{"id":31986,"date":"2024-07-24T19:09:02","date_gmt":"2024-07-24T17:09:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=31986"},"modified":"2024-07-24T19:09:02","modified_gmt":"2024-07-24T17:09:02","slug":"mattarella-la-liberta-di-informazione-e-il-ruolo-dei-cronisti-la-parole-del-presidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=31986","title":{"rendered":"Mattarella, la libert\u00e0 di informazione e il ruolo dei cronisti: la parole del Presidente"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Benvenute e benvenuti. La ringrazio, Presidente, per le sue parole di saluto e ringrazio la Stampa Parlamentare e i quirinalisti per questo incontro, divenuto un appuntamento per riflettere brevemente su quanto ha presentato l\u2019anno di lavoro che si avvia a una pausa per le istituzioni. Il ringraziamento pi\u00f9 intenso riguarda il prezioso e talvolta non facile compito di seguire e interpretare il mondo delle istituzioni e della politica, dandone notizia ai cittadini, esprimendo opinioni, suggerimenti, critiche che \u2013 non va mai dimenticato &#8211; sono essenziali nella vita democratica&quot;. Cos\u00ec il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia del Ventaglio oggi al Quirinale.\u00a0Questo il testo integrale: &quot;Le preoccupazioni e gli interrogativi che lei ha presentato sono comprensibilmente numerosi. Anzitutto quello sulla libert\u00e0 di informazione. Nella societ\u00e0 dell\u2019informazione globale \u00e8 del tutto superfluo richiamare l\u2019importanza che l\u2019informazione riveste per il funzionamento della democrazia, per un\u2019efficace tutela del sistema delle libert\u00e0\u00a0<br \/>\nLa democrazia, infatti \u00e8, anzitutto, conoscenza. \u00c8 contesto nel quale avviene il confronto fra le idee e si esercita il diritto a manifestarle e testimoniarle. Alla libert\u00e0 di opinione si affianca la libert\u00e0 di informazione, cio\u00e8 di critica, di illustrazione di fatti e di realt\u00e0. Si affianca, in democrazia, anche il diritto a essere informati, in maniera corretta. Informazione, cio\u00e8, come anticorpo contro le adulterazioni della realt\u00e0. Operare contro le adulterazioni della realt\u00e0 costituisce una responsabilit\u00e0, e un dovere, affidati anzitutto ai giornalisti. \u00a0La legge Gonella, che ha istituto l\u2019Ordine dei giornalisti, ne d\u00e0 una rappresentazione pregevole: \u201cE&#039; diritto insopprimibile dei giornalisti la libert\u00e0 di informazione e di critica, limitata dall&#039;osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalit\u00e0 altrui ed \u00e8 loro obbligo inderogabile il rispetto della verit\u00e0 sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealt\u00e0 e dalla buona fede\u201d.\u00a0Va sempre rammentato che i giornalisti si trovano a esercitare una funzione di carattere costituzionale che si collega all\u2019art.21 della Carta fondamentale, con un ruolo democratico decisivo. Si vanno, negli ultimi tempi, infittendo contestazioni, intimidazioni, quando non aggressioni, nei confronti di giornalisti, che si trovano a documentare fatti. Ma l\u2019informazione \u00e8 esattamente questo. Come anche a Torino, nei giorni scorsi.\u00a0Documentazione di quel che avviene, senza obbligo di sconti.\u00a0Luce gettata su fatti sin l\u00ec trascurati.\u00a0Raccolta di sensibilit\u00e0 e denunce della pubblica opinione.\u00a0Canale di partecipazione e appello alle istituzioni.\u00a0Per citare ancora una volta Tocqueville, \u201cdemocrazia \u00e8 il potere di un popolo informato\u201d.\u00a0Ecco perch\u00e9 ogni atto rivolto contro la libera informazione, ogni sua riduzione a fake news, \u00e8 un atto eversivo rivolto contro la Repubblica.\u00a0Garanzia di democrazia \u00e8, naturalmente, il pluralismo dell\u2019informazione.\u00a0A questo valore le istituzioni della Repubblica devono rivolgere la massima attenzione e sostegno.\u00a0Si \u00e8 aperta la discussione sulla opportunit\u00e0 di una nuova legge organica sull\u2019editoria, come \u00e8 avvenuto in precedenti occasioni di svolta in questa industria. \u00c8 inevitabile tener conto della evoluzione tecnologica che ha mutato radicalmente diffusione e fruizione delle notizie.\u00a0\u00c8 responsabilit\u00e0 della Repubblica e dell\u2019Unione Europea che i valori del pluralismo si affermino anche nei nuovi ambiti e si creino le condizioni per accompagnare la transizione in atto. Ai giornali, alla stampa, alla radio e alle tv, si sono affiancate oggi le piattaforme digitali, divenute principali responsabili della veicolazione di contenuti informativi.\u00a0Appare singolare che a un ruolo cos\u00ec significativo corrisponda una convinzione di minori obblighi che ne derivano, con una tendenza, del tutto inaccettabile, dei protagonisti a sottrarvisi.\u00a0Gli over the top appaiono distanti dal sentimento comune, dalle relazioni di appartenenza alla comunit\u00e0 entro cui operano, quasi occupassero uno spazio meta-territoriale che li rende veicoli di innovazione, capaci di intercettare opportunit\u00e0 economiche, senza tuttavia considerare che anche per essi valgono i principi di convivenza civile propri agli Stati e alla comunit\u00e0 internazionale da cui traggono benefici.\u00a0Ho citato questioni non nuove, tanto \u00e8 vero che l\u2019Unione Europea ha approvato, nell\u2019aprile di quest\u2019anno, in un confronto tra Parlamento Europeo e Consiglio dell\u2019Unione, il nuovo Regolamento sulla libert\u00e0 dei media, adesso in fase di progressiva attuazione, a partire dal prossimo 8 novembre, per quanto riguarda i diritti dei destinatari dei servizi di media, vale a dire dei cittadini.\u00a0In sintesi: promozione del pluralismo e della indipendenza dei media in tutta l\u2019Unione, con protezione dei giornalisti e delle loro fonti da ingerenze politiche; pubblicit\u00e0 sui fondi statali destinati a media o a piattaforme; garanzia del diritto dei cittadini alla gratuit\u00e0 e pubblicit\u00e0 delle informazioni; indipendenza editoriale dei media pubblici; protezione della libert\u00e0 dei media dalle grandi piattaforme; istituzione di un nuovo Comitato europeo per i servizi di media per promuovere una applicazione coerente di queste norme.\u00a0Come si vede, un cantiere e un percorso impegnativo per l\u2019Unione e per gli Stati membri, coscienti del valore che questo tema riveste per la libert\u00e0 del nostro continente. Tema, vorrei aggiungere, impegnativo per tutti coloro che del mondo dell\u2019informazione fanno parte.\u00a0Tra i suoi richiami, Presidente, vi \u00e8 quello che fa riferimento alla pubblica opinione, che guarda, con apprensione e smarrimento crescenti, alla situazione internazionale, attraversata \u2013 come lei ha ricordato &#8211; da tensioni, conflitti di varia natura, guerre. Vicino a noi, vicino ai confini dell\u2019Unione Europea: in Ucraina, in Medio Oriente dopo la disumana giornata del 7 ottobre e la reazione israeliana con tante migliaia di vittime. Ma anche altrove, in altri luoghi del mondo.\u00a0<br \/>\nL\u2019Italia \u00e8 impegnata, con convinzione, a sostegno dell\u2019Ucraina. Insieme alla quasi totalit\u00e0 dei Paesi dell\u2019Unione e insieme a quelli dell\u2019Alleanza Atlantica. Alla Nato la Federazione Russa ha regalato un rilancio imprevedibile di ruolo e di protagonismo. Chi non ricorda le parole di pi\u00f9 di un Capo di Stato e di governo di Paesi della Nato che, appena tre anni fa, la definivano in stato di accantonamento, per usare un termine davvero riduttivo rispetto alle espressioni allora adoperate?\u00a0Lei fa presente \u2013 con ragionevole fondamento \u2013 che si registra una fatica maggiore nelle pubbliche opinioni sull\u2019impegno per l\u2019indipendenza dell\u2019Ucraina. \u00c8 vero. A nessuno \u2013 comprensibilmente &#8211; piace un\u2019atmosfera in cui la guerra abbia prolungata presenza, anche se non vi si \u00e8 coinvolti. Come non lo \u00e8 l\u2019Italia.\u00a0Pensiamo a come appare questo spettacolo di guerre agli occhi dei nostri giovani, che ritengono Erasmus e Schengen talmente naturali da non ritenerli pi\u00f9 una conquista, ma una condizione ovvia, dalla Scandinavia a Malta, da Lisbona a Bucarest. Aggiungo, personalmente, che spinge a grande tristezza vedere che il mondo getta in armamenti immani risorse finanziarie, che andrebbero, ben pi\u00f9 opportunamente, destinate a fini di valore sociale.\u00a0Ma chi ne ha la responsabilit\u00e0? Chi difende la propria libert\u00e0 &#8211; e chi l\u2019aiuta a difenderla &#8211; o chi aggredisce la libert\u00e0 altrui?<br \/>\n\u00a0Uno dei momenti, che fa pi\u00f9 riflettere \u2013 anche oggi \u2013 sugli errori gravidi di conseguenze, si identifica con le parole che Neville Chamberlain, Primo Ministro britannico, pronunzi\u00f2, a Londra, al ritorno dalla conferenza di Monaco nel 1938: \u201cSono tornato dalla Germania con la pace per il nostro tempo\u201d. Come tutti ricordiamo, Hitler pretendeva di annettere al Reich la parte della Cecoslovacchia che confinava con la Germania \u2013 i Sudeti &#8211; dove viveva anche una minoranza di lingua tedesca. La Cecoslovacchia \u2013 che aveva fortificato quel confine temendo aggressioni \u2013 ovviamente rifiutava. Le cosiddette potenze europee del tempo \u2013 Gran Bretagna, Francia, Italia \u2013 anzich\u00e9 difendere il diritto internazionale e sostenere la Cecoslovacchia, a Monaco, senza neppure consultarla, diedero a Hitler via libera. La Germania nazista occup\u00f2 i Sudeti.\u00a0Dopo neppure sei mesi occup\u00f2 l\u2019intera Cecoslovacchia. E, visto che il gioco non incontrava ostacoli, dopo altri sei mesi prov\u00f2 con la Polonia (previo accordo con Stalin). Ma, a quel punto, scoppi\u00f2 la tragedia dei tanti anni della Seconda guerra mondiale. Che, verosimilmente, non sarebbe scoppiata senza quel cedimento per i Sudeti. Historia magistra vitae.\u00a0L\u2019Italia, i suoi alleati, i suoi partner dell\u2019Unione sostenendo l\u2019Ucraina difendono la pace, affinch\u00e9 si eviti un succedersi di aggressioni sui vicini pi\u00f9 deboli. Perch\u00e9 questo \u2013 anche in questo secolo &#8211; condurrebbe a un\u2019esplosione di guerra globale.\u00a0Naturalmente, avvertiamo indispensabile adoperarsi \u2013 in Ucraina come tra Israele e Palestinesi \u2013 per la fine della guerra, per chiudere queste piantagioni di odio, che le guerre rappresentano anche per il futuro. Palestre di disumanit\u00e0 nel calcolo delle giovani vittime mandate a morire, come avveniva nelle pagine pi\u00f9 buie della Prima guerra mondiale.\u00a0Lei ha richiamato un altro aspetto inquietante: il diffondersi di una sub cultura che si ispira all\u2019odio. Una violenza che \u2013 come lei ha detto \u2013 da verbale diventa frequentemente fisica.\u00a0Nei giorni scorsi il tentativo di grave attentato a Trump; in maggio quello, di pi\u00f9 pesanti conseguenze al Primo Ministro slovacco, Fico; nello stesso mese quello all\u2019ex Sindaca (spero che si possa ancora dire) di Berlino, Giffey; al deputato europeo tedesco Ecke; che hanno fatto seguito ad altri attentati contro esponenti politici in Germania, talvolta con conseguenze mortali; due anni fa l\u2019attentato al marito di Nancy Pelosi, sopravvissuto a fatica.\u00a0\u00c8 fondamentale e doveroso ribadire la condanna ferma e intransigente nei confronti di questa drammatica deriva di violenza contro esponenti politici di schieramenti avversi trasformati in nemici. Occorre adoperarsi sul piano culturale contro la pretesa di elevare l\u2019odio a ingrediente, a elemento legittimo della vita: una spinta a retrocedere nell\u2019incivilt\u00e0.\u00a0Si registrano anche un crescente antisemitismo, l\u2019aumento dell\u2019intolleranza religiosa e razziale, che hanno superato il livello di guardia. Un odio che viene spesso alimentato sul web, che va non soltanto condannato ma concretamente contrastato con rigore e severit\u00e0. Vi sono, in giro per il mondo, molti apprendisti stregoni, incauti nel maneggiare, pericolosamente, strumenti che generano odio e violenza.\u00a0Lei ha parlato degli avvenimenti elettorali in altri Paesi. Numerosi quest\u2019anno, e in grandi democrazie. Dall\u2019Indonesia, all\u2019India, dal Regno Unito alla Francia, nell\u2019Unione Europea, a novembre negli Stati Uniti. L\u2019Italia ha rapporti di amicizia e vicinanza tradizionali con Washington, maturati all\u2019indomani della Seconda guerra mondiale con il generoso contributo alla ricostruzione offerto con il Piano Marshall e con il sostegno alla nostra democrazia, consolidatosi nell\u2019Alleanza Atlantica e in altri numerosi contesti delle organizzazioni internazionali.\u00a0I vincoli di condivisione di valori dei nostri due popoli rafforzano i rapporti tra gli Stati e ne consentiranno la costante crescita. Al Presidente Biden va il ringraziamento della comunit\u00e0 internazionale per il suo apprezzato servizio e per la sua leadership.\u00a0Sotto altro profilo, rimango sorpreso quando si d\u00e0 notizia o si presume che vi possano essere posizionamenti a seconda di questo o quell\u2019esito elettorale, come se la loro indubbia importanza dovesse condizionare anche le nostre scelte. Nessuno \u2013 vorrei presumere \u2013 ipotizza di conformare i propri orientamenti a seconda di quanto decidono gli elettori di altri Paesi e non in base a quel che risponde al rispetto del nostro interesse nazionale e dei principi della nostra Costituzione. Questo vale sia per l\u2019Italia, sia per l\u2019Unione Europea.\u00a0Lei, Presidente, ha cortesemente citato alcune delle parole che ho pronunziato a Trieste qualche giorno addietro. Come lei ha ricordato, ho parlato di Tocqueville, di Bobbio, di Popper. Ma ho parlato anche di altri, non meno illustri, tutti ormai, purtroppo, non pi\u00f9 in vita. Ho espresso &#8211; intenzionalmente &#8211; considerazioni concrete ma sul piano generale, di principi, senza alcun trasferimento ai temi del confronto politico attuale. E non \u00e8 il caso di farlo qui.\u00a0Il mio riferimento alla correttezza e nitidezza dei sistemi elettorali muoveva \u2013 oltre che dall\u2019inderogabile necessit\u00e0 di piena democraticit\u00e0 \u2013 dalla alta preoccupazione delle crescenti astensioni dal voto, invitando a chiedersi se una delle sue ragioni non sia la disaffezione provocata dalla percezione della eccessiva limitazione delle scelte effettivamente affidate agli elettori. Se proprio vuole uno spunto di attualit\u00e0, non glielo nego.\u00a0Riguarda la lunga attesa della Corte Costituzionale per il suo quindicesimo giudice. Si tratta di un vulnus alla Costituzione compiuto dal Parlamento, proprio quella istituzione che la Costituzione considera al centro della vita della nostra democrazia. Non so come queste mie parole saranno definite: monito, esortazione, suggerimento, invito.\u00a0Ecco, invito, con garbo ma con determinazione, a eleggere subito questo giudice. Ricordo che ogni nomina di giudice della Corte Costituzionale \u2013 anche quando se ne devono scegliere diversi contemporaneamente \u2013 non fa parte di un gruppo di persone da eleggere, ma consiste, doverosamente, in una scelta rigorosamente individuale, di una singola persona meritevole per cultura giuridica, esperienza, stima e prestigio di assumere quell\u2019ufficio cos\u00ec rilevante.\u00a0Vi \u00e8 un altro tema che le sue considerazioni mi inducono ad affrontare. Quello delle paure che attraversano alcuni Paesi, in un mondo globalizzato e sempre pi\u00f9 interconnesso. Vi sono molte persone che vivono in uno stato di tensione di fronte ai grandi cambiamenti in corso sempre pi\u00f9 velocemente. Come ben sappiamo, registriamo condizioni nuove: di vita quotidiana, di modelli sociali, di lavoro, di formule di lavoro, di strumenti di cui avvalersi, di prospettive. Vi si affiancano fenomeni nuovi: dai mutamenti del clima alle possibili pandemie; da strumenti economici e sociali, ormai indispensabili, in mani di pochi e potenti gestori al di sopra dei confini e dell\u2019autorit\u00e0 degli Stati; dalle migrazioni, in ogni continente, alla crescente fusione di popolazioni e di culture, a nuovi strumenti che la scienza propone.\u00a0Tutto questo genera, forse comprensibilmente, allarme in tanti, che si sentono disorientati, forse indifesi. E che rischiano di cadere nella rete ingannevole di chi fa credere che la soluzione sia semplice: tornare a un\u2019epoca dorata che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 (se pur mai c\u2019\u00e8 stata). E che non ci sar\u00e0 pi\u00f9. Perch\u00e9 la storia cammina, i cambiamenti non si possono fermare, il tempo non torna indietro.\u00a0Vi \u00e8 un tema \u2013 l\u2019ultimo che cito &#8211; che sempre pi\u00f9 richiede vera attenzione: quello della situazione nelle carceri. Non ho bisogno di spendere grandi parole di principio: basta ricordare le decine di suicidi \u2013 decine di suicidi &#8211; in poco pi\u00f9 dei sei mesi, in quest\u2019anno. Ma vorrei condividere una lettera che ho ricevuto \u2013 per il tramite del garante di quel territorio &#8211; da alcuni detenuti di un carcere di Brescia: la descrizione \u00e8 straziante. Condizioni angosciose agli occhi di chiunque abbia sensibilit\u00e0 e coscienza. Indecorose per un Paese civile, qual \u00e8 \u2013 e deve essere &#8211; l\u2019Italia.  Il carcere non pu\u00f2 essere il luogo in cui si perde ogni speranza, Non va trasformato, in questo modo, in palestra criminale.\u00a0Vi sono, in atto, alcune, proficue e importanti, attivit\u00e0 di recupero attraverso il lavoro. Dimostrano che, in molti casi, \u00e8 possibile un diverso modello carcerario. \u00c8 un dovere perseguirlo. Subito, ovunque. Vi ringrazio per la vostra presenza e vi ricambio intensamente gli auguri di una buona pausa estiva. E rivolgo i complimenti pi\u00f9 grandi a Ilaria Caracciolo per la bellezza e il significato coinvolgente del ventaglio. Grazie&quot;.\u00a0&#8212;politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Benvenute e benvenuti. 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