{"id":124581,"date":"2026-10-15T16:53:00","date_gmt":"2026-10-15T14:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=124581"},"modified":"2026-10-15T16:53:00","modified_gmt":"2026-10-15T14:53:00","slug":"ora-solare-il-debito-di-sonno-resta-indagine-un-italiano-su-3-recupera-nel-weekend","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=124581","title":{"rendered":"Ora solare: il debito di sonno resta, indagine: &#8220;Un italiano su 3 recupera nel weekend&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Avremo un\u2019ora in pi\u00f9 per dormire, &quot;ma difficilmente ci sentiremo pi\u00f9 riposati. Siamo sempre pi\u00f9 vittime del sonno ritardato. Dormire meno del necessario, purtroppo, \u00e8 diventata la norma per molte persone&quot;, spiega Vincenzo Tullo, neurologo esperto di medicina del sonno di Doctolib. \u00c8 il paradosso del ritorno all\u2019ora solare: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette torneranno indietro e avremo teoricamente pi\u00f9 tempo per stare a letto. Ma &#8211; informa una nota di Doctolib &#8211; &quot;se arriviamo a quel momento dopo settimane o mesi di riposo insufficiente, un\u2019ora in pi\u00f9 non pu\u00f2 cancellare la stanchezza accumulata.  Il problema, infatti, non \u00e8 il cambio dell\u2019ora, ma tutto quello che succede nelle notti che lo precedono. Sveglie che suonano quando il corpo non \u00e8 ancora pronto, giornate piene di impegni, ore trascorse al chiuso, smartphone consultati fino a pochi minuti prima di coricarsi e tentativi di recuperare nel weekend: il sonno finisce spesso per diventare la prima voce sacrificata quando la giornata non basta. E cos\u00ec rischiamo di vivere in una sorta di perenne jet lag, fuori sincrono rispetto al nostro orologio biologico anche senza attraversare alcun fuso orario&quot;.\u00a0Il nostro organismo &#8211; si legge &#8211; segue ritmi circadiani regolati da un orologio biologico centrale che si sincronizza soprattutto attraverso la luce. Quella del mattino tende ad anticipare l\u2019orologio interno, mentre quella serale tende a ritardarlo. Quando spostiamo le lancette, il sistema biologico non si adegua istantaneamente: per alcuni giorni, sonno, risveglio e impegni quotidiani possono non coincidere perfettamente. Ma il disallineamento pu\u00f2 essere gi\u00e0 presente nella vita di tutti i giorni. Le persone con un cronotipo serale, per esempio, tendono ad addormentarsi e a svegliarsi pi\u00f9 tardi e possono faticare maggiormente quando devono rispettare orari mattutini rigidi, soprattutto se non dormono abbastanza. C\u2019\u00e8 poi il cosiddetto social jet lag, la differenza tra gli orari di sonno imposti dagli impegni durante la settimana e quelli che seguiamo spontaneamente nei giorni liberi. \u00a0Secondo un&#039;indagine realizzata da Doctolib tra il 7 e il 12 ottobre 2026 su 3.000 italiani over 18, circa uno su tre (32%) dorme di pi\u00f9 nel weekend sperando di recuperare il sonno perduto: il 22% un\u2019ora in pi\u00f9 e il 10% due o pi\u00f9 ore. Dormire molto pi\u00f9 a lungo il sabato e la domenica pu\u00f2 spostare il ritmo del sonno, rendendo pi\u00f9 difficile riprendere la routine il luned\u00ec. Il recupero concentrato nei giorni liberi pu\u00f2 dare sollievo, ma non equivale necessariamente a compensare tutto il sonno perduto. &quot;Il nodo non \u00e8 il weekend dello spostamento, ma il disallineamento cronico tra l\u2019ora dell\u2019orologio e quella biologica, che porta molte persone a svegliarsi ogni mattina prima che il corpo sia pronto&quot;, sottolinea Tullo. Quando le energie scarseggiano, cerchiamo di compensare con soluzioni immediate: un altro caff\u00e8 nel pomeriggio, un sonnellino pi\u00f9 lungo del previsto, qualche ora di sonno in pi\u00f9 il sabato e la domenica.  La caffeina pu\u00f2 interferire con il riposo anche diverse ore dopo l\u2019assunzione: per un caff\u00e8 standard, il margine indicativo \u00e8 di circa 8-9 ore prima di coricarsi. Un sonnellino breve nel primo pomeriggio pu\u00f2 essere ristoratore, mentre uno troppo lungo o tardivo pu\u00f2 ridurre la pressione del sonno e rendere pi\u00f9 difficile addormentarsi. Un altro ostacolo \u00e8 rappresentato, poi, dalle abitudini serali.\u00a0\u00a0I dati dell\u2019indagine &#8211; dettaglia la nota &#8211; confermano il ruolo centrale degli schermi: prima di dormire, il 59% degli intervistati guarda serie o programmi televisivi e il 49% usa il telefono per social network, video o chat. Solo il 19% legge, mentre il 3% lavora o controlla le e-mail di lavoro. Tra chi usa il telefono prima di dormire, il 18% vi trascorre pi\u00f9 di un\u2019ora e il 14% continua a utilizzarlo fino ad addormentarsi. Solo il 25% si ferma entro 15 minuti. Trascorriamo, quindi, le giornate in ambienti poco illuminati e poi ci esponiamo alla luce artificiale degli schermi proprio nelle ore nelle quali dovremmo iniziare a rallentare. Notifiche, lavoro fuori orario e contenuti coinvolgenti mantengono attivo il sistema della vigilanza e possono ritardare il passaggio dalla veglia al sonno. L\u2019indagine rileva, inoltre, un\u2019associazione tra l\u2019uso prolungato del telefono e la sensazione di un risveglio poco ristoratore: il 62% di chi continua a utilizzarlo fino ad addormentarsi si sveglia poco o per niente riposato, contro il 45% di chi lo usa per meno di 15 minuti. Il dato non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto, ma segnala una correlazione meritevole di attenzione.\u00a0L\u2019abitudine \u00e8 particolarmente diffusa tra i pi\u00f9 giovani: il 76% dei 18-34enni usa il telefono prima di dormire, contro il 31% degli over 65. Tra gli under 35 che lo utilizzano, il 46% trascorre pi\u00f9 di un\u2019ora sul dispositivo o continua a tenerlo in mano fino ad addormentarsi, contro il 28% degli over 65. Il risultato \u00e8 una sensazione familiare: essere stanchi, ma non riuscire a spegnere la mente. Il corpo chiede riposo, mentre il cervello resta in allerta e il momento di coricarsi diventa quello in cui riaffiorano i pensieri rimasti in sospeso durante la giornata. Non \u00e8 soltanto lo smartphone, infatti, ad interferire con il sonno: circa 4 intervistati su 10 (41%) indicano pensieri, preoccupazioni, ansia, stress tra i motivi che li tengono svegli la notte. Al secondo posto, molto distaccato, si colloca il bisogno di andare in bagno, citato dal 9%.\u00a0Svegliarsi senza sentirsi riposati, impiegare molto tempo per carburare al mattino, perdere il filo durante una riunione, avvertire sonnolenza davanti allo schermo o diventare pi\u00f9 irritabili sono segnali che spesso attribuiamo allo stress e ai ritmi frenetici. Se persistono, tuttavia, meritano attenzione. I dati mostrano differenze significative anche tra le fasce d\u2019et\u00e0. Il 60% dei 18-34enni e il 61% dei 35-44enni si sveglia poco o per niente riposato, contro il 31% degli over 65. Eppure, il 38% degli under 35 intervistati dichiara di dormire pi\u00f9 di 7 ore, rispetto al 26% degli over 65: un dato che suggerisce come la quantit\u00e0 di sonno, da sola, non basti a descrivere la qualit\u00e0 del riposo percepito. Anche il genere sembra incidere sulla percezione del riposo: pur registrando la stessa quota di persone che dormono meno di 6 ore (29%), le donne si svegliano poco o per niente riposate pi\u00f9 spesso degli uomini (47% contro il 36%).\u00a0\u00a0&quot;\u00c8 importante, per\u00f2, distinguere un episodio occasionale da un problema continuativo &#8211;  precisa Tullo -. Nell\u2019insonnia cronica, le difficolt\u00e0 ad addormentarsi, a mantenere il sonno o i risvegli precoci si accompagnano a conseguenze durante il giorno e si presentano almeno tre notti alla settimana per almeno tre mesi. Anche un russamento marcato accompagnato da pause respiratorie, risvegli con sensazione di soffocamento o una sonnolenza diurna importante richiedono un approfondimento medico: possono essere segnali di un sonno frammentato da un disturbo che non sempre viene riconosciuto&quot;. Eppure, del sonno si parla ancora poco con il medico: soltanto il 24% degli intervistati dichiara di aver affrontato l\u2019argomento con un professionista sanitario. Pi\u00f9 di uno su quattro vorrebbe farlo (16%) oppure non saprebbe a chi rivolgersi (10%). Anche tra chi si sveglia stanco, soltanto il 32% ne ha parlato con un medico. La difficolt\u00e0 a chiedere aiuto emerge soprattutto tra i pi\u00f9 giovani: solo il 15% degli under 35 ha parlato del proprio sonno con un medico, contro il 26% degli over 65. Tra i 35-44enni, quasi uno su cinque (18%) non saprebbe a chi rivolgersi, rispetto al 6% degli over 65.\u00a0La privazione di sonno, inoltre, non si manifesta soltanto con la sensazione di essere stanchi. L\u2019attenzione sostenuta pu\u00f2 risentirne, cos\u00ec come i tempi di reazione e la capacit\u00e0 di mantenere la concentrazione. Il rischio \u00e8 abituarsi a funzionare in condizioni di riposo insufficiente e sottovalutare quanto questo possa incidere sulla giornata, dal lavoro alla guida. Dopo il cambio dell\u2019ora, pi\u00f9 che cercare di recuperare tutto in una sola notte, \u00e8 utile puntare sulla regolarit\u00e0. Esporsi alla luce naturale al mattino, fare una passeggiata all\u2019aperto e mantenere orari di sonno e risveglio sufficientemente stabili aiuta a dare riferimenti al nostro orologio biologico, senza sacrificare le ore necessarie per riposare. La sera vale la regola opposta: meglio ridurre progressivamente l\u2019illuminazione, attenuare gli schermi e lasciare spazio ad attivit\u00e0 meno stimolanti nelle ore che precedono il sonno. Anche l\u2019attivit\u00e0 fisica e un\u2019organizzazione pi\u00f9 regolare della giornata possono contribuire al benessere, ma non sostituiscono un riposo adeguato.\u00a0L\u2019indagine evidenzia anche il ricorso a rimedi per dormire meglio: il 42% degli intervistati afferma di utilizzare almeno uno dei prodotti o delle soluzioni proposti. Il 18% ricorre a melatonina o integratori simili, il 17% a tisane o camomilla, il 13% a farmaci e il 2% all\u2019alcol. Le donne dichiarano pi\u00f9 frequentemente di ricorrere a questi rimedi rispetto agli uomini (46% contro il 33%). Con l\u2019et\u00e0 aumenta soprattutto il ricorso ai farmaci: ne fa uso il 19% degli over 65, contro il 7% degli under 35. La melatonina, invece, mette d\u2019accordo tutte le generazioni, con il picco di utilizzo tra gli under 35 (20%). Questi dati richiamano l\u2019importanza di non affidarsi soltanto a soluzioni estemporanee: in caso di difficolt\u00e0 persistenti, \u00e8 opportuno confrontarsi con il medico, evitando di ricorrere autonomamente a farmaci o alcol per favorire il sonno. Il ritorno all\u2019ora solare, quindi, pu\u00f2 diventare un promemoria per rivedere le proprie abitudini, pi\u00f9 che un\u2019occasione per dormire un\u2019ora in pi\u00f9 e considerare risolto il problema. Perch\u00e9 il benessere non dipende soltanto da come affrontiamo la giornata, ma anche da quanto spazio lasciamo al recupero. &quot;Il messaggio \u00e8 che il sonno non \u00e8 tempo tolto alla giornata, ma la fase in cui il cervello riordina ed elabora quello che abbiamo fatto. Trattarlo come la voce comprimibile dell\u2019agenda \u00e8 la ragione per cui il conto si presenta altrove, sull\u2019attenzione e sull\u2019umore&quot;, conclude il neurologo. \u00a0<br \/>\n&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Avremo un\u2019ora in pi\u00f9 per dormire, &quot;ma difficilmente ci sentiremo pi\u00f9 riposati. Siamo sempre pi\u00f9 vittime del sonno ritardato. 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