{"id":76453,"date":"2025-03-25T11:37:01","date_gmt":"2025-03-25T10:37:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=76453"},"modified":"2025-03-25T11:37:01","modified_gmt":"2025-03-25T10:37:01","slug":"neurologo-calabresi-dalla-prigione-del-parkinson-si-esce-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=76453","title":{"rendered":"Neurologo Calabresi: &#8220;Dalla prigione del Parkinson si esce insieme&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cUsando una metafora, la malattia di Parkinson \u00e8 come una prigione di cui dobbiamo trovare le chiavi per uscire. E il compito del neurologo \u00e8 proprio di aiutare il paziente collaborando insieme con tante altre figure. Siamo chiamati a dare speranza a chi abbiamo di fronte, perch\u00e9 riusciamo quasi sempre ad uscire da questa prigione e le chiavi le troviamo insieme lungo la strada\u201d. Cos\u00ec Paolo Calabresi, professore ordinario di Neurologia, Universit\u00e0 Cattolica e direttore della Uoc Neurologia al Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, interviene sul documentario \u2018Dialoghi con Mr. Parkinson\u2019 promosso dalla Confederazione Parkinson Italia con il supporto non condizionante di Zambon, in occasione della Giornata mondiale dell\u201911 aprile. \u00a0\u201cIl Parkinson ha tante facce proprio perch\u00e9 \u00e8 una patologia multiforme &#8211; spiega Calabresi &#8211; La maggioranza dei pazienti arriva da noi perch\u00e9 avverte una rigidit\u00e0 agli arti. Spesso, prima, si recano dall&#039;ortopedico. Quando infine, dopo gi\u00e0 un lungo percorso, arrivano dal neurologo hanno, oltre alla rigidit\u00e0, la lentezza dei movimenti, i problemi di equilibrio, la difficolt\u00e0 della scrittura, il dolore, ci sono veramente situazioni che prescindono dai disturbi motori e dai disturbi sensitivi. Quando poniamo la diagnosi\u201d assistiamo a \u201cuna situazione di ansia, depressione, qualche volta disperazione perch\u00e9 non vedono in modo chiaro una via di uscita. Allora \u00e8 fondamentale parlare, spiegare, fornire speranza al paziente, soprattutto attraverso una terapia farmacologica adeguata, con i farmaci che siano adatti nella fase iniziale, ma soprattutto convincendo il paziente a modificare un pochino il proprio stile di vita e a coinvolgere in questa modifica anche i familiari: allora si apre una luce di speranza e il rapporto, il dialogo diventa pi\u00f9 proficuo e il paziente assume immediatamente, anche sperimentando un miglioramento della propria sintomatologia, una riduzione di quei sintomi che erano stati un aspetto positivo\u201d.\u00a0\u00a0Come clinici \u201cdobbiamo cercare stimolare un rapporto che non sia solo una visita medica, ma sia un colloquio che guidi il paziente non solo attraverso le terapie, ma attraverso gli stili di vita. \u00c8 una prigione &#8211; rimarca Calabresi &#8211; e a creare la prigione \u00e8 innanzitutto uno stigma. Il paziente, da una condizione di normalit\u00e0, di situazione fisiologica, si trova ad avere il peso di una diagnosi che cose brutte per il futuro, che evoca disabilit\u00e0. La chiave di uscita \u00e8 una chiave individuale. Dobbiamo essere in grado di trovarla insieme ad ogni paziente, dove oltre agli aspetti farmacologici, dobbiamo considerare alcuni aspetti fondamentali. La socialit\u00e0 \u00e8 un elemento importante. Mantenere rapporti con la famiglia, con il lavoro, con gli amici permette una percezione meno pessimistica del futuro, perch\u00e9 il paziente grazie ad un approccio non solo farmacologico ma olistico \u00e8 in grado di vedere un futuro pi\u00f9 positivo rispetto a quello che ha visto al momento della diagnosi. Quindi ottimismo nella terapia e ottimismo nella prospettiva\u201d, conclude.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cUsando una metafora, la malattia di Parkinson \u00e8 come una prigione di cui dobbiamo trovare le chiavi per uscire. 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