{"id":74370,"date":"2025-03-14T13:59:00","date_gmt":"2025-03-14T12:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=74370"},"modified":"2025-03-14T13:59:00","modified_gmt":"2025-03-14T12:59:00","slug":"eurispes-italia-6-paese-mondiale-per-rapporto-investimenti-pil-space-economy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=74370","title":{"rendered":"Eurispes, Italia 6\u00b0 Paese mondiale per rapporto investimenti\/pil space economy"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;Italia e la sfida della space economy \u00e8 al centro di uno studio dell&#039;Eurispes in cui illustra sette proposte operative e azioni concrete che potrebbero essere propedeutiche a sostenere il settore. La &#039;New space economy&#039; rappresenta attualmente circa lo 0,35% del Pil mondiale. Secondo il World Economic Forum, la New space economy avrebbe raggiunto il valore di 630 miliardi di dollari nel 2023 e potrebbe raggiungere gli 1,8 trilioni di dollari entro il 2035. La space economy \u00e8 del resto ormai un fornitore di applicazioni innovative e servizi avanzati che vengono utilizzati sempre pi\u00f9 nella vita quotidiana e che, si stima, entro il 2040, porteranno il settore a raggiungere un valore fra i 1.000 e i 2.700 miliardi di dollari. \u00a0L\u2019Italia \u00e8 il sesto Paese al mondo per rapporto fra investimenti nello spazio e Pil e il terzo in Europa. Un rapporto che negli ultimi anni \u00e8 quasi raddoppiato, con una crescita media annua del 9,5%. Ottantotto paesi nel mondo investono in programmi spaziali, 14 dei quali hanno capacit\u00e0 di lancio; l\u2019Italia \u00e8 tra i 9 paesi dotati di un\u2019agenzia spaziale, con un budget di oltre 1 miliardo di dollari all\u2019anno. Il Made in Italy nel settore spaziale, nel 2023, ha prodotto esportazioni per 7,5 miliardi, in crescita del 14% rispetto al 2022. Nei primi otto mesi del 2024 il dato delle esportazioni italiane nel settore \u00e8 stato di 4,3 miliardi.\u00a0Ma, soprattutto, l\u2019Italia \u00e8 anche uno dei pochissimi paesi ad avere una filiera completa su tutto il ciclo: dall\u2019accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un\u2019ottima distribuzione delle attivit\u00e0 su tutto il territorio e un mercato in cui operano all\u2019incirca 200 aziende con un fatturato annuo di pi\u00f9 di 2 miliardi di euro. Il comparto spaziale italiano \u00e8 comunque ancora composto, per circa l\u201980%, da piccole e medie imprese, altamente specializzate nei diversi ambiti.\u00a0Tutto questo opera in una cornice che, dal 2016, vede l\u2019Italia gi\u00e0 dotata di un &#039;Piano strategico space economy&#039;, parzialmente confluito poi, come &#039;Piano a stralcio space economy&#039;, nel Piano imprese e competitivit\u00e0 Fsc, con un investimento Paese di circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% finanziato con risorse pubbliche aggiuntive rispetto a quelle ordinariamente destinate alle politiche spaziali. Nel periodo 2023-2027, i finanziamenti pubblici destinati all\u2019ecosistema spaziale nazionale ammonteranno, complessivamente, ad oltre 7 miliardi di euro. Tali prospettive di attenzione e sviluppo sono peraltro in linea con la recente approvazione, il 20 giugno 2024, da parte del Consiglio dei ministri del primo disegno di legge per una normativa organica nazionale sulla space economy.\u00a0Di seguito alcune proposte operative e azioni concrete che potrebbero essere propedeutiche a sostenere il settore della space economy. 1) Armonizzare i distretti aerospaziali e superare i limiti delle reti regionali. Sono tredici i Distretti aerospaziali italiani che mettono in contatto le grandi aziende con le medie e piccole imprese e start up, portatrici di un elevato valore aggiunto in termini di innovazione tecnologica, e con i Centri di ricerca, Universit\u00e0 e agenzie nazionali. Tutte queste realt\u00e0, tuttavia, presentano caratteristiche differenti e non sono uniformi, n\u00e9 a livello statutario n\u00e9 giuridico. Sarebbe dunque importante superare tale limite con una maggiore armonizzazione tra di loro e con le Reti regionali. A proposito di queste ultime, accanto ai distretti e cluster, in alcune regioni italiane, esistono infatti anche le Reti regionali, le quali presentano per\u00f2 anch\u2019esse diversi limiti che ne ostacolano l\u2019efficacia, tra cui la frammentazione delle iniziative e la mancanza di integrazione con il tessuto industriale locale. Uno dei principali problemi delle reti \u00e8 poi l\u2019assenza di un coordinamento nazionale: non essendo i progetti coordinati tra loro, ci si trova spesso a lavorare su progetti simili, perdendo cos\u00ec l\u2019opportunit\u00e0 di creare un valore aggiunto pi\u00f9 significativo attraverso la condivisione di conoscenze e risorse.\u00a02) Sfruttare e disciplinare le potenzialit\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale anche in riferimento alla space economy. Nello spazio si acquisiscono oramai quantit\u00e0 impressionanti di dati, soprattutto immagini, che devono essere trasmesse a terra per essere elaborate. In tal caso, un primo problema \u00e8 legato alla velocit\u00e0 della trasmissione a terra, che \u00e8 oggi ancora troppo lenta; il che rende indispensabile elaborare le immagini per una prima valutazione di massima che permetta di spedire a terra solo quelle interessanti, o comunque istruire il satellite su cosa inquadrare e come prendere l\u2019immagine successiva. L\u2019IA potrebbe velocizzare tale processo e sarebbe anche un potente strumento per l\u2019analisi dei dati trasmessi. Altri settori in cui l\u2019utilizzo delle potenzialit\u00e0 dell\u2019IA \u00e8 fondamentale sono poi quelli della guida, della navigazione e del controllo autonomi; delle operazioni satellitari; della progettazione e collaudo dei veicoli spaziali. Sotto il profilo legale e normativo tutto questo necessita per\u00f2 di essere specificatamente disciplinato, garantendo che queste tecnologie siano utilizzate in modo etico e responsabile. In un tale contesto \u00e8 dunque senz\u2019altro da apprezzare il Regolamento Europeo 2024\/1689 (AI Act), in vigore dal 13 luglio 2024 e pienamente applicabile dal 2 agosto 2026, che introduce norme uniformi per la commercializzazione, l\u2019attivazione e l\u2019utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nella Ue, compresa una chiara definizione del concetto stesso di intelligenza artificiale (art. 3). Un quadro giuridico da cui partire.\u00a03) Sfruttare la leva fiscale &#8211; esenzione Iva per la space economy e per i beni dual use. Per gli Stati Ue che partecipano ai programmi dell\u2019Agenzia europea per la Difesa \u00e8 prevista l\u2019esenzione Iva per le spese di procurement militare. L\u2019esenzione dall\u2019imposta del valore aggiunto, che pu\u00f2 essere utilizzata per qualsiasi tipo di progetto dell\u2019Eda, crea cos\u00ec un interesse commerciale per tutti i programmi di cooperazione nella difesa. L\u2019unica clausola \u00e8 che l\u2019Agenzia deve necessariamente &#039;portare una qualche forma di valore aggiunto al progetto in questione&#039;. Questo \u201cvalore aggiunto\u201d pu\u00f2 essere, ad esempio, l\u2019apporto di conoscenza tecnica, la messa in comune della domanda (pooling demand), la costruzione di sinergie con politiche europee pi\u00f9 ampie. Perch\u00e9 dunque, con la stessa ratio e vista anche la natura ontologicamente affine, anche al fine di guadagnare competitivit\u00e0 in ambito globale, non estendere tale esenzione anche alla space economy ed in particolare ai programmi Esa?La possibilit\u00e0 di considerare come beni e tecnologie duali quelli utilizzabili sia in applicazioni civili sia nella produzione, sviluppo e utilizzo di beni militari d\u00e0 peraltro il quadro di quanto una tale misura possa essere in linea con la suddetta, gi\u00e0 vigente, esenzione e comunque di quanto potrebbe valere e servire da vol\u00e0no finanziario per il settore.\u00a04) Canone di uso orbitale: anche se pu\u00f2 sembrare una proposta per certi versi bizzarra, uno studio pubblicato nel 2020 fra i proceedings of the National academy of science proponeva un accordo internazionale che addebitasse agli operatori un canone di uso orbitale. Una sorta quindi di Imu dello spazio, a carico degli operatori satellitari, per ogni singolo satellite lanciato in orbita, anche come ristoro per la cittadinanza per i danni in termini di inquinamento e\/o rischi da detriti a tale attivit\u00e0 comunque connessi. Il tema, al di l\u00e0 anche della misura e dell\u2019impatto economico che pu\u00f2 avere, \u00e8 la riflessione sulle responsabilit\u00e0 che abbiamo in questa corsa allo Spazio. Lo Spazio, infatti, \u00e8 un bene da proteggere. Una tassa orbitale potrebbe dunque anche stimolare lo sviluppo di sistemi spaziali basati sul riciclo, o comunque di maggiori politiche di resilienza.\u00a05) Una normativa comunitaria concorrenziale sulla falsariga del Digital market act. L\u2019Unione europea ha delle politiche commerciali e concorrenziali molto rigide, che, in funzione strategica, andrebbero in qualche modo alleggerite per il settore spaziale. Come gi\u00e0 accaduto in altri settori ad alto tasso tecnologico, quali l\u2019industria energetica e il digitale, sarebbe il momento di cambiare strategia per tutelare i privati europei che si stanno inserendo in un mercato sempre pi\u00f9 globalmente affollato, anche attraverso una normativa simile al Digital markets act.\u00a06) Applicare i suggerimenti del Piano Draghi. Il settore spaziale europeo trarrebbe senz\u2019altro vantaggio da regole di governance e investimento aggiornate e da un maggior coordinamento della spesa pubblica in un vero Mercato Unico per lo Spazio, come anche suggerito nel report sulla competitivit\u00e0 europea, a firma dell\u2019ex Presidente del Consiglio, Mario Draghi, al capitolo Spazio (capitolo 4 &#8211; Strengthening industrial capacity for defence and space), dove \u00e8 dedicata un\u2019ampia parte a dimostrazione del peso crescente dell\u2019economia spaziale e soprattutto del ruolo che l\u2019Europa pu\u00f2 avere in questo settore.\u00a07) Promozione degli investimenti e delle fonti di finanziamento per le aziende operanti nel settore spazio \u2013 fondo sovrano europeo, minibond e private equity. Lo Spazio deve diventare uno dei pilastri della strategia per rilanciare la competitivit\u00e0 dell\u2019Italia e dell\u2019Europa. La promozione della competitivit\u00e0 europea deve passare anche attraverso investimenti nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, con pi\u00f9 risorse e strumenti finanziari adattati alle esigenze delle imprese e un approccio di finanziamento che mobiliti risorse pubbliche e private, anche attraverso un Fondo sovrano europeo. Il Giappone ha ad esempio lanciato gi\u00e0 nel 2023 un fondo strategico decennale da 6,7 miliardi di dollari per sostenere l\u2019innovazione, l\u2019autonomia e la competitivit\u00e0 internazionale nel settore spaziale. La creazione del fondo \u00e8 stata inserita all\u2019interno del Piano spaziale nazionale per permettere alla Jaxa, l\u2019Agenzia spaziale nazionale, di supportare al meglio il settore commerciale e accademico\u00a0Una delle soluzioni pi\u00f9 promettenti per le pmi aerospaziali potrebbe essere poi l\u2019emissione di minibond, particolarmente utili per finanziare progetti di ricerca e sviluppo, con scadenze brevi che vanno di pari passo all\u2019avanzamento di progetti e commesse lunghe. Il private equity \u00e8 infine un\u2019altra fonte di finanziamento che potrebbe offrire significativi benefici alle Pmi del settore. Gli investitori di private equity forniscono infatti non solo capitale, ma anche competenze manageriali e supporto strategico.\u00a0Il futuro dell\u2019industria aerospaziale italiana dipende, in sostanza, anche dalla capacit\u00e0 delle aziende di accedere al capitale ed utilizzare efficacemente una gamma diversificata di strumenti finanziari. Se negli ultimi anni si \u00e8 dunque molto investito nel venture capital e nei programmi di accelerazione e incubazione per le star tup, ora potrebbe assumere sempre maggiore importanza il sostegno alle Pmi attraverso strumenti di private equity. Strumenti come i corporate bond, anche di piccole dimensioni, e i basket bond di filiera \u2013 regionali o multiregionali \u2013 potrebbero rappresentare opportunit\u00e0 concrete per ampliare le opzioni finanziarie disponibili per le pmi. Il punto, in definitiva, consiste nel permettere alle imprese di superare le proprie limitazioni dimensionali e accedere a capitali pi\u00f9 consistenti (magari anche per mezzo di aggregazioni attraverso consorzi, o partnership strategiche con grandi aziende). Senza un sostegno strutturale alla filiera produttiva, le imprese rischiano di perdere la capacit\u00e0 di rispondere alle sfide del mercato globale.\u00a0L&#039;Eurispes affronta anche la futura &#039;guerra&#039; spaziale (in realt\u00e0 gi\u00e0 in corso) che si combatter\u00e0 prima di tutto sul fronte economico, e le motivazioni sono chiare se si pensa che solo dall\u2019estrazione mineraria sugli asteroidi la Nasa stima che si possano ricavare 700 quintilioni \u2013 miliardi di miliardi \u2013 di dollari. Investire nella space economy, in definitiva, rappresenta una scommessa win to win, dato che il ritorno degli investimenti in tale settore \u00e8 pari ad almeno il doppio. Ma nonostante le grandi potenzialit\u00e0, le aree di miglioramento e i ritardi europei nei confronti dei principali competitor internazionali sono ancora numerosi, laddove, ad esempio, nei soli investimenti privati il gap \u00e8 stimato in 10 miliardi di euro per i prossimi 5 anni. Non c\u2019\u00e8 quindi tempo per perdersi nella mera &#039;contemplazione&#039; dello spazio, \u00e8 il momento di mantenere e implementare la nostra capacit\u00e0.\u00a0&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;Italia e la sfida della space economy \u00e8 al centro di uno studio dell&#039;Eurispes in cui illustra sette proposte operative e azioni concrete che potrebbero essere propedeutiche a sostenere il settore. 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