{"id":16617,"date":"2024-05-14T18:20:00","date_gmt":"2024-05-14T16:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=16617"},"modified":"2024-05-14T18:20:00","modified_gmt":"2024-05-14T16:20:00","slug":"imprese-dallo-studio-di-fondazione-gi-group-e-valore-d-i-tre-pilastri-per-sostenere-la-genitorialita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=16617","title":{"rendered":"Imprese: dallo studio di Fondazione Gi Group e Valore D i tre pilastri per sostenere la genitorialit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Mentre tra le aziende di maggior dimensione domina una visione positiva della maternit\u00e0, nelle aziende di piccole e medie dimensioni (pmi) ancora oggi prevale una visione della maternit\u00e0 come un valore che tuttavia crea complessit\u00e0 organizzative (ci\u00f2 segnala il 30,9% delle pmi vs. 10,9% nelle grandi aziende). Nonostante questo, il mondo dell\u2019impresa oggi &#8211; trainato soprattutto dalle grandi aziende ma rappresentato da un numero elevato di pmi &#8211; pu\u00f2 rivestire un ruolo di primo piano nel promuovere un cambiamento nel paese e sostenere attivamente la genitorialit\u00e0: lo evidenzia lo studio &#039;Donne, lavoro e sfide demografiche. Modelli e strategie a sostegno dell\u2019occupazione femminile e della genitorialit\u00e0&#039;, realizzato da Fondazione Gi Group e Gi Group Holding in collaborazione con Valore D e presentato questa mattina a Milano nel corso del convegno che si \u00e8 tenuto all\u2019Auditorium del Palazzo del Lavoro.\u00a0Lo studio \u2013 che rappresenta un unicum nel suo genere in quanto combina un approccio multidisciplinare e multistakeholder, l\u2019analisi della letteratura internazionale e uno sguardo comparato su sei Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) nonch\u00e9 l\u2019ascolto della voce delle imprese, sia pmi che aziende multinazionali \u2013 \u00e8 stato presentato oggi ad alcuni esponenti istituzionali di spicco con i contributi dello scrittore Alessandro D\u2019Avenia e degli esperti Alessandro Rosina e Francesco Seghezzi.\u00a0In generale, iniziative per promuovere la condivisione dei carichi di cura risultano presenti sia nelle pmi sia nelle imprese di grandi dimensioni. Due grandi aziende su tre (60,3%), ad esempio, sono impegnate in attivit\u00e0 di informazione sull\u2019esistenza del congedo di paternit\u00e0 obbligatorio, rispetto al 46,7% delle pmi. A sorpresa sono proprie le pmi che si sono maggiormente impegnate a estendere la durata del congedo di paternit\u00e0 (29,8%) rispetto a quelle di grandi dimensioni (26,0%). Per quanto riguarda il welfare aziendale, la prima misura messa a disposizione da pmi e grandi aziende \u00e8 l\u2019assistenza sanitaria integrativa con copertura anche per i figli, che vede impegnato rispettivamente il 37,1% e il 46,6%. Di rilievo, il fatto che il 31,1% delle pmi e il 32,9% delle grandi aziende intenda implementare nidi aziendali o convenzioni con asili nido sul territorio.\u00a0Passando ad analizzare il contesto del nostro Paese, lo studio evidenzia come in Italia persistono diversi stereotipi culturali sulla maternit\u00e0 ancora fortemente radicati. Secondo i risultati della World Values Survey (WVS), un\u2019ampia indagine condotta ogni 5 anni su 100 nazioni, il nostro \u00e8 l\u2019unico Paese in cui pi\u00f9 della met\u00e0 dei rispondenti (54,1%) si dice d\u2019accordo con l\u2019affermazione che una madre che lavora \u201cdanneggia\u201d i figli in et\u00e0 prescolare (contro una media Ue del 30%). Non solo: siamo anche il Paese con la pi\u00f9 alta percentuale di accordo con l\u2019affermazione per cui se c\u2019\u00e8 poco lavoro \u00e8 giusto vada data priorit\u00e0 agli uomini (25,4%, rispetto a una media UE dell\u201911,4%). I modelli culturali pi\u00f9 virtuosi si riscontrano invece nei Paesi Bassi e in Svezia, dove il disaccordo con queste visioni \u00e8 sempre nell\u2019ordine degli 80-90 punti percentuali.\u00a0Stereotipi come questi si riflettono nell\u2019assetto dei nuclei famigliari e nel conseguente sbilanciamento dei carichi di cura sulle donne e madri: dati alla mano, l\u2019Italia \u00e8 l\u2019ultimo Paese per numero di coppie con figli 0-14 anni dove lavorano entrambi i partner (51,1%). All\u2019estero questo avviene nel 63,2% dei casi in Spagna, nel 69% in Germania, nel 69,2% in Francia, nel 78% in Olanda e nel 78,9% in Svezia. Donne: un vero e proprio ammortizzatore sociale In questo quadro, non stupisce che l\u2019Italia presenti il pi\u00f9 alto tasso di inattivit\u00e0 femminile in Europa (31%, rispetto a una media UE del 18,2%) e la pi\u00f9 ampia quota di donne che lavora in part-time involontario: il 51,7%, oltre 30 punti percentuali sopra la media europea del 19,6%. \u00a0A sottolineare gli \u201ceffetti\u201d della genitorialit\u00e0 sulle carriere femminili sono anche i dati relativi alle dimissioni: su 71.727 richieste avanzate nel 2022, ben il 75,4% \u00e8 stato presentato dalle lavoratrici e solo il 24,6% da uomini. E mentre per questi ultimi la ragione prevalente \u00e8 stato il passaggio ad altra azienda (78,9%), per le donne il motivo numero uno \u00e8 risultata la difficolt\u00e0 di conciliazione a causa della mancanza di servizi per la cura dei figli (41,7%). \u00a0La difficolt\u00e0 per le donne di conciliare lavoro e genitorialit\u00e0 \u00e8 connessa al calo demografico in corso nei Paesi dell\u2019Unione Europea. Se tra il 2009 e il 2021 il numero di nascite in EU \u00e8 passato da una media di oltre 4,6 milioni a poco pi\u00f9 di 4 milioni l\u2019anno (-11,5%), \u00e8 ancora una volta in Italia che il fenomeno assume le proporzioni pi\u00f9 drastiche, con una discesa del 30%. Peggio di noi la Spagna con un -32%. Al tempo stesso, cresce l\u2019et\u00e0 delle madri al primo figlio, salita da una media UE di 28,8 anni nel 2009 a 29,7 anni nel 2021, con l\u2019Italia a 31,7 anni. Le eccezioni tuttavia ci sono, guidate in primis dalla Germania, dove, anche grazie a un\u2019attenta gestione dei flussi migratori, i nuovi nati sono cresciuti del 20% su base annua tra il 2011 e il 2021. \u00a0&quot;L\u2019Italia si trova di fronte a una sfida cruciale, da cui dipende la sostenibilit\u00e0 stessa del sistema Paese&quot;, afferma Chiara Violini, presidente di Fondazione Gi Group. \u201cUn mercato del lavoro -spiega- che non \u00e8 in grado di sostenere l\u2019occupazione femminile e agevolare le scelte di genitorialit\u00e0 \u00e8 un mercato destinato a collassare. Le soluzioni per\u00f2 ci sono, come evidenzia lo studio che abbiamo realizzato insieme a Valore D, e per attuarle \u00e8 fondamentale intervenire in modo strutturato e con una visione di lungo periodo su tre grandi ambiti. Innanzitutto, occorre valorizzare i giovani, favorendone un\u2019opportuna transizione al mercato del lavoro, sostenendo il raggiungimento della loro autonomia economica&quot;. \u00a0&quot;In secondo luogo, serve un forte cambiamento culturale, capace di rimuovere gli stereotipi che penalizzano ancora fortemente le donne e le madri. Terzo, \u00e8 necessario potenziare le misure per la conciliazione e la condivisione dei tempi di vita con quelli di lavoro, in particolare nella componente dei servizi per l\u2019infanzia e dei congedi&quot;, aggiunge ancora. \u00a0&quot;Il nostro studio mostra come all\u2019estero ci siano best practices molto virtuose ed efficaci in questo senso, penso in particolare alla Germania e alla Svezia. In questo percorso di cambiamento l\u2019intervento pubblico pu\u00f2 essere determinante, ma anche le aziende possono avere un impatto decisivo, agendo da apripista e sperimentatrici di progetti e sinergie che rispondano alle sfide occupazionali e demografiche, proponendosi come guide di un cambiamento sia culturale che organizzativo. Creare le condizioni affinch\u00e9 lavorare e avere figli sia per le donne, e per le famiglie italiane, una &#039;reale scelta&#039; richiede l\u2019impegno e l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 di tutti: istituzioni, aziende, associazioni datoriali, associazioni sindacali, terzo settore, donne e uomini&quot;, conclude. \u00a0Secondo Barbara Falcomer, direttrice generale Valore D, &quot;\u00e8 necessario diffondere una cultura che sposti l\u2019asse dalla maternit\u00e0 come costo e complessit\u00e0 a maternit\u00e0 come valore aggiunto per il singolo e per l\u2019intera organizzazione e per farlo bisogna lavorare a pi\u00f9 livelli&quot;. &quot;Ancora oggi la questione pi\u00f9 importante da affrontare per un reale cambiamento \u00e8 quella contro gli stereotipi che vedono nella donna la principale caregiver. Le donne si fanno carico del 70% del totale delle ore di lavoro non retribuito di assistenza e cura\u201d, sottolinea. \u00a0\u201cE\u2019 partendo da queste considerazioni che molte delle aziende associate a Valore D hanno messo in atto politiche che si rivolgono e coinvolgono entrambi i genitori. Tra queste, l\u2019estensione della durata del congedo di paternit\u00e0 (fino a 4 mesi), lo smart-working, la creazione di asili aziendali o le convenzioni con strutture territoriali che promuovono attivit\u00e0 di sostegno concreto e coaching alle famiglie, e iniziative di accoglienza e reskilling delle donne al rientro dal congedo di maternit\u00e0. Queste politiche di supporto alla genitorialit\u00e0 sono pi\u00f9 diffuse nelle grandi imprese, meno nelle pmi, che spesso hanno meno risorse e talvolta sono pi\u00f9 legate ad una visione tradizionale dei ruoli. C\u2019\u00e8 bisogno di scardinare cultura e sistema con politiche di incentivazione pi\u00f9 forti al welfare, e anche agire sul piano legislativo per equiparare i congedi genitoriali&quot;, conclude. \u00a0&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Mentre tra le aziende di maggior dimensione domina una visione positiva della maternit\u00e0, nelle aziende di piccole e medie dimensioni (pmi) ancora oggi prevale una visione della maternit\u00e0 come un valore che&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16618,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[2,3],"class_list":["post-16617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag-adnkronos","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16617"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16617\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/16618"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.telelaser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}