{"id":62555,"date":"2025-01-15T20:07:20","date_gmt":"2025-01-15T19:07:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=62555"},"modified":"2025-01-15T20:07:20","modified_gmt":"2025-01-15T19:07:20","slug":"genitori-influencer-lucarelli-servono-piu-regole-tanti-monetizzano-sui-figli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=62555","title":{"rendered":"Genitori influencer, Lucarelli: &#8220;Servono pi\u00f9 regole, tanti monetizzano sui figli&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u00c8 un fenomeno pi\u00f9 comune di quanto si pensi quello delle &#039;momfluencer&#039; o dei &#039;dadfluencer&#039;. Parola di chi i social li conosce a fondo. &quot;Spesso &#8211; spiega all&#039;Adnkronos Salute Selvaggia Lucarelli &#8211; con la scusa di condividere la gioia della maternit\u00e0 e consigli su come gestire la vita con figli, in realt\u00e0 si creano pagine che hanno come unico scopo quello di monetizzare grazie al fatto di essere madri o padri. Ci sono pagine che vertono solo su quell&#039;argomento, addirittura i nomi stessi sono &#039;Mamma di tre figli&#039;, &#039;Mamma di quattro figli&#039;&quot;. Partono gi\u00e0 cos\u00ec, racconta l&#039;esperta, commentando i risultati di un&#039;analisi Uk pubblicata su &#039;Plos One&#039;, che mostra come in 3 post su 4 pubblicati da popolari mamme influencer compaiano i loro bambini (quasi la met\u00e0 sono post pubblicitari). &quot;Altri profili, invece &#8211; continua Lucarelli &#8211; nascono in teoria con scopi diversi che possono essere banalmente anche solo mostrare se stessi, la propria vita, quotidianit\u00e0. Non appena arriva una gravidanza, per\u00f2, si spostano completamente sulla narrazione della maternit\u00e0. Non perch\u00e9 sia pi\u00f9 interessante, ma perch\u00e9 i contenuti sulla maternit\u00e0 sono sempre quelli pi\u00f9 cliccati, con pi\u00f9 engagement&quot;. \u00a0<br \/>\nEd engagement &quot;vuol dire soldi&quot;, chiarisce. &quot;Se un post in cui faccio vedere la mia foto al mare fa 50mila like, e uno in cui faccio vedere che costruisco con mio figlio un castello di sabbia al mare ne fa 150mila, \u00e8 chiaro che il valore economico \u00e8 pi\u00f9 alto &#8211; i Ferragnez insegnano &#8211; e pian piano la narrazione si sposta completamente sui figli, perch\u00e9 i figli fanno fatturare di pi\u00f9, \u00e8 molto semplice il discorso. I Ferragnez quando erano i Ferragnez postavano quasi solo contenuti sui figli, perch\u00e9 erano i contenuti che creavano pi\u00f9 engagement&quot;. Ma questi post hanno un risvolto economico anche quando non compare direttamente la sponsorizzazione di un prodotto? &quot;Certo &#8211; analizza Lucarelli &#8211; perch\u00e9 aggiungono valore, perch\u00e9 danno valore al proprio profilo. Anche quando il contenuto con un figlio non \u00e8 un &#039;adv&#039;, sar\u00e0 sicuramente quello che riceve pi\u00f9 &#039;like&#039; e che ha pi\u00f9 engagement. E questo alza il valore della pagina&quot;. In altre parole, &quot;nel &#039;borsino&#039; delle pagine ne vale di pi\u00f9 una con 6 milioni di interazioni di una che ne ha 2 milioni. E le interazioni le crei soprattutto mettendo foto con i figli&quot;. \u00a0Per Lucarelli &quot;sarebbe certamente necessario&quot; lavorare a una nuova legislazione che protegga maggiormente i bambini online, come suggerito dalle ricercatrici, perch\u00e9 &quot;molti genitori di fatto trasformano i propri figli in &#039;prodotti&#039;. E siccome per monetizzare i contenuti con i figli &#8211; puntualizza &#8211; i figli li devi mostrare, non puoi semplicemente ritrarli di spalle o alludere, diventa sostanzialmente un circolo vizioso, perch\u00e9 pi\u00f9 li mostri e pi\u00f9 guadagni&quot;. Il problema, precisa poi Lucarelli, &quot;non \u00e8 che c&#039;\u00e8 un contenuto pi\u00f9 dannoso di un altro. Il tema \u00e8 che tu crei un&#039;identit\u00e0 digitale a un bambino che da adulto pu\u00f2 desiderare non possederla. E non \u00e8 una scelta reversibile. Non si torna indietro, una volta che hai pubblicato migliaia di contenuti su tuo figlio&quot;.  \u00a0&quot;Io non sono categorica su queste cose. Se pubblichi la foto di un figlio, sei uno sconosciuto e lo fai una volta ogni tanto, non succede niente &#8211; \u00e8 la riflessione di Lucarelli &#8211; e capisco che ogni tanto faccia piacere condividere la foto di un figlio, l&#039;ho fatto anche io. Per\u00f2 un conto \u00e8 condividere una tantum uno scatto di un bambino, un conto \u00e8 far s\u00ec che tuo figlio diventi il centro del tuo &#039;business&#039; e che, in virt\u00f9 del fatto che grazie a tuo figlio fatturi, sacrifichi la sua privacy e gli crei un&#039;identit\u00e0 digitale di cui non si liberer\u00e0 mai pi\u00f9&quot;. Ci sono poi genitori, fa notare, &quot;che postano anche contenuti imbarazzanti, contenuti di cui magari un ragazzino domani &#8211; o anche oggi &#8211; si vergogna. Quello che tu pubblichi di tuo figlio, infatti, lo vedono anche magari i bambini che vanno a scuola con lui, le loro mamme. Perch\u00e9 io devo sapere che quella notte il bambino ha vomitato?&quot;, si chiede Lucarelli, portando pure altri esempi.\u00a0&quot;Ci sono madri che riprendono i figli sul vasino mentre fanno i bisogni&quot;, dice. Scandagliando i social, Lucarelli ha visto di tutto. &quot;C&#039;\u00e8 una famiglia &#8211; racconta &#8211; che \u00e8 finita di recente al centro dell&#039;attenzione perch\u00e9 c&#039;\u00e8 questo padre che pubblica quotidianamente 15-20 video dei suoi quattro figli, di tutte le et\u00e0. E naturalmente sta gi\u00e0 monetizzando, perch\u00e9 riceve pacchi, regali, eccetera&quot;. Fra i commenti ai post, per\u00f2, ce ne sono anche di offensivi. &quot;Lui lo vede e, a ragione, fa l&#039;indignato. Ma di fatto sa che il meccanismo storto \u00e8 questo e va avanti, perch\u00e9 alla fine sul piatto della bilancia ci sono da una parte le monetizzazioni e dall&#039;altra la serenit\u00e0 dei propri figli, e ha scelto di monetizzare. Per\u00f2 non \u00e8 molto diverso da quello che hanno fatto sempre i Ferragnez e mille altri profili. Mariano Di Vaio, per esempio, ha i figli, minorenni, che hanno gi\u00e0 tutti degli account social&quot;. E si ritorna al tema della possibilit\u00e0 di scegliere. \u00a0In Francia, segnala lo studio pubblicato su &#039;Plos One&#039;, esiste una sorta di diritto all&#039;oblio per i bimbi che vengono inclusi nei post di influencer, che si attiva su loro richiesta. Per\u00f2, obietta Lucarelli, &quot;tu puoi rimuovere un contenuto da un social media, ma poi quel contenuto ripassa altrove. Chi monetizza grazie ai bambini ha un livello di popolarit\u00e0 importante, altrimenti non ti pagano per sponsorizzare prodotti per bambini. Per cui questo vuol dire che sostanzialmente quei contenuti sono gi\u00e0 usciti, sono rimbalzati su siti, giornali. Si pu\u00f2 tamponare&quot; con misure di questo tipo, ex post, &quot;ma il problema non lo puoi pi\u00f9 rimuovere alla radice&quot;. Per esempio appare irrealistico &quot;che oggi Leone e Vittoria&quot;, i figli di Fedez e Chiara Ferragni, &quot;possano far rimuovere tutti i post&quot; che li ritraggono.\u00a0E&#039; meglio dunque partire da &quot;regole che siano al di l\u00e0 dell&#039;utilizzo dei social network, delle regole generali&quot;, conclude Lucarelli. Tra l&#039;altro, osserva, &quot;i giornalisti hanno delle regole molto stringenti sulla pubblicazione di qualsiasi contenuto che riguarda minori. Se &#039;sgarriamo&#039; c&#039;\u00e8 il garante e mille organi che ci riprendono. Non si capisce perch\u00e9 invece un genitore possa ritenere il figlio &#039;propriet\u00e0&#039; e diventare non pi\u00f9 un tutore, ma una persona che ha a disposizione la vita e la morte mediatica del proprio figlio. Ritengo che si debba dunque lavorare alla base del problema&quot;.\u00a0Foto di famiglia con pet, video che &#039;rubano&#039; attimi spensierati di giochi in cameretta, le gag divertenti tra fratelli, i ricordi dei viaggi con beb\u00e8 al seguito, scatti in posa con travestimenti a tema per mamma, pap\u00e0 e prole &#8211; spesso numerosa &#8211; al completo. Sono alcuni dei post pi\u00f9 frequenti nei profili delle mamme influencer. Pagine che vantano anche milioni di follower, a suon di hashtag accattivanti: #momlife, #love, #motherandson. Un universo parallelo di sorrisi, bellezza, perfezione ai limiti della realt\u00e0, anche quando ad essere ritratti sono buffi momenti familiari apparentemente disastrosi. A esplorare questo mondo \u00e8 un team di ricercatori in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica &#039;Plos One&#039;.\u00a0Le autrici, Katherine Baxter della Liverpool Hope University e Barbara Czarnecka della London South Bank University, si sono concentrate su dieci popolari influencer britanniche della maternit\u00e0, con follower sopra quota 10mila su Instagram, e hanno condotto un&#039;analisi dei contenuti di 5.253 post, integrandola con dati auto-riportati dalle influencer stesse. Obiettivo: approfondire in particolare le pratiche di condivisione delle immagini dei figli. Quello che emerge \u00e8 che i bambini compaiono in 3 post su 4 (oltre il 75%, cio\u00e8 3.917), pur rimanendo relativamente bassa la quota di post con contenuti imbarazzanti, intimi o rivelatori (11,5%). In particolare, le ricercatrici hanno rilevato che le sponsorizzazioni e la pubblicit\u00e0 di prodotti erano presenti nel 46,4% dei post che mostravano bambini, &quot;il che &#8211; evidenziano nell&#039;analisi &#8211; indica che le immagini di bambini vengono spesso utilizzate per guadagni economici&quot;. Nonostante ci\u00f2, lo studio mostra che la popolarit\u00e0 dei post non varia in base all&#039;inclusione o meno dei piccoli: i post in cui sono presenti non ricevono pi\u00f9 &#039;like&#039; di quelli che non li mostrano.\u00a0Le influencer al centro della ricerca, spiegano le esperte, &quot;hanno espresso una forte fiducia nella sicurezza online su Instagram e hanno mostrato indifferenza o disponibilit\u00e0 verso lo sharenting&quot;, come viene definita la pratica dei genitori che condividono via social immagini e contenuti sui propri figli, &quot;indicando che&quot; questa condivisione &quot;potrebbe essere una strategia deliberata piuttosto che un atto accidentale&quot;. Ricerche precedenti, ricordano le autrici, hanno suggerito l&#039;esistenza di un &#039;paradosso della privacy&#039;, in base al quale le preoccupazioni dichiarate dalle persone sulla privacy online non sono in linea con il loro comportamento di pubblicazione. Le &#039;momfluencer&#039; si trovano spesso in situazioni in cui i confini sono sfumati.\u00a0La tesi \u00e8 che l&#039;aspettativa di condividere continuamente momenti privati pu\u00f2 portare a un senso di vulnerabilit\u00e0 e perdita di controllo sulla propria vita. Questa relazione paradossale tra esposizione pubblica e vita privata crea una tensione che le influencer devono costantemente gestire e che molti ricercatori affermano porti a vivere il paradosso della privacy. Ma l&#039;apparente mancanza di preoccupazione delle influencer prese in esame sul tema dello sharenting &quot;non sembra supportare questo paradosso&quot;, analizzano le esperte.\u00a0&quot;Negli ultimi 2 decenni &#8211; osservano le ricercatrici &#8211; gli influencer dei social media sono diventati una strategia di comunicazione popolare in tutto il mondo, sollevando preoccupazioni sulla privacy, in particolare nel contesto della condivisione di immagini di bambini&quot;. Il materiale pubblicato viene spesso condiviso per benefici finanziari, tra cui pubblicit\u00e0 e contenuti sponsorizzati. Le influencer della maternit\u00e0 sono diventate una delle categorie pi\u00f9 &#039;prolifiche&#039;: condividono immagini che mostrano i loro figli e le loro famiglie che promuovono marchi e prodotti o che ritraggono importanti temi chiave vissuti nella genitorialit\u00e0. Sono anche criticate, evidenziano Baxter e Czarnecka, &quot;per il fatto di condividere troppi contenuti privati e intimi, in particolare video e immagini dei loro figli e spesso per fini commerciali, sollevando dibattiti sulle implicazioni etiche e sulla privacy&quot;.\u00a0La ragione \u00e8 evidente: i bambini non possono acconsentire alla condivisione online di immagini ed eventi della loro vita. Alcune forme di sharenting &quot;invadono la privacy&quot; di questi minori, ripercorrono le autrici dell&#039;analisi, &quot;e potrebbero avere potenziali impatti psicologici futuri, in particolare quando il bambino ottiene un seguito ampio e potenzialmente indesiderato sui social&quot;.\u00a0Altri problemi che si sono verificati includono &quot;l&#039;uso improprio delle immagini dei bambini, la potenziale informazione che finisce nelle mani&quot; di persone sbagliate con fini criminali, &quot;il monitoraggio non tracciato dei bambini per uso commerciale da parte di organizzazioni, l&#039;uso illegale delle immagini per vendere prodotti&quot;. E va considerato anche che l&#039;impronta dei social e la permanenza digitale sono &quot;eterne&quot;, e che non si possono escludere risvolti di bullismo o molestie per il bambino che viene esposto. Questi i rischi che vengono riportati da diversi studi e analisi.\u00a0In Francia, si legge nella ricerca, &quot;questo problema \u00e8 stato preso cos\u00ec seriamente che \u00e8 stata recentemente approvata una legge per conferire ai bimbi inclusi nei post di influencer il diritto all&#039;oblio, in base al quale su richiesta del bambino qualsiasi contenuto pu\u00f2 essere rimosso completamente dalla piattaforma dei social media&quot;.\u00a0I risultati di questo studio, concludono le autrici, &quot;dimostrano che le influencer della maternit\u00e0 usano immagini dei loro figli nella maggior parte dei post sui social media e in quasi la met\u00e0 dei post sponsorizzati. Sebbene i contenuti sensibili siano stati condivisi relativamente sporadicamente, ci uniamo all&#039;appello di chi sostiene che dovrebbe essere sviluppata una nuova legislazione per proteggere i bambini online e salvaguardarli per impedire che vengano sfruttati&quot;. Perch\u00e9, fanno notare le esperte guardando nello specifico alla situazione normativa in Uk, &quot;mentre vengono introdotte maggiori limitazioni sui contenuti generati dagli utenti sui social media, i diritti dei bambini non sono ancora sufficientemente specificati&quot;.\u00a0\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u00c8 un fenomeno pi\u00f9 comune di quanto si pensi quello delle &#039;momfluencer&#039; o dei &#039;dadfluencer&#039;. 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