{"id":90050,"date":"2025-05-23T17:48:00","date_gmt":"2025-05-23T15:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=90050"},"modified":"2025-05-23T17:48:00","modified_gmt":"2025-05-23T15:48:00","slug":"e-morto-sebastiao-salgado-il-celebre-fotografo-aveva-81-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=90050","title":{"rendered":"E&#8217; morto Sebastiao Salgado, il celebre fotografo aveva 81 anni"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il fotografo franco-brasiliano Sebastiao Salgado \u00e8 morto a Parigi, all&#039;et\u00e0 di 81 anni. Lo ha annunciato oggi l&#039;Accademia delle Belle Arti francese, di cui era membro. Il fotografo era noto soprattutto per le sue grandi foto in bianco e nero di guerra e della foresta amazzonica.  \u00a0&quot;Laurent Petitgirard, segretario perpetuo, i membri e i corrispondenti dell&#039;Accademia delle Belle Arti annunciano con immensa tristezza la morte, venerd\u00ec 23 maggio all&#039;et\u00e0 di 81 anni, del loro confratello Sebasti\u00e3o Salgado&quot;, ha scritto l&#039;Accademia, che lo aveva eletto tra i suoi nel 2016 come &quot;grande testimone della condizione umana e dello stato del pianeta&quot;.\u00a0Nato ad Aimor\u00e9s (Minas Gerais) l&#039;8 febbraio 1944, terminati gli studi di economia e statistica in Brasile, dopo aver lavorato per un breve periodo nella pubblica amministrazione e per conto della International Coffee Organization, nel 1973 Salgado ha intrapreso la carriera di fotografo, collaborando dapprima con l&#039;agenzia Gamma e, dal 1979, con la Magnum. Ha ottenuto vari riconoscimenti, tra cui il premio Eugene W. Smith per la fotografia umanitaria (1982), il premio Erich Salomon (1988), il premio Oskar Barnack (1985 e 1992), la medaglia d&#039;oro della Royal Photographic Society of Great Britain di Bath (1994).\u00a0I suoi lavori, oggetto di mostre e pubblicazioni &#8211; a partire da &#039;Sahel: l&#039;homme en detresse&#039; (1986), reportage sugli effetti devastanti della siccit\u00e0, &#039;Other Americas&#039; (1986), &#039;An uncertain grace&#039; (1990), fino ai pi\u00f9 recenti &#039;Workers&#039; (1993), grande affresco sul lavoro umano, e &#039;Terra&#039; (1997), dedicato al movimento brasiliano dei braccianti Sem Terra -, denunciano il divario crescente tra paesi ricchi e paesi poveri, fornendo un quadro dell&#039;universo di sofferenza in cui si muove gran parte della popolazione mondiale. La scelta dei soggetti, la composizione sempre classica ed equilibrata dell&#039;inquadratura e le scelte stilistiche nell&#039;uso del bianco e nero e della tecnica di stampa riportano l&#039;opera di Salgado nel solco di una tradizione che collega la ricerca sul lavoro di L. Wickes Hine al reportage di E.W. Smith.\u00a0Lasciata la Magnum nel 1994, Salgado ha fondato a Parigi una propria agenzia, la Amazonas Images, che si occupa di distribuire il suo lavoro e di promuovere le iniziative collegate alle campagne fotografiche. Dopo la pubblicazione di &#039;Terra&#039;, Salgado ha concentrato la sua attivit\u00e0 su un progetto, che aveva preso l&#039;avvio nel 1994, dedicato al problema dell&#039;emigrazione.\u00a0Da passione amatoriale, in breve tempo la fotografia per Salgado divenne una vocazione e un progetto di vita. Salgado trov\u00f2 subito una nicchia di cui divenne protagonista, documentando come i cambiamenti ambientali, economici e politici condizionano la vita dell\u2019essere umano. Ha lavorato su molti dei principali conflitti degli ultimi 25 anni, ma la sua opera pi\u00f9 famosa rimane probabilmente &quot;La mano dell&#039;uomo&quot;, un colossale progetto sull&#039;uomo e sul lavoro, realizzato in 6 anni attraverso 26 paesi, una delle pi\u00f9 importanti opere fotografiche del dopoguerra.\u00a0A met\u00e0 degli anni \u201890, profondamente toccato dalla crudezza delle scene viste durante il genocidio in Ruanda, Salgado decise di dedicarsi ad un progetto ambientale presso l&#039;hacienda di famiglia in Brasile. Contemporaneamente, spost\u00f2 la sua attenzione di fotografo sulle tematiche ambientali, e inizi\u00f2 a lavorare al progetto &quot;Genesis&quot; che lo porter\u00e0 ad abbandonare le sue caratteristiche di ritrattista, e a realizzare un colossale omaggio al Pianeta, rappresentando animali e paesaggi non ancora contaminati dal progresso umano. Questa trasformazione nella sua carriera \u00e8 stata raccontata splendidamente nel film-documentario &quot;Il sale della Terra&quot; di Wim Wenders.\u00a0Durante alcuni viaggi per conto dell&#039;Organizzazione Mondiale del Caff\u00e8, inizia a conoscere l&#039;Africa e a capire che per trovare delle soluzioni ai problemi del Terzo Mondo bisogna prima testimoniare. Lo strumento che utilizzer\u00e0 per adempiere a questa missione sar\u00e0 la macchina fotografica. Cos\u00ec, nel 1973, lascia il lavoro e inizia un viaggio di tre anni che lo porter\u00e0 a girare per tutta l&#039;Africa con una nuova professione: fotografo. Contrariamente ai fotografi di &quot;news&quot;, per\u00f2, Salgado preferisce non correre dietro all&#039;attualit\u00e0 immediata, ma andare dove non succede nulla se non la persistenza di una situazione, critica o semplicemente peculiare. La prima cosa da cui inizia \u00e8 la siccit\u00e0 nel Sahel. \u00a0Con la fine del XX secolo i lavori tradizionali e manuali iniziano rapidamente a sparire, soppiantati progressivamente dall&#039;avvento delle nuove tecnologie. &quot;La mano dell&#039;uomo&quot; \u00e8 un grande omaggio alla condizione umana e al lavoro che Salgado realizza raccontando per immagini questo passaggio epocale. Dalle miniere d&#039;oro del Brasile ai pozzi di petrolio del Golfo Persico, dalla Manica alle miniere di zolfo indonesiane, Salgado \u00e8 sempre l\u00ec, pronto a immortalare in 35 mm il dramma e la disperazione ma, soprattutto, la dignit\u00e0 dei lavoratori. Salgado era considerato un ottimo fotogiornalista fino alla pubblicazione de &quot;La mano dell\u2019uomo&quot;, ma quest&#039;opera colossale lo ha collocato in una dimensione ancora pi\u00f9 ampia.\u00a0All&#039;inizio degli anni &#039;90 Salgado inizia un viaggio lungo sette anni per dare vita al progetto &quot;In cammino&quot;, durante il quale visiter\u00e0 quaranta paesi per testimoniare gli esodi che affliggono il Pianeta. Nonostante i 20 anni di carriera gi\u00e0 alle spalle, quest&#039;esperienza si riveler\u00e0 traumatizzante per Salgado: &quot;Quello che ho visto durante il genocidio ruandese mi ha fatto perdere la fede nell&#039;uomo e nel mondo. Alla fine di questo percorso stavo male, la mia salute era a pezzi&quot;. Decide di tornare in Brasile e dedicarsi ad uno dei pi\u00f9 grandi progetti ambientali mai realizzati. Nella terra di propriet\u00e0 della famiglia d\u00e0 inizio a un&#039;opera di riforestazione che lo porter\u00e0 a piantare pi\u00f9 di due milioni di alberi e a ricreare un ecosistema ormai scomparso. Abbandona momentaneamente la fotografia fino a quando, ispirato anche da questa esperienza, si lancia nel progetto &quot;Genesi&quot;. Inizia a viaggiare in lungo e in largo per il pianeta, alla ricerca di quei luoghi non ancora intaccati dall&#039;uomo, dove \u00e8 ancora possibile catturare immagini che evocano tutta la bellezza e la potenza della natura.\u00a0&#8212;culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il fotografo franco-brasiliano Sebastiao Salgado \u00e8 morto a Parigi, all&#039;et\u00e0 di 81 anni. Lo ha annunciato oggi l&#039;Accademia delle Belle Arti francese, di cui era membro. 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