{"id":6410,"date":"2024-03-17T10:05:20","date_gmt":"2024-03-17T09:05:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=6410"},"modified":"2024-03-17T10:05:20","modified_gmt":"2024-03-17T09:05:20","slug":"basilicata-follini-non-e-altro-ohio-voto-locale-non-indica-destino-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=6410","title":{"rendered":"Basilicata, Follini: &#8220;Non \u00e8 altro Ohio, voto locale non indica destino Paese&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;E\u2019 il territorio il punto debole della nostra costruzione politica. Infatti i luoghi vengono evocati come simboli di vittorie che si festeggiano altrove e di sconfitte che magari invece vengono fatte impietosamente ricadere sugli indigeni. Cos\u00ec, c\u2019\u00e8 stata la Sardegna che ha virato a sinistra e poi l\u2019Abruzzo che si \u00e8 confermato a destra. E ora si annuncia la Basilicata, pronta a diventare per qualche settimana un altro Ohio, laddove si scruta per l\u2019ennesima volta l\u2019oroscopo del duello tra la maggioranza e l\u2019opposizione. Ogni regione, ogni comune, ogni lembo d\u2019Italia, per piccolo che sia, sembra sempre racchiudere in s\u00e9 l\u2019intero destino politico del paese.\u00a0In tutti questi casi si annunciano conseguenze fondamentali. Che per\u00f2 non vertono quasi mai sulle sorti di quelle comunit\u00e0 chiamate al voto. Ma da cui semmai si fa discendere un vaticinio pi\u00f9 o meno apocalittico, ancorch\u00e9 quasi sempre provvisorio, sul derby che centrodestra e centrosinistra si giocano nei palazzi della capitale. Si vince e si perde in nome del governo, del parlamento, della politica nazionale. E quel tanto di attenzione ai temi locali sembra pi\u00f9 una svogliata adesione a un galateo rituale che non un modo di indagare nelle mille pieghe di cui \u00e8 fatto il tessuto della nostra democrazia.\u00a0Peraltro la circostanza pi\u00f9 curiosa \u00e8 che da un lato, con l\u2019autonomia differenziata, si pensa che le regioni possano fare quasi tutto di testa loro e dall\u2019altro per\u00f2 ogni volta che c\u2019\u00e8 da scegliere un candidato locale si allestiscono caminetti romani nei quali la parola del leader nazionale di turno conta assai pi\u00f9 delle indicazioni che provengono dal luogo interessato.\u00a0Cos\u00ec, si resta in attesa che la politica faccia le sue scelte, chiamiamole cos\u00ec, di sistema. E nel frattempo per\u00f2, col dovuto rispetto, si vorrebbe suggerire ai leader che si apprestano a tuffarsi nei paesini lucani di disfare i loro bagagli e di lasciare che per una volta sia il territorio a raccontare se stesso. Infatti, che vi sia un minimo di discrasia tra le preferenze romane e i numeri locali non dovrebbe destare troppo scandalo. E che si voti con riguardo ai temi del luogo sarebbe pur sempre un segno di salute della nostra democrazia. Pretendere di omologare tutto in modo cos\u00ec uniforme finisce per sottrarre ai cittadini la libert\u00e0 di scegliere un buon amministratore di un colore e magari la volta dopo di scegliere un deputato o un senatore di un colore diverso. Libert\u00e0 di cui peraltro non si \u00e8 mai abusato troppo, a quanto pare.\u00a0Ora, \u00e8 evidente che dalla somma dei voti locali si potr\u00e0 sempre ricavare qualche elemento in pi\u00f9 sulla tendenza generale: se il governo piace, se i voti oscillano tra destra e sinistra, fin dove arriva la protesta e via dicendo. La nostra \u00e8 una democrazia dell\u2019ascolto, e del resto i sondaggi monitorano quasi quotidianamente gli orientamenti in atto e le loro modifiche, anche le meno rilevanti. Ma proprio la nostra collettiva attitudine a considerare indicativo o addirittura decisivo il pi\u00f9 piccolo segnale che si ascolta in lontananza dovrebbe servire a ricordarci che anche la periferia del paese ha diritto a qualcosa. E cio\u00e8 a non venir presa sistematicamente in ostaggio e utilizzata al modo di un sondaggio d\u2019opinione sulle sorti della contesa nazionale.\u00a0Noi siamo in un\u2019epoca \u201cglocal\u201d come si usa dire. Nel senso che a contare davvero sono le due dimensioni pi\u00f9 estreme. Quella internazionale, planetaria, globale per l\u2019appunto. E quella locale, radicata pi\u00f9 in basso, laddove cio\u00e8 le cose sono pi\u00f9 a portata e si possono vedere anche da vicino. Ma sono proprio queste due dimensioni le pi\u00f9 neglette. Dato che i due principali cartelli politici sono divisi al loro interno da differenze tutt\u2019altro che irrilevanti sulla politica estera. E dato che le contese locali, anche quelle che sembrano svolgersi in difformit\u00e0 dagli schemi politici che vanno per la maggiore, vengono poi per cos\u00ec dire annegate nell\u2019oceano solcato dai partiti che ne governano le rotte e ne affrontano le tempeste.\u00a0Se per una volta si evitasse di trarre auspici tanto decisivi dal voto che si esprime qua e l\u00e0 forse il confronto politico acquisterebbe una maggiore autenticit\u00e0 e anche un maggior respiro. Anche se \u00e8 molto difficile che il consiglio venga preso in qualche considerazione&quot;. (di Marco Follini)\u00a0&#8212;politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;E\u2019 il territorio il punto debole della nostra costruzione politica. 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