{"id":59533,"date":"2024-12-27T09:32:40","date_gmt":"2024-12-27T08:32:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=59533"},"modified":"2024-12-27T09:32:40","modified_gmt":"2024-12-27T08:32:40","slug":"eni-la-vera-storia-del-cane-a-sei-zampe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=59533","title":{"rendered":"Eni, la vera storia del cane a sei zampe"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Un cane a sei zampe, volto verso la sinistra di chi guarda, con la testa che guarda all\u2019indietro e una fiamma rossa che esce dalla bocca spalancata. Quello di Eni non \u00e8 solo uno dei marchi pi\u00f9 riconoscibili che esistano, ma \u00e8 anche il simbolo di un\u2019Italia che negli anni \u201950 riusc\u00ec a riaccendersi di entusiasmo, ottimismo e voglia di fare dopo gli anni bui della guerra. Il \u2018cane a sei zampe\u2019 racchiude una storia di innovazione, intuizione e lungimiranza.\u00a0L\u2019Italia era da poco uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, era alle prese con la ricostruzione e il boom economico non \u00e8 ancora cominciato, quando Enrico Mattei, presidente di Eni, comprende che il consumo delle famiglie italiane sta per cambiare e che il modo in cui le aziende sapranno raccontarsi ai consumatori far\u00e0 la differenza.\u00a0Mattei capisce che la motorizzazione dell\u2019Italia \u00e8 appena agli inizi e che, in quel momento, le benzine prodotte mancano completamente di appeal presso una clientela di automobilisti in via di espansione. Ecco perch\u00e9, con una visione molto lucida del prossimo futuro, decide di investire nella pubblicit\u00e0, convinto che sia fondamentale colpire l\u2019immaginazione delle famiglie italiane, rendendo il proprio prodotto riconoscibile e familiare.\u00a0Mattei individua nell\u2019italianit\u00e0 il punto di forza della campagna pubblicitaria il prodotto Supercortemaggiore va accompagnato allo slogan \u201cla potente benzina italiana\u201d mentre quello dell\u2019Agipgas con \u201cil gas liquido del sottosuolo italiano\u201d.\u00a0Proprio per la consapevolezza dell\u2019importanza della pubblicit\u00e0 Mattei decide di affidare l\u2019ufficio competente non ad un esperto ma a un uomo di fiducia. Si tratta di Alberto Al\u00ec, segretario particolare di Marcello Boldrini, presidente dell\u2019Agip, uomo allora di nessuna competenza nel campo della comunicazione ma soggetto affidabile e in grado di realizzare quanto di volta in volta Mattei avrebbe richiesto. Ricorda Al\u00ec che Mattei, nel conferirgli l\u2019incarico, gli disse: \u201cla pubblicit\u00e0 presto avr\u00e0 un grosso sviluppo e io intendo seguirla personalmente e dare personalmente le direttive\u201d.\u00a0L\u2019arrivo di Alberto Al\u00ec segna dunque uno spartiacque tra una vecchia concezione dell\u2019impiego della pubblicit\u00e0 ed una realmente funzionale alla vendita di un prodotto. Prima di questa data infatti l\u2019ufficio pubblicit\u00e0, collocato nell\u2019area della direzione commerciale, era composto da un responsabile, Diego Dusmet, e da una segretaria. Il budget era di 300 milioni, sostanzialmente necessari a comprare qualche spazio pubblicitario su alcune riviste di settore e occasionalmente sui settimanali pi\u00f9 diffusi. Nel corso dei cinque anni successivi il budget dell\u2019ufficio arriva a 3 miliardi e mezzo ottenendo come risultato quello di aver fatto conoscere il nome di Agip e di Eni ed averlo legato a prodotti di qualit\u00e0.\u00a0\u00a0Fino a quel momento, prodotti ed azienda non hanno un marchio. La loro riconoscibilit\u00e0 \u00e8 affidata esclusivamente al nome, nessun segno grafico aiuta il cliente a richiamare alla memoria la benzina italiana. Agli inizi del 1952 Mattei, ben cosciente di dover risolvere questa mancanza, decide di fare un investimento economico importante per l\u2019epoca: un concorso con un montepremi di dieci milioni di lire per i due marchi dei due prodotti di punta (Supercortemaggiore e Agipgas), i relativi cartelloni pubblicitari e la colorazione della colonnina di distribuzione del carburante.\u00a0Il bando, pubblicato sulla rivista di architettura e arredamento Domus, chiede ai partecipanti di creare qualcosa che stupisca, i cartelloni pubblicitari dei due prodotti dovranno avere eccezionali valori grafici, essere moderni ed efficaci e rappresentare un emblema che diventi popolare.\u00a0La giuria vanta un parterre di grande qualit\u00e0: oltre a due rappresentanti dell\u2019Agip e al segretario Dante Ferrari, giornalista, compaiono Mario Sironi, pittore e parte attiva del gruppo Novecento; Mino Maccari, incisore che ha animato con i suoi disegni numerosi periodici tra i quali la rivista aziendale Eni \u2018Il Gatto Selvatico\u2019; Gio Ponti, architetto e designer cui sar\u00e0 affidata successivamente la progettazione di alcuni oggetti d\u2019arredo dei MotelAgip; Antonio Baldini, scrittore e presidente in quegli anni della esposizione Quadriennale d\u2019Arte di Roma; e Silvio Negro, giornalista e curatore di numerose mostre fotografiche. Per l\u2019Agip Mattei chiama la moglie di Marcello Boldrini, Renata, esperta d\u2019arte responsabile delle scelte di investimenti in arte di Enrico Mattei e il professor Faleschini.\u00a0Tra il maggio e il luglio del 1952 arrivano alla segreteria del concorso oltre 4.000 elaborati.\u00a0\u00a0Il marchio scelto \u00e8 diventato col tempo una vera e propria icona. Al presidente di Eni il cane disegnato da Luigi Broggini, la sua forma strana e aggressiva, le sei zampe, la colorazione forte, la fiamma rossa piacciono talmente tanto da decidere di utilizzare questa grafica non solo per i cartelloni pubblicitari ma anche per il marchio.\u00a0Gi\u00e0 alla fine del 1952 infatti, il cane a sei zampe rappresenta \u201cla potente benzina italiana\u201d sulle pagine dei principali quotidiani e su molte riviste di vario contenuto, a tiratura nazionale.\u00a0Il cane, per il quale a breve Ettore Scola (allora all\u2019ufficio pubblicit\u00e0 dell\u2019Agipgas) conia il fortunato slogan \u201ccane a sei zampe fedele amico dell\u2019uomo a quattro ruote\u201d, andr\u00e0 rapidamente a identificare non solo i prodotti ma, pi\u00f9 in generale, l\u2019azienda.\u00a0E continua a farlo, senza rinunciare alla modernit\u00e0. Il primo rebranding avvenne nel 1972, ad opera di Bob Noorda della Unimark. Sempre Bob Noorda rimise mano al logo nel 1992, in occasione della trasformazione di Eni in Societ\u00e0 per Azioni. Poi ancora nel 2010, quando si decise di abbandonare il marchio Agip, fino ad arrivare al rinnovamento del 2022. Oggi il marchio Eni si presenta in una forma grafica nuova: una composizione rivista che dichiara l\u2019evoluzione dell\u2019approccio all\u2019energia verso servizi e prodotti differenti ma tra loro complementari.\u00a0&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Un cane a sei zampe, volto verso la sinistra di chi guarda, con la testa che guarda all\u2019indietro e una fiamma rossa che esce dalla bocca spalancata. 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