{"id":4686,"date":"2024-03-06T19:31:05","date_gmt":"2024-03-06T18:31:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=4686"},"modified":"2024-03-06T19:31:05","modified_gmt":"2024-03-06T18:31:05","slug":"enna-prete-condannato-per-abusi-la-vittima-mia-storia-dia-coraggio-ad-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=4686","title":{"rendered":"Enna, prete condannato per abusi. La vittima: &#8220;Mia storia dia coraggio ad altri&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Mi auguro che questa sentenza possa aprire le porte a un cambio di rotta nelle denunce, che possa dare coraggio e speranza a tante altre vittime ancora in silenzio. Io, finalmente, ho ottenuto giustizia, l&#039;ho avuta dopo anni e nonostante diversi tentativi di condizionare l&#039;esito del processo&quot;. A parlare con l&#039;Adnkronos \u00e8 Antonio Messina, all&#039;indomani della sentenza di condanna a 4 anni e 6 mesi di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori, che lui stesso ha denunciato alla polizia nel 2020, facendo scattare l&#039;arresto, nell&#039;aprile del 2021, e il processo conclusosi ieri in primo grado con la condanna del prete. Una sentenza arrivata dopo otto ore di camera di consiglio. \u00a0&quot;Ieri \u00e8 stata giornata lunghissima &#8211; ammette Antonio che oggi ha 30 anni e che all&#039;epoca dei fatti ne aveva appena 16 -. Ascoltando la lettura del dispositivo ho pensato a tutti quei ragazzi che sono da soli o non hanno la forza di denunciare. So che non \u00e8 facile affrontare questo percorso&quot;. \u00a0Facile non lo \u00e8 stato neppure per lui che a don Rugolo si era rivolto cercando risposte ai mille dubbi di un adolescente. &quot;Mi affidai a quello che allora era un giovane seminarista &#8211; ricorda -, confidando non solo le mie perplessit\u00e0 sul mio possibile orientamento sessuale, ma anche la vocazione che in quegli anni sentivo forte in me&quot;. Invece di risposte e sostegno, per\u00f2, arriv\u00f2 altro. &quot;Mi ritrovai a subire un approccio sessuale da questo seminarista poi diventato sacerdote, che nel tempo ha sempre fatto leva sulla mia condizione di isolamento all&#039;interno della comunit\u00e0 parrocchiale&quot;. Anni vissuti con &quot;un profondo senso di solitudine&quot;. &quot;Gli abusi iniziarono nel 2009 e andarono avanti sino al 2013 &#8211; spiega all&#039;Adnkronos Eleanna Parasiliti Molica, avvocato di Antonio Messina -. All&#039;epoca il mio assistito frequentava la parrocchia di San Giovanni Battista ad Enna. Don Rugolo ha approfittato della condizione di grande fragilit\u00e0 di un adolescente, di uno stato di profondo turbamento veicolando il messaggio che determinati comportamenti fossero corretti&quot;.\u00a0&quot;Facendo leva sulla mia vocazione &#8211; racconta oggi Antonio &#8211; giustific\u00f2 gli approcci dicendo che queste cose avvenivano regolarmente anche dentro i seminari. Cerc\u00f2 di normalizzare tutto. Godeva di una grande fiducia nella comunit\u00e0&quot;. Cos\u00ec anche quando Antonio, nel 2014, decise di chiedere aiuto confidandosi con il proprio parroco non ottenne credito. &quot;Non mi credette&quot;, dice con amarezza. L&#039;ancora di salvezza per lui, per\u00f2, aveva il volto di un altro prete, don Giuseppe Fausciana. &quot;Mi ha sostenuto in tutti questi anni, non mi ha mai abbandonato&quot;. Grazie a lui il contatto con il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, a cui nel 2018 Antonio denuncia i fatti e che avvia un&#039;investigatio previa sul sacerdote. Un&#039;indagine ecclesiastica che si conclude, per\u00f2, con un nulla di fatto. &quot;L&#039;ultimo atto fu una proposta economica, 25mila euro in contanti in cambio di una clausola di riservatezza &#8211; dice Antonio -. Hanno provato a comprare il mio silenzio. E&#039; stato allora che ho definitivamente capito che non avrei mai potuto ottenere giustizia dalla Chiesa. Chiusi ogni rapporto con la Diocesi e denunciai tutto all&#039;autorit\u00e0 giudiziaria&quot;. Arrivarono le indagini, l&#039;arresto e il processo. \u00a0Antonio, oggi un archeologo, \u00e8 rimasto a vivere ad Enna. &quot;Mi occupo di attivit\u00e0 culturali, cerco di spendermi per la mia citt\u00e0, alla quale sono molto legato. Anche per questo non sono andato via, ma ammetto che all&#039;inizio, quando l&#039;inchiesta fu resa pubblica, non \u00e8 stato semplice&quot;. Lui, per\u00f2, ha deciso di uscire allo scoperto e di metterci la faccia. &quot;Enna \u00e8 una piccola comunit\u00e0 e volevo fermare voci e indiscrezioni. Ho pensato che non avrebbe avuto senso nascondersi e che la mia testimonianza potesse dare forza a chi si trovava nella mia stessa condizione&quot;. In tutti questi anni i momenti di scoramento sono stati tanti. Per le porte chiuse in faccia, per i &quot;tentativi di insabbiare tutto&quot;. &quot;Ho pensato che non avrei ottenuto giustizia, soprattutto quando ho percepito condizionamenti e pressioni ad alti livelli. Oggi per me \u00e8 importante che anche la Curia di Piazza Armerina sia stata riconosciuta responsabile civilmente. E&#039; il segno che c&#039;\u00e8 stato un sistema di coperture. Che chi sapeva ha protetto&quot;.\u00a0&quot;La sentenza di ieri ha riguardato altri due ragazzi vittime di questo sacerdote che non hanno avuto il coraggio di costituirsi parte civile nel processo &#8211; sottolinea Antonio Messina -. Ieri ho pensato a loro, mi auguro possano liberarsi di questo passato, di questo peso&quot;. Da quando Antonio ha deciso di raccontare la propria storia ha ricevuto due richieste di aiuto. &quot;Due giovani che hanno poi denunciato all&#039;autorit\u00e0 giudiziaria gli abusi commessi da due sacerdoti. Se la sentenza di ieri aiuter\u00e0 altre vittime ad affrontare le proprie paure allora avremo vinto tutti quanti&quot;. \u00a0Poi un appello: &quot;Bisogna che tutti prestino attenzione a quegli ambienti in cui agiscono adulti come educatori e occorre che nessun ragazzo sia isolato. Io ho avuto accanto la mia famiglia, ci sono persone che sono da sole e sono tante. Vivono in contesti familiari in cui \u00e8 meglio tacere una violenza che infangare il nome di un sacerdote e della chiesa. Vanno aiutati e supportati&quot;. A don Rugolo Antonio non vuole dire niente. &quot;Con me e con tutte le altre vittime ha sempre usato la chiave dello stato di soggezione. In tutte le udienze ho evitato persino di incrociare il suo sguardo. Il perdono? In questo momento non c&#039;\u00e8 spazio per questo sentimento&quot;.\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Mi auguro che questa sentenza possa aprire le porte a un cambio di rotta nelle denunce, che possa dare coraggio e speranza a tante altre vittime ancora in silenzio. 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