{"id":8035,"date":"2024-03-27T09:46:54","date_gmt":"2024-03-27T08:46:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=8035"},"modified":"2024-03-27T09:46:54","modified_gmt":"2024-03-27T08:46:54","slug":"messina-denaro-colpo-alla-rete-del-boss-arrestati-3-insospettabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=8035","title":{"rendered":"Messina Denaro, colpo alla rete del boss: arrestati 3 insospettabili"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nuovo blitz dei Carabinieri contro la rete di fiancheggiatori del boss mafioso Matteo Messina Denaro, arrestato dopo 30 anni di latitanza il 16 gennaio del 2023 e morto alcuni mesi dopo. Il Ros dei Carabinieri ha arrestato tre uomini ritenuti vicini al capomafia durante la sua lunga latitanza. In carcere sono finiti l&#039;architetto Massimo Gentile, il tecnico radiologo dell&#039;ospedale Abele Ajello di Trapani, Cosimo Leone, e un altro uomo, Leonardo Salvatore Gulotta. Avrebbero tutti fatto parte della rete del boss.\u00a0\u00a0In particolare Massimo Gentile, secondo gli inquirenti farebbe &quot;parte di Cosa nostra&quot;. L&#039;uomo avrebbe ceduto al boss la propria identit\u00e0 al &quot;fine di fargli acquistare un&#039;autovettura e un motociclo, sottoscrivere le relative polizze assicurative, compiere operazioni bancarie ed eludere i controlli delle forze dell&#039;ordine&quot; assicurandogli in questo modo &quot;la possibilit\u00e0 di muoversi in stato di latitanza sul territorio e di contribuire a dirigere il sodalizio&quot;. \u00a0Gentile, 51 anni originario di Erice (Trapani), dal 2019 \u00e8 dipendente del Comune di Limbiate (Monza), dove si occupa dei procedimenti del servizio Lavori pubblici e gestisce, come lui stesso scrive sui propri profili social, alcuni progetti finanziati con il Pnrr. Gli investigatori del Ros sono risaliti a Gentile, ritenuto un insospettabile, da un appunto su una macchina.\u00a0Dall&#039;indagine, coordinata dal Procuratore Maurizio de Lucia, emerge che nel novembre 2014 Messina Denaro, girava per Palermo, andava in banca e si rec\u00f2 in una concessionaria dove acquist\u00f2 un&#039;auto, una Fiat 500 L. Il boss allora latitante vers\u00f2 1.000 euro in contanti e altri 9.000 euro con un assegno circolare emesso da una filiale di Palermo, in corso Calatafimi. La firma \u00e8 a nome di Massimo Gentile. L&#039;architetto gli avrebbe prestato la sua identit\u00e0 anche per acquistare due anni prima una moto Bmw F650. Il tutto sempre nella zona tra Campobello di Mazara, Castelvetrano e Palermo, dove girava indisturbato.\u00a0\u00a0Altro insospettabile a finire in manette \u00e8 stato Cosimo Leone, tecnico radiologo, che avrebbe assicurato &quot;al sodalizio mafioso le proprie competenze tecnico mediche, relazioni personali e possibilit\u00e0 di movimento all&#039;interno di strutture sanitarie nella qualit\u00e0 di tecnico sanitario di radiologia medica presso l&#039;ospedale di Mazara del Vallo dove tra l&#039;altro Messina Denaro \u00e8 stato ricoverato da latitante dopo l&#039;insorgenza della malattia oncologica&quot;, dicono gli inquirenti.\u00a0Secondo le indagini, nell&#039;autunno del 2020, in pieno periodo Covid, l&#039;allora boss latitante scopr\u00ec di avere il tumore e necessitava di una tac. La fece proprio all\u2019ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo (Trapani) usando una falsa identit\u00e0 e riuscendo a scavalcare la lista d&#039;attesa. Infatti, la prima Tac era stata programmata per il 20 novembre 2020 ma fu anticipata al 17. E fatta addirittura ancora prima, il 10 novembre. Messina Denaro era stato nel frattempo ricoverato.\u00a0Leone avrebbe inoltre consegnato al boss un telefono cellulare &quot;ricevuto da Andrea Bonafede con una scheda telefonica riservata durante la degenza post operatoria&quot;. Per i pm sarebbe stato, per il tramite di Andrea Bonafede, &quot;un punto di riferimento per il latitante in ordine al percorso terapeutico iniziato presso l&#039;ospedale di Mazara del Vallo e proseguito poi con la visita oncologica presso l&#039;ospedale di Trapani&quot;. \u00a0\u00a0C&#039;\u00e8 una &quot;totale omert\u00e0&quot; che &quot;avvolge come una nebbia fittissima tutto ci\u00f2 che \u00e8 esistito intorno alla figura&quot; del boss mafioso Matteo Messina Denaro. Ma anche attorno &quot;ai suoi contatti, ai suoi spostamenti ed alle relazioni che ha intrecciato nei lunghi anni di clandestinit\u00e0&quot;, si legge nell&#039; atto di accusa della Procura di Palermo. \u00a0Per il Procuratore Maurizio de Lucia e i pm che coordinano l&#039;indagine si tratta di una &quot;omert\u00e0 trasversale&quot; che &quot;ha precluso agli inquirenti di avere spontanee notizie anche all&#039;apparenza insignificanti&quot;. Gli inquirenti non nascondono la delusione di non avere avuto alcun aiuto da &quot;medici, operatori sanitari o anche semplici impiegati di segreteria&quot;, persone che hanno avuto dei contatti con il boss, anche a loro insaputa. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nuovo blitz dei Carabinieri contro la rete di fiancheggiatori del boss mafioso Matteo Messina Denaro, arrestato dopo 30 anni di latitanza il 16 gennaio del 2023 e morto alcuni mesi dopo. 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