{"id":35871,"date":"2024-08-17T09:35:00","date_gmt":"2024-08-17T07:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=35871"},"modified":"2024-08-17T09:35:00","modified_gmt":"2024-08-17T07:35:00","slug":"ci-sono-piu-avvocati-che-idraulici-sos-crollo-artigiani-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=35871","title":{"rendered":"&#8220;Ci sono pi\u00f9 avvocati che idraulici&#8221;, sos crollo artigiani in Italia"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Continua a scendere il numero complessivo degli artigiani presenti nel nostro Paese. Stiamo parlando di persone che in qualit\u00e0 di titolari, soci o collaboratori familiari svolgono un\u2019attivit\u00e0 lavorativa prevalentemente manuale. Pertanto, per poter contare sulla copertura previdenziale devono iscriversi nella gestione artigiani dell\u2019Inps. Se nel 2012 erano poco meno di 1.867.000 unit\u00e0, nel 2023 la platea complessiva \u00e8 crollata di quasi 410mila soggetti (-73mila solo nell\u2019ultimo anno); ora il numero totale sfiora quota 1.457.000. In questi undici anni abbiamo assistito a una caduta verticale che si \u00e8 interrotta solo nell\u2019anno post Covid (+2.325 tra il 2021 e il 2020). Se questa tendenza non sar\u00e0 invertita stabilmente, non \u00e8 da escludere che entro una decina d\u2019anni sar\u00e0 molto difficile trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione\/manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo. L\u2019SOS \u00e8 lanciato dall\u2019Ufficio studi della Cgia che ha elaborato i dati dell\u2019Inps e di Infocamere\/Movimprese.\u00a0Secondo i dati Infocamere\/Movimprese, anche il numero delle aziende artigiane attive \u00e8 in forte diminuzione. Se nel 2008 (anno in cui si \u00e8 toccato il picco massimo di questo inizio di secolo), in Italia le imprese artigiane erano pari a 1.486.559 unit\u00e0, successivamente sono scese costantemente e nel 2023 si sono fermate a quota 1.258.079. Va comunque segnalato che questa riduzione in parte \u00e8 anche riconducibile al processo di aggregazione\/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008\/2009, 2012\/2013 e 2020\/2021. Purtroppo, questa \u201cspinta\u201d verso l\u2019unione aziendale ha compresso la platea degli artigiani, ma ha contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, spingendo all\u2019ins\u00f9 anche la produttivit\u00e0 di molti comparti; in particolare, del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda. \u00a0Negli ultimi decenni tante professioni ad alta intensit\u00e0 manuale hanno subito una svalutazione culturale che ha allontanato molti ragazzi dal mondo dell\u2019artigianato. Il tratto del profondo cambiamento avvenuto, ad esempio, \u00e8 riscontrabile dal risultato che emerge dalla comparazione tra il numero di avvocati e di idraulici presenti nel nostro Paese: se i primi sfiorano le 237mila unit\u00e0, si stima che i secondi siano \u201csolo\u201d 180mila. E\u2019 evidente che la fuga dei cervelli in atto nel nostro Paese e, per contro, la mancanza di tante figure professionali di natura tecnica sono imputabili a tante criticit\u00e0. A nostro avviso le principali sono: lo scarso interesse che molti giovani hanno nei confronti del lavoro manuale; la mancata programmazione formativa verificatasi in tante regioni del nostro Paese e l\u2019incapacit\u00e0 di migliorare\/elevare la qualit\u00e0 dell\u2019orientamento scolastico che, purtroppo, \u00e8 rimasto ancorato a vecchie logiche novecentesche di gentiliana memoria.\u00a0La contrazione degli artigiani e delle loro attivit\u00e0 si possono notare anche a occhio nudo. Girando per le nostre citt\u00e0 e i paesi di provincia sono ormai in via di estinzione tantissime botteghe artigianali. Insomma, non solo diminuisce il numero degli artigiani e le aziende di questo settore, ma anche il paesaggio urbano sta cambiando volto. Sono ormai ridotte al lumicino le attivit\u00e0 storiche che ospitano calzolai, corniciai, fabbri, falegnami, fotografi, lavasecco, orologiai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici e Tv, sarti, tappezzieri, etc. Attivit\u00e0, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, che hanno contraddistinto la storia di molti quartieri, piazze e vie delle nostre citt\u00e0, diventando dei punti di riferimento per le persone che sono cresciute in questi luoghi. \u00a0<br \/>\nNon tutti i settori artigiani hanno subito la crisi. Quelli del benessere e dell\u2019informatica presentano dati in controtendenza. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento degli acconciatori, degli estetisti e dei tatuatori. Nel secondo, invece, sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media. Va altrettanto bene anche il comparto dell\u2019alimentare, con risultati significativamente positivi per le gelaterie, le gastronomie, le pulitintolavanderie a gettone e le pizzerie per asporto ubicate, in particolare, nelle citt\u00e0 ad alta vocazione turistica.\u00a0Il degrado urbano si sta allargando a macchia d\u2019olio; basta osservare con attenzione i quartieri di periferia e i centri storici per accorgersi che sono tantissime le insegne che sono state rimosse e altrettante sono le vetrine non pi\u00f9 allestite, perennemente sporche e con le saracinesche abbassate. Sono un segnale inequivocabile del peggioramento della qualit\u00e0 della vita di molte realt\u00e0 urbane. Le citt\u00e0, infatti, non sono costituite solo da piazze, monumenti, palazzi e nastri d\u2019asfalto, ma, anche, da luoghi dove le persone si incontrano, anche per fare solo due chiacchere. Queste micro attivit\u00e0 conservano l\u2019identit\u00e0 di una comunit\u00e0 e sono uno straordinario presidio in grado di rafforzare la coesione sociale di un territorio. \u00a0<br \/>\nCon meno botteghe e negozi di vicinato, diminuiscono i luoghi di socializzazione a dimensione d\u2019uomo e tutto si ingrigisce, rendendo meno vivibili e pi\u00f9 insicure le zone urbane che subiscono queste chiusure, penalizzando soprattutto gli anziani. Una platea sempre pi\u00f9 numerosa della popolazione italiana che conta pi\u00f9 di 10 milioni di over 70. Non disponendo spesso dell\u2019auto e senza botteghe sottocasa, per molti di loro fare la spesa \u00e8 diventato un grosso problema. \u00a0L\u2019invecchiamento progressivo della popolazione artigiana, provocato in particolar modo anche da un insufficiente ricambio generazionale, la feroce concorrenza esercitata dalla grande distribuzione e in questi ultimi anni anche dal commercio elettronico, il boom del costo degli affitti e delle tasse nazionali\/locali hanno costretto molti artigiani a gettare la spugna. Una parte della \u201cresponsabilit\u00e0\u201d, comunque, \u00e8 ascrivibile anche ai consumatori che in questi ultimi dieci anni hanno cambiato radicalmente il modo di fare gli acquisti, sposando la cultura dell\u2019usa e getta, preferendo il prodotto fatto in serie e consegnato a domicilio. La calzatura, il vestito o il mobile fatto su misura sono ormai un vecchio ricordo; il prodotto realizzato a mano \u00e8 stato scalzato dall\u2019acquisto scelto sul catalogo on line o preso dallo scaffale di un grande magazzino.\u00a0<br \/>\nNegli ultimi 40 anni c\u2019\u00e8 stata una svalutazione culturale spaventosa del lavoro manuale. L\u2019artigianato \u00e8 stato \u201cdipinto\u201d come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete ha bisogno di robusti investimenti nell\u2019orientamento scolastico e nell\u2019alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese. Oggi, invece, sono percepiti dall\u2019opinione pubblica come scuole di serie B. Per alcuni, infatti, rappresentano una soluzione per parcheggiare per qualche anno i ragazzi che non hanno una grande predisposizione allo studio. Per altri costituiscono l\u2019ultima chance per consentire a quegli alunni che provengono da insuccessi scolastici, maturati nei licei o nelle scuole tecniche, di conseguire un diploma di scuola media superiore. E nonostante la crisi e i problemi generali che attanagliano l\u2019artigianato, non sono pochi gli imprenditori di questo settore che da tempo segnalano la difficolt\u00e0 a trovare personale disposto ad avvicinarsi a questo mondo. \u00a0In tutto il Paese si fatica a reperire nel mercato del lavoro giovani disposti a fare gli autisti, gli autoriparatori, i sarti, i pasticceri, i fornai, i parrucchieri, le estetiste, gli idraulici, gli elettricisti, i manutentori delle caldaie, i tornitori, i fresatori, i verniciatori e i batti-lamiera. Senza contare che nel mondo dell\u2019edilizia \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile reperire carpentieri, posatori e lattonieri. Pi\u00f9 in generale, comunque, l\u2019artigiano di domani sar\u00e0 colui che vincer\u00e0 la sfida della tecnologia per rilanciare anche i \u201cvecchi saperi\u201d. Alla base di tutto, comunque, rimarr\u00e0 il saper fare che \u00e8 il vero motore della nostra eccellenza manifatturiera.\u00a0<br \/>\nTra il 2023 e il 2012 \u00e8 stata Vercelli la provincia con il -32,7 per cento ad aver registrato la variazione negativa pi\u00f9 elevata d\u2019Italia. Seguono Rovigo con -31, Lucca con -30,8 e Teramo con il -30,6 per cento. Le realt\u00e0, invece, che hanno subito le flessioni pi\u00f9 contenute sono state Napoli con il -8,1, Trieste con il -7,9 e, infine, Bolzano con il -6,1 per cento. In termini assoluti le province che hanno registrato le decurtazioni pi\u00f9 importanti sono state Torino con -21.873, Milano con -21.383, Roma con -14.140, Brescia con -10.545, Verona con -10.267 e Bergamo con -10.237 (vedi Tab.1). Per quanto riguarda le regioni, infine, le flessioni pi\u00f9 marcate in termini percentuali hanno interessato l\u2019Abruzzo con il -29,2 per cento, le Marche con il -26,3 e il Piemonte con il -25,8. In valore assoluto, invece, le perdite di pi\u00f9 significative hanno interessato la Lombardia con -60.412 unit\u00e0, l\u2019Emila Romagna con -46.696 e il Piemonte con -46.139. Il dato medio nazionale \u00e8 stato pari al -22 per cento. Tra questi, il numero dei collaboratori familiari \u00e8 di quasi 105mila unit\u00e0 (7,2 per cento del totale).\u00a0&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Continua a scendere il numero complessivo degli artigiani presenti nel nostro Paese. Stiamo parlando di persone che in qualit\u00e0 di titolari, soci o collaboratori familiari svolgono un\u2019attivit\u00e0 lavorativa prevalentemente manuale. 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