{"id":81519,"date":"2025-04-15T18:33:15","date_gmt":"2025-04-15T16:33:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=81519"},"modified":"2025-04-15T18:33:15","modified_gmt":"2025-04-15T16:33:15","slug":"rischi-tac-radiologi-nessun-allarme-serve-appropriatezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=81519","title":{"rendered":"Rischi Tac, radiologi: &#8220;Nessun allarme, serve appropriatezza&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Non c&#039;\u00e8 nessun allarme sull&#039;impiego delle Tac per fini diagnostici e rischio di cancro. La questione \u00e8 l&#039;appropriatezza, come del resto sottolineano i ricercatori americani, che si confrontano con un sistema sanitario molto diverso dal nostro&quot;. Cos\u00ec Andrea Magistrelli, medico radiologo, presidente sezione studio di Radioprotezione della Societ\u00e0 italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), commenta all&#039;Adnkronos Salute i risultati dello studio americano pubblicati sulla rivista &#039;Jama Internal Medicine&#039; secondo cui le Tac pi\u00f9 diffuse potrebbero essere collegate, secondo le stime dei ricercatori, al 5% di tutti i casi di cancro all&#039;anno.\u00a0Il numero impressiona, ma va interpretato con attenzione. &quot;Intanto \u00e8 importante sapere che questi sono modelli statistici con un&#039;ampia approssimazione &#8211; precisa Magistrelli &#8211; e che fanno riferimento a un approccio pi\u00f9 allarmistico rispetto a quello adottato in Europa. Il modello americano, il Beir VII usato nello studio, tende a sovrastimare il rischio, mentre quello dell&#039;Icrp (Commissione internazionale di radioprotezione), che \u00e8 il pi\u00f9 accreditato a livello mondiale, pi\u00f9 equilibrato, permette una interpretazione che tiene conto di vari aspetti, quali etici e umanistici&quot;. Sul fatto poi che la previsione sia stata calcolata in base a 93 milioni di Tac eseguite nel 2023 correlandola a possibili 103mila tumori, un numero 3-4 volte superiore rispetto alle stime precedenti, il radiologo segnala che &quot;moltiplicando per milioni di Tac un rischio individuale molto basso, statisticamente qualche tumore radioindotto ci pu\u00f2 essere, ma il rischio per il singolo resta minimo, praticamente invariato&quot;.\u00a0Il tema delle radiazioni \u00e8 molto delicato. Il sistema di radioprotezione si \u00e8 evoluto proprio in risposta alla loro pericolosit\u00e0. &quot;Fin dagli inizi del &#039;900, quando i primi radiologi si ammalavano e morivano per eccessiva esposizione &#8211; racconta Magistrelli &#8211; si \u00e8 sviluppato un sistema rigoroso di protezione che oggi tutela prima di tutto i lavoratori, poi i pazienti e persino l&#039;ambiente. L&#039;esame diventa fonte di rischio quando non \u00e8 giustificato, ma quando \u00e8 clinicamente indicato, i benefici superano di gran lunga i rischi: nel caso di un politrauma da impatto, o del follow up di un cancro, la Tac pu\u00f2 salvare la vita e il beneficio \u00e8 estremamente superiore al rischio. Anche in radiologia &#8211; sottolinea &#8211; vige il principio cardine che un esame va eseguito solo se serve davvero al paziente. In quel caso, anche dosi relativamente alte sono considerate tollerabili&quot;.\u00a0E i dati lo confermano. &quot;Noi, naturalmente, in Italia viviamo costantemente esposti in media a radiazioni di 3,3- 3,5 millisievert (mSv) &#8211; chiarisce Magistrelli &#8211; La dose di una Tac total body per un adulto \u00e8 in media di circa 10-15 mSv. \u00c8 una cifra 10 volte pi\u00f9 bassa rispetto alla soglia (100 mSv) sopra la quale, su modelli animali, \u00e8 stato dimostrato un aumento del rischio neoplastico. Inoltre, ci sono esami molto pi\u00f9 leggeri: alcune cardio-Tc, ad esempio, restano sotto 1 mSv, una Tac cranio \u00e8 tra 1 e 5 mSv, quella addominale tra 5 e 10. Il rischio associato a questi range \u00e8 da trascurabile a molto basso&quot;. Inoltre, &quot;tutti i centri in Italia sono obbligati per legge a monitorare le radiazioni erogate. Se un macchinario va fuori parametro, scatta l\u2019obbligo di intervento. Quindi possiamo dire che il sistema funziona e che le dosi medie sono sicure&quot;.\u00a0Alla luce di questi dati, &quot;non si pu\u00f2 stabilire&quot; il valore soglia di Tac. &quot;Non esiste un numero massimo &#8211; avverte Magistrelli &#8211; Ogni esame va valutato singolarmente. Se oggi hai una lesione sospetta, si fa la Tac anche se ne hai gi\u00e0 fatte altre. Il rischio va bilanciato ogni volta con il beneficio atteso. Nei pazienti oncologici, ad esempio, si pianificano controlli periodici: magari si decide di farne 3 in un anno anzich\u00e9 4, ma sempre secondo indicazione clinica. Non c&#039;\u00e8 un numero magico. Oggi abbiamo strumenti, norme e controlli per usare questi strumenti in sicurezza. Il punto \u00e8 fare le cose con criterio: giustificare ogni esame, ottimizzare la dose, evitare inutili ripetizioni. In questo modo, il rischio resta davvero minimo, e il beneficio per la salute &#8211; conclude &#8211; \u00e8 enorme&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Non c&#039;\u00e8 nessun allarme sull&#039;impiego delle Tac per fini diagnostici e rischio di cancro. 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