{"id":89026,"date":"2025-05-20T11:28:17","date_gmt":"2025-05-20T09:28:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=89026"},"modified":"2025-05-20T11:28:17","modified_gmt":"2025-05-20T09:28:17","slug":"commercio-allianz-trade-il-60-delle-aziende-stima-un-impatto-negativo-per-guerra-dazi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=89026","title":{"rendered":"Commercio, Allianz Trade: il 60% delle aziende stima un impatto negativo per guerra dazi"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Secondo i risultati del Global Survey 2025 di Allianz Trade, pubblicato oggi, l\u2019imprevedibilit\u00e0 delle politiche tariffarie degli Stati Uniti ha causato l\u2019aumento delle incertezze tra le imprese a livello globale. L\u2019indagine ha coinvolto 4.500 aziende in Cina, Francia, Germania, Italia, Polonia, Singapore, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti ed \u00e8 stata condotta in due fasi \u2013 prima e dopo gli annunci tariffari del Liberation Day, del 2 aprile. I risultati evidenziano un netto cambiamento nelle aspettative di crescita, nella percezione dei rischi \u2013 in particolare riguardo ai ritardi nei pagamenti \u2013 e una variet\u00e0 di strategie messe in atto per mitigare gli effetti della guerra commerciale. Anche con la recente firma degli accordi commerciali bilaterali, la nebbia dell\u2019incertezza non si dirada. Alcuni segnali di schiarite potrebbero, infatti, rivelarsi essere solo temporanei.\u00a0Il Global Survey di Allianz Trade rivela che quasi il 60% delle aziende prevede un impatto negativo a seguito della guerra commerciale, e il 45% si aspetta un calo del fatturato nell\u2019export. L\u2019effetto va oltre i volumi di scambio: pi\u00f9 di un\u2019impresa su quattro sta valutando la possibilit\u00e0 di sospendere temporaneamente la produzione a causa della combinazione tra dazi e volatilit\u00e0 valutaria, in particolare nei settori che dipendono da beni importati.\u00a0In netto contrasto con l\u2019ottimismo crescente registrato prima dell\u2019ondata di dazi del 2 aprile, il Global Survey di quest\u2019anno conferma ci\u00f2 che stiamo gi\u00e0 riscontrando nei mercati: l\u2019incertezza e la frammentazione stanno diventando strutturali. Il Liberation Day ha messo in evidenza le vulnerabilit\u00e0 delle aziende con catene di approvvigionamento e mercati di esportazione altamente concentrate. I numeri parlano chiaro: le aspettative positive sulle esportazioni a livello globale sono crollate dall\u201980% al 40%, e il 42% delle aziende prevede ora un calo del fatturato da esportazione compreso tra il -2% e il -10%, rispetto al +5% prima del Liberation Day. Nonostante i recenti accordi bilaterali con Regno Unito e Cina, stimiamo che le perdite globali da esportazione raggiungeranno i 305 miliardi di dollari nel 2025.\u00a0Le aziende, per\u00f2, non stanno a guardare. Dopo aver affrontato una serie di shock dal 2020 in poi, stanno ancora una volta reagendo: diversificano i partner, riconfigurano la logistica e integrano meccanismi di condivisione del rischio lungo l\u2019intera catena. Nell\u2019attuale contesto commerciale, il successo dipende sempre pi\u00f9 dalla capacit\u00e0 di adattamento.,\u201d ha dichiarato Aylin Somersan Coqui, Ceo of Allianz Trade. Le aziende sono ancora in una posizione di svantaggio e fanno affidamento su meccanismi di adattamento come il trasferimento dei costi pi\u00f9 elevati sui clienti, la diversificazione e la ricerca di rotte di spedizione alternative.\u00a0Per avere un parziale e temporaneo sollievo a questa difficile situazione, le aziende continuano ad anticipare le spedizioni fino alla scadenza delle sospensioni di 90 giorni (12 agosto per la Cina e l\u20198 luglio per il resto del mondo), come gi\u00e0 accaduto all&#039;inizio dell&#039;anno: l\u201986% delle aziende statunitensi ha dichiarato di aver anticipato le spedizioni dalla Cina e dall\u2019UE prima dell\u2019entrata in vigore dei dazi. Poche aziende hanno intenzione di assorbire l\u2019aumento dei costi o di ridurre i prezzi di esportazione per mantenere la quota di mercato, soprattutto negli Stati Uniti, dove oltre la met\u00e0 delle imprese prevede di aumentare i prezzi (54%). A causa dell\u2019elevata incertezza, l\u2019approvvigionamento da nuovi mercati continuer\u00e0 probabilmente a essere una strategia diffusa, rappresentando la seconda opzione preferita per mitigare l\u2019impatto dei dazi, in particolare in Polonia e Spagna. \u00a0Diversificare le catene di approvvigionamento resta una strategia di mitigazione del rischio a lungo termine, aspetto peraltro prevedibile, dato che il 54% degli intervistati considera i rischi geopolitici, politici e i disordini sociali tra le tre principali minacce per le proprie catene di fornitura. Oltre un terzo delle aziende intervistate ha gi\u00e0 trovato nuovi mercati verso cui esportare, mentre, quasi due terzi stanno pianificando di farlo. Per contenere i costi legati alle spese doganali la maggior parte delle imprese sta cercando rotte di spedizione alternative, incluse il 62% delle aziende statunitensi (agevolate dalla diminuzione dei costi di trasporto \u2013 calati di quasi il 50% dall\u2019inizio del 2025 \u2013 e dal calo dei prezzi del petrolio, previsto tra i 65 e i 70 dollari al barile, per il resto dell\u2019anno).\u00a0Il sondaggio rivela anche che, per quanto riguarda le condizioni commerciali, le aziende stanno trasferendo sempre pi\u00f9 la responsabilit\u00e0 della logistica e dei costi (inclusi quelli doganali) sui fornitori, fino al luogo di consegna dei clienti. Un\u2019interessante eccezione si riscontra negli Stati Uniti, dove la clausola \u201cCost, Insurance &amp; Freight\u201d (Cif) rimane predominante. Le aziende desiderano, inoltre, condividere i costi legati alla volatilit\u00e0 dei cambi, introducendo clausole di prezzo nei contratti per condividere il rischio di cambio con clienti e fornitori \u2013 opzione preferita dal 59% degli intervistati.\u00a0Il decoupling tra Stati Uniti e Cina \u00e8 destinato a continuare nel medio termine, nonostante la pausa di 90 giorni nelle guerra dei dazi. L&#039;intenzione delle aziende statunitensi di esportare in Cina \u00e8 diminuita della met\u00e0, scendendo al 10% dopo il Liberation Day, mentre, le aspettative delle aziende cinesi di esportare in Nord America sono crollate dal 15% al 3%. Le aziende statunitensi con produzione in Cina stanno sempre pi\u00f9 cercando alternative fuori dall&#039;Asia: un quarto di esse sta considerando l&#039;Europa occidentale e un altro quarto, l&#039;America Latina.&quot;\u00a0\u201cAnche se il nuovo accordo commerciale porta il tasso medio delle tariffe di importazione degli Stati Uniti sulla Cina al 39%, in calo dal vertiginoso 103%, questo rimane comunque molto pi\u00f9 alto rispetto al tasso del 13% applicato prima della seconda amministrazione Trump. In questo contesto, il friendshoring \u00e8 destinato a guadagnare ulteriore terreno: Europa e America Latina stanno emergendo come alternative attraenti per le aziende cinesi e le aziende europee sono anche sempre pi\u00f9 interessate a esportare verso la Cina e l&#039;Asia: in entrambe le opzioni, le intenzioni di esportazione sono aumentate fino al 36%, e l&#039;interesse per il mercato del Sud e Sud-Est asiatico \u00e8 raddoppiato, arrivando al 14%. Nel frattempo, l&#039;America Latina sta emergendo come il Paese vincitore riguardo le strategie di deviazione e aggiramento dei dazi, con aziende sia cinesi che europee che guardano a questa area per accedere agli Stati Uniti a un costo inferiore,\u201d ha commentato Fran\u00e7oise Huang, Senior Economist per l\u2019Asia Pacific and Trade in Allianz Trade.\u00a0La guerra commerciale ha influenzato le aspettative sui termini di pagamento: dopo il Liberation Day, il 25% degli esportatori prevede termini di pagamento pi\u00f9 lunghi di oltre 7 giorni, con un aumento di +13 punti percentuali. Quasi la met\u00e0 degli esportatori (48%) prevede un aumento del rischio di insolvenza \u2014 in particolare negli Stati Uniti, in Italia e nel Regno Unito \u2014 confermando il peggioramento generale delle condizioni commerciali globali.\u00a0Solo l&#039;11% delle aziende esportatrici continua a ricevere pagamenti entro 30 giorni ma questa cifra \u00e8 notevolmente pi\u00f9 bassa tra i principali esportatori come gli Stati Uniti, la Cina e la Germania. Circa il 70% delle aziende riceve pagamenti tra i 30 e i 70 giorni \u2014 questa cifra \u00e8 leggermente pi\u00f9 alta nel Regno Unito (75%), in Francia (73%), in Italia (73%) e negli Stati Uniti (73%), e varia a seconda del settore e delle dimensioni dell&#039;azienda.\u00a0&quot;Le aziende pi\u00f9 grandi tendono a sperimentare ritardi nei pagamenti pi\u00f9 lunghi, con il 26% di quelle intervistate &#8211; che hanno un fatturato superiore a 5 miliardi di euro \u2013 che affrontano termini di pagamento superiori a 70 giorni, rispetto al 18% della media complessiva del campione. Ci\u00f2 suggerisce che le grandi aziende stiano assumendo sempre pi\u00f9 il ruolo di banca invisibile per le aziende pi\u00f9 piccole. Mentre gli esportatori affrontano cicli di pagamento pi\u00f9 lunghi e crescenti rischi di insolvenza e sono sotto pressione per trasferire i costi, cercare nuovi mercati o addirittura riconsiderare l&#039;intera loro presenza a livello internazionale\u201d, conclude Ana Boata, Head of Economic Research in Allianz Trade.\u00a0&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Secondo i risultati del Global Survey 2025 di Allianz Trade, pubblicato oggi, l\u2019imprevedibilit\u00e0 delle politiche tariffarie degli Stati Uniti ha causato l\u2019aumento delle incertezze tra le imprese a livello globale. 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