{"id":25476,"date":"2024-06-21T17:13:00","date_gmt":"2024-06-21T15:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=25476"},"modified":"2024-06-21T17:13:00","modified_gmt":"2024-06-21T15:13:00","slug":"da-sclerosi-multipla-ad-alzheimer-il-sistema-immunitario-infiamma-il-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=25476","title":{"rendered":"Da sclerosi multipla ad Alzheimer, il sistema immunitario &#8216;infiamma&#8217; il cervello"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Il cervello e il sistema immunitario hanno un fitto dialogo, importante non solo per la difesa del cervello, ma anche per il suo funzionamento. Nell&#039;ultimo decennio \u00e8 diventato via via sempre pi\u00f9 evidente&quot;. Lo spiega Gabriela Constantin, ordinaria di Patologia generale e Immunologia all&#039;Universit\u00e0 di Verona e coordinatrice dello Spoke 7 &quot;Neuroimmunologia e Neuroinfiammazione&quot; del progetto Mnesys per lo studio del cervello, illustrato al Primo Forum delle neuroscienze, che si apre oggi a Napoli. &quot;Stiamo lavorando proprio per comprendere il coinvolgimento del sistema immunitario in malattie neurodegenerative, come la sclerosi multipla e l&#039;Alzheimer, cio\u00e8 tutte le patologie per cui l&#039;infiammazione del cervello ha un ruolo solo recentemente individuato&quot;, evidenzia l&#039;esperta. Un importante filone di ricerca per fare luce su malattie ancora &#039;rompicapo&#039;. \u00a0Sul ruolo dei linfociti T, cellule immunitarie fondamentali, nell&#039;induzione della sclerosi multipla sta indagando la ricerca &#039;Re-emergence of T lymphocyte-mediated synaptopathy in progressive multiple sclerosis&#039;, condotta dall&#039;Universit\u00e0 di Tor Vergata di Roma e accettata recentemente per la pubblicazione su &#039;Frontiers in Immunology&#039;. In questa malattia autoimmune neurodegenerativa del sistema nervoso centrale, che colpisce circa 2,8 milioni di persone nel mondo, di cui quasi 130.000 in Italia, i linfociti T si attivano in maniera anomala. Vanno oltre la risposta autoimmune e danneggiano, cos\u00ec, i tessuti del sistema nervoso centrale, causando un disturbo dell\u2019attivit\u00e0 delle sinapsi neuronali e, dunque, una disfunzione cerebrale. \u00a0&quot;Lo studio conferma che l&#039;aggravamento della malattia, da una fase lieve con periodi di remissione a una fase cronica progressiva, \u00e8 accompagnato da un&#039;alterazione funzionale dei neuroni a livello delle sinapsi, dove si verificano i contatti tra i neuroni e avviene la trasmissione dell&#039;impulso nervoso, provocata proprio dalle cellule immunitarie &#8211; chiarisce Diego Centonze, ordinario di Neurologia all&#039;Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata e direttore dell&#039;Unit\u00e0 operativa complessa di Neurologia e della Stroke Unit all&#039;Irccs Neuromed di Pozzilli &#8211; Siamo inoltre riusciti a evidenziare come questa alterazione venga attenuata dal trattamento con Siponimid, un farmaco gi\u00e0 in uso in pazienti con sclerosi multipla, enfatizzando quindi il ruolo dei meccanismi immuni nell&#039;induzione del deficit cognitivo nelle malattie neuroinfiammatorie e neurodegenerative&quot;. Il farmaco &quot;intrappola i linfociti negli organi linfoidi e impedisce il loro ingresso nel sistema nervoso dove provocherebbero danno, incluso quello alle sinapsi&quot;. \u00a0Un altro farmaco che riduce in maniera significativa gli effetti neurotossici indotti dai processi infiammatori a livello delle sinapsi \u00e8 l&#039;Interleuchina-9, come dimostra un altro studio dello Spoke 7, pubblicato sul &#039;Journal of Neuroinflammation&#039; a maggio 2024. &quot;La ricerca prova che nella sclerosi multipla la somministrazione di questa molecola prodotta da una particolare categoria di cellule del sistema immunitario &#8211; prosegue Centonze &#8211; riduce l&#039;infiammazione dannosa caratteristica della malattia indotta dalle cellule microgliali, cio\u00e8 quelle cellule che si occupano della prima e principale difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale, e migliora la sintomatologia della malattia in modelli sperimentali&quot;.\u00a0Non solo sclerosi multipla. Il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale anche nella malattia di Alzheimer, come emerge dagli studi condotti dall&#039;Universit\u00e0 di Verona, non ancora pubblicati. &quot;Le nostre ricerche stanno dimostrando come i globuli bianchi che circolano naturalmente nel sangue migrino nel cervello e si posizionino vicino ai neuroni, nelle zone importanti per la memoria &#8211; racconta Constantin &#8211; Abbiamo evidenziato che questo fenomeno di migrazione leucocitaria ha un ruolo fondamentale nella malattia di Alzheimer e il suo blocco ha un effetto terapeutico, riducendo l&#039;infiammazione cerebrale e migliorando la memoria&quot;. In studi in vitro &quot;abbiamo infatti rilevato come le cellule immunitarie &#039;aggrediscano&#039; i neuroni inducendo un danno cellulare e l&#039;alterazione dei circuiti neuronali. Queste ricerche indicano che i globuli bianchi possono indurre un danno diretto alle cellule del cervello e contribuire allo sviluppo dei deficit cognitivi&quot;. Una svolta inaspettata. \u00a0E ancora, all&#039;interno dello Spoke 7, si stanno ricercando biomarcatori predittivi della malattie neurodegenerative, come emerge dagli studi guidati da Massimiliano Calabrese, professore di Neurologia all&#039;Universit\u00e0 di Verona, che a breve saranno pubblicati sulla rivista &#039;Neurology Neuroimmunology &amp; Neuroinflammation&#039;. I ricercatori hanno identificato due proteine che possono essere associate alla sclerosi multipla, presenti nel liquido cerebrospinale che avvolge il sistema nervoso centrale e che permette la diffusione di nutrienti e sostanze chimiche. &quot;L&#039;osteopontina \u00e8 una proteina coinvolta nel rimodellamento osseo con rilevanti azioni pro-infiammatorie, spia del calo numerico e funzionale dei neuroni e delle loro connessioni e della progressione della malattia in pazienti con sclerosi multipla in fase precoce. Inoltre, la presenza di un&#039;altra proteina, la parvalbumina, all&#039;esordio della malattia, \u00e8 stata identificata come indicatore in grado di anticipare lo sviluppo di danno cerebrale a distanza di 4 anni. In particolare, livelli aumentati di parvalbumina nel liquido cerebrale hanno predetto il rischio di sviluppare atrofia cerebrale, deficit cognitivi, disabilit\u00e0 fisica e fatica cronica nei pazienti con sclerosi multipla&quot;, chiosa Calabrese. \u00a0La ricerca, pubblicata su &#039;Frontiers in Cellular Neuroscience&#039; a giugno 2023, si \u00e8 focalizzata sul ruolo della ferroptosi, un nuovo tipo di morte cellulare programmata provocata dall&#039;accumulo di ferro, nell&#039;induzione di epilessia. &quot;L&#039;aumento della ferroptosi nel cervello \u00e8 correlato a una disfunzione del sistema immunitario &#8211; evidenzia Enrico Cherubini, direttore scientifico dell&#039;European Brain Research Institute Rita Levi\u2013Montalcini (Ebri) e coordinatore del laboratorio congiunto Ebri &#8211; ospedale pediatrico Bambino Ges\u00f9 sulle forme di epilessia resistenti ai farmaci nei bambini &#8211; ed \u00e8 caratterizzato da una reazione infiammatoria che potrebbe contribuire all&#039;insorgenza dell&#039;epilessia. E&#039; stato infatti dimostrato che la ferroptosi \u00e8 coinvolta in questa malattia, in particolare nelle forme resistenti ai farmaci, e comprenderne il meccanismo apre pertanto nuove strade per il trattamento dell&#039;epilessia&quot;. \u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Il cervello e il sistema immunitario hanno un fitto dialogo, importante non solo per la difesa del cervello, ma anche per il suo funzionamento. 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