{"id":124344,"date":"2026-10-14T19:26:05","date_gmt":"2026-10-14T17:26:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=124344"},"modified":"2026-10-14T19:26:05","modified_gmt":"2026-10-14T17:26:05","slug":"lucraina-colpisce-yandex-e-i-bot-russi-spariscono-cosa-dicono-davvero-i-dati-sulla-propaganda-online","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=124344","title":{"rendered":"L\u2019Ucraina colpisce Yandex e i bot russi spariscono? Cosa dicono davvero i dati sulla propaganda online"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Per qualche giorno, dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex, \u00e8 sembrato che Internet fosse diventato un posto pi\u00f9 tranquillo. Meno commenti aggressivi, meno provocazioni politiche, meno interventi apparentemente automatici a sostegno delle posizioni filorusse. Almeno questa \u00e8 l\u2019impressione raccontata da molti utenti e rilanciata da politici e commentatori in Europa e negli Stati Uniti.\u00a0Secondo Cloudflare, societ\u00e0 attraverso cui passa una buona parte del traffico web, il traffico automatico proveniente dalla rete di Yandex, l\u2019equivalente russo di Google, \u00e8 calato del 94%.\u00a0L&#039;idea che i droni ucraini avessero in qualche modo spento una parte della macchina propagandistica del Cremlino \u00e8 diventata rapidamente virale. L\u2019ha rilanciata anche Volodymyr Zelensky, che il 12 ottobre, intervenendo al Warsaw Security Forum, ha osservato come sui social fosse diventato improvvisamente pi\u00f9 facile respirare: meno odio, meno divisioni e meno provocazioni, grazie alla diminuzione dei bot (qui il video).\u00a0Il problema \u00e8 che, passando dalle impressioni alle misurazioni, la conclusione non \u00e8 cos\u00ec netta. Il crollo del traffico c\u2019\u00e8 stato, la sua relazione con l&#039;attivit\u00e0 delle reti di influenza russa, invece, resta da dimostrare.\u00a0Tra l&#039;8 e l&#039;11 ottobre, droni ucraini hanno colpito tre data center di Yandex, nelle regioni di Ryazan, Kaluga e Vladimir. Gli attacchi hanno provocato pesanti interruzioni dei servizi digitali russi, dai pagamenti ai taxi, dalle applicazioni aziendali al cloud. Il centro di Sasovo ospita anche due dei tre supercomputer utilizzati da Yandex per sviluppare i propri modelli di AI (ma non \u00e8 chiaro se siano stati danneggiati).\u00a0La vicenda mostra la vulnerabilit\u00e0 di un ecosistema tecnologico fortemente concentrato, nel quale un&#039;unica azienda rappresenta un&#039;infrastruttura essenziale per milioni di cittadini e migliaia di imprese.\u00a0Ma sono soprattutto i dati di Cloudflare Radar ad aver attirato l&#039;attenzione e forse ad aver creato l&#039;equivoco: il termine bot comprende attivit\u00e0 profondamente diverse: profili automatizzati che pubblicano commenti sui social, software che inviano spam, ma anche crawler utilizzati dai motori di ricerca per esplorare e indicizzare le pagine web.\u00a0Il traffico misurato da Cloudflare riguarda principalmente quest&#039;ultima categoria. La sua diminuzione non equivale, quindi, alla scomparsa dei profili filorussi su X, Facebook o Telegram. N\u00e9 dimostra che siano state interrotte le campagne di propaganda online, sebbene non si possano escludere conseguenze indirette.\u00a0In Italia il caso ha attirato l&#039;attenzione di Carlo Calenda, leader di Azione. &quot;Mentre ridiamo di Trump che vuole ribattezzare un oceano col suo nome e aspettiamo divertiti l\u2019ultima diretta Vannacci-Corona, scopriamo che dopo l\u2019attacco ad un data center russo, sui social crollano di oltre il 50% i post pro AfD, pro MAGA, contro gli ucraini, pro-brexit et simili. Met\u00e0 di quello che leggiamo online sono bot. Messi l\u00ec da chi vuole distruggere l&#039;Europa. Il problema non \u00e8 che non possiamo difenderci. Siamo la seconda o terza potenza al mondo. Il problema \u00e8 che non ce ne accorgiamo. \u00c8 arrivato il momento di reagire. Perch\u00e9 nessuno lo far\u00e0 al posto nostro&quot;, ha scritto su X.\u00a0Pi\u00f9 prudente Walter Quattrociocchi, professore di Informatica alla Sapienza di Roma e studioso delle dinamiche di disinformazione e polarizzazione. In un intervento su LinkedIn ha invitato a distinguere la diminuzione del traffico automatico dall&#039;eventuale collasso delle operazioni di influenza, per il quale mancano prove.\u00a0Il ricercatore propone tuttavia di considerare l&#039;episodio come un possibile esperimento naturale: osservare che cosa succede all&#039;ecosistema informativo quando una parte delle sue infrastrutture viene improvvisamente meno.\u00a0Le prime analisi indipendenti ridimensionano l\u2019iniziale euforia social.\u00a0Valdemar Osted, analista della societ\u00e0 danese Common Consultancy. Esaminando i commenti Facebook ai post di 76 politici di AfD e 136 account collegati al movimento MAGA, il suo gruppo non ha riscontrato alcun collasso: le variazioni, corrette per orario e anzianit\u00e0 dei post, sono rimaste tra il -8% e il +5% per AfD e tra il +4% e il +10% per MAGA. Oscillazioni considerate ordinarie, ma lui mette in guardia: si parla solo di una piattaforma e solo di pochi giorni.\u00a0Su X \u00e8 circolata anche la notizia di un calo del 71% delle visualizzazioni dei contenuti del giornalista americano Tucker Carlson (intervistatore di Putin, un tempo trumpiano, oggi &quot;ribelle&quot; ma molto ascoltato dal mondo Maga) dopo gli attacchi. Ma il grafico confrontava sette post precedenti con quattro successivi, pubblicati in momenti diversi. I contenuti pi\u00f9 recenti avevano quindi avuto meno tempo per accumulare visualizzazioni: un limite che rende impossibile attribuire il risultato agli attacchi ucraini.\u00a0Anche Amil Khan, amministratore delegato di Valent, societ\u00e0 che monitora decine di reti di disinformazione nel mondo, ha dichiarato al Guardian di non aver osservato cambiamenti riconoscibili nei volumi dei contenuti pubblicati.\u00a0Lukasz Olejnik, ricercatore di cybersecurity e ricercatore al King&#039;s College di Londra, autore di studi sulla guerra informativa, su X ha definito la tesi del collasso dei bot \u201cuna convinzione sbagliata e pericolosa\u201d. Le operazioni di influenza utilizzano proxy, dispositivi compromessi e infrastrutture cloud occidentali. Continuano dunque a funzionare anche quando Yandex \u00e8 fuori servizio. Per Olejnik, raccontare che i bot siano diventati improvvisamente silenziosi rischia paradossalmente di produrre altra disinformazione: induce a credere che la minaccia sia scomparsa, proprio mentre le operazioni di influenza proseguono.\u00a0Il punto sollevato da Quattrociocchi riguarda per\u00f2 una questione pi\u00f9 ampia. Il professore \u00e8 tra gli autori di Fractured Reality: How democracy can win the global struggle over the information space, rapporto pubblicato nell&#039;aprile 2026 dal Joint Research Centre della Commissione europea.\u00a0Lo studio sostiene che la disinformazione non possa essere affrontata soltanto individuando notizie false e soggetti che le producono. Il problema riguarda l&#039;architettura stessa dell&#039;ambiente digitale, nel quale gli algoritmi e i modelli economici delle piattaforme premiano i contenuti capaci di catturare l&#039;attenzione, spesso quelli pi\u00f9 emotivi e divisivi.\u00a0Le operazioni di influenza straniere sfruttano questi meccanismi, senza averli necessariamente creati. Dietro la manipolazione dell&#039;informazione esiste un&#039;intera infrastruttura fatta di data center, account automatizzati, sistemi di raccomandazione, cloud e AI generativa.\u00a0Gli attacchi a Yandex mostrano quanto questa infrastruttura sia diventata strategica. Ma anche quanto sia difficile misurare scientificamente le operazioni di influenza e quanto rapidamente un dato tecnico possa trasformarsi in una certezza politica. Per stabilire se i droni abbiano effettivamente interrotto specifiche campagne di propaganda serviranno analisi delle reti coinvolte e prove del loro legame con le infrastrutture colpite.\u00a0Resta soprattutto la domanda posta da Quattrociocchi: quale ambiente informativo abbiamo costruito, se i contenuti che riescono meglio a trattenere la nostra attenzione sono spesso quelli che alimentano il conflitto? Una domdanda che resterebbe aperta anche se tutte le fabbriche di troll russe smettessero di funzionare.\u00a0<br \/>\n&#8212;internazionale\/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Per qualche giorno, dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex, \u00e8 sembrato che Internet fosse diventato un posto pi\u00f9 tranquillo. 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