{"id":94790,"date":"2025-06-11T12:44:07","date_gmt":"2025-06-11T10:44:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=94790"},"modified":"2025-06-11T12:44:07","modified_gmt":"2025-06-11T10:44:07","slug":"screening-mammografico-prevenzione-negata-a-oltre-2-mln-di-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=94790","title":{"rendered":"Screening mammografico, prevenzione negata a oltre 2 mln di donne"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nella prevenzione secondaria del tumore del seno, in Italia esistono ancora profonde disuguaglianze. Attualmente in alcune Regioni il programma di screening inizia a 45 anni, in altre solo dai 50; in alcune arriva fino ai 69 anni e, in altre, si estende fino ai 74. Sono differenze che creano un\u2019ingiustizia strutturale nel sistema sanitario, influenzando direttamente le possibilit\u00e0 di individuare precocemente il carcinoma pi\u00f9 frequente in Italia. La prevenzione della malattia \u00e8, infatti, negata a oltre 2 milioni di donne nel nostro Paese. Parte quindi la nuova campagna di Europa Donna Italia per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sulla disomogeneit\u00e0 dell\u2019et\u00e0 di accesso allo screening mammografico \u2018La fortuna costa (La sfortuna di pi\u00f9)\u2019 che chiede un diritto alla prevenzione uguale per tutte, indipendentemente da dove si vive.\u00a0In Italia &#8211; informa una nota &#8211; oggi ci sono cittadine \u2018fortunate\u2019 perch\u00e9 risiedono nelle poche Regioni &#8211; appena 6, su 20 &#8211; che hanno adottato la piena estensione della fascia di et\u00e0 dello screening dai 45 ai 74 anni, e cittadine \u2018sfortunate\u2019 perch\u00e9 abitano in Regioni in cui tale estensione \u00e8 solo parzialmente attiva, o non lo \u00e8 del tutto. &quot;La possibilit\u00e0 di prevenire un carcinoma mammario per\u00f2 non pu\u00f2 dipendere dalla fortuna &#8211; commenta Rosanna D\u2019Antona, presidente di Europa Donna Italia &#8211; Sono disparit\u00e0 che non possiamo accettare perch\u00e9 disattendono le Linee guida europee che, fin dal 2017, chiedono di ampliare la fascia di et\u00e0 dello screening mammografico dai 45 ai 74 anni. Inoltre, creano differenze reali tra le cittadine circa le possibilit\u00e0 di salute e anche di salvezza dal tumore al seno. Ci uniamo cos\u00ec alla voce del presidente Mattarella, nel ricordare che la copertura universale e l\u2019accesso uniforme alle prestazioni sull\u2019intero territorio della Repubblica sono obiettivi irrinunciabili del nostro Servizio sanitario e i divari regionali nella sanit\u00e0 devono essere superati al pi\u00f9 presto&quot;.\u00a0&quot;Con oltre 53.600 nuove diagnosi registrate nel 2024 &#8211; evidenzia Paola Mantellini, direttrice dell\u2019Osservatorio nazionale screening &#8211; in Italia il tumore al seno si conferma il pi\u00f9 frequentemente diagnosticato tra le donne e, purtroppo, anche il pi\u00f9 frequente per mortalit\u00e0. Se viene intercettato agli esordi per\u00f2 tutto cambia: si pu\u00f2 curare con terapie meno invasive e pi\u00f9 efficaci, interventi chirurgici pi\u00f9 conservativi e una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi che nel nostro Paese supera ormai il 90%. Per questo lo screening pu\u00f2 essere un salvavita e l\u2019estensione della sua fascia di et\u00e0, come anche documentato dalle Linee guida europee e italiane, \u00e8 cruciale per garantire maggiore quantit\u00e0 e qualit\u00e0 di vita. Per questo motivo \u00e8 importante, inoltre, dare una formalizzazione a questa proposta introducendo l\u2019ampliamento nei Livelli essenziali di assistenza, facilitando quindi l\u2019allargamento anche nelle Regioni in cui vigono i piani di rientro&quot;.\u00a0Del resto, &quot;il programma di screening mammografico organizzato &#8211; afferma Silvia Deandrea, presidente della Federazione delle associazioni degli screening oncologici e del Gruppo italiano screening mammografico &#8211; chiama periodicamente le donne a effettuare una mammografia, garantendo che l\u2019esame venga eseguito in modo totalmente gratuito, secondo parametri certificati di qualit\u00e0 ed efficacia. Le immagini radiologiche sono interpretate \u2018in doppio cieco\u2019 da 2 radiologi indipendenti per massimizzare l\u2019accuratezza diagnostica e i centri in cui viene svolto lo screening sono direttamente collegati alle Breast Unit, strutture multidisciplinari specializzate che assicurano una presa in carico tempestiva e completa in caso di diagnosi&quot;.\u00a0Ampliare la fascia di et\u00e0 in cui lo screening viene garantito &quot;rappresenta certamente un costo per il Servizio sanitario nazionale &#8211; conclude D\u2019Antona &#8211; ma non farlo sarebbe un clamoroso autogol. A pagarne le conseguenze sarebbero in primo luogo le donne, private della possibilit\u00e0 di intercettare per tempo una malattia che, se diagnosticata precocemente, pu\u00f2 essere curata. Ma a perdere \u00e8 anche l\u2019intera collettivit\u00e0: investire nella prevenzione significa infatti evitare i costi, ben pi\u00f9 alti, che si sosterrebbero a curare tumori scoperti in fase avanzata a causa di diagnosi tardive. Ci teniamo a sottolineare che, quando parliamo di costi, non ci riferiamo solo a quelli economici, ma anche a quelli sociali, lavorativi, psicologici e, non ultimi, affettivi: quando una donna si ammala, tutto il sistema di relazioni e affetti intorno a lei ne \u00e8 colpito&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nella prevenzione secondaria del tumore del seno, in Italia esistono ancora profonde disuguaglianze. 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