{"id":42637,"date":"2024-09-27T15:56:39","date_gmt":"2024-09-27T13:56:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=42637"},"modified":"2024-09-27T15:56:39","modified_gmt":"2024-09-27T13:56:39","slug":"oncologi-aiom-pochi-screening-e-diagnosi-in-fase-avanzata-in-immigrati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=42637","title":{"rendered":"Oncologi Aiom: &#8220;Pochi screening e diagnosi in fase avanzata in immigrati&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Ai problemi burocratici si aggiungono le barriere linguistiche ad ostacolare l\u2019accesso alla prevenzione oncologica degli immigrati, cos\u00ec, troppe diagnosi avvengono in fase avanzata. Il 39% delle donne immigrate non esegue la mammografia (rispetto al 27% delle italiane), con la conseguenza che, in questa popolazione, il carcinoma mammario \u00e8 diagnosticato in stadio precoce (I-II) in circa l\u201980% dei casi, rispetto a quasi il 90% nelle italiane. Sono problemi avvertiti anche dagli oncologi: 6 su 10 ritengono che la gestione dei pazienti extracomunitari sia complessa e il 91% \u00e8 preoccupato di non poter comunicare adeguatamente con questi malati. Solo 4 su 10, infatti, hanno il supporto di un mediatore culturale durante la prima visita. Per l\u201981% la prognosi oncologica nei migranti \u00e8 diversa (peggiore) rispetto ai risultati raggiunti nella popolazione residente e per l\u201986% questo \u00e8 dovuto alle disparit\u00e0 di accesso alle cure in modo tempestivo. Sono questi, in sintesi, i principali risultati del sondaggio promosso dall\u2019Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) &#8211; si legge in una nota &#8211; per analizzare il livello di conoscenza degli specialisti sull\u2019assistenza degli stranieri nel nostro Paese, presentati nel convegno nazionale \u2018Oncologia e immigrazione\u2019, al centro delle \u2018Giornate dell\u2019etica\u2019, organizzate dalla societ\u00e0 scientifica e da Fondazione Aiom, che si aprono oggi all\u2019Isola di San Servolo (Venezia). \u00a0\u201cGi\u00e0 nel 2020, l\u2019allora presidente Aiom, Giordano Beretta, decise di organizzare questo evento che, per\u00f2, venne posticipato a causa della pandemia \u2013 spiega Francesco Perrone, presidente Aiom &#8211; Il Convegno \u00e8 stato fortemente voluto dal direttivo e rappresenta un\u2019attivit\u00e0 necessaria e naturale. Come evidenziato dal presidente Mattarella, il tema delle cure oncologiche agli immigrati pone in evidenza l\u2019intensa e irrinunciabile connessione tra medicina, profili etici e risvolti sociali. Vogliamo portare alla luce un fenomeno che riguarda tutti, ma ci trova impreparati. L\u201980% degli oncologi, infatti, ritiene di avere solo parzialmente o di essere del tutto privo di strumenti adeguati per la gestione del paziente immigrato colpito dal cancro. Al termine delle \u2018Giornate dell\u2019etica\u2019 pubblicheremo un documento, uno statement, con proposte operative da proporre alle Istituzioni\u201d. \u00a0Come osserva Antonella Brunello, membro del direttivo nazionale Aiom, \u201cle difficolt\u00e0 comunicative ostacolano l\u2019accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione e hanno un peso rilevante nella gestione della malattia negli stranieri. Basta pensare che solo il 40% degli oncologi, in occasione della prima visita oncologica di un paziente con barriera linguistica, ha la possibilit\u00e0 di avere un mediatore culturale: il 27% in presenza e il 13% al telefono. Gli ostacoli principali nella presa in carico di un paziente extracomunitario &#8211; aggiunge &#8211; sono costituiti dalla difficolt\u00e0 nella comprensione del percorso oncologico e nella comunicazione della diagnosi, dalla mancanza di un caregiver perch\u00e9 spesso si tratta di persone sole e da problemi nella prescrivibilit\u00e0 di farmaci\u201d.\u00a0La popolazione residente di cittadinanza straniera (al 1\u00b0 gennaio 2024) \u00e8 di 5 milioni e 308mila unit\u00e0, in aumento di 166mila individui (+3,2%) sull\u2019anno precedente. L\u2019incidenza sulla popolazione totale tocca il 9%. Il 58,6% degli stranieri, pari a 3 milioni 109mila unit\u00e0, risiede al Nord, per un\u2019incidenza dell\u201911,3%.\u00a0\u201cOltre che nella societ\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 rilevante la loro presenza anche nei reparti di oncologia medica \u2013 sottolinea Tiziana Latiano, membro del direttivo nazionale Aiom &#8211; Siamo di fronte a un problema etico e non bisogna distinguere fra immigrati regolari e irregolari. Spesso curiamo immigrati regolari, che per\u00f2 non parlano italiano, per cui la barriera linguistica resta insuperabile. In questi casi, se non si riesce a comunicare, l\u2019assistenza diventa qualitativamente diversa, anche se possiamo offrire le stesse terapie garantite ai pazienti italiani. Senza un mediatore culturale, molte fasi della malattia oncologica non possono essere gestite nello stesso modo in cui avviene per i pazienti privi di barriere linguistiche\u201d.\u00a0Gli immigrati \u201cpresenti, anche temporaneamente, sul nostro territorio hanno il diritto di accedere alle strutture sanitarie \u2013 spiega Filippo Pietrantonio, membro del direttivo nazionale Aiom &#8211; Il riconoscimento formale per\u00f2 non sempre corrisponde ad una vera presa in carico per le difficolt\u00e0 culturali, burocratiche, amministrative, di informazione, che rendono particolarmente difficile per gli immigrati l\u2019accesso alle cure. Queste persone troppo spesso arrivano alla diagnosi quando il cancro \u00e8 gi\u00e0 in uno stadio avanzato, a causa di scarsa prevenzione ed informazione. Va poi considerato il dramma dell\u2019immigrazione irregolare, che non riesce ad accedere ad alcun tipo di controllo preventivo\u201d. Alle \u2018Giornate dell\u2019etica\u2019 vengono presentati, da Manuel Zorzi, direttore del servizio Epidemiologico Regionale di Azienda Zero, Registro Tumori del Veneto, i risultati di uno studio sull\u2019incidenza dei tumori nella popolazione immigrata nella regione che ha coinvolto circa 4 milioni di persone dai 20 anni in su nel quinquennio 2015-2019, di cui 470mila provenienti da Paesi a forte pressione migratoria come Europa Orientale, Asia, Africa, America centro-meridionale. Gli stranieri provenienti da questi Paesi sono molto pi\u00f9 giovani degli italiani e hanno un\u2019et\u00e0 media di 40 anni (gli over 60 sono solo il 10%). L\u2019incidenza dei tumori nei migranti \u00e8 risultata significativamente inferiore (-26% nei maschi e -20% nelle femmine) rispetto a quanto osservato negli italiani. In particolare, il rischio di sviluppare la neoplasia della mammella \u00e8 inferiore del 37% e il cancro della prostata del 29%. \u00a0\u201cNelle donne immigrate sono molto pi\u00f9 diffusi i fattori protettivi nei confronti del carcinoma mammario, come la prima gravidanza in giovane et\u00e0, un numero elevato di figli e l\u2019allattamento al seno \u2013 chiarisce Alessandra Fabi, membro del direttivo nazionale Aiom &#8211; Per quanto riguarda il tumore della prostata, la maggior incidenza negli uomini italiani deriva da un eccessivo ricorso al test del Psa, che porta a un numero consistente di sovradiagnosi, cio\u00e8 all\u2019identificazione di tumori molto piccoli, in prospettiva indolenti, che non avrebbero dato segno di s\u00e9 in assenza di diagnosi\u201d. \u00a0Il tumore della cervice uterina, che fra le italiane sta diventando un tumore raro grazie alla diffusione dello screening con il Pap Test e l\u2019Hpv test, presenta invece un\u2019incidenza doppia fra le straniere. Negli ultimi 3-5 anni, il 78% delle donne italiane ha eseguito lo screening cervicale (all\u2019interno di programmi organizzati o per iniziativa personale), questo valore si ferma al 67% nelle straniere. \u201cNei migranti il tasso di partecipazione agli screening \u00e8 significativamente pi\u00f9 basso \u2013 rimarca il presidente Perrone &#8211; Non dobbiamo dimenticare la resistenza rappresentata dall\u2019imbarazzo, dalla scarsa informazione, dal pregiudizio di gran parte della popolazione immigrata, che considera una violazione l\u2019esplorazione del proprio corpo. Il Piano oncologico nazionale 2023-2027 riconosce al migrante lo status di fragile e identifica, tra gli obiettivi strategici, l\u2019aumento della copertura vaccinale e l\u2019adesione consapevole alle campagne di screening. Serve un Piano della Prevenzione che consideri le diversit\u00e0 dei migranti\u201d. \u00a0Aggiunge Saverio Cinieri, presidente Fondazione Aiom: \u201cNel 2023, Aiom ha costruito un ponte della ricerca con il Per\u00f9 e il Sud America, condividendo le linee guida sui principali big killer. L\u2019obiettivo \u00e8 stato promuovere anche in questi Paesi l\u2019oncologia di precisione. Nel 2025, una delegazione di Fondazione andr\u00e0 in Tanzania, all\u2019Ospedale Bugando Medical Center di Mwanza. L\u2019oncologia medica in questa citt\u00e0 \u00e8 operativa dal 1999, grazie a un\u2019iniziativa del professor Dino Amadori, past president Aiom. In questi anni la nostra societ\u00e0 scientifica ha svolto un ruolo importante nella crescita culturale dei professionisti in Tanzania, attraverso il contatto diretto con oncologi italiani al Bugando Medical Center e grazie alla loro frequenza periodica in centri del nostro Paese. Una collaborazione che ha portato, nel 2022, all\u2019inaugurazione del Mwanza Cancer Center. Vogliamo continuare a sostenere l\u2019attivit\u00e0 clinica e promuovere la ricerca scientifica &#8211; conclude &#8211; intensificando i rapporti con i professionisti tanzaniani\u201d. \u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Ai problemi burocratici si aggiungono le barriere linguistiche ad ostacolare l\u2019accesso alla prevenzione oncologica degli immigrati, cos\u00ec, troppe diagnosi avvengono in fase avanzata. 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