{"id":125208,"date":"2026-10-19T12:46:00","date_gmt":"2026-10-19T10:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=125208"},"modified":"2026-10-19T12:46:00","modified_gmt":"2026-10-19T10:46:00","slug":"angela-grignano-dopo-8-anni-al-via-il-processo-per-lesplosione-di-parigi-persi-quasi-la-gamba-ora-voglio-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=125208","title":{"rendered":"Angela Grignano, dopo 8 anni al via il processo per l&#8217;esplosione di Parigi: &#8220;Persi quasi la gamba, ora voglio giustizia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cFinalmente, dopo otto anni, inizier\u00e0 il processo. Penso sempre alle vittime. Il processo non mi ridar\u00e0 indietro quello che mi \u00e8 stato tolto ma finalmente capiremo come \u00e8 andata quel giorno. Sono stati anni lunghissimi in cui ho affrontato dieci interventi chirurgici e un percorso medico e riabilitativo estremamente complesso. Per salvare la mia gamba sinistra, gravemente compromessa dall\u2019esplosione, i chirurghi hanno dovuto intervenire su diverse parti del mio corpo, utilizzando tessuti prelevati dalla schiena, dalla testa, innesti ossei e cutanei, in una situazione vascolare delicatissima, con una sola arteria funzionante. Tutti interventi sperimentali. Ho trascorso oltre sei anni tra sedia a rotelle, stampelle, scarpe ortopediche, interventi e riabilitazione. Ora chiedo solo una cosa: che venga fatta giustizia\u201d. A parlare con l\u2019Adnkronos \u00e8 Angela Grignano, la giovane ex ballerina trapanese che il 12 gennaio del 2019 rimase gravemente ferita nella esplosione che a Parigi provoc\u00f2 quattro morti e numerosi feriti. \u00a0Domani inizier\u00e0 a Parigi il processo che coinvolge oltre 500 persone, appartenenti ad almeno cinque nazionalit\u00e0. E tra le parti civili c\u2019\u00e8 anche lei, Angela Grignano, che all\u2019epoca si trovava a Parigi da appena un mese con il sogno di fare la ballerina a Disenyland. \u201cNon sono mancati momenti di sconforto, nei quali sono arrivata persino a considerare l\u2019amputazione. L\u2019ultimo grande intervento, un\u2019artrodesi, ha comportato il blocco definitivo della caviglia sinistra. Soltanto nella primavera del 2025 sono riuscita a tornare a camminare senza ausili\u201d, racconta oggi Angela Grignano, che da ieri \u00e8 a Parigi, con sua mamma. \u201cMa tornare a camminare non significa tornare alla vita di prima. Non posso pi\u00f9 correre, non posso pi\u00f9 ballare come facevo un tempo e continuo a convivere con conseguenze permanenti\u201d, dice.\u00a0<br \/>\nL\u2019appuntamento \u00e8 alle ore 13.30, presso il Tribunale giudiziario di Parigi, situato al 45 Avenue de la Porte de Clichy, 75017 Parigi. Le udienze si terranno con cadenza quotidiana, secondo il calendario giudiziario previsto, e si protrarranno fino al 7 dicembre 2026. Un processo che si preannuncia particolarmente complesso e, per certi aspetti, ancora controverso. A distanza di quasi otto anni, infatti, permangono divergenze tra le ricostruzioni tecniche elaborate nell\u2019ambito dei procedimenti penale e civile, con interrogativi ancora aperti sulle cause della catastrofe e sull\u2019individuazione delle responsabilit\u00e0.\u00a0<br \/>\nL\u2019esplosione, che provoc\u00f2 danni lungo circa 200 metri di strada, sarebbe stata la conseguenza del progressivo deterioramento del terreno, causato da perdite delle condutture delle acque reflue. Il cedimento del sottosuolo avrebbe provocato la rottura di una tubazione del gas, la conseguente fuga e infine l\u2019esplosione. Al centro delle contestazioni del processo penale figurano il Comune di Parigi, per i presunti mancati approfondimenti sui ripetuti cedimenti del marciapiede, e la societ\u00e0 CIPA, amministratrice dello stabile, per le presunte omissioni relative alle perdite delle condutture fognarie. I soggetti coinvolti sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di omicidio involontario, lesioni involontarie e danneggiamenti involontari, con responsabilit\u00e0 che dovranno essere accertate nel corso del dibattimento.\u00a0\u201cA complicare ulteriormente il quadro \u00e8 intervenuta una nuova perizia nell\u2019ambito del procedimento civile, nel 2026, che ha sollevato interrogativi sulle condizioni della tubazione del gas in ghisa e sulla mancata sostituzione di quel tratto, a differenza di altri segmenti della rete circostante. Sono cos\u00ec emerse ulteriori questioni riguardanti le possibili responsabilit\u00e0 di GRDF, gestore della rete di distribuzione del gas, che non figura tra gli imputati del processo penale- racconta Angela Grignano &#8211; Il quadro tecnico e giudiziario rimane dunque articolato, mentre numerose questioni risarcitorie sono ancora irrisolte\u201d. Secondo le informazioni organizzative disponibili, il procedimento coinvolger\u00e0 circa 500 persone, appartenenti ad almeno cinque nazionalit\u00e0 differenti, con la presenza di interpreti giudiziari e un sistema di web radio riservato alle parti civili. Le associazioni delle vittime stimano inoltre una platea pi\u00f9 ampia, di circa 800 persone colpite direttamente o indirettamente dalla tragedia.\u00a0<br \/>\nOltre al danno fisico, anche \u201cil danno professionale, il cui pieno riconoscimento rappresenta ancora oggi una delle questioni pi\u00f9 complesse sul piano risarcitorio\u201d, dice Grignano. \u201cAvevo 24 anni, un percorso universitario e una formazione artistica nel mondo dello spettacolo, della danza e della comunicazione. Ero arrivata a Parigi da appena un mese, con il sogno di entrare nel corpo di ballo di Disneyland Paris e una carriera ancora tutta da costruire\u201d. \u201cDimostrare il valore di ci\u00f2 che avrei potuto realizzare, e che quella mattina mi \u00e8 stato sottratto, si \u00e8 rivelato uno degli aspetti pi\u00f9 difficili di questa vicenda\u201d. Eppure, nonostante l\u2019evidenza delle lesioni, la gravit\u00e0 degli interventi e le conseguenze permanenti, anche ottenere il pieno riconoscimento dei danni fisici e professionali si sta rivelando un percorso lungo e complesso. Ma la battaglia non \u00e8 stata soltanto fisica.\u00a0\u201cSto lottando anche per ottenere il riconoscimento delle conseguenze psicologiche e morali di quanto accaduto. Paradossalmente, proprio la forza con cui ho cercato di reagire \u00e8 diventata un ostacolo. Ho sempre cercato di tenermi occupata, talvolta riempiendo le mie giornate di impegni ben oltre le mie possibilit\u00e0, forse anche per evitare di fermarmi a pensare a ci\u00f2 che mi era successo. Ho incontrato tanti ragazzi nelle scuole, raccontando la mia esperienza per incoraggiarli a non arrendersi davanti alle difficolt\u00e0 e a trovare la forza di reagire anche quando la vita sembra mettere tutto in discussione. Ho cercato, insomma, di trasformare ci\u00f2 che mi era accaduto in qualcosa di utile anche per gli altri- dice &#8211; Eppure, il fatto di continuare a sorridere, prendermi cura di me, uscire con gli amici e cercare di ricostruire una quotidianit\u00e0 \u00e8 stato interpretato come la dimostrazione che avessi superato il trauma\u201d. \u201cMa sorridere non significa non soffrire. E reagire non significa essere guariti. Non ho mai voluto ostentare il mio dolore, n\u00e9 rendere la mia condizione pi\u00f9 drammatica di quanto gi\u00e0 fosse. Perch\u00e9 cosa pu\u00f2 esserci di pi\u00f9 doloroso che vedere infrangersi, a soli 24 anni, i propri sogni e ritrovarsi su un letto d\u2019ospedale a lottare persino per salvare una gamba?\u201d. \u201cSono profondamente fiera di come ho reagito. Non avrei potuto trascorrere il resto della mia vita chiusa in una stanza a piangere, soprattutto sapendo che altre quattro persone non hanno avuto la mia stessa possibilit\u00e0 di continuare a vivere\u201d.\u00a0\u201cEd \u00e8 proprio questo uno dei pesi pi\u00f9 difficili da portare: il senso di colpa del sopravvissuto. Tra le quattro vittime ci sono due vigili del fuoco che persero la vita a pochi passi da me, mentre erano intervenuti per proteggere e salvare altre persone. Il loro sacrificio ha segnato profondamente il mio modo di guardare alla vita. Per molto tempo mi sono chiesta perch\u00e9 io fossi sopravvissuta e loro no. Ho cercato una risposta nel desiderio di non sprecare questa seconda possibilit\u00e0, di fare qualcosa di buono e di dedicare idealmente ogni passo riconquistato e ogni piccola vittoria anche a chi non ha avuto la stessa fortuna\u201d.\u00a0\u201cNon dovrebbe essere necessario mostrarsi distrutti per dimostrare di aver subito un trauma. La mia capacit\u00e0 di reagire non pu\u00f2 diventare un motivo per ridimensionare ci\u00f2 che ho subito- ribadisce -Oggi sono nuovamente a Parigi, insieme a mia madre, per affrontare uno dei momenti pi\u00f9 importanti e difficili della mia vita. Il calendario provvisorio prevede una prima fase dedicata alla ricostruzione dei fatti e all\u2019ascolto degli investigatori, dei vigili del fuoco e dei consulenti tecnici. A partire dal 12 novembre dovrebbero essere ascoltati i testimoni e le parti civili che desiderano intervenire, mentre nella seconda met\u00e0 del mese sono previsti gli interrogatori degli imputati e, successivamente, nella fase conclusiva del dibattimento saranno presentate le richieste dell&#039;accusa e le argomentazioni finali degli avvocati delle parti civili e della difesa. Seguir\u00f2 le udienze e render\u00f2 la mia testimonianza quando sar\u00f2 chiamata a farlo. Sar\u00e0 difficile confrontarmi nuovamente con quella mattina davanti a tutti, ascoltare le ricostruzioni e incontrare i familiari di chi non \u00e8 pi\u00f9 tornato a casa. Ma \u00e8 un passaggio fondamentale per provare a chiudere un capitolo rimasto aperto troppo a lungo\u201d.\u00a0<br \/>\nLa tragedia di rue de Tr\u00e9vise ebbe una fortissima risonanza anche in Italia. \u201cRicordo l\u2019apprensione della mia citt\u00e0, Trapani, e la solidariet\u00e0 arrivata da ogni parte del Paese. Quando la mia storia cominci\u00f2 a circolare sui giornali e nelle televisioni, io ero ricoverata in condizioni gravissime, in coma farmacologico. Non potevo nemmeno rendermi conto di quanto stesse accadendo. Al mio risveglio ho scoperto che tantissime persone avevano seguito la mia vicenda come quella di una figlia, di una sorella, di una persona di famiglia. Un affetto che non dimenticher\u00f2 mai. Anche le istituzioni italiane mi sono state vicine. L\u2019Ambasciata e il Consolato Generale d\u2019Italia a Parigi hanno rappresentato negli anni importanti punti di riferimento, cos\u00ec come le tante persone che, a vario titolo, si sono interessate alla mia situazione, come il Presidente Mattarella. Oggi, alla vigilia di questo processo, mi piacerebbe sentire ancora una volta l\u2019Italia al nostro fianco. Non soltanto per la mia storia personale, ma per tutte le vittime e le famiglie che attendono risposte, perch\u00e9 il diritto alla giustizia e alla tutela dei cittadini non dovrebbe conoscere confini\u201d.\u00a0\u201cLa stampa francese segue con grande attenzione l\u2019imminente apertura del processo e anche testate di altri Paesi si stanno interessando alla vicenda. Non si tratta di sollecitare un\u2019attenzione dovuta, ma di condividere un aggiornamento importante su una vicenda che ha coinvolto e commosso tante persone anche in Italia e far s\u00ec che si possa conoscere anche questo nuovo e fondamentale capitolo: quello della ricerca della verit\u00e0 e della giustizia\u201d. \u201cIn questi anni ho avuto accanto medici francesi e italiani che hanno lottato insieme a me per permettermi di tornare a camminare, avvocati che mi hanno accompagnata in un percorso giudiziario estremamente complesso, istituzioni e persone che non hanno mai smesso di sostenermi. Un ringraziamento particolare va all\u2019associazione VRET e a quella che ormai considero la mia famiglia di rue de Tr\u00e9vise: persone unite da una tragedia, ma anche da una solidariet\u00e0 che in questi anni \u00e8 diventata una forza straordinaria\u201d.\u00a0Oggi rue de Tr\u00e9vise \u00e8 cambiata. Una parte di quella strada \u00e8 diventata uno spazio di memoria, con un giardino e una stele che ricorda le vittime. Un luogo che custodisce ci\u00f2 che \u00e8 accaduto e che invita a non dimenticare. \u201cQuel 12 gennaio 2019 non sono crollati soltanto muri e palazzi. In pochi istanti si sono interrotte quattro vite e sono cambiati per sempre i destini di tante altre persone. Oggi chiedo soltanto che, dopo quasi otto anni, si arrivi finalmente a una ricostruzione rigorosa dei fatti, all\u2019accertamento delle responsabilit\u00e0 e al pieno riconoscimento dei danni subiti. Perch\u00e9 sopravvivere \u00e8 stato soltanto il primo passo. Il resto \u00e8 stata una lunga battaglia per tornare a vivere. E adesso \u00e8 arrivato il momento di chiedere giustizia.Io testimonier\u00f2, ci metto la mia faccia, e lo far\u00f2 davanti a tutti i familiari delle vittime. Chiedo che vengano rispettati i miei diritti. Cos\u00ec potremo mettere la parola fine a questo capitolo importante della mia vita. Un capitolo che porter\u00f2 sempre con me&#8230;\u201d. (di Elvira Terranova)\u00a0<br \/>\n&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cFinalmente, dopo otto anni, inizier\u00e0 il processo. Penso sempre alle vittime. Il processo non mi ridar\u00e0 indietro quello che mi \u00e8 stato tolto ma finalmente capiremo come \u00e8 andata quel giorno. 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