{"id":21623,"date":"2024-06-05T12:39:53","date_gmt":"2024-06-05T10:39:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=21623"},"modified":"2024-06-05T12:39:53","modified_gmt":"2024-06-05T10:39:53","slug":"epatite-c-a-milano-campagna-di-sensibilizzazione-sale-sul-tram","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=21623","title":{"rendered":"Epatite C, a Milano campagna di sensibilizzazione sale sul tram"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli italiani conoscono poco l&#039;Epatite C: scarsa l\u2019informazione sui fattori di rischio, sul test per diagnosticarla, sullo screening presente in alcune Regioni, sulla possibilit\u00e0 di curarla. Per questo motivo a Milano parte il &#039;Tram della sensibilizzazione&#039; per informare migliaia di persone che convivono con il virus Hcv ma non lo sanno e invitarle a fare il test. La campagna scende per le strade ma parla anche sui social con la voce di alcuni influencer e mette a disposizione un sito con informazioni e storie di persone che sono guarite.\u00a0Sebbene 7 su 10 abbiano sentito parlare di Epatite C (73,9%) tra questi, solo il 20% conosce davvero la patologia, oltre il 40% dichiara di saperne poco o niente (42,5%) e il 37% dice &quot;cos\u00ec cos\u00ec&quot;. Ancora, 6 italiani su 10 sono a conoscenza di un test diagnostico per rilevare il virus Hcv, ma solo 4 su 10 sanno che oggi esiste la possibilit\u00e0, per i nati tra il 1969 e il 1989 e per alcune categorie di persone a particolare rischio, di sottoporsi gratuitamente a questo test. Troppo pochi, infine \u2013 solo 4 su 10 &#8211; gli italiani a conoscenza del fatto che l\u2019epatite C, oggi, si pu\u00f2 curare.\u00a0Questi alcuni dei dati emersi dall\u2019indagine demoscopica &#039;Italiani e epatiti&#039; AstraRicerche su un campione di 1000 italiani per Gilead Sciences sul livello di conoscenza che i connazionali hanno dell\u2019epatite C. Una fotografia che evidenzia l\u2019importanza di promuovere una maggiore informazione per risolvere un problema di salute pubblica: sono infatti migliaia le persone che hanno contratto il virus ma non lo sanno, il cosiddetto sommerso. L\u2019assenza di sintomi, che si pu\u00f2 protrarre anche per anni, non mette in allarme chi lo ha contratto che quindi non fa il test e non si cura. In questo modo il virus continua a passare da persona a persona e, in chi lo ha contratto, compromette progressivamente le funzionalit\u00e0 del fegato, arrivando anche a provocare cirrosi e tumore epatico. Da questi presupposti nasce &#039;Epatite C. Mettiamoci un punto&#039;, campagna multicanale di sensibilizzazione per favorire una maggior conoscenza dell\u2019infezione da Hcv e dell\u2019importanza del test di screening.\u00a0La campagna inaugura oggi il suo viaggio a Milano, in concomitanza con il Congresso Easl  (European Association for the Study of the Liver )  il pi\u00f9 importante evento scientifico europeo nell\u2019ambito dell\u2019epatologia \u2013 attraverso il &#039;Tram della sensibilizzazione&#039; che porta nelle vie del centro del capoluogo lombardo materiali informativi sull\u2019epatite C e sulle modalit\u00e0 di trasmissione, invitando la popolazione ad eseguire il test di screening. A supportare la campagna uno spot radiofonico, il coinvolgimento di influencer e www.epatitecmettiamociunpunto.it, un sito per conoscere l\u2019epatite C e le sue modalit\u00e0 di trasmissione a partire da quattro storie di persone comuni che grazie al test hanno scoperto e curato l\u2019infezione.\u00a0La campagna si inserisce in un pi\u00f9 ampio contesto di lotta alle epatiti, con la volont\u00e0 di contribuire al raggiungimento dell\u2019obiettivo Oms di eradicazione del virus Hcv entro il 2030. Promossa da Gilead Sciences, l\u2019iniziativa ha il patrocinio di 7 Associazioni pazienti &#8211; Anlaids Sezione Lombarda Ets, Anlaids Onlus, EpaC &#8211; ETS, Associazione Milano Check Point, Cooperativa Sociale Open Group Bologna, Plus Roma, Fondazione Villa Maraini \u2013 CRI, di 3 Societ\u00e0 Scientifiche &#8211; Aisf (Associazione italiana studio del fegato), Simg (Societ\u00e0 italiana di medicina generale e delle cure primarie), Simit (Societ\u00e0 italiana di malattie infettive e tropicali) e della Citt\u00e0 Metropolitana di Milano.\u00a0&quot;Sebbene l\u2019epatite C sia oggi una patologia curabile, c\u2019\u00e8 ancora un\u2019importante quota di sommerso \u2013 sottolinea Stefano Fagiuoli, direttore Unit\u00e0 Complessa di Gastroenterologia, Epatologia e Trapiantologia Asst Papa Giovanni XXIII, Bergamo; Gastroenterologia, Dipartimento di Medicina Universit\u00e0 Milano Bicocca \u2013 In parte perch\u00e9 questa infezione pu\u00f2 agire silenziosamente anche per decenni, danneggiando progressivamente il fegato e provocando una cirrosi che pu\u00f2 trasformarsi in tumore, in parte perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 adeguata consapevolezza sulle modalit\u00e0 di trasmissione del virus. \u00c8 fondamentale, dunque, informarsi e fare il test. In alcune regioni \u2013 continua Fagiuoli \u2013 \u00e8 attivo un programma di screening gratuito dell\u2019epatite C per i nati tra il 1969 e il 1989 che bisognerebbe allargare alla popolazione generale. Investire in uno screening di tutta la popolazione significherebbe infatti ridurre costi economici e sanitari in soli 4 anni, oltre a ridurre il carico di malattia e di morte, migliorando di conseguenza la qualit\u00e0 di vita delle persone&quot;. \u00a0Il virus Hcv si trasmette principalmente attraverso il contatto con sangue infetto, e quindi con la condivisione di oggetti per la cura personale come rasoi, spazzolini da denti, strumenti per la manicure o pedicure, lo scambio di aghi o siringhe, l\u2019esecuzione di tatuaggi o piercing con aghi non sterili. Anche coloro che hanno subito trasfusioni di sangue o trapianti d\u2019organo prima degli anni Novanta sono a rischio poich\u00e9 fino a quel momento il virus non era conosciuto. Meno frequente l\u2019infezione per via sessuale e da madre a figlio durante il parto.\u00a0Sono molti quindi i comportamenti o le pratiche che possono portare all\u2019infezione da Hcv. Eppure solo 1 su 10 tra gli intervistati &#8211; riferisce la nota &#8211; ritiene di essere un soggetto potenzialmente a rischio epatite C. Una falsa percezione che si rispecchia nella convinzione che a rischio epatite C siano solo specifici gruppi di persone: gli intervistati mettono al primo posto i tossicodipendenti per via iniettiva (46,3%), in seconda posizione, le persone che si sono sottoposte a trasfusione o trapianto d\u2019organo (42,90%), al terzo gli alcolisti (30,57%). Solo 2 italiani su 10 associano tatuaggi (24,8%) e piercing (23,5%) al rischio epatite C. Quota che diminuisce drasticamente per le pratiche estetiche (13,6%).\u00a0&quot;L&#039;esposizione a procedure medico-chirurgiche prima degli anni Novanta rappresenta il pi\u00f9 importante fattore di rischio per l&#039;infezione da Hcv, che non \u00e8 un problema confinato ai soggetti con storia di tossicodipendenza &#8211; spiega Roberta D&#039;Ambrosio, specialista in Gastroenterologia, epatologa presso la Fondazione Irccs  Ca&#039; Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano \u2013 Infatti, il virus \u00e8 stato scoperto tardivamente, e fino al 1992 non sono stati disponibili test per la sua identificazione e per la conseguente messa in sicurezza delle trasfusioni, degli interventi chirurgici e di altre procedure quali la dialisi. Ad oggi il rischio di trasmissione dell&#039;infezione \u00e8 confinato a qualche procedura estetica (i.e. tatuaggi, interventi estetici) eseguita in ambienti poco controllati e a soggetti che utilizzano sostanze ricreative . Ecco perch\u00e9 \u00e8 fondamentale agire a livello nazionale con uno screening esteso, che interessi specialmente i soggetti di et\u00e0 superiore ai 33 anni&quot;.\u00a0L\u2019indagine infine mette in evidenza come la propensione a fare il test aumenti esponenzialmente quando le persone vengono informate correttamente, passando dal 29,6% al 45,5% dopo aver letto un breve testo informativo su cosa \u00e8 e come si trasmette l\u2019epatite C. &quot;Ecco perch\u00e9 \u2013 sostiene Ivan Gardini, presidente di EpaC Ets \u2013 sono fondamentali le campagne di informazione locali e nazionali volte ad aumentare la conoscenza della popolazione generale su questa forma di epatite, perch\u00e9 solo cos\u00ec possiamo ottimizzare a pieno l\u2019opportunit\u00e0 dello screening gratuito nazionale per la fascia dei nati dal 1969 al 1989. Solo dalla consapevolezza dei comportamenti a rischio pu\u00f2 nascere il sospetto di aver contratto l&#039;infezione e quindi la volont\u00e0 di sottoporsi al test diagnostico. Un test che non deve fare paura, perch\u00e9 oggi per l&#039;epatite C esiste una cura efficace&quot;.\u00a0Informazione e sensibilizzazione sono necessari anche per combattere stigma e falsi miti, ancora diffusi tra gli Italiani. Circa 1 intervistato su 10 (10,8% di chi conosce le epatiti) afferma che si devono evitare contatti con persone che vivono con epatite C; una percentuale che sale al 22% presso i maschi 18-29enni. Circa 4 su 10, inoltre, pensano erroneamente che ci sia un vaccino per l\u2019epatite C e non sanno, invece, che esiste una cura.\u00a0&quot;Sono molto felice del lancio di questa nuova campagna. Ancora una volta siamo al fianco della comunit\u00e0 scientifica e delle Associazioni di pazienti \u2013 afferma Carmen Piccolo, Direttore Medico di Gilead Sciences Italia \u2013 per costruire insieme un mondo senza epatite C. Collaborare con tutti gli attori del Sistema Salute \u00e8 essenziale per fare davvero la differenza, promuovendo corretta informazione, sensibilizzazione e l\u2019accesso a diagnosi e terapie. Sono profondamente convinta che solo unendo le nostre forze potremo raggiungere gli obiettivi fissati dall\u2019Oms. Invito tutte le persone con un profilo a rischio a sottoporsi al test, solo cos\u00ec potremo sconfiggere l\u2019epatite C&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli italiani conoscono poco l&#039;Epatite C: scarsa l\u2019informazione sui fattori di rischio, sul test per diagnosticarla, sullo screening presente in alcune Regioni, sulla possibilit\u00e0 di curarla. 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