{"id":42388,"date":"2024-09-26T13:47:00","date_gmt":"2024-09-26T11:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=42388"},"modified":"2024-09-26T13:47:00","modified_gmt":"2024-09-26T11:47:00","slug":"terzo-settore-osservatorio-dono-diminuiscono-i-donatori-meno-del-5-tra-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=42388","title":{"rendered":"Terzo settore, Osservatorio dono: diminuiscono i donatori, meno del 5% tra giovani"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nSono in leggero calo i cittadini italiani che affermano di aver donato denaro almeno una volta a un&#039;associazione nel 2023: passano dal 12,8% dell&#039;anno precedente all&#039;11%. E&#039; quanto emerge dalla settima edizione del rapporto annuale &#039;Noi doniamo&#039;, curato dall\u2019Istituto italiano della donazione (Iid), in occasione dell&#039;edizione 2024 del Giorno del Dono, sostenuta da Bper Banca. \u201cIl nostro supporto all\u2019Osservatorio sul dono rientra nel pi\u00f9 ampio programma di iniziative di Bper Bene Comune, l\u2019unit\u00e0 dedicata alla pubblica amministrazione e al terzo settore che persegue la creazione di valore sociale a favore della comunit\u00e0&quot;, dichiara Daniele Pedrazzi, responsabile di Bper Bene Comune. \u00a0La lettura della propensione a donare in Italia negli ultimi anni &#8211; viene rilevato dall&#039;analisi &#8211; \u00e8 particolarmente complessa: se il 2020 \u00e8 stato l\u2019anno in cui la pandemia ha generato una reazione solidale, il 2021 \u00e8 stato invece caratterizzato da difficolt\u00e0 sia sul fronte dell\u2019impegno economico che di quello del volontariato. Nel 2022 si sono avvertiti i primi segnali di ripresa in tutte le dimensioni del dono. Una tendenza almeno in parte confermata nel 2023, anche se i livelli pre-pandemia sono ancora lontani. \u00a0&quot;Non dobbiamo dimenticare che, anche quando i dati rivelano un certo calo nelle pratiche di dono, questo non significa una diminuzione della cultura del dono, bens\u00ec una trasformazione della donazione in risposta ai cambiamenti economici e sociali che viviamo&quot;, avverte il presidente di Iid, Ivan Nissoli, sottolineando che &quot;la vera sfida \u00e8 combattere l\u2019astensionismo dal dono e intercettare nuove forme di partecipazione, per avere sempre pi\u00f9 persone pronte a mettersi in gioco esprimendo concretamente, attraverso il dono, il proprio essere parte di una comunit\u00e0 viva&quot;.\u00a0Nonostante il leggero calo nel numero dei donatori dichiarati (dal 12,8% del 2022 all&#039;11% del 2023) registrata dall&#039;Istat, per Bva Doxa assistiamo ad un aumento del 5% delle donazioni informali (donazioni che non transitano attraverso gli enti non profit), nonch\u00e9 a una diminuzione del 4% dei non donatori, ad associazioni e non, che sono passati dal 37% del 2022 al 33% nel 2023. Infine, rispetto al monte donazioni (totale degli importi donati), l\u2019Italy Giving Report dichiara che nel 2021 c\u2019\u00e8 una lieve crescita dello 0,04 %, dato che indica un timido ma costante aumento dal 2019.\u00a0<br \/>\nIl picco massimo si registra tra le persone di 45-74 anni (il 13%-15% circa della popolazione), il minimo tra i giovani: meno del 5% tra i 14-24enni sono donatori. Geograficamente si conferma il divario tra nord e sud del Paese, nello specifico la quota di popolazione che vive nel Nord-est e che dichiara di aver contribuito al finanziamento di associazioni \u00e8 pi\u00f9 del doppio rispetto al Mezzogiorno: 14,3% contro 6,6%. Resta forte il legame tra istruzione e propensione alla donazione: il 22,8% dei laureati dichiara di dare contributi in denaro alle associazioni, un valore quattro volte pi\u00f9 alto rispetto a chi possiede solo la licenza media (5,3%). Tra le cause pi\u00f9 sostenute, Doxa Bva evidenzia al primo posto Ricerca medico-scientifica (38%), al secondo posto Aiuti umanitari\/emergenza, inclusi Ucraina ed Emilia-Romagna (35%), al terzo povert\u00e0 in Italia (19%). \u00a0Guardando alle donazioni informali, quelle cio\u00e8 che non transitano dalle organizzazioni non profit, nel 2023 cresce la quota di coloro che nei dodici mesi precedenti ne ha effettuata almeno una, passando dal 50% al 55%. L\u2019ambito che registra una crescita maggiore \u00e8 l\u2019elemosina alle persone bisognose (+4 punti percentuali) che arriva cos\u00ec al 19%. Le collette per le emergenze seguono subito dopo con il 18%, valore stabile rispetto all\u2019anno precedente (17%). In base ai dati da BVA Doxa, inoltre, c\u2019\u00e8 un aumento non trascurabile fra i donatori (sia informali che non) di giovane et\u00e0, che resta comunque ben al di sotto della media: nella fascia 15-24enni l\u2019aumento \u00e8 del 3% a favore del non profit e del 2% dei donatori informali. \u00a0Dal monitoraggio condotto dall\u2019Istituto italiano della donazione in collaborazione con Csvnet, l&#039;associazione nazionale dei centri di servizio per il volontariato, su 347 organizzazioni non profit, emerge &quot;una sostanziale stabilit\u00e0 con qualche calo pi\u00f9 evidente nella variazione delle raccolte fondi, dove il 32% dei rispondenti registra un aumento rispetto al 47% nel 2022, il 21% una diminuzione (25% nel 2022) e per ben il 47% la situazione rimane invariata contro il 28% nel 2022&quot;. La fonte di maggiori entrate si conferma essere l\u2019erogazione liberale da persone fisiche (60%), seguita da una crescente rilevanza del 5&#215;1000 che arriva al 39% contro il 31% del 2022. I lasciti testamentari continuano a rivelarsi uno strumento di introito ancora marginale: solo l\u20191% dichiara di averne ricevuti. \u00a0L&#039;edizione 2024 del report &#039;Noi doniamo&#039; prende in considerazione anche il caso Ferragni, rilevando che &quot;contrariamente alle aspettative&quot; ha avuto &quot;un impatto limitato&quot;: delle 347 associazioni rispondenti solo il 5% lamenta conseguenze negative sulla raccolta fondi mentre il 18% dichiara di non essere in grado al momento di valutarne le conseguenze. All\u2019interno del 5%, i rispondenti segnalano un calo maggiore tra i donatori privati (51%), al secondo posto ma con distacco quello dovuto ad aziende e fondazioni erogative (17%). Il tema per\u00f2 \u00e8 degno di grande attenzione perch\u00e9 Bva Doxa segnala che due italiani su dieci dichiarano di aver donato negli ultimi anni poich\u00e9 convinti da una pubblicit\u00e0 o da un\u2019iniziativa organizzata in collaborazione con un marchio famoso, un brand profit o un\/una influencer. \u00a0Caritas Italiana sottolinea che, nonostante sia ancora presto per valutare il reale impatto del caso Ferragni, \u00e8 innegabile il fatto che sia in atto un cambiamento culturale nella relazione tra gli enti non profit e il donatore, sia esso privato cittadino che azienda. \u201cSicuramente nelle relazioni degli enti con le aziende si nota una grande attenzione ad aspetti quali il calcolo delle aree di rischio, l\u2019eventuale pubblicit\u00e0 negativa e i possibili rischi collaterali, che devono essere attentamente verificati. Questa proattivit\u00e0 e attenzione al dettaglio \u00e8 nuova e va a sostituire un approccio che era tipicamente reattivo ed italiano nella conclusione di accordi commerciali &#8211; volti alla solidariet\u00e0 \u2013 che guardava solo alla risoluzione immediata di problemi sociali in nome di un attivismo improvvisato\u201d, evidenzia Francesco Stefanini di Caritas.\u00a0&#8212;sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Sono in leggero calo i cittadini italiani che affermano di aver donato denaro almeno una volta a un&#039;associazione nel 2023: passano dal 12,8% dell&#039;anno precedente all&#039;11%. 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