{"id":15375,"date":"2024-05-08T19:07:48","date_gmt":"2024-05-08T17:07:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=15375"},"modified":"2024-05-08T19:07:48","modified_gmt":"2024-05-08T17:07:48","slug":"liste-dattesa-con-tempi-biblici-da-colonscopia-a-mammografia-ecco-quanto-bisogna-aspettare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=15375","title":{"rendered":"Liste d&#8217;attesa con tempi biblici, da colonscopia a mammografia ecco quanto bisogna aspettare"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Buona parte dei tempi relativi alle liste d&#039;attesa per le prestazioni sanitarie &quot;sono drogati, non sono reali&quot;. Lo spiega all&#039;Adnkronos Salute Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), su uno dei problemi della sanit\u00e0 pi\u00f9 sentiti dai cittadini, al centro di un decreto ad hoc in dirittura d&#039;arrivo. &quot;Molte agende sono chiuse. E ci sono tante persone che oramai non si rivolgono pi\u00f9 al Servizio sanitario nazionale, ma vanno direttamente nel privato. Il tema \u00e8 molto complesso, ha molti fattori di cui tener conto e i dati che abbiamo spesso non rispecchiano la realt\u00e0. Per esempio: se si vuole prenotare una colonscopia e i tempi prospettati sono lunghissimi, spesso si ricorre direttamente al privato e questo non viene intercettato dal monitoraggio&quot;.  \u00a0In questo momento, continua Anelli, &quot;lo sforzo che bisogna fare \u00e8 dare credibilit\u00e0 al sistema pubblico&quot;. Per questo il provvedimento in arrivo &quot;deve poter rispondere all&#039;esigenza di far tornare le prestazioni dal privato al pubblico perch\u00e9 il sistema sia pi\u00f9 equo&quot;. &quot;Rafforzare il sistema pubblico significa ovviamente ridurre le disuguaglianze che sono il vero problema, con una sanit\u00e0 per ricchi, per chi paga, e una sanit\u00e0 invece per chi non pu\u00f2&quot;. Alcuni aspetti sono particolarmente importanti e avranno risposta nel prossimo decreto. &quot;Il primo \u00e8 che finalmente potremmo avere un monitoraggio vero, che valuter\u00e0 il prescritto, cio\u00e8 quello che chiedono i medici, e l&#039;erogato, quello che viene concretamente erogato oggi dal sistema pubblico, accreditato. E non privato. Gi\u00e0 sapere questo &#8211; sottolinea il presidente Fnomceo &#8211; significa avere la cognizione di quale sia la realt\u00e0 dell&#039;attesa&quot;. A questo punto, infatti, &quot;il governo, grazie alla conoscenza e in maniera centralizzata, potr\u00e0 finanziare in modo mirato: se ho da fare un milione di Tac, finanzio un milione di Tac, poi potr\u00f2 decidere delle priorit\u00e0, potr\u00f2 decidere che far\u00f2 prima quelle oncologiche, per esempio&quot;. \u00a0Il secondo elemento, prosegue il presidente Fnomceo, &quot;\u00e8 quello di considerare il personale che lavora nel servizio sanitario come disponibile a dare una mano per recuperare prestazioni. Questo \u00e8 importante perch\u00e9 rid\u00e0 un po&#039; di entusiasmo, un po&#039; di ossigeno, una maggiore credibilit\u00e0 agli operatori che lavorano nel sistema pubblico&quot;. In pratica, si pu\u00f2 chiedere di fare &quot;prestazioni fuori dagli orari di lavoro. E come se si dicesse ai medici: crediamo nella vostra professionalit\u00e0, crediamo nella vostra capacit\u00e0 di dare una mano al sistema perch\u00e9 il sistema pubblico torni a essere il sistema prevalente. Ovviamente questo ha bisogno di risorse, bisogna vedere&quot;, conclude Anelli. \u00a0Sono tanti gli italiani alla ricerca di un appuntamento per una colonscopia, alle prese con i centralini dei Cup regionali per trovare un posto senza aspettare mesi. A fare il punto per l&#039;Adnkronos Salute \u00e8 Francesco Neri Bortoluzzi, segretario nazionale Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri (Aigo). In attesa del decreto contro le liste di attesa, a cui sta lavorando il ministero della Salute per risolvere il tallone d\u2019Achille del nostro Servizio sanitario nazionale, dice Bortoluzzi, &quot;ad oggi confermiamo che siamo ancora indietro in tante Regioni nel rispetto dei tempi delle priorit\u00e0 per le colonscopie. Ad esempio, la priorit\u00e0 B (entro 10 giorni dalla richiesta) \u00e8 rispettata nel 60% delle Regioni (Veneto, Lombardia E.Romagna e Toscana), ma se andiamo alla media priorit\u00e0 (entro 60 giorni) scendiamo sotto il 50% (Lazio, Piemonte e Marche). Mentre al Sud (Campania, Calabria e Sicilia) stiamo messi peggio e le attese sono significative: si arriva anche a un anno&quot;. \u00a0Nell&#039;analisi su come affrontare e arginare il fenomeno delle liste d&#039;attesa, l&#039;Aigo mette in risalto alcuni punti. &quot;C&#039;\u00e8 un recente studio che ha analizzato 100mila colonscopie fatte in Italia: quasi il 30% \u00e8 inappropriata. Solo se potessimo recuperare questo dato gi\u00e0 sarebbe un buon viatico per il Ssn. Perch\u00e9? Ci sono tanti fattori: la medicina difensiva, si prescrivono esami solo per soddisfare un paziente &#039;capriccioso&#039;, e poi perdurano falsi miti come anticipare troppo la colonscopia, mentre lo screening giusto \u00e8 l&#039;esame del sangue occulto nelle feci ogni due anni tra i 50 e 69 anni. Questo tipo di approccio &#8211; si \u00e8 verificato &#8211; \u00e8 stato in grado di ridurre in 20 anni del 15% la mortalit\u00e0 per cancro&quot;. \u00a0&quot;Ci sono regole precise per la prescrizione di una colonscopia &#8211; ricorda Bortoluzzi &#8211; lo specialista dovrebbe conoscerle e anche il medico di base. La questione dell&#039;appropriatezza delle prescrizioni esiste e credo che il ministero della Salute insister\u00e0 su questo fronte ma non esiste appropriatezza senza il meccanismo della priorit\u00e0 che va assegnato dallo specialista&quot;. L\u2019inappropriatezza delle prestazioni in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva &quot;supera il 25% dei casi tra gli esami endoscopici di primo livello (come la esofagogastroduodenoscopia e la colonscopia). Una percentuale sicuramente rilevante che diventa critica se si considera che ogni anno in Italia vengono effettuati non meno 2milioni e 500mila di questi esami&quot;, ricorda. C&#039;\u00e8 un problema secondo l&#039;Aigo, &quot;non esistono valori benchmark di riferimento per la colonscopia, non sappiamo i bisogni reali della popolazione, quante sono le persone che hanno necessit\u00e0 della priorit\u00e0 e chi no. Se il ministero della Salute riuscisse a mettere insieme tutti questi dati &#8211; conclude &#8211; si potrebbe valutarli e interpretarli per lavorare sulle strategie migliori per abbattere le liste d&#039;attesa&quot;.\u00a0\u00a0&quot;L&#039;emergenza delle liste di attesa continua, fra le segnalazioni che ci sono arrivate negli ultimi mesi ci sono quelle relative alla mammografia per la quale, in alcune aree del Paese, addirittura non \u00e8 possibile prenotare o si attendono anche 390 giorni per quelle di routine, e venti giorni per quelle che andrebbero erogate nel giro di 72 ore&quot;. Lo spiega all&#039;Adnkronos Salute Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che si appresta ad aggiornare i numeri delle attese, con il consueto report dell&#039;associazione. Sul tema, aggiunge Fava, &quot;attendiamo di conoscere i dettagli del Decreto del ministero della Salute&quot;.\u00a0E&#039; certo, per\u00f2, continua Fava \u00e8 che l&#039;argomento &quot;va affrontato dal punto di vista dell&#039;offerta e non solo della domanda: i cittadini devono avere la possibilit\u00e0 di ricevere le prestazioni di cui hanno bisogno nei tempi stabiliti. E&#039; un loro diritto e una garanzia riconosciuta dal nostro Servizio sanitario nazionale. Allo stesso tempo ci sono norme non ancora rispettate, come quella che vieta le liste bloccate, o quella che d\u00e0 al cittadino la possibilit\u00e0 di ricevere la prestazione in intramoenia o in struttura privata accreditata, laddove il servizio pubblico non rispetta i tempi di attesa stabiliti in base ai codici di priorit\u00e0. Ecco cominciamo da questo&quot;.\u00a0Secondo i dati dell&#039;ultimo rapporto, quello del 2023, di Cittadinanzattiva servono due anni per una mammografia di screening, tre mesi per un intervento per tumore all\u2019utero che andava effettuato entro un mese, due mesi per una visita specialistica ginecologica urgente da fissare entro 72 ore, sempre due mesi per una visita di controllo cardiologica da effettuare entro 10 giorni. Sono alcuni esempi di tempi di attesa segnalati dai cittadini che lamentano anche disfunzioni nei servizi di accesso e prenotazione, ad esempio determinati dal mancato rispetto dei codici di priorit\u00e0, difficolt\u00e0 a contattare il Cup, impossibilit\u00e0 a prenotare per liste d&#039;attesa bloccate.\u00a0Per le prime visite specialistiche (che hanno una Classe B-breve, da svolgersi entro 10 giorni) i cittadini che ci hanno contattato &#8211; spiega il Tdm &#8211; hanno atteso anche 60 giorni per la prima visita cardiologica, endocrinologica, oncologica e pneumologica. Senza codice di priorit\u00e0, si arrivano ad aspettare 360 giorni per una visita endocrinologica e 300 per una cardiologica. Una visita specialistica ginecologica con priorit\u00e0 U (urgente, da effettuare entro 72 ore) \u00e8 stata fissata, dopo 60 giorni dalla richiesta. Per una visita di controllo cardiologica, endocrinologica, fisiatrica con priorit\u00e0 B (da fissare entro 10 giorni) i cittadini di giorni ne hanno aspettati 60. Per una visita ortopedica, sempre con classe d&#039;urgenza B ci sono voluti addirittura 90 giorni. Una visita endocrinologica senza classe di priorit\u00e0 \u00e8 stata fissata dopo 455 giorni, dopo 360 giorni una visita neurologica.\u00a0Lo scorso anno ci sono stati segnalati 150 giorni per una mammografia, con classe di categoria B breve (da svolgersi entro 10 giorni), e 730 giorni sempre per una mammografia, ma con classe di categoria P (programmabile), 365 giorni per una gastroscopia con biopsia in caso di classe non determinata. Per un intervento per tumore dell&#039;utero che doveva essere effettuato entro 30 giorni (Classe A), la paziente ha atteso 90 giorni, 3 volte tanto rispetto ai tempi previsti. Per un intervento di protesi d&#039;anca, da effettuarsi entro 60 giorni (classe di priorit\u00e0 B), c\u2019\u00e8 stata un&#039;attesa di 120 giorni, il doppio rispetto al tempo massimo previsto.\u00a0Sempre nel 2023 quasi totalit\u00e0 delle Regioni non ha recuperato le prestazioni in ritardo a causa della pandemia, e non tutte hanno utilizzato il fondo di 500 milioni stanziati nel 2022 per il recupero delle liste d&#039;attesa. Non \u00e8 stato utilizzato circa il 33%, per un totale di 165 milioni. I dati raccontano che il Molise ha investito solo l&#039;1,7% di quanto aveva a disposizione, circa 2,5 milioni. Male anche la Sardegna (26%), la Sicilia (28%), la Calabria e la Provincia di Bolzano (29%).\u00a0\u00a0La grave crisi di sostenibilit\u00e0 e sotto-finanziamento del Ssn con interminabili liste d\u2019attesa, ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci al Question Time alla Camera, &quot;dipende dal fatto che abbiamo meno medici di quelli che ci servono, perch\u00e9 negli ultimi 10 anni non si \u00e8 fatta programmazione&quot;. &quot;Parliamo di lunghe liste d\u2019attesa senza che nessuno abbia mai mappato realmente la situazione e compreso come intervenire. Servono pi\u00f9 fondi perch\u00e9 in troppi casi, nel passato, si sono sprecati soldi per inefficienze e incapacit\u00e0 manageriali. Abbiamo enormi disuguaglianze perch\u00e9 in troppe Regioni la sanit\u00e0 \u00e8 stata maltrattata anche da chi non si oppone al metodo indegno del bloccare le liste per le prestazioni&quot;.  \u00a0Il ministero della Salute &quot;\u00e8 da tempo impegnato in via prioritaria a restituire ai cittadini un equo accesso alle cure per l\u2019uniforme fruizione in tutto il territorio nazionale dei Lea che, negli anni passati, non \u00e8 stata pienamente garantita. Questo obiettivo strategico &#8211; ha aggiunto &#8211; viene conseguito rinforzando da un punto di vista della dotazione finanziaria il nostro sistema, ma anche adeguando il modello di governo del rapporto tra Stato-Regioni. Sotto il profilo operativo si sta adottando un modello di programmazione sanitaria centrato sullo strumento del Piano sanitario nazionale (Pns) che testimonia la volont\u00e0 di passare da una governance &#039;pattizia&#039; (lo strumento \u00e8 stato il Patto per la Salute) a una reale &#039;governance condivisa&#039; in cui Stato e Regioni si assumono responsabilit\u00e0 davvero condivise verso tutti i cittadini&quot;. \u00a0Il Psn &quot;segna un cambio di passo nelle relazioni tra livello centrale e regionale e il cambiamento \u00e8 reso possibile anche dalla capacit\u00e0 di utilizzare dati sempre pi\u00f9 granulari integrabili grazie all\u2019investimento tecnologico dell\u2019Ecosistema dei dati sanitari nazionale che permetter\u00e0 di comprendere il fabbisogno di salute con un modello nazionale di classificazione e stratificazione dei bisogni, il relativo fabbisogno finanziario e di valutare le reali performance dei sistemi regionali potendo cos\u00ec garantire il rispetto dei Lea. Il disegno di legge sull\u2019autonomia differenziata non mette in discussione l\u2019unitariet\u00e0 del diritto alla tutela della salute ai sensi dell\u2019articolo 32 della Costituzione, come diritto e prerogativa di cittadinanza, cos\u00ec come declinato attraverso i Lea, ma rappresenta un potenziamento della facolt\u00e0 delle Regioni di modulare la propria organizzazione dei servizi sanitari nel rispetto dei Lea&quot;, ha puntualizzato il ministro della Salute.\u00a0&quot;Ricordo a questo proposito che il concreto rischio di creare disuguaglianze tra 21 sistemi sanitari regionali diversi risale alla decisione \u2013 presa peraltro a ristretta maggioranza \u2013 di modificare nell\u2019ormai lontano ottobre del 2001 l\u2019assetto costituzionale delle competenze legislative in materia sanitaria. In questo senso, i &#039;Lea&#039; costituiscono l\u2019unica vera garanzia che in materia vengano determinati a livello statale e devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. In quest\u2019ambito il ministero della Salute \u00e8 fortemente attivo, implementa e aggiorna il contenuto delle prestazioni comprese nei Lea&quot;, ha precisato. \u00a0&quot;Gli indicatori scelti per il monitoraggio e la valutazione a livello nazionale dei Lea anche attraverso i Pdta prescindono dai modelli organizzativi regionali, misurando gli effetti attesi in termini di tipologia di prestazioni, tempistiche ed esiti clinici. In questo modo, \u00e8 possibile confrontare i valori degli indicatori ottenuti attraverso i modelli organizzativi regionali diversi, fornendo un importante strumento di informazione per individuare le scelte organizzative migliori. Le misure di potenziamento sono tutt\u2019altro che &#039;interventi parziali e privi di visione di insieme&#039; ma sono dedicate ad accompagnare la fondamentale riforma dell\u2019assistenza territoriale con un modello sistemico, per garantire una sempre maggiore assistenza di prossimit\u00e0 e per trasformare in senso digitale l\u2019Ssn&quot;.\u00a0&quot;Le differenza tra Nord e Sud sono ben note e riguardano la sanit\u00e0 come altri ambiti della vita economica e sociale della Nazione. Ma tra gli obiettivi primari del mio ministero resta fermo l&#039;impegno ad agire con decisione per ridurre le differenze e rafforzando la capacit\u00e0 degli enti a supporto, Agenas, Aifa e Iss, di indirizzo, programmazione e monitoraggio del Ssn, specie nell&#039;ambito del nuovo sistema di garanzia dei Lea. Riformare un sistema sanitario nazionale, prosciugato dalle risorse e svaligiato dai &#039;gettonisti&#039;, necessita di tempo. Fin da subito ci stiamo impegnando al meglio, supportati dalle regioni che realmente sono interessate a garantire a tutti il diritto alla salute&quot;.\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Buona parte dei tempi relativi alle liste d&#039;attesa per le prestazioni sanitarie &quot;sono drogati, non sono reali&quot;. 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