{"id":14826,"date":"2024-05-06T21:08:00","date_gmt":"2024-05-06T19:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=14826"},"modified":"2024-05-06T21:08:00","modified_gmt":"2024-05-06T19:08:00","slug":"alzheimer-scoperta-nuova-forma-genetica-qual-e-il-gene-incriminato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=14826","title":{"rendered":"Alzheimer, scoperta nuova forma genetica: qual \u00e8 il gene &#8216;incriminato&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Una nuova forma genetica di Alzheimer \u00e8 stata scoperta da ricercatori spagnoli del Sant Pau Research Institute di Barcellona, autori di uno studio pubblicato su &#039;Nature Medicine&#039;. Gli scienziati dell&#039;area di Ricerca su malattie neurologiche, neuroscienze e salute mentale dell&#039;istituto, guidati da Juan Fortea, direttore dell&#039;Unit\u00e0 Memoria del Servizio di Neurologia della stessa struttura, hanno osservato che oltre il 95% degli over 65 con due copie del gene ApoE4 (ApoE4 omozigoti) mostrano caratteristiche biologiche di Alzheimer nel cervello o biomarcatori della patologia nel liquido cerebrospinale e nelle scansioni Pet. Il lavoro indica inoltre che gli individui ApoE4 omozigoti sviluppano Alzheimer prima di persone con altre varianti del gene ApoE4. \u00a0\u00a0I risultati suggeriscono che &quot;avere due copie del gene ApoE4 potrebbe rappresentare una nuova forma genetica&quot; della principale forma di demenza, spiega Fortea. &quot;Il gene ApoE4 \u00e8 conosciuto da oltre 30 anni &#8211; ricorda &#8211; ed \u00e8 noto per essere associato a un rischio pi\u00f9 alto di ammalarsi di Alzheimer. Ma adesso sappiamo che praticamente tutti gli individui con due copie di questo gene sviluppano una biologia Alzheimer&quot;. Averlo capito &quot;\u00e8 importante &#8211; sottolinea l&#039;esperto &#8211; perch\u00e9&quot; gli ApoE4 omozigoti &quot;rappresentano il 2-3% della popolazione&quot;. \u00a0I ricercatori hanno valutato i cambiamenti clinici, patologici e dei biomarcatori nei soggetti ApoE4 omozigoti, per determinare il loro rischio Alzheimer. Hanno utilizzato dati relativi a 3.297 donatori di cervello, inclusi campioni di 273 omozigoti per ApoE4, del National Alzheimer&#039;s Coordinating Center statunitense. Hanno usato anche informazioni cliniche e su biomarcatori di oltre 10mila persone con marker di Alzheimer, compresi 519 omozigoti ApoE4. \u00a0&quot;I risultati &#8211; riportano gli scienziati &#8211; indicano che praticamente tutti gli ApoE4 omozigoti mostravano malattia di Alzheimer e avevano livelli pi\u00f9 elevati di biomarcatori associati alla malattia all&#039;et\u00e0 di 55 anni, rispetto alle persone con variante ApoE3. All&#039;et\u00e0 di 65 anni, oltre il 95% degli omozigoti per ApoE4 presentava livelli anormali di proteina amiloide nel liquido cerebrospinale &#8211; una caratteristica patologica precoce chiave nell&#039;Alzheimer &#8211; e il 75% aveva scansioni Pet amiloidi-positive&quot;.\u00a0In base a queste osservazioni, gli autori indicano che &quot;la variante genetica ApoE4 non \u00e8 solo un fattore di rischio per l&#039;Alzheimer, come si pensava in precedenza, ma potrebbe rappresentare una forma genetica distinta della malattia&quot;.\u00a0Secondo i ricercatori, &quot;questi risultati potrebbero essere utili per lo sviluppo di strategie di prevenzione personalizzate, studi clinici e approcci terapeutici mirati per questa popolazione specifica&quot; con due copie del gene ApoE4. &quot;I dati evidenziano l&#039;importanza del monitoraggio degli omozigoti per ApoE4 fin dalla tenera et\u00e0 per interventi preventivi&quot;, afferma V\u00edctor Montal che ha partecipato allo studio quando lavorava al Sant Pau Research Institute e che oggi studia la struttura molecolare del gene ApoE presso il Centro di supercalcolo di Barcellona.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Una nuova forma genetica di Alzheimer \u00e8 stata scoperta da ricercatori spagnoli del Sant Pau Research Institute di Barcellona, autori di uno studio pubblicato su &#039;Nature Medicine&#039;. 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