{"id":32483,"date":"2024-07-27T11:58:01","date_gmt":"2024-07-27T09:58:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=32483"},"modified":"2024-07-27T11:58:01","modified_gmt":"2024-07-27T09:58:01","slug":"generazione-accampati-pronti-a-tutto-per-la-prima-fila-ai-concerti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=32483","title":{"rendered":"Generazione &#8216;accampati&#8217;: pronti a tutto per la prima fila ai concerti"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nNotte e giorno al freddo o sotto al sole cocente pur di stare in prima fila. Sul dorso della mano sfoggiano un numero scritto con un pennarello nero e indelebile, il &#039;marchio&#039; che stabilisce la priorit\u00e0 in coda. Come dal medico, come alla posta. E&#039; il popolo degli &#039;accampati&#039; ai concerti, che sfida le condizioni meteo con l\u2019unico obiettivo di essere i primi a varcare i cancelli per accaparrarsi l\u2019ambita transenna. Chi va ai concerti si pu\u00f2 suddividere in due categorie: quelli che si presentano poco prima dell&#039;arrivo dell&#039;headliner, e chi dorme per tutta la notte, spesso per giorni, fuori dalla venue per ottenere la migliore visuale possibile. Un fenomeno che esiste dai tempi della Beatlemania ma che da qualche anno, soprattutto dopo la pandemia di Covid, \u00e8 stato esasperato. \u00a0&quot;Affonda le sue radici nella societ\u00e0 occidentale sin dall\u2019epoca dell\u2019esplosione dei grandi concerti e della musica rock negli anni \u201960 o delle riunioni oceaniche con tanti cantanti come Woodstock &#8211; dice all\u2019AdnKronos Mauro Ferraresi, sociologo e professore associato presso l\u2019universit\u00e0 Iulm, Milano -. C\u2019\u00e8 una voglia da parte dei giovani, nella fascia dai 16 ai 35 anni, di sentirsi partecipi e fisicamente vicini a un evento. Se chiediamo loro perch\u00e9 lo fanno rispondono che l\u2019attesa \u00e8 tanto bella quanto il concerto\u201d. Se un tempo si poteva arrivare qualche ora prima dell&#039;inizio dello show e avere comunque un&#039;ottima visuale adesso a prevalere \u00e8 la regola del camping. Accamparsi \u00e8 diventato irrinunciabile non solo per i fan di Taylor Swift (i famigerati &#039;Swifties&#039; che a Milano sono rimasti in tenda davanti a San Siro per giorni con regole severe da rispettare e tanto di &#039;braccialetto dell\u2019amicizia&#039; come simbolo di sorellanza musicale) ma persino per i metallari pi\u00f9 incalliti. Per i devoti alla cultura dell\u2019accampamento l&#039;esperienza del campeggio \u00e8 una parte integrante dell\u2019andare a un concerto. Un rituale al quale &#039;obbedire&#039; e sottostare. \u00a0<br \/>\nLa fandom dei &#039;camper&#039; pu\u00f2 generare dei livelli di gerarchia per i quali accamparsi per una notte, assicurarsi un posto in transenna, fare una storia su Instagram da sotto il palco rischia di creare dinamiche competitive. Oltre al fatto che le temperature estreme possono potenzialmente causare problemi di salute durante lo show. Di frequente molte persone accusano malori o svengono dopo aver trascorso ore sotto al sole senza idratarsi o mangiare. Comportamenti territoriali e di branco non mancano. &quot;Immagino ci sia di tutto, anche bullismo, prepotenze e soverchierie &#8211; spiega Ferraresi -. I tentativi corretti ma forse ingenui di autogestione vengono poi tranquillamente bypassati seguendo la legge del pi\u00f9 forte o del pi\u00f9 prepotente&quot;. Tendenze che, secondo l\u2019esperto, sono figlie dei tempi. &quot;Negli anni \u201960 c\u2019erano un altro spirito e un\u2019altra societ\u00e0, non queste prepotenze. Tra i ragazzi esisteva una voglia di comunit\u00e0 che adesso \u00e8 inferiore. Se negli anni \u201960 le parole d\u2019ordine erano pace, amore e musica oggi non esistono pi\u00f9 e c\u2019\u00e8 sempre pi\u00f9 spazio per comportamenti non corretti\u201d.\u00a0Chi si accampa descrive l&#039;ambiente come &quot;amichevole ed empatico\u201d, persino &quot;solidale&quot; ma quando si superano i cancelli pu\u00f2 capitare che si creino momenti di tensione con chi si permette di arrivare poco prima dell\u2019inizio dello show. Chi osa farsi spazio tra gli spazi vuoti che si creano nella folla rischia di essere linciato. &quot;Al concerto dei Tool a Firenze una persona che si trovava in settima fila ha rivendicato il suo diritto di vedere lo show da dove voleva. Si \u00e8 fatto largo, \u00e8 arrivato in seconda fila e ha rischiato di essere aggredito &#8211; racconta Marco R., 47 anni, veterano degli eventi dal vivo -. Una ragazza ha lamentato di aver trascorso 12 ore in coda e lui ha ribattuto di aver guidato per 5 ore, di aver pagato lo stesso biglietto e di volersi mettere dove voleva&quot;. Chi ha ragione? Ma soprattutto \u00e8 davvero cos\u00ec che si dimostra la propria fedelt\u00e0 all\u2019artista preferito?\u00a0&quot;Spesso quando si aprono i cancelli vince il pi\u00f9 forte e c\u2019\u00e8 frustrazione, un po\u2019 di rabbia ed \u00e8 il modo attraverso cui sorgono i conflitti &#8211; sottolinea Ferraresi -. Quando si distribuiscono i numeretti possono sorgere dinamiche competitive ma anche di commercio, di scambio di numeri nel caso in cui si voglia lucrare. E tutto avviene perch\u00e9 lo spontaneismo non paga pi\u00f9\u201d. Una delle ragioni dell\u2019estremizzazione del fenomeno del camping \u00e8 anche la \u2018TikTokificazione\u2019 dei concerti. &quot;I media possono produrre processi emulativi e la potenza dei nuovi media, soprattutto in un pubblico giovane, amplificano la voglia di imitazione e di vivere quelle realt\u00e0 &#8211; evidenzia Ferraresi -. Anche perch\u00e9 poi su TikTok si vedono e si percepiscono solo gli aspetti positivi di questo fenomeno e non quelli negativi&quot;.\u00a0Secondo Marzia C., 27 anni, fan devota dei Metallica, non ci sono dinamiche tossiche nei camper. &quot;Non \u00e8 una pagliacciata dormire fuori, si sta insieme, si fanno nuove conoscenze, si canta e si balla nell\u2019attesa, \u00e8 come un campeggio o una git<br \/>\na &#8211; fa notare -. Se vuoi stare in prima fila sai che devi sopportare caldo, freddo, pioggia o vento: a volte portiamo coperte termiche, poncho o materassini gonfiabili ma il bello \u00e8 che si crea un piccolo mondo di conoscenze e di solidariet\u00e0\u201d. A fare da minimo comune denominatore a questo fenomeno \u00e8 il rituale. \u201cSenza sembrare blasfemi, qui siamo di fronte a un rito, come se fosse una funzione religiosa ma per la musica &#8211; dice Ferraresi -. La religione non \u00e8 solo quella impartita dalle chiese ma \u00e8 anche quella laica, la religione della societ\u00e0 dei consumi e dei riti che la nostra societ\u00e0 porta con s\u00e9. Riti che hanno anche aspetti tribali al loro interno\u201d.\u00a0Esistono eccezioni. A Dublino, lo scorso giugno, gli organizzatori del concerto dei Rammstein alla Rds Arena hanno vietato ai fan di accamparsi durante la notte e di mettersi in fila nelle prime ore del mattino. Anche in Italia dovrebbero esserci delle regole o si dovrebbe impedire questo fenomeno? &quot;Il<br \/>\n punto \u00e8 che essendo tutto spontaneo e autogestito questi assembramenti possono dare spazio a problemi di convivenza forzata, di sporcizia e inquinamento &#8211; osserva Ferraresi &#8211; e anche legati ad aspetti di piccola criminalit\u00e0. A mio avviso \u00e8 un fenomeno che pu\u00f2 trovare due soluzioni: la pi\u00f9 radicale \u00e8 impedirlo. L&#039;altra, invece, \u00e8 irreggimentarlo e gestirlo, magari tramite un aiuto concreto tra le istituzioni territoriali e la rockstar&quot;. Se tutto filasse liscio &quot;sarebbe un bel modo di costruire relazioni e avere momenti di condivisione sociale&quot;. \u00a0(di Federica Mochi)\u00a0&#8212;spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Notte e giorno al freddo o sotto al sole cocente pur di stare in prima fila. 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