{"id":61998,"date":"2025-01-12T10:14:25","date_gmt":"2025-01-12T09:14:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=61998"},"modified":"2025-01-12T10:14:25","modified_gmt":"2025-01-12T09:14:25","slug":"usa-follini-per-democrazie-europee-si-annunciano-incognite-e-rischi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=61998","title":{"rendered":"Usa, Follini: &#8220;Per democrazie europee si annunciano incognite e rischi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Forse non \u00e8 mai stata cos\u00ec &#039;americana&#039; la politica italiana. E cio\u00e8 incentrata, nel bene e nel male, sul legame atlantico e sugli oneri, le conseguenze e le imprevedibilit\u00e0 che ne discendono. Come a dire che da l\u00ec, da quella frontiera, da come ci si pone a cavallo di quella alleanza, scaturisce tutto il resto. Prima la visita lampo di Giorgia Meloni a Mar-a- Lago, poi la mancata visita di commiato che Biden aveva previsto di fare a Roma, poi ancora, di qui a poco, la cerimonia di insediamento di Trump, con il consueto censimento dei presenti e degli assenti. Nel frattempo, tutte le ombre e le voci sul progetto Starlink. Un ribollire di intenzioni, strategie, curiosit\u00e0 e sospetti che sembra annunciare il controverso destino che si affaccia sui confini del nostro cortile di casa. \u00a0Non \u00e8 la prima volta che accade, si dir\u00e0. Fin dal dopoguerra, nei tardi anni quaranta, l\u2019Italia si divise principalmente sull\u2019adesione alla Nato. E fu la decisione di De Gasperi a tracciare il solco che avrebbe opposto i partiti dell\u2019epoca davanti al bivio tra un mondo e l\u2019altro. Quella decisione fin\u00ec alla lunga per essere condivisa un po\u2019 da tutti -anche da quelli che inizialmente l\u2019avevano avversata. E un po\u2019 tutti, infatti, riconobbero alla fine che proprio il primato geopolitico americano costituiva la migliore garanzia per la libert\u00e0 e la sicurezza del nostro paese. \u00a0Ora ci troviamo per\u00f2 alle prese con un\u2019altra America. E cio\u00e8 con un modello politico che non appare pi\u00f9 cos\u00ec votato come un tempo n\u00e9 verso l\u2019equilibrio dei poteri al suo interno n\u00e9 verso una ragionevole condivisione delle scelte all\u2019esterno. Resta la pi\u00f9 forte democrazia del pianeta, si dir\u00e0. Eppure a leggere le cronache degli ultimi tempi sembra quasi che quel credo politico che l\u2019ha guidata nei meandri della guerra fredda stia lasciando ora il posto a un diverso ordine di priorit\u00e0 e di preoccupazioni. Non perch\u00e9 la democrazia possa essere capovolta a vantaggio di una dittatura, ci mancherebbe. Ma perch\u00e9 quella forma politica che per noi \u00e8 sostanza da quelle parti appare ora meno strategica e fondamentale di un tempo. Come se altre priorit\u00e0 e altre premure ne avessero insidiato il primato. O almeno il fulgore. \u00a0Si affaccia cos\u00ec, di l\u00e0 dai confini di quell\u2019oceano, una visione un po\u2019 sbrigativa e quasi insofferente verso tutte quelle procedure che da sempre servono a tenere in equilibrio la bilancia dei poteri. Come se il trumpismo -per giunta con la variante &#039;turbo&#039; di Elon Musk- avesse fretta di prendere un sopravvento ancora pi\u00f9 marcato, fin quasi a rendere irrilevanti tutte le altre visioni in campo. Quella dell\u2019opposizione democratica. Quella delle voci critiche. Quella delle altre istituzioni. E ovviamente anche quella degli alleati. Verso i quali il potere americano ha sempre mostrato una certa diffidenza. Ma che ora vengono per cos\u00ec dire confinati in un angolo ancora pi\u00f9 stretto e angusto. \u00a0In molti paventano che a lungo andare di questo passo si possa profilare il rischio di una deriva autoritaria. Ma anche senza rincorrere paure e fantasmi cos\u00ec estremi resta il fatto che in tutte le democrazie (e segnatamente in quella americana) si avverte come una sorta di stanchezza verso quelle ritualit\u00e0 politiche e istituzionali che pure hanno fatto la fortuna del nostro modello politico. Cos\u00ec, la suggestione di forme pi\u00f9 sbrigative da un lato e la spinta delle nuove tecnologie globali dall\u2019altro sembrano disegnare il percorso -o almeno il rischio- di un progressivo scivolamento verso esiti politici ben diversi da quelli delle pi\u00f9 nobili consuetudini che stanno alle nostre spalle. Quasi che il nostro mondo non potesse pi\u00f9 venire governato con tutte le cautele, i riguardi, le remore, le prudenze che pure avevano reso a suo tempo cos\u00ec forti le istituzioni e cos\u00ec suggestivi i messaggi che venivano da occidente. Una politica troppo lenta viene a questo punto sfidata da un\u2019economia troppo veloce e da una tecnologia troppo possente. E la concentrazione di tutte queste dinamiche finisce per rendere non pi\u00f9 tollerato, o magari anche solo non pi\u00f9 conveniente come una volta, il modo di pensare, di agire e di scegliere che improntava le nostre pi\u00f9 antiche procedure democratiche. Sono fantasmi? A leggere le cronache non si direbbe. Fatto sta questa doppia sfida che ci viene da questa nuova America che ora sta prendendo il largo pone a Meloni e a tutta la politica italiana, un dilemma assai originale. E cio\u00e8 come restare stretti alleati degli Stati Uniti mantenendo per tutti noi -italiani, europei- quei larghi margini di originalit\u00e0 e di iniziativa che danno fondamento ai nostri pi\u00f9 preziosi caratteri politici. Per tutte le blasonate democrazie europee si annuncia un tempo di molte incognite e di qualche rischio&quot;. (di Marco Follini)\u00a0&#8212;politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Forse non \u00e8 mai stata cos\u00ec &#039;americana&#039; la politica italiana. 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