{"id":71764,"date":"2025-03-04T13:08:49","date_gmt":"2025-03-04T12:08:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=71764"},"modified":"2025-03-04T13:08:49","modified_gmt":"2025-03-04T12:08:49","slug":"coop-taglia-traguardo-5-anni-la-campagna-close-the-gap-per-inclusione-e-parita-di-genere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=71764","title":{"rendered":"Coop, taglia traguardo 5 anni la campagna &#8216;Close the Gap&#8217; per inclusione e parit\u00e0 di genere"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Coop rilancia anche nel 2025 &#039;Close the Gap&#039;, la campagna per l\u2019inclusione e la parit\u00e0 di genere che giunge cos\u00ec al traguardo dei 5 anni. Al centro dell\u2019attenzione di Coop, quest\u2019anno, la necessit\u00e0 che l\u2019educazione alle relazioni diventi una materia scolastica obbligatoria nel nostro Paese, come peraltro \u00e8 gi\u00e0 nella maggioranza dei Paesi europei. \u00a0In Italia non sono state sufficienti 16 proposte di legge in quai 50 anni per renderla tale. Eppure, da questa educazione passa la prevenzione in grado di limitare se non impedire atti di odio, emarginazione, finanche violenza di genere. L\u2019obiettivo del nuovo impegno di Coop \u00e8 avviare una diffusa operazione di sensibilizzazione sul tema usando la propria rete di negozi, i propri prodotti e avviando collaborazioni con il mondo dell\u2019associazionismo pi\u00f9 coinvolto. \u00a0Continua inoltre il lavoro interno per l\u2019inclusione e dopo che Coop Italia ha ottenuto nel febbraio di un anno fa, prima tra le insegne della grande distribuzione organizzata italiana, la certificazione per la Parit\u00e0 di Genere Uni PdR 125, lo strumento volontario previsto dal dipartimento per le Pari opportunit\u00e0 della presidenza del Consiglio dei ministri, tutte le grandi cooperative di consumatori hanno anch\u2019esse acquisito la certificazione o sono in procinto di ottenerla. E tra le novit\u00e0, anche grazie al coinvolgimento delle direzioni del personale delle cooperative, l\u2019avvio di percorsi di inserimento lavorativo per le donne vittime di violenza.\u00a0&#039;Dire, fare, amare&#039;, l\u2019istruzione come prevenzione: l&#039;educazione alle relazioni ha come principale obiettivo quello di rendere ogni persona consapevole di chi \u00e8, cosa desidera, come comportarsi al meglio con gli altri siano esse persone vicine, coetanei o partner. E&#039; una formazione a tutto tondo che coinvolge la sfera degli affetti e quella della sessualit\u00e0. Potrebbe essere una materia scolastica ma in Italia non lo \u00e8, bench\u00e9 siano molte le voci di organizzazioni, movimenti, psicologi, pedagoghi o altri che la ritengono uno strumento importante anche lato prevenzione. \u00a0Coop aggiunge la sua voce a questo coro e lo fa partendo da &#039;La scuola degli affetti. Indagine sull\u2019educazione alle relazioni&#039;, una survey svolta dal proprio ufficio studi con la collaborazione di Nomisma su un campione rappresentativo della popolazione italiana (2000 persone tra i 18 e i 64 anni). A guidare i lavori un comitato scientifico formato da Linda Laura Sabbadini, ex dirigente del dipartimento per le Statistiche sociali dell\u2019Istat e oggi editorialista, Elisabetta Camussi, docente di Psicologia sociale presso l&#039;universit\u00e0 Milano Bicocca e presidente della Fondazione Ossicini, Enrico Galiano scrittore, insegnante e comunicatore sociale noto per il suo impegno nella diffusione di una didattica alternativa. I dati emersi sono molto netti: in sintesi il 70% del campione esprime il suo apprezzamento a che l\u2019educazione alle relazioni divenga una materia scolastica obbligatoria e ben 9 italiani su 10 ritengono che proprio l\u2019insegnamento scolastico possa contribuire alla prevenzione di fenomeni di odio, emarginazione, finanche violenza di genere. A partire anche dalla tenera et\u00e0, dato che un genitore su due immagina che il percorso dell\u2019educazione alle relazioni possa iniziare gi\u00e0 dalla scuola elementare.\u00a0Scorporata in tre sezioni, la survey indaga quanto gli italiani siano oggi soddisfatti dell\u2019educazione alle relazioni ricevuta, come sia il dialogo su questi temi fra genitori e figli e appunto quale debba essere il ruolo da riconoscere all\u2019istituzione scolastica. La fotografia restituita per quanto concerne la soddisfazione attuale \u00e8 un\u2019immagine in chiaroscuro dove a fronte di 4 italiani su 10 che si dicono molto soddisfatti del proprio know how relazionale, 3 su 10 hanno una percezione completamente opposta. Alla madre \u00e8 riconosciuto il ruolo di guida sia nelle relazioni con il partner che in quelle con familiari e amici (\u00e8 infatti scelta come figura di riferimento dal 68% degli intervistati nel primo caso e dal 78% nel secondo). La figura paterna viene invece superata dal ruolo svolto dal partner (70% e 72%) e da amici e coetanei (59% e 68%). E&#039; comunque la cerchia ristretta e reale che ci circonda la guida per l\u201980% degli italiani. E tra coloro che hanno un partner, se \u00e8 vero che il dialogo di coppia soddisfa la maggioranza, \u00e8 altrettanto vero che condividere le proprie emozioni con l\u2019altro\/a rimane la pi\u00f9 grande difficolt\u00e0 e tra le situazioni vissute spesso o qualche volta si insinua anche il sospetto nei confronti dell\u2019altro (lo dichiara il 26% del campione).\u00a0Quando poi si passa al tema genitori-figli, bench\u00e9 il mood non sia negativo, ci sono argomenti e argomenti e l\u2019informazione sessuale rimane ancora un tab\u00f9. Se il 44% dichiara di parlare spesso con il proprio figlio o figlia di rapporti interpersonali con amici o familiari, la percentuale scende al 21% se si parla di coppie e al 19% se si parla di informazione sessuale. Tra coloro che hanno una qualche difficolt\u00e0 (ovvero l\u201980%), a pesare nel confronto per il 56% c\u2019\u00e8 il timore di suscitare ansia nel figlio\/figlia, il 51% dichiara il proprio imbarazzo, un altro 46% indica come fattore di impedimento la chiusura da parte del figlio. Tra i meno loquaci i pap\u00e0 con figli adolescenti maschi.\u00a0Entrando pi\u00f9 direttamente sul tema dell\u2019educazione alle relazioni oggi, il campione intervistato indica tra le figure che pi\u00f9 dovrebbero essere direttamente coinvolte s\u00ec genitori e parenti stretti (riconosciute come figure cardine da 9 intervistati su 10) ma anche agli insegnanti, ritenuti molto e abbastanza importanti nella formazione in media in uguale misura, stesso discorso per gli psicologi. Un ambito in cui la competenza e la conoscenza viene riconosciuta.\u00a0Proprio le competenze ritornano come indispensabili quando si chiede in una formazione scolastica continuativa chi dovrebbe svolgere un ruolo centrale; il 68% degli intervistati non a caso immagina programmi che coinvolgano esperti esterni, quali psicologi o pedagogisti, il 62% immaginano spazi di ascolto psicologico specializzato, il 51% programmi di formazione specialistica agli insegnanti. E se volessimo avere la cartina tornasole tra coloro, seppur una minoranza, che non vogliono l\u2019educazione alle relazioni come materia scolastica obbligatoria il motivo principale per il 49% \u00e8 proprio il timore che possa essere trattata con superficialit\u00e0. Tra i banchi, insomma, molte competenze e niente tabu. Cos\u00ec, per 9 genitori su 10 i programmi scolastici di educazione alle relazioni dovrebbero parlare sia di rapporti con i partner che di rapporti in generale che di informazione sessuale (anatomia del corpo, malattie sessualmente trasmissibili, metodi contraccettivi e consenso nelle relazioni sessuali).\u00a0&quot;Nei 5 anni di &#039;Close the Gap&#039; -spiega Maura Latini, presidente di Coop Italia- abbiamo affrontato molti temi, siamo stati tra i primi a sollevare il dibattito sulla &#039;tampon tax&#039;, abbiamo sposato la causa delle donne in Iran all\u2019indomani della morte di Masha Amini, abbiamo sostenuto la necessit\u00e0 dell\u2019estensione del congedo paterno obbligatorio oltre i limiti della legge ancora oggi esistente. Oggi alziamo l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica sull\u2019importanza e sulla necessit\u00e0 dell\u2019educazione alle relazioni per le giovani generazioni. Noi crediamo che il tema non sia pi\u00f9 procrastinabile e che ci sia urgenza di affrontarlo in modo serio, senza infingimenti ideologici proprio come strumento irrinunciabile di maggiore consapevolezza e di prevenzione. Ce lo conferma anche la fotografia restituita dalla survey che dimostra una maturit\u00e0 sul tema da parte del campione analizzato non cos\u00ec scontata. Non siamo i soli a sostenere questa necessit\u00e0, ma proprio perch\u00e9 Coop \u00e8 un movimento popolare fatto di persone, presente in modo capillare nei territori vogliamo mettere a disposizione questa nostra ricchezza a sostegno della causa. L\u2019occasione di oggi \u00e8 l\u2019avvio di una campagna &#039;Dire, fare, amare&#039; che ci accompagner\u00e0 nel corso dei prossimi mesi condividendo questi obiettivi con la nostra base sociale e con altre realt\u00e0 del mondo associativo che credono nella forza del cambiamento&quot;.\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Coop rilancia anche nel 2025 &#039;Close the Gap&#039;, la campagna per l\u2019inclusione e la parit\u00e0 di genere che giunge cos\u00ec al traguardo dei 5 anni. 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