{"id":125427,"date":"2026-10-20T11:49:46","date_gmt":"2026-10-20T09:49:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=125427"},"modified":"2026-10-20T11:49:46","modified_gmt":"2026-10-20T09:49:46","slug":"la-guerra-invisibile-contro-le-democrazie-lai-moltiplica-le-interferenze-litalia-rischia-di-arrivare-impreparata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=125427","title":{"rendered":"La guerra invisibile contro le democrazie: l&#8217;AI moltiplica le interferenze, l&#8217;Italia rischia di arrivare impreparata"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;Europa ha imparato a riconoscere molte delle operazioni con cui attori stranieri cercano di manipolare il dibattito pubblico, alimentare la polarizzazione e condizionare le elezioni. Conosce le reti, le tecniche utilizzate e, in diversi casi, anche le strutture che coordinano queste campagne. Eppure continua a incontrare enormi difficolt\u00e0 nel fermarle. Nel frattempo, l&#039;intelligenza artificiale rende pi\u00f9 semplice produrre contenuti falsi credibili, moltiplicarne la diffusione e adattarli alle fragilit\u00e0 politiche e sociali di ciascun Paese.\u00a0\u00c8 questo il paradosso emerso dal confronto europeo sulla disinformazione che si \u00e8 tenuto a Roma, all&#039;Europa Experience David Sassoli con rappresentanti delle istituzioni europee, del Parlamento italiano, delle ambasciate accreditate in Italia e delle principali organizzazioni impegnate nel contrasto alle interferenze informative straniere.\u00a0Sul tavolo, una domanda che riguarda direttamente anche l&#039;Italia, attesa dalle elezioni politiche del 2027: come si difende l&#039;integrit\u00e0 di un processo democratico quando la manipolazione dell&#039;informazione non si limita alla campagna elettorale, ma opera in modo permanente, attraverso infrastrutture digitali transnazionali e con strumenti sempre pi\u00f9 sofisticati?\u00a0La dimensione del fenomeno emerge dai dati del Servizio europeo per l&#039;azione esterna (Seae), richiamati nel rapporto finale del progetto FIMI Defenders for Election Integrity (FDEI). Nel 2025 sono stati documentati e analizzati 540 episodi di manipolazione e interferenza informativa straniera, conosciuta con l&#039;acronimo FIMI, che hanno coinvolto circa 10.500 canali e 43mila contenuti. Il 29% degli episodi \u00e8 stato attribuito alla Russia e il 6% alla Cina. Il restante 65% non ha ricevuto un&#039;attribuzione statale certa, pur presentando in diversi casi indicatori di coordinamento con infrastrutture russe o cinesi.\u00a0Particolarmente significativo il ruolo dell&#039;intelligenza artificiale: le tecniche basate sull&#039;AI sono state rilevate nel 27% degli episodi, passando da 41 casi nel 2024 a 147 nel 2025. Una trasformazione delle modalit\u00e0 con cui possono essere esercitate pressioni sulle democrazie europee.\u00a0L&#039;incontro, intitolato Securing Democratic Discourse: Election Integrity in an AI-Disinformation Era, ha presentato i risultati del progetto FDEI, una collaborazione tra dieci organizzazioni europee e internazionali impegnate nel monitoraggio e nel contrasto alla manipolazione dell&#039;informazione nei processi elettorali.\u00a0L&#039;evento \u00e8 stato ospitato dall&#039;Ufficio del Parlamento europeo in Italia e organizzato dal DEN Institute e da Debunk.org per conto del consorzio FDEI, sviluppato nell&#039;ambito del FIMI Information Sharing and Analysis Centre (FIMI-ISAC).\u00a050 partecipanti, tra i quali 19 rappresentanti di 13 missioni diplomatiche accreditate a Roma, si sono confrontati con esponenti della Commissione europea, del Servizio europeo per l&#039;azione esterna, del Parlamento europeo e del Senato italiano.\u00a0Tra le istituzioni rappresentate figuravano la Direzione generale Comunicazione della Commissione europea, il Servizio europeo per l&#039;azione esterna attraverso le strutture responsabili dell&#039;integrit\u00e0 dell&#039;informazione, e il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, attraverso l&#039;unit\u00e0 dedicata alle minacce ibride. Al confronto hanno contribuito organizzazioni specializzate come GLOBSEC, Institute for Strategic Dialogue (ISD), EU DisinfoLab, Digital Forensic Research Lab dell&#039;Atlantic Council, NASK, CEE Digital Democracy Watch, Context.ro e Fundaci\u00f3n Maldita.es.\u00a0Dal confronto \u00e8 emerso un nodo fondamentale: gli strumenti per individuare le campagne di interferenza esistono, ma manca ancora un sistema sufficientemente integrato e rapido per trasformare le segnalazioni in risposte concrete. Le dichiarazioni raccolte dall&#039;Adnkronos a margine dell&#039;incontro aiutano a comprendere la portata della sfida.\u00a0Per Marco Lombardo, senatore di Azione, la disinformazione e le interferenze straniere non sono pi\u00f9 un tema specialistico, da lasciare esclusivamente agli apparati di sicurezza.\u00a0\u201c\u00c8 la pi\u00f9 grave minaccia che oggi abbiamo per la sicurezza nazionale ed europea\u201d, afferma ad Adnkronos. \u201cIncontri come quello di oggi mostrano che c&#039;\u00e8 una grande consapevolezza tra accademici, istituzioni e mondo delle ambasciate. Il problema \u00e8 che non pu\u00f2 rimanere solo una cosa per addetti ai lavori. Deve arrivare davvero al dibattito pubblico e farci capire quanto dobbiamo essere mobilitati in difesa dell&#039;integrit\u00e0 dei processi democratici elettorali, perch\u00e9 le nostre democrazie sono minacciate dalla guerra ibrida\u201d.\u00a0Se la manipolazione dell&#039;informazione \u00e8 parte integrante delle strategie di guerra ibrida, il suo contrasto non pu\u00f2 essere affidato soltanto ai servizi di intelligence e alle autorit\u00e0 di sicurezza. Deve diventare una questione politica condivisa.\u00a0\u201cCredo che questo tipo di operazioni debbano uscire dall&#039;ambito di pertinenza del Copasir o dei servizi\u201d, insiste Lombardo, chiedendo che diventino parte integrante del confronto pubblico.\u00a0Il problema, secondo il senatore, \u00e8 che in Italia manca ancora la disponibilit\u00e0 politica ad affrontare il tema in modo trasversale. Lombardo ricorda che, insieme a Carlo Calenda, ha presentato nell&#039;aprile 2025 due iniziative legislative per la difesa delle libert\u00e0 costituzionali e dell&#039;integrit\u00e0 del processo democratico dalle ingerenze straniere. Si tratta del disegno di legge ordinario 1473, dedicato all&#039;istituzione di uno scudo democratico, e del disegno di legge costituzionale 1472, sulla tutela del processo elettorale. Entrambi sono stati assegnati alla commissione Affari costituzionali del Senato nel maggio 2025, senza che ne sia ancora iniziato l&#039;esame.\u00a0\u201cIn Italia questo tema rischia di far esplodere le contraddizioni nelle coalizioni, per cui non se ne parla\u201d, osserva Lombardo, richiamando il dibattito francese sulla necessit\u00e0 di un impegno condiviso contro le ingerenze straniere. &quot;Occorre il coraggio di avere davvero la consapevolezza di quanto oggi siamo il ventre molle, per esempio, delle ingerenze russe\u201d.\u00a0I risultati del progetto FDEI aiutano a comprendere perch\u00e9 individuare una campagna di interferenza non equivalga a neutralizzarla.\u00a0Tra le operazioni analizzate figurano Doppelganger, Storm-1516, Operation Overload e la rete Pravda, conosciuta anche come Portal Kombat. Non si tratta di singole notizie false pubblicate sui social network, ma di sistemi organizzati e persistenti, capaci di produrre, ripubblicare e amplificare contenuti attraverso reti di siti internet, account e piattaforme differenti.\u00a0L&#039;obiettivo non \u00e8 necessariamente convincere un elettore attraverso un messaggio isolato, ma creare un ambiente informativo nel quale una determinata narrazione viene ripetuta da molteplici fonti apparentemente indipendenti, fino a diventare familiare e credibile.\u00a0Emblematico il caso della rete Pravda, identificata dall&#039;agenzia francese VIGINUM come Portal Kombat. Il sistema aggrega contenuti filorussi attraverso oltre duecento sottodomini legati a Paesi e lingue differenti. Tra il primo settembre e il 9 ottobre 2025, il solo sottodominio in lingua ceca ha ripubblicato pi\u00f9 di 200mila contenuti, 822 dei quali specificamente legati alle elezioni.\u00a0L&#039;enorme quantit\u00e0 di materiale serve anche a far s\u00ec che i contenuti possano essere indicizzati dai motori di ricerca, ripresi da altri siti e successivamente rilanciati, perdendo progressivamente la riconoscibilit\u00e0 della propria origine.\u00a0La disinformazione contemporanea non cerca soltanto di diffondere messaggi falsi: cerca di costruire l&#039;apparenza di un ecosistema informativo attendibile. Una caratteristica che rende estremamente difficile combatterla intervenendo soltanto sui singoli contenuti.\u00a0Il progetto FDEI ha monitorato le elezioni del 2025 in Germania, Polonia, Moldova e Repubblica Ceca, applicando metodologie comuni per rendere confrontabili episodi e comportamenti delle piattaforme.\u00a0In Germania sono state documentate campagne riconducibili a operazioni gi\u00e0 individuate negli anni precedenti. Doppelganger ha continuato a diffondere contenuti attraverso siti e profili che imitavano fonti credibili. Operation Overload ha utilizzato sistemi di amplificazione coordinata, mentre Storm-1516 ha fatto ricorso a oltre cento siti che pubblicavano contenuti generati con l&#039;AI nei tre mesi precedenti al voto.\u00a0Le visualizzazioni osservate sono state stimate complessivamente intorno ai 55 milioni, un dato che tuttavia non dimostra un&#039;influenza equivalente sull&#039;opinione pubblica, anche a causa dell&#039;amplificazione artificiale.\u00a0Il problema pi\u00f9 significativo ha riguardato la risposta delle piattaforme. Secondo il rapporto FDEI, i contenuti riconducibili a Storm-1516 sono stati segnalati anche attraverso i meccanismi previsti dal Digital Services Act. X ha respinto le segnalazioni sostenendo che i contenuti non fossero illegali, mentre Bluesky \u00e8 intervenuta sugli stessi materiali, registrando successivamente un forte calo dell&#039;attivit\u00e0 collegata alla campagna.\u00a0In Polonia, durante le presidenziali, sono stati individuati circa seicento contenuti riconducibili a Doppelganger tra aprile e maggio 2025. Le rimozioni di centinaia di account non hanno impedito la prosecuzione dell&#039;operazione. Il monitoraggio ha inoltre documentato una campagna pubblicitaria su Meta con una spesa di circa 100mila euro per raggiungere un milione di utenti.\u00a0Ancora pi\u00f9 complesso il caso della Moldova, uno dei Paesi maggiormente esposti alle interferenze russe. Il rapporto descrive una strategia decentralizzata basata su falsi organi di informazione, siti clonati, reti di influencer retribuiti, contenuti generati con l&#039;AI e tentativi di compromettere la fiducia nel processo elettorale.\u00a0Particolare attenzione \u00e8 stata riservata alla diaspora moldava, bersaglio di campagne volte a condizionarne o scoraggiarne la partecipazione al voto. Le autorit\u00e0 hanno anche chiesto il blocco di 443 canali TikTok che raccoglievano complessivamente oltre 1,2 milioni di follower. Secondo quanto successivamente dichiarato dal vertice della polizia nazionale, circa il 95% dei contenuti segnalati non sarebbe stato rimosso, sebbene il rapporto precisi di non aver potuto verificare autonomamente tutte le richieste.\u00a0La Repubblica Ceca offre invece un elemento di cautela. Nonostante la presenza di una rete TikTok di 146 account coordinati e la massiccia attivit\u00e0 di Portal Kombat, il monitoraggio non ha individuato un&#039;operazione coordinata della quale fosse possibile dimostrare la capacit\u00e0 di influenzare il risultato elettorale.\u00a0La crescente capacit\u00e0 delle campagne straniere di adattarsi ai contesti nazionali \u00e8 al centro del lavoro dell&#039;Institute for Strategic Dialogue, organizzazione internazionale che studia estremismo, polarizzazione e manipolazione dell&#039;informazione.\u00a0<br \/>\nMelanie Smith, senior director di ISD, racconta ad Adnkronos come queste operazioni stiano cambiando forma. (VIDEO)\u00a0\u201cAbbiamo osservato campagne condotte da attori allineati alla Russia, in particolare nelle recenti elezioni regionali tedesche. Sono molto simili a quelle che abbiamo visto nelle elezioni nazionali del 2024 e del 2025, ma stanno diventando pi\u00f9 locali e pi\u00f9 adattate ai singoli contesti politici. Si tratta soprattutto di video che impersonano personaggi pubblici, talvolta candidati alle elezioni o giornalisti. Sembrano autentici, ma utilizzano voci generate con l&#039;intelligenza artificiale per far apparire quelle persone come se stessero dicendo cose che in realt\u00e0 non hanno mai detto\u201d.\u00a0Il problema non \u00e8 soltanto individuare questi contenuti, ma far circolare le informazioni tra ricercatori, autorit\u00e0 pubbliche e piattaforme.\u00a0\u201cLe infrastrutture e i meccanismi esistono, ma non sono molto ben coordinati\u201d, spiega Smith. \u201cAbbiamo molti di questi strumenti e sappiamo cosa bisognerebbe fare, ma metterlo in pratica \u00e8 ancora piuttosto difficile. Per ricercatori come noi \u00e8 molto difficile capire cosa i governi sappiano e cosa non sappiano di quello che accade durante le elezioni, perch\u00e9 lo scambio di informazioni di intelligence \u00e8 molto limitato. Spesso siamo noi a segnalare preventivamente le attivit\u00e0 alle autorit\u00e0, ma non ci \u00e8 chiaro come rispondano, se rispondano e se gli obiettivi vengano effettivamente raggiunti\u201d.\u00a0Per Smith, la persistenza di operazioni come Doppelganger dimostra i limiti di un contrasto basato esclusivamente sulla rimozione degli account.\u00a0\u201cSiamo ancora nella situazione di dover rincorrere continuamente queste operazioni\u201d, osserva, utilizzando l&#039;espressione inglese whack-a-mole, il gioco nel quale si tenta di colpire talpe che continuano a riapparire. \u201cRiusciamo a far rimuovere alcuni account e speriamo che sia efficace. Ma, alla fine, il successo di queste campagne dipende dal fatto che vengano riprese dai pubblici nazionali e dalle voci interne ai singoli Paesi\u201d.\u00a0L&#039;ingerenza straniera diventa particolarmente efficace quando non ha pi\u00f9 bisogno di apparire straniera. Una narrazione fabbricata all&#039;estero pu\u00f2 essere ripresa da influencer, siti di informazione, comunit\u00e0 digitali e soggetti politici nazionali, fino a inserirsi nel dibattito pubblico come una posizione apparentemente spontanea.\u00a0\u201c\u00c8 importante continuare a rimuovere queste attivit\u00e0 quando le individuiamo, ma serve una risposta pi\u00f9 complessiva\u201d, prosegue Smith. \u201cLe persone devono capire che cosa sia la manipolazione dell&#039;informazione e come riconoscere i contenuti prodotti dall&#039;AI\u201d.\u00a0L&#039;esperta insiste soprattutto sulla preparazione dei cittadini prima delle elezioni: spiegare in anticipo che potrebbero essere bersaglio di campagne manipolative, mostrare come riconoscerle e chiarire quali segnali osservare nei propri flussi informativi. \u201cPurtroppo, questo non sta ancora avvenendo in modo coordinato e su larga scala\u201d.\u00a0La vulnerabilit\u00e0 delle democrazie europee non dipende soltanto dalla sofisticazione tecnologica degli strumenti di disinformazione. \u00c8 strettamente collegata alla fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni.\u00a0<br \/>\nKatarina Klingova, del Centro per la democrazia e la resilienza di GLOBSEC, osserva il fenomeno da un punto di vista particolarmente significativo: quello dell&#039;Europa centrale e orientale.\u00a0\u201cAbbiamo osservato che in diversi Paesi una parte molto ampia della societ\u00e0 crede a queste narrazioni perch\u00e9 non ha fiducia nelle istituzioni pubbliche\u201d, spiega ad Adnkronos. (VIDEO)\u00a0Klingova richiama le ricerche di GLOBSEC sulle tendenze dell&#039;opinione pubblica, condotte attraverso rilevazioni periodiche dal 2016.\u00a0\u201cIn alcuni Paesi, come Bulgaria, Slovacchia e Romania, da un terzo fino al 40% della popolazione mostra vulnerabilit\u00e0 a diverse narrazioni polarizzanti, con una profonda sfiducia nelle istituzioni. Queste narrazioni distruggono non soltanto la coesione sociale, ma anche la fiducia nei processi democratici e nelle elezioni\u201d. La disinformazione non opera nel vuoto: trova terreno fertile dove esistono fratture sociali profonde, sfiducia nei partiti, risentimento verso le istituzioni. Le operazioni straniere possono sfruttare queste fragilit\u00e0, amplificandole e orientandole.\u00a0Klingova ricorda come, dopo l&#039;annessione russa della Crimea nel 2014, in Europa centrale alcuni siti abbiano radicalmente cambiato la propria linea editoriale, passando persino da contenuti sportivi alla diffusione di propaganda politica.\u00a0Oggi la sfida \u00e8 ulteriormente complicata dall&#039;utilizzo dell&#039;intelligenza artificiale e dalla capacit\u00e0 degli attori ostili di reagire pi\u00f9 rapidamente delle istituzioni democratiche. \u201cCon lo sviluppo dell&#039;AI e dei nuovi strumenti di comunicazione non possiamo permetterci di rilassarci\u201d, afferma. \u201c\u00c8 una battaglia che non finisce mai. Non si costruisce la resilienza democratica di uno Stato membro o dell&#039;Unione europea da un giorno all&#039;altro. \u00c8 un processo di lungo periodo che coinvolge tutto il governo e tutta la societ\u00e0\u201d. Alla domanda se l&#039;Europa sia pronta al prossimo ciclo elettorale, la risposta \u00e8 prudente. \u201cNon saremo mai pronti al 100%, a causa della rapidit\u00e0 con cui cambiano le tecnologie utilizzate dai nostri avversari\u201d.\u00a0Per Klingova esiste una differenza strutturale tra il funzionamento delle democrazie e quello dei regimi autoritari: le prime devono discutere, cercare compromessi e costruire decisioni condivise; i secondi possono agire rapidamente, senza gli stessi vincoli istituzionali. \u201cDobbiamo reagire pi\u00f9 velocemente, scambiare informazioni pi\u00f9 rapidamente e coinvolgere tutti gli attori allo stesso tavolo: istituzioni pubbliche, societ\u00e0 civile, ma anche imprese private. Perch\u00e9 anche queste ultime hanno un ruolo enorme nella protezione della resilienza democratica\u201d.\u00a0La risposta istituzionale europea si sta sviluppando attorno all&#039;European Democracy Shield, lo scudo europeo per la democrazia, presentato dalla Commissione nel novembre 2025. L&#039;iniziativa punta a rafforzare l&#039;integrit\u00e0 dello spazio informativo, la protezione delle elezioni, l&#039;indipendenza dei media e la capacit\u00e0 della societ\u00e0 civile di resistere alla manipolazione e alle interferenze straniere.\u00a0Uno degli strumenti principali \u00e8 il Centro europeo per la resilienza democratica, che ha avviato le proprie attivit\u00e0 nel febbraio 2026. Il Centro mette in collegamento istituzioni europee e Stati membri, tra cui l&#039;Italia, con l&#039;obiettivo di migliorare l&#039;individuazione delle minacce, la condivisione delle informazioni e la capacit\u00e0 di risposta coordinata.\u00a0Il problema \u00e8 trasformare questa architettura in una capacit\u00e0 realmente operativa. L&#039;esperienza delle campagne analizzate dal progetto FDEI indica che non basta aggiungere nuove strutture a quelle gi\u00e0 esistenti. Occorre stabilire chi sia responsabile di ricevere una segnalazione, verificarne il contenuto, trasmetterla alle autorit\u00e0 competenti e assicurare che venga presa in considerazione.\u00a0Lo stesso Digital Services Act, che offre un quadro regolatorio per affrontare i rischi sistemici delle grandi piattaforme digitali, deve confrontarsi con la difficolt\u00e0 di accedere tempestivamente ai dati e verificare l&#039;efficacia delle misure adottate.\u00a0Il punto riguarda anche la distinzione tra disinformazione e libert\u00e0 di espressione. Un&#039;opinione controversa, una critica politica o una notizia inesatta non possono essere automaticamente assimilate a un&#039;operazione di interferenza straniera. Per questo la risposta deve basarsi su comportamenti coordinati, infrastrutture, prove documentabili e trasparenza dei finanziamenti, evitando di trasformare la difesa del pluralismo in uno strumento di controllo delle opinioni.\u00a0Uno dei risultati pi\u00f9 importanti del progetto FDEI \u00e8 la costruzione di una metodologia comune per monitorare le interferenze informative.\u00a0Il consorzio ha prodotto quattro valutazioni preventive dei rischi elettorali e quattro rapporti successivi alle elezioni, 117 segnalazioni strutturate di incidenti, una base di oltre 500 casi prioritari codificati e programmi di formazione che hanno coinvolto pi\u00f9 di cento analisti.\u00a0Le organizzazioni partecipanti hanno utilizzato classificazioni condivise per registrare tattiche, tecniche, procedure, infrastrutture e narrazioni. L&#039;obiettivo \u00e8 rendere le informazioni raccolte in un Paese confrontabili e utilizzabili anche da ricercatori e istituzioni di altri Stati.\u00a0Una differenza sostanziale rispetto a un sistema nel quale ogni organizzazione conduce autonomamente le proprie indagini e deve ricostruire da zero i rapporti con le autorit\u00e0 ogni volta che si presenta una crisi.\u00a0Il rapporto conclusivo del progetto individua tuttavia due interrogativi ancora irrisolti: chi debba assumersi la responsabilit\u00e0 di colmare i vuoti operativi e come garantire finanziamenti continuativi alle organizzazioni che producono gran parte delle informazioni utilizzate dalle istituzioni.\u00a0Il progetto FDEI ha infatti una scadenza fissata a gennaio 2027. Senza un sistema stabile di collaborazione e sostegno, una parte delle competenze e delle reti sviluppate negli ultimi due anni rischia di andare dispersa proprio mentre l&#039;Europa si avvicina a un nuovo ciclo elettorale.\u00a0Le elezioni che attendono diversi Paesi europei nel 2027 costituiscono un banco di prova per il nuovo sistema di difesa democratica. Francia e Italia, in particolare, saranno chiamate ad affrontare campagne politiche potenzialmente esposte a operazioni di manipolazione, amplificazione artificiale e interferenze straniere.\u00a0Non significa che queste operazioni siano destinate ad alterare i risultati elettorali. La stessa esperienza del progetto FDEI dimostra quanto sia difficile stabilire un rapporto causale tra campagne di disinformazione e comportamento degli elettori.\u00a0Il problema riguarda piuttosto la capacit\u00e0 di proteggere le condizioni nelle quali il confronto democratico si svolge: accesso a informazioni verificabili, trasparenza delle campagne digitali, riconoscibilit\u00e0 delle fonti, pluralismo e fiducia nell&#039;integrit\u00e0 del voto.\u00a0Per l&#039;Italia questa sfida presenta due dimensioni. La prima \u00e8 istituzionale: rafforzare la capacit\u00e0 di coordinamento tra autorit\u00e0 nazionali, istituzioni europee, piattaforme e ricercatori indipendenti. La seconda \u00e8 politica: riconoscere la minaccia in modo trasversale, senza trasformare ogni iniziativa di contrasto in una nuova occasione di scontro tra maggioranza e opposizione.\u00a0La sfida non \u00e8 semplicemente eliminare le notizie false, obiettivo di per s\u00e9 irrealistico. \u00c8 fare in modo che le democrazie sappiano riconoscere e contrastare le operazioni sistematiche che cercano di manipolare il confronto pubblico senza rinunciare ai principi di libert\u00e0 e pluralismo che intendono proteggere.\u00a0L&#039;Europa ha iniziato a costruire gli strumenti per farlo. I prossimi appuntamenti elettorali diranno quanto siano diventati efficaci. E soprattutto se l&#039;Italia avr\u00e0 deciso di considerare finalmente la sicurezza del proprio spazio informativo una componente essenziale della sicurezza nazionale, anzich\u00e9 un problema da affrontare soltanto quando un&#039;interferenza \u00e8 gi\u00e0 stata individuata.\u00a0<br \/>\n&#8212;internazionale\/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;Europa ha imparato a riconoscere molte delle operazioni con cui attori stranieri cercano di manipolare il dibattito pubblico, alimentare la polarizzazione e condizionare le elezioni. 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