{"id":78711,"date":"2025-04-03T17:04:37","date_gmt":"2025-04-03T15:04:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=78711"},"modified":"2025-04-03T17:04:37","modified_gmt":"2025-04-03T15:04:37","slug":"test-del-sangue-puo-escludere-rischio-demenza-fino-a-10-anni-prima-lo-studio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=78711","title":{"rendered":"Test del sangue pu\u00f2 escludere rischio demenza fino a 10 anni prima, lo studio"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; E&#039; un semplice esame del sangue e pu\u00f2 escludere il rischio futuro di sviluppare demenza, tra cui il morbo di Alzheimer. A descriverlo in uno studio pubblicato su &#039;Nature Medicine&#039; un team di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), ad altissima presenza italiana: 7 coautori su 12 sono infatti cervelli del Belpaese attualmente attivi all&#039;estero. Il gruppo ha dimostrato come specifici biomarcatori nel sangue possano predire lo sviluppo della demenza fino a 10 anni prima. \u00a0Lo studio ha esplorato il potenziale di specifici marker come tau217, neurofilamento leggero (Nfl) e proteina fibrillare acida della glia (Gfap) nella missione di intercettare la patologia fino a un decennio prima di una diagnosi effettiva in anziani sani da un punto di vista cognitivo, che vivono in modo indipendente nella comunit\u00e0. Ricerche precedenti avevano suggerito che questi biomarcatori potrebbero essere utili nella diagnosi precoce della demenza, ma la maggior parte dei lavori aveva coinvolto persone che avevano gi\u00e0 cercato assistenza medica per problemi cognitivi, a causa di sintomi come una difficolt\u00e0 di memoria. Si \u00e8 rivelato dunque necessario uno studio pi\u00f9 ampio, basato sulla comunit\u00e0, per determinare il valore predittivo dei biomarcatori nella popolazione generale. \u00a0Guidato dai ricercatori dell&#039;Aging Research Center del Karolinska Institutet in collaborazione con SciLifeLab e il Kth Royal Institute of Technology di Stoccolma, il lavoro si \u00e8 basato sull&#039;analisi di biomarcatori del sangue di oltre 2.100 adulti di et\u00e0 pari o superiore a 60 anni, i quali sono stati seguiti nel tempo per determinare se avessero sviluppato demenza. A un follow-up di 10 anni dopo, il 17% dei partecipanti aveva sviluppato demenza. L&#039;accuratezza dei biomarcatori utilizzati nello studio \u00e8 risultata essere fino all&#039;83%. &quot;Si tratta di un risultato incoraggiante &#8211; spiega Giulia Grande, assistant professor al Dipartimento Neurobiology, Care Sciences and Society del Karolinska Institutet e prima autrice dello studio &#8211; soprattutto considerando la finestra predittiva di 10 anni tra il test e la diagnosi. Dimostra che \u00e8 possibile identificare in modo affidabile le persone che sviluppano demenza e quelle che rimarranno sane&quot;. \u00a0&quot;I nostri risultati implicano che, se una persona ha bassi livelli di questi biomarcatori, il suo rischio di sviluppare demenza nel decennio successivo \u00e8 minimo &#8211; illustra Davide Vetrano, professore associato dello stesso dipartimento del Karolinska Institutet e autore senior dello studio &#8211; Questa informazione potrebbe offrire rassicurazione a chi \u00e8 preoccupato per la propria salute cognitiva, poich\u00e9 esclude potenzialmente lo sviluppo futuro di demenza&quot;. \u00a0Tuttavia, i ricercatori precisano di aver anche osservato che questi biomarcatori avevano bassi valori predittivi positivi, il che significa che livelli elevati da soli non potevano identificare in modo affidabile le persone che avrebbero sicuramente sviluppato demenza entro i successivi dieci anni. Pertanto, l&#039;uso diffuso come strumenti di screening nella popolazione in questa fase viene ancora sconsigliato. &quot;Questi biomarcatori sono promettenti, ma al momento non sono adatti come test di screening autonomi per identificare il rischio di demenza nella popolazione generale&quot;, afferma Vetrano. Ma i ricercatori hanno anche notato che una combinazione dei 3 biomarcatori pi\u00f9 rilevanti (p-tau217 con Nfl o Gfap) potrebbe migliorare l&#039;accuratezza predittiva. \u00a0&quot;Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare come questi biomarcatori possano essere utilizzati efficacemente in contesti reali, in particolare fra gli anziani che vivono in comunit\u00e0 o nei servizi di assistenza sanitaria primaria&quot;, conclude Grande. &quot;Dobbiamo fare un ulteriore passo avanti e verificare se la combinazione di questi biomarcatori con altre informazioni cliniche, biologiche o funzionali potrebbe migliorare la possibilit\u00e0 che questi biomarcatori vengano utilizzati come strumenti di screening per la popolazione generale&quot;. Lo studio \u00e8 stato finanziato principalmente dallo Swedish Research Council, dalla Swedish Brain Foundation e dalla Strategic Research Area in Epidemiology and Biostatistics del Karolinska Institutet. \u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; E&#039; un semplice esame del sangue e pu\u00f2 escludere il rischio futuro di sviluppare demenza, tra cui il morbo di Alzheimer. 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