{"id":19651,"date":"2024-05-27T18:10:00","date_gmt":"2024-05-27T16:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=19651"},"modified":"2024-05-27T18:10:00","modified_gmt":"2024-05-27T16:10:00","slug":"aids-esperti-migliore-qualita-di-vita-con-trattamenti-long-acting-contro-hiv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=19651","title":{"rendered":"Aids, esperti: &#8220;Migliore qualit\u00e0 di vita con trattamenti long acting contro Hiv&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;avvento di terapie efficaci contro l&#039;Hiv ha da tempo cambiato il volto di questa patologia. Oggi, le persone che ricevono questa diagnosi &quot;sono pi\u00f9 longeve&quot;, ma restano ancora sotto scacco di un vissuto di colpa, noto come &quot;stigma e, soprattutto, autostigma&quot;. Nuovi &quot;trattamenti a lunga durata d&#039;azione&quot; (long acting) possono essere un aiuto non solo dal punto di vista infettivo, anche per &quot;l&#039;aspetto psicologico&quot;. Lo hanno spiegato gli esperti intervenuti al webinar &#039;Come aumentare oggi la qualit\u00e0 della vita della persona con Hiv?&#039;, secondo appuntamento della rubrica &#039;Parliamo di Hiv oggi. Per guardare al domani&#039;, promossa da Adnkronos in collaborazione con ViiV Healthcare, trasmessa oggi e disponibile sui canali web e social del Gruppo editoriale.\u00a0&quot;Nella persona con Hiv c&#039;\u00e8 sempre un alone, un peso&quot;, un senso di colpa &quot;che difficilmente si riesce a scalfire. L&#039;avere anche altre patologie legate all&#039;invecchiamento che poi causano la polipharmacy&quot;, cio\u00e8 il dover assumere pi\u00f9 di 5 pasticche al giorno, &quot;il rispettare degli orari e fare dei controlli, peggiorano ancora di pi\u00f9 il &#039;sentirsi malato&#039; di queste persone&quot;, afferma Miriam Lichtner, professore ordinario di Malattie infettive, Dipartimento di Neuroscienze, Salute mentale e Organi di senso (Nesmos), Universit\u00e0 Sapienza di Roma, ospite dell&#039;evento insieme a Silvia Nozza, medico infettivologo dell&#039;Unit\u00e0 di Malattie infettive dell&#039;Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, e Maurizio Amato, amministratore delegato di ViiV Italia.\u00a0&quot;Stigma e autostigma &#8211; chiarisce Nozza &#8211; si riferiscono al fatto che la persona con infezione da Hiv&quot;, anche se con la terapia arriva ad avere &quot;una carica virale negativa, quindi non \u00e8 in grado di trasmettere il virus&quot;, secondo il principio U=U (undetectable = untrasmittable), &quot;si pu\u00f2 sentire comunque malata perch\u00e9&quot; l&#039;assunzione &quot;quotidiana della terapia, per esempio&quot;, \u00e8 un &quot;ricordare sempre di avere l&#039;infezione da Hiv&quot; e, questo pu\u00f2 influire &quot;anche nell&#039;ambito dei rapporti sociali&quot;. Al momento &quot;l&#039;innovazione tecnologica ci porta delle terapie che, per esempio, possono essere assunte una volta ogni 2 mesi &#8211; sottolinea Lichtner &#8211; Sono i cosiddetti farmaci long acting, che hanno un&#039;azione duratura. Vengono inoculati per via intramuscolare &#8211; 2 punture che si fanno contemporaneamente e che poi durano nel sangue per 2 mesi &#8211; liberando la persona dalla schiavit\u00f9 di prendere tutti i giorni una terapia per tutta la vita. E&#039; una grande opportunit\u00e0&quot;. Sempre pi\u00f9 pazienti &quot;aderiscono con grande entusiasmo a queste terapie perch\u00e9 si sentono come liberati il concetto del sentirsi malati&quot;.\u00a0Liberare dall&#039;assunzione quotidiana della terapia ha un impatto a livello emotivo. &quot;Ci sono varie pubblicazioni scientifiche &#8211; sottolinea Nozza &#8211; Una, fatta anche nel nostro centro, fa vedere come la decisione di una persona con infezione di Hiv di assumere terapie che non sono pi\u00f9 quotidiane, ma ogni 2 mesi, oppure &#8211; contento pi\u00f9 futuribile &#8211; a pillole da assumere una volta alla settimana, rappresenta un importante miglioramento della qualit\u00e0 di vita&quot;. Ci sono alcune molecole che &quot;possono essere stabili per sei mesi, addirittura per un anno &#8211; precisa Lichtner &#8211; Si somministrano, per esempio, con degli impianti sottocutanei o in compresse long acting. Pensare a una terapia che viene assunta una sola volta l&#039;anno \u00e8 veramente qualcosa che ricorda quasi il vaccino, dal punto di vista delle tempistiche. Da anni si lavora, ma non si riesce a superare il concetto dello stigma. Non si esce da questo concetto e cos\u00ec, quando una persona sa di avere questa infezione, si autodiscrimina. Non \u00e8 tanto quello che avviene poi nella societ\u00e0: lo scoglio maggiore \u00e8 proprio contro se stesso&quot;, nel vivere l&#039;infezione &quot;come una colpa&quot;. Bisogna quindi lavorare sia su &quot;una cultura di accoglienza&quot;, ma anche &quot;di accettazione&quot;, cosa che &quot;probabilmente &#8211; puntualizza la specialista &#8211; non riguarda solamente l&#039;Hiv&quot;.\u00a0La sfida &quot;pi\u00f9 importante &#8211; ribadisce Nozza &#8211; \u00e8 che la persona con infezione da Hiv non si senta paziente, ma parte di una societ\u00e0, sapendo che ha semplicemente una positivit\u00e0 a un virus perfettamente controllato dalla terapia. Questa \u00e8 sicuramente una sfida che deve essere giocata su diversi piani per le persone con l&#039;infezione. Ritengo fondamentale che, per raggiungere questi obiettivi&quot;, siano messe a disposizione &quot;terapie meno impattanti dal punto di vista degli effetti collaterali e dell&#039;impiego. In questo senso, per esempio, le terapie long acting, che sono arrivate abbastanza recentemente, sono sicuramente un modello da seguire e da perfezionare anche dal punto di vista pratico&quot;.\u00a0In quest&#039;area &quot;\u00e8 fondamentale che i farmaci riflettano i bisogni di clinici e pazienti &#8211; evidenzia Amato &#8211; La prima esigenza \u00e8 continuare a lavorare con uno spirito di squadra tra industria, ricerca clinica &#8211; quindi professionisti dell&#039;area della salute &#8211; e con le stesse community di pazienti. Un altro sforzo molto importante \u00e8 fare in modo che questa innovazione, una volta realizzata, venga effettivamente messa a disposizione delle persone che vivono con l&#039;Hiv, nel caso della terapia&quot;, ma anche &quot;dei potenziali soggetti interessati alla PrEP, la profilassi pre-esposizione. In questo &#8211; conclude &#8211; serve la collaborazione anche con le istituzioni, per fare in modo che le barriere d&#039;accesso siano superate e che i farmaci vengano tempestivamente messi a disposizione di chi ne pu\u00f2 beneficiarne, soprattutto quando parliamo di farmaci che rappresentano una risposta agli unmet need, farmaci di valore innovativo&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;avvento di terapie efficaci contro l&#039;Hiv ha da tempo cambiato il volto di questa patologia. 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