{"id":84135,"date":"2025-04-29T15:10:00","date_gmt":"2025-04-29T13:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=84135"},"modified":"2025-04-29T15:10:00","modified_gmt":"2025-04-29T13:10:00","slug":"aids-infettivologo-cascio-tardive-60-diagnosi-hiv-in-4-su-10-gia-sintomi-malattia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=84135","title":{"rendered":"Aids, infettivologo Cascio: &#8220;Tardive 60% diagnosi Hiv, in 4 su 10 gi\u00e0 sintomi malattia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Il 60% delle nuove diagnosi di Hiv \u00e8 fatto tardivamente, ovvero in persone che hanno un numero di Cd4 inferiore a 350 o i cosiddetti &#039;Late presenter&#039;. E ancora di pi\u00f9, si calcola che il 40% di questo 60% sia costituito da persone che gi\u00e0 manifestano i primi segni dell&#039;Aids. In Italia si stima che circa 140mila persone abbiano infezione da Hiv. Ma circa il 7-8% di queste persone non sa di esserlo e quindi ci sono 8-9mila, se non di pi\u00f9, 10-11mila persone, che sono Hiv positive, quindi infette, che non sanno di esserlo&quot; e possono &quot;infettare altri&quot;. Lo ha detto Antonio Cascio, responsabile scientifico III edizione Congresso &#039;Joint peer to peer &#8211; Difficult to treat infections and Hiv Accademy&#039;, all&#039;Adnkronos Salute in occasione della 3 giorni, che si conclude domani a Palermo, dedicata alla sfida delle comorbidit\u00e0 in pazienti con Hiv. (Video)\u00a0Il ritardo diagnostico, secondo l&#039;esperto, \u00e8 dovuto a motivi diversi. &quot;Negli ultimi anni \u00e8 come se fosse diminuita la percezione del rischio da parte delle persone. C&#039;\u00e8 poi il problema dell&#039;accesso al test che, tante volte, non \u00e8 cos\u00ec semplice&quot; anche se, ricorda, &quot;\u00e8 gratuito e lo si fa in anonimato&quot;. Inoltre, pesa &quot;ancora un po&#039; lo stigma, la paura di essere riscontrati positivi. Attualmente &#8211; chiarisce il direttore Uoc di Malattie infettive del Policlinico Giaccone di Palermo &#8211; la profilassi pre-esposizione (PrEP) sta funzionando&quot; soprattutto nelle &quot;persone Msm&quot;, gli uomini che fanno sesso con gli uomini, che &quot;di fatto assumono la PrEP regolarmente e quindi non contraggono l&#039;Hiv. Se le persone Msm sono quelle pi\u00f9 attente a fare il test&quot;, non si pu\u00f2 dire altrettanto delle &quot;persone eterosessuali che hanno avuto in passato comportamenti omosessuali o rapporti a rischio&quot;.\u00a0Queste persone, &quot;oltre ad avere un aggravamento della sintomatologia &#8211; osserva Cascio &#8211; possono contagiarne altre, alimentando l&#039;epidemia. Questo \u00e8 il vero problema dell&#039;Hiv: una persona infetta che prende regolarmente la terapia non contagia altre persone, come evidenzia la sigla U=U (Undetectable = Untransmittable), perch\u00e9 una persona che fa la terapia regolarmente non ha il virus nel sangue e non infetter\u00e0 altre persone&quot;. In realt\u00e0 &quot;il concetto di &#039;treatment as prevention&#039;, cio\u00e8 &#039;il trattamento dell&#039;Hiv previene le nuove infezioni&#039;, \u00e8 una cosa importantissima ed \u00e8 per questo che \u00e8 ancora pi\u00f9 importante trovare il sommerso. Dobbiamo cercare di individuare queste persone che sono Hiv infette e non sanno di esserlo &#8211; rimarca lo specialista &#8211; perch\u00e9&quot; se facessero il test e, in caso di positivit\u00e0, assumessero la terapia, non trasmetterebbero il virus. &quot;Oggi infatti le terapie sono sempre pi\u00f9 efficaci, meglio tollerate, meno tossiche: la qualit\u00e0 e la durata di vita delle persone Hiv infette stanno sempre migliorando&quot;, assicura Cascio.\u00a0Particolarmente efficaci, prosegue lo specialista, sono &quot;le terapie long acting, ovvero a lunga durata di azione, che prevedono delle iniezioni intramuscolari ogni 2 mesi. Oltre a garantire un tasso di farmaco nel sangue e nei tessuti sufficiente a evitare la moltiplicazione del virus, quindi a controllare l\u2019infezione, queste terapie favoriscono l&#039;aderenza al trattamento, condizione che riduce il rischio di mutazioni che rendano il virus resistente alla terapia antiretrovirale&quot;. I vantaggi delle terapie long acting sono poi anche dal punto di vista psicologico, perch\u00e9 evitano &quot;l&#039;autostigma provato dalla persona costretta ad assumere quotidianamente la terapia orale, con l&#039;imbarazzo di essere vista&quot; e giudicata. Sul piano clinico, poi, &quot;i pazienti che fanno queste terapie hanno un buon rapporto Cd4-Cd8 e, quindi, un&#039;ottima risposta dal punto di vista immunovirologico&quot;.\u00a0Le persone con Hiv, avendo una qualit\u00e0 e durata di vita &quot;praticamente quasi uguali alle persone non infette, possono andare incontro a tutte le comorbidit\u00e0&quot; tipiche dell\u2019invecchiamento come &quot;il diabete, l&#039;ipertensione e le patologie tumorali &#8211; sottolinea Cascio &#8211; Per questo ci vuole un attento monitoraggio, non solo sull&#039;assunzione regolare della terapia, ma anche nel sottoporsi a degli screening un po&#039; pi\u00f9 ravvicinati. E&#039; molto importante infine ricordare anche la prevenzione delle malattie infettive che si pu\u00f2 ottenere grazie alla vaccinazione. Tutte le persone Hiv positive dovrebbero essere vaccinate verso una serie di infezioni prevenibili&quot;. A queste misure vanno per\u00f2 associati &quot;i corretti comportamenti alimentari, l&#039;attivit\u00e0 fisica ed evitare il fumo, l&#039;alcol e le droghe&quot;, conclude.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Il 60% delle nuove diagnosi di Hiv \u00e8 fatto tardivamente, ovvero in persone che hanno un numero di Cd4 inferiore a 350 o i cosiddetti &#039;Late presenter&#039;. 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