{"id":61697,"date":"2025-01-10T11:36:00","date_gmt":"2025-01-10T10:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=61697"},"modified":"2025-01-10T11:36:00","modified_gmt":"2025-01-10T10:36:00","slug":"cancro-al-seno-crescono-i-casi-in-donne-giovani-e-cala-la-mortalita-prima-dei-50-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=61697","title":{"rendered":"Cancro al seno, crescono i casi in donne giovani e cala la mortalit\u00e0 prima dei 50 anni"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; I casi di tumore al seno fra le donne giovani sono in aumento in tutto il mondo. Tuttavia, la mortalit\u00e0 delle pazienti under 50 \u00e8 in calo: in Italia, tra il 2006 e il 2021 \u00e8 scesa del 16%.  Un risultato che apre ad una serie di nuove problematiche da gestire per i clinici tra cui la preservazione della fertilit\u00e0. Un ambito quest\u2019ultimo dove gli specialisti italiani, e in particolar modo l\u2019ospedale San Martino di Genova, sono stati pionieri sul versante della ricerca. Lo dimostrano i numerosi studi scientifici condotti a riguardo e presentanti nei pi\u00f9 importanti congressi scientifici nazionali ed internazionali. E\u2019 quanto emerso nel capoluogo ligure in occasione del meeting &#039;Back From San Antonio&#039;, che si apre oggi a Genova e dedicato alle principali novit\u00e0 dal &#039;San Antonio Breast Cancer Symposium&#039;, il congresso di riferimento mondiale che si tiene ogni anno a dicembre negli Stati Uniti.  \u00a0&quot;Ogni anno nel nostro Paese ancora pi\u00f9 di 15mila donne perdono la vita a causa del tumore mammario &#8211; sottolinea Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttore della Clinica di Oncologia Medica dell\u2019Irccs Ospedale Policlinico San Martino, Universit\u00e0 di Genova -. Tuttavia il calo dei decessi, tra le pazienti pi\u00f9 giovani, \u00e8 senza dubbio un dato incoraggiante e dovuto soprattutto ad un netto miglioramento delle possibilit\u00e0 terapeutiche. Quando colpisce una donna giovane, al di sotto dei 40 anni, il tumore \u00e8 spesso biologicamente pi\u00f9 aggressivo. Inoltre il rischio che si tratti di una neoplasia ereditaria, legata alla presenza di mutazioni patogenetiche Brca, \u00e8 pi\u00f9 elevato rispetto ai casi diagnosticati in et\u00e0 pi\u00f9 avanzata&quot;. \u00a0In Italia, in 10 anni, i casi di carcinoma della mammella sono aumentati del 16%: erano 48mila nel 2013 e sono stati 55.900 nel 2023. Si tratta della neoplasia pi\u00f9 frequente non solo fra le donne, ma in tutta la popolazione (sebbene i casi nei maschi siano rari, \u00e8 bene che anche gli uomini non sottovalutino possibili campanelli d&#039;allarme). &quot;Dall\u2019altro lato, fortunatamente, sono sempre pi\u00f9 efficaci gli strumenti a disposizione dei clinici per affrontare la malattia e, oggi, oltre 834mila pazienti vivono dopo la diagnosi, l\u201987% delle pazienti \u00e8 vivo a 5 anni dalla diagnosi &#8211; sottolinea Del Mastro &#8211; Il percorso di cura, oltre a garantire le ottime probabilit\u00e0 di guarigione attualmente raggiunte, deve prevedere che le donne giovani possano avere, una volta superata la malattia, le stesse prospettive ed aspettative delle donne che non si sono ammalate. Tra queste prospettive riveste particolare importanza l\u2019eventuale desiderio di gravidanza futura. Da anni qui a Genova stiamo studiando gli effetti collaterali legati alle terapie antitumorali e che possono portare a disfunzione ovarica, menopausa precoce ed infertilit\u00e0. Grazie a trattamenti adeguati e personalizzati, messi a punto anche attraverso gli studi condotti dal nostro gruppo di ricerca del San Martino-Universit\u00e0 di Genova, \u00e8 oggi possibile diventare madre anche dopo il cancro&quot;. \u00a0&quot;L\u2019integrazione tra assistenza, ricerca e formazione &#8211; spiega Marco Damonte Prioli, Direttore generale dell\u2019Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova &#8211; \u00e8 fondamentale per garantire la pi\u00f9 alta qualit\u00e0 delle cure e la possibilit\u00e0 di effettuare attivit\u00e0 di ricerca in grado di cambiare gli standard terapeutici a livello internazionale. E\u2019 quanto accade all\u2019Ospedale San Martino che \u00e8 stato nuovamente riconosciuto, al termine di una procedura di accreditamento e verifica molto selettiva e condotta da esperti internazionali, come &#039;Comprehensive Cancer Center&#039;. E\u2019 il livello massimo di accreditamento previsto dall\u2019organizzazione internazionale OECI (Organization of European Cancer Institutes). La Breast Unit, del nostro ospedale, rappresenta non solo l\u2019hub regionale per la patologia ma anche un riferimento a livello nazionale ed internazionale per il trattamento e la ricerca sul carcinoma mammario&quot;.\u00a0&quot;In Liguria ogni anno vengono diagnosticati circa 1.650 nuovi casi di tumore del seno e la maggioranza viene trattata nel nostro Ospedale &#8211; aggiunge Antonio Uccelli, Direttore scientifico dell\u2019Irccs San Martino -. L\u2019intensa attivit\u00e0 di ricerca \u00e8 testimoniata dalla percentuale, superiore alla media internazionale, di pazienti che vengono inserite in studi clinici: circa il 26%. Ci\u00f2 consente alle donne un accesso precoce ai nuovi trattamenti, con potenziale miglioramento dei risultati terapeutici. Inoltre, il nostro Ospedale si distingue per l\u2019elevato numero di studi cosiddetti &#039;accademici&#039; vale a dire studi disegnati dai nostri ricercatori, attraverso i quali \u00e8 possibile migliorare la qualit\u00e0 delle cure attraverso strategie che non sono basate esclusivamente sull\u2019introduzione di nuovi farmaci&quot;. \u00a0Sempre al convegno di Genova sono illustrati i principali risultati di quattro studi che i ricercatori italiani hanno presentato nelle scorse settimane in sessione orale al San Antonio Breast Cancer Symposium. Al congresso americano Matteo Lambertini (professore associato di Oncologia Medica presso l\u2019Universit\u00e0 di Genova-Irccs Ospedale Policlinico San Martino) ha mostrato una nuova ricerca sul ruolo della chirurgia preventiva per la riduzione del rischio di recidiva tra le portatrici di mutazioni Brca. Sono stati analizzati i dati raccolti tra il 2000 e il 2020 di 5.290 pazienti under 40 con tumore del seno trattate in 109 istituti di tutto il mondo. Quelle che hanno subito una mastectomia bilaterale avevano un rischio di morte inferiore del 35% e una riduzione del 42% di recidiva del cancro o di un secondo tumore maligno. &quot;Lo studio evidenzia nuovamente l\u2019importanza della chirurgia di riduzione del rischio &#8211; afferma Lambertini -. E\u2019 una scelta difficile, spesso dolorosa per una donna ma che pu\u00f2 essere salvavita in determinate occasioni. I benefici della chirurgia sono stati osservati sia nelle donne Brca1 sia in quelle Brca2 mutate&quot;.\u00a0Valentina Guarneri, professore ordinario di Oncologia Medica presso l&#039;Universit\u00e0 di Padova e Direttore dell&#039;UOC di Oncologia 2 dell&#039;IOV Irccs di Padova ha invece portato negli Stati Uniti una ricerca sul carcinoma mammario triplo negativo. E\u2019 stato valutato l\u2019immunoterapico avelumab adiuvante per pazienti ad alto rischio di recidiva. &quot;E\u2019 un tipo di cancro al seno molto invasivo perch\u00e9 tende a crescere e a diffondersi pi\u00f9 velocemente &#8211; aggiunge Guarneri -. Al momento vi sono poche opzioni di trattamento disponibili e tra queste vi \u00e8 l\u2019immunoterapia attualmente indicata come trattamento neoadiuvante. Il nostro studio ha dimostrato che l\u2019anticorpo anti-PD-L1 avelumab, somministrato dopo il trattamento chemioterapico standard, migliora significativamente la sopravvivenza globale. Rispetto ad altre neoplasie, l\u2019immunoterapia \u00e8 arrivata relativamente tardi nella pratica clinica del carcinoma mammario. Sta per\u00f2 producendo evidenze scientifiche rilevanti in sottogruppo di malattia in cui le prognosi sono di solito pi\u00f9 infauste&quot;. \u00a0Non solo. Luca Malorni, Direttore dell\u2019unit\u00e0 di Ricerca Traslazionale dell\u2019Ospedale di Prato, a San Antonio ha presentato i primi risultati del TOUCH trial. In 145 donne con carcinoma mammario in fase iniziale Hr+\/Her2+ trattate con trastuzumab e pertuzumab come trattamento neoadiuvante &#8211; riporta una nota &#8211;  sono stati confrontati paclitaxel e palbociclib, quest\u2019ultimo in combinazione con letrozolo. &quot;Sono tumori mammari in cui dobbiamo implementare le possibilit\u00e0 di cura &#8211; sostiene Malorni -. Nello specifico bisogna ridurre il ricorso alla chemioterapia, favorendo le terapie ormonali anche attraverso una pi\u00f9 precisa selezione delle pazienti. Nello studio abbiamo per ora registrato un\u2019ottima compliance al trattamento da parte delle donne che hanno ricevuto palbociclib e letrozolo al posto della chemioterapia. Servono ora studi pi\u00f9 ampi, di medicina traslazionale, per valutare l\u2019effettiva efficacia di palbociclib nella gestione di questo tipo di neoplasie&quot;. \u00a0Infine le pazienti over 70 a basso rischio con tumore mammario in stadio iniziale sono state al centro dello studio EUROPA presentato da Icro Meattini (Responsabile Breast Unit dell\u2019Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze). &quot;Abbiamo confrontato gli effetti della radioterapia e della terapia endocrina come trattamenti monomodali dopo un primo intervento chirurgico &#8211; sottolinea Meattini -. Abbiamo per reclutato 731 donne in cura presso 17 centri italiani, pi\u00f9 uno sloveno. Il trattamento ormonale \u00e8 risultato associato ad una maggiore riduzione della qualit\u00e0 di vita rispetto a 24 mesi di sola radioterapia. Sono risultati provvisori e che suggeriscono come quest\u2019ultima sia preferibile come terapia per pazienti anziane e quindi pi\u00f9 suscettibili agli effetti collaterali delle cure anti-cancro&quot;.\u00a0&quot;Gli studi dei colleghi italiani dimostrano l\u2019ottimo livello raggiunto dalla ricerca oncologica italiana &#8211; conclude Del Mastro &#8211; che ha contribuito nel corso degli anni a stabilire nuovi standard di trattamento adottati in tutto il mondo. Per il futuro ci aspettiamo importanti novit\u00e0 non solo in termini di disponibilit\u00e0 di nuove terapie sempre pi\u00f9 efficaci e personalizzate ma anche di nuovi strumenti diagnostici. In particolare la biopsia liquida, che stiamo gi\u00e0 utilizzando nella malattia metastatica per scoprire mutazioni utili per la scelta terapeutica, potrebbe avere un ruolo importante per individuare precocemente le recidive ed intervenire tempestivamente col trattamento. I dati presentati a San Antonio dal Prof. Turner, cos\u00ec come i dati precedentemente presentati al congresso dell\u2019American Society of Clinical Oncology a Chicago, suggeriscono che attraverso la biopsia liquida, \u00e8 possibile individuare una quota di pazienti che dopo l\u2019intervento chirurgico presenta in circolo del Dna rilasciato dal tumore, e quindi indicativo della presenza di micrometastasi non individuabili con le normali tecniche strumentali di radiologia. Sono in corso vari studi per valutare se attraverso l\u2019utilizzo di questi test \u00e8 possibile migliorare la gestione terapeutica delle pazienti e migliorarne la prognosi&quot;.\u00a0Infine sempre all\u2019evento di Genova anche in questa edizione, saranno assegnati due premi a giovani oncologi under 40, prime firme di lavori scientifici sul carcinoma mammario pubblicati nel 2024. Verranno premiati: Davide Soldato (rientrato a Genova dopo un periodo di lavoro presso il Gustave Roussy di Parigi) per il lavoro che dimostra l\u2019importanza dell\u2019attivit\u00e0 fisica nelle donne operate per carcinoma mammario e Linda Cucciniello (del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano) per il lavoro relativo alla possibilit\u00e0 di prevedere la risposta completa al trattamento nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico Her2 positivo.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; I casi di tumore al seno fra le donne giovani sono in aumento in tutto il mondo. 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