorrere quasi ogni giorno la deriva della contrapposizione, contando che una volta o l\u2019altra porter\u00e0 in dote la fortuna che \u00e8 mancata fin qui. E invece \u00e8 proprio quello il terreno su cui Meloni ha costruito le proprie fortune e a cui conta di affidare le proprie sorti future. Poich\u00e9 quel gioco -che una volta si sarebbe chiamato alla voce \u201cradicalizzazione della lotta politica\u201d- \u00e8 il naturale terreno di caccia della destra. Che nel parapiglia ritrova se stessa e nella tessitura invece pi\u00f9 facilmente si pu\u00f2 perdere. Proprio perch\u00e9 l\u2019arte della tessitura non sta nelle sue corde. Agli albori della nostra seconda repubblica Cossiga coni\u00f2 una formula che somigliava a uno scioglilingua: la sinistra batte la destra, il centro batte la sinistra. Era il suo messaggio rivolto agli ultimi democristiani per indurli a tentare una nuova avventura centrista. Ora invece sarebbe il caso di prendere atto che quell\u2019aforisma andrebbe capovolto. Infatti la destra da sola batte una sinistra che gioca da sola. Mentre una sinistra che si allarga verso il centro pu\u00f2 sperare forse -forse- di riaprire la contesa. L\u2019alternativa, per l\u2019appunto, \u00e8 quella di \u201candare a sbattere\u201d&#039;.\u00a0(di Marco Follini) \u00a0&#8212;politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &#039;\u201cCos\u00ec andiamo a sbattere\u201d. 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