{"id":63572,"date":"2025-01-20T17:02:08","date_gmt":"2025-01-20T16:02:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=63572"},"modified":"2025-01-20T17:02:08","modified_gmt":"2025-01-20T16:02:08","slug":"israele-quali-traumi-per-gli-ostaggi-parlano-gli-esperti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=63572","title":{"rendered":"Israele, quali traumi per gli ostaggi? Parlano gli esperti"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Sorrisi e abbracci per le tre ragazze ostaggio di Hamas, tornate ieri in Israele in base all&#039;accordo che ha sancito la tregua nella Striscia di Gaza. Ma quali traumi accompagneranno il futuro di Emily, Doron e Romi, cos\u00ec come degli altri ostaggi? Secondo gli esperti incubi e paura e sensi di colpa potrebbero durare a lungo. \u00a0&quot;Quella di Emily, Doron e Romi, le tre giovani donne sottoposte a 471 giorni di privazioni fisiche, emotive e psicologiche, tra isolamento e torture, in balia di una minaccia costante e permanente, \u00e8 una condizione disumanizzante di perdita di rispetto di s\u00e9, la stessa vissuta dai deportati nei campi di concentramento&quot;, afferma all&#039;Adnkronos Salute Claudio Mencacci, co-presidente della Societ\u00e0 italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) e direttore emerito di Psichiatria all&#039;Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano. \u00a0&quot;Ci vorranno gli anni per &#039;ricostruire&#039; le persone, ma le tecniche per superare un disturbo post traumatico complesso messe in campo da Israele sono le migliori al mondo, parliamo di un Paese abituato a vivere sotto minaccia&quot;. Le conseguenze di una prigionia cos\u00ec lunga &quot;si conosceranno nel tempo &#8211; spiega Mencacci &#8211; Sicuramente stare in isolamento e al chiuso porta ad una dissociazione emotiva, ad una perdita di connessione con la realt\u00e0 e ad una forma di psicosi. Se poi le tre donne in ostaggio sono entrate in uno stato di rassegnazione, ovvero non hanno mai reagito alle minacce perch\u00e9 impossibilitate in quanto vittime di abusi, violenze, torture, allora vivranno in una condizione di allerta cronica e permanente anche da persone libere. Non solo. Aver subito tutto questo orrore in condizioni igieniche degradanti ha aumentato il livello di terrore&quot;.   \u00a0Mencacci confida di essersi &quot;molto commosso&quot; nel vedere in Tv il rilascio delle tre donne israeliane. &quot;Di fronte a un dramma di popoli, una condanna impensabile per chi \u00e8 stato liberato, ma anche per chi \u00e8 ancora prigioniero, mi ha colpito la compostezza di chi accoglieva Emily, Romi e Doron: non \u00e8 stato un momento di festa ma un momento di profonda commozione. Inoltre, solo una di loro si \u00e8 lasciata andare ad un abbraccio con una donna soldato&quot;. C&#039;\u00e8 poi chi si &quot;sente in colpa nei confronti di chi invece \u00e8 ancora in ostaggio e di chi non ce l&#039;ha fatta&quot;. Ecco perch\u00e9 &quot;ora occorre ricostruire il senso di s\u00e9, superare le ferite cos\u00ec profonde con tutto l&#039;aiuto di esperti, ma \u00e8 una situazione indicibile. Speriamo solo che la tregua prosegui&quot;, conclude lo psichiatra.  \u00a0Noemi Grappone, psicoterapeuta esperta in traumi di guerra e violenza, conferma all&#039;Adnkronos Salute l&#039;analisi dell&#039;Oms Europa, secondo cui per gli ostaggi il &quot;percorso di ripresa sar\u00e0 lungo e doloroso, possono volerci anni&quot;. \u00a0&quot;Gli ostaggi israeliani liberati ieri dopo 471 giorni di prigionia a Gaza sicuramente hanno vissuto un&#039;esperienza cronicamente traumatica. Il loro ritorno alla normalit\u00e0 \u00e8 auspicabile, ma sar\u00e0 scandito da incubi, flashback, pensieri intrusivi cristallizzati. Dovranno seguire lunghe terapie perch\u00e9 superare un disturbo post traumatico complesso richiede anni. Serve l&#039;aiuto di esperti, ma lo scenario sociale e di guerra in cui vivono deve cambiare&quot;. \u00a0&quot;Talvolta la mente ha la capacit\u00e0 di &#039;evitare&#039; di ricordare, quindi grazie a questo meccanismo difensivo la vittima \u00e8 in grado di rimuovere la terribile esperienza, ma non sempre accade &#8211; spiega Grappone dell&#039;Ordine degli psicologi del Lazio e membro dell&#039;associazione Emdr Italia &#8211; Altre volte chi ha subito uno choc cos\u00ec terribile una volta tornato libero vive in una situazione di perenne &#039;iper vigilanza&#039;, come se il pericolo della prigionia non finisse mai&quot;. Inoltre, per l&#039;esperta &quot;occorre capire se&quot; tra le donne liberate ieri a Gaza &quot;ci siano casi di sindrome di Stoccolma&quot;, quel particolare stato psicologico che pu\u00f2 interessare le vittime di un sequestro o di un abuso ripetuto, le quali, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti positivi verso il proprio aguzzino, che possono andare dalla solidariet\u00e0 all&#039;innamoramento. &quot;Tutto dipende &#8211; sottolinea Grappone &#8211; dal tipo di legame (gerarchico\/di potere) che si \u00e8 instaurato tra vittima e carnefice in una situazione al limite&quot;.\u00a0Per tutti questi motivi, chi ha &quot;vissuto lunghi periodi in ostaggio va seguito per anni &#8211; sottolinea la psicologa &#8211; con l&#039;aiuto di esperti e con terapie che lavorano sul ricordo, sull&#039;esperienza traumatica. I pazienti devono rivivere quei momenti per uscire dal trauma il prima possibile. L&#039;Emdr &#8211; rimarca Grappone &#8211; \u00e8 un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici che a esperienze pi\u00f9 comuni ma emotivamente stressanti&quot;. Poi con il tempo si torner\u00e0 alla normalit\u00e0. Ma come? &quot;Sicuramente riprendere la routine aiuta ad avere un senso di sicurezza. Tuttavia &#8211; precisa l&#039;esperta &#8211; la societ\u00e0 in cui queste persone vivono deve essere riabilitante. Parliamo di un trauma collettivo, che riguarda la comunit\u00e0, non solo l&#039;individuo. Se in Medio Oriente la situazione non cambia, se lo scenario di guerra resta quello che noi conosciamo, dunque, non c&#039;\u00e8 riparazione e sar\u00e0 tutto pi\u00f9 difficile&quot;. \u00a0Non solo gli ostaggi detenuti a Gaza avranno bisogno di supporto psicologico per anni, ma &quot;andranno seguiti e supportati anche i familiari, perch\u00e9 anche loro hanno vissuto un terribile trauma&quot;, sottolinea Grappone. &quot;Le famiglie hanno bisogno anche loro di essere supportate in questo ricongiungimento con le vittime perch\u00e9 potrebbero vivere le stesse reazioni di paura, allarme e senso continuo di perdita &#8211; spiega Grappone, dell&#039;Ordine degli psicologi del Lazio e membro dell&#039;associazione Emdr Italia &#8211; Quindi anche per loro \u00e8 importante una fase di elaborazione delle memorie traumatiche e delle emozioni e credenze connesse a queste memorie, sia verso se stessi che verso le vittime e il mondo che ha permesso tutto ci\u00f2&quot;.\u00a0&quot;Le famiglie devono lavorare sulle difficolt\u00e0 che possono incontrare sul piano relazionale, sul piano della vita quotidiana, al fine di riprendere un progetto di vita che mira alla sicurezza e alla stabilit\u00e0&quot;, conclude la psicologa. (di Francesca Filippi)\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Sorrisi e abbracci per le tre ragazze ostaggio di Hamas, tornate ieri in Israele in base all&#039;accordo che ha sancito la tregua nella Striscia di Gaza. 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