{"id":124210,"date":"2026-10-14T12:23:38","date_gmt":"2026-10-14T10:23:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=124210"},"modified":"2026-10-14T12:23:38","modified_gmt":"2026-10-14T10:23:38","slug":"indice-globale-fame-situazione-peggiora-dopo-ventanni-di-progressi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=124210","title":{"rendered":"Indice globale fame, situazione peggiora dopo vent&#8217;anni di progressi"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nel 2025, 645 milioni di persone \u2013 quasi l\u2019intera popolazione dell\u2019Europa \u2013 hanno sofferto la fame. Tra questi, 147,4 milioni si trovano in 19 Paesi sconvolti da conflitti e 87,5 milioni in 16 Paesi colpiti da eventi climatici estremi . E il conto rischia di salire: il nuovo El Ni\u00f1o, che si annuncia tra i pi\u00f9 intensi mai registrati, potrebbe portare alla fame acuta altri 49 milioni di persone entro la fine del 2027 . \u00c8 il quadro che emerge dall\u2019Indice Globale della Fame 2026 (Global Hunger Index \u2013 GHI), tra i principali rapporti internazionali sulla misurazione della fame nel mondo, curato da Cesvi per l\u2019edizione italiana e redatto da Welthungerhilfe (WHH), Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (IFHV) e Helvetas. A pagare il prezzo pi\u00f9 alto &#8211; si sottolinea nel rapporto &#8211; sono i bambini: nel 2025, 35,5 milioni hanno sofferto di malnutrizione acuta, quasi 10 milioni nella forma pi\u00f9 grave. Nello stesso anno, per la prima volta, la carestia \u00e8 stata confermata in due contesti contemporaneamente, la Striscia di Gaza e il Sudan, e nel 2026 il rischio di carestia riguarda anche altri tre Paesi: Somalia, Sud Sudan e Sudan.\u00a0Il 2025 ha inoltre registrato 65 conflitti armati, il numero pi\u00f9 alto dalla Seconda guerra mondiale, mentre Acled ha censito oltre 204mila episodi di violenza in dodici mesi, con pi\u00f9 di 240mila vittime . Intanto siccit\u00e0, alluvioni e tempeste si susseguono a ritmo crescente: l\u2019anno scorso i disastri legati a eventi naturali, inclusi i terremoti, sono stati 358, con oltre 110 milioni di persone coinvolte . Il rapporto GHI di quest\u2019anno descrive un mondo sempre pi\u00f9 instabile. Nel 2026, l\u2019Ufficio per il Coordinamento per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, ha gi\u00e0 registrato 64 emergenze legate a eventi climatici estremi . El Ni\u00f1o, destinato a durare almeno fino all\u2019inizio del 2027, rischia di colpire proprio i Paesi pi\u00f9 fragili, con siccit\u00e0 in Africa meridionale, Sahel e Asia e alluvioni nel Corno d\u2019Africa. A tutto questo si aggiungono gli effetti della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un terzo del commercio marittimo di fertilizzanti, potrebbe spingere alla fame acuta altri 45 milioni di persone.\u00a0Dpo quasi vent\u2019anni di sostanziali miglioramenti, la fame nel mondo \u00e8 quindi  peggiorata rispetto al 2018, in un contesto di molteplici crisi sovrapposte: il punteggio globale del GHI 2026 \u00e8 18,1, livello moderato, ma conferma una situazione preoccupante se si guarda ai dati regionali e per Paese. Dal rapporto emerge che la fame \u00e8 allarmante in 8 Paesi \u2013 Burundi, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Madagascar, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Yemen \u2013 e grave in 36; in 32 Paesi il livello di fame \u00e8 pi\u00f9 alto che nel 2018. A pesare pi\u00f9 di tutto sono le guerre: nei Paesi segnati da conflitti cronici il punteggio mediano \u00e8 oggi di 22,1, pi\u00f9 alto di quello dei Paesi in pace nel 2000 (15,2). Quasi una generazione di progressi di lotta contro la fame perduta.\u00abGuerra e clima non sono pi\u00f9 emergenze separate: nella maggior parte delle crisi alimentari si sommano e si alimentano a vicenda \u2013 afferma Stefano Piziali, direttore generale di CESVI \u2013 La fame non \u00e8 solo una conseguenza dell\u2019instabilit\u00e0, ne \u00e8 un moltiplicatore. Per questo il messaggio del GHI di quest\u2019anno \u00e8 netto: non c\u2019\u00e8 sicurezza senza sicurezza alimentare. Tagliare gli aiuti proprio dove la fame \u00e8 pi\u00f9 grave significa preparare le crisi di domani\u00bb.\u00a0Il Paese con il punteggio pi\u00f9 grave del GHI 2026 (47,0, livello allarmante) \u00e8 la Somalia, dove pi\u00f9 di una persona su due \u00e8 denutrita e un bambino su dieci muore prima dei cinque anni. Qui si sommano tutti i fattori descritti dal rapporto: la siccit\u00e0, che ha spinto il governo a dichiarare l\u2019emergenza nazionale; il conflitto con Al-Shabaab; i prezzi spinti dalla crisi in Medio Oriente; il taglio degli aiuti, che ha fatto chiudere oltre 500 strutture sanitarie e nutrizionali . Nel 2026 la fame acuta \u00e8 cresciuta del 43% e 1,92 milioni di bambini soffriranno o rischiano di soffrire di malnutrizione acuta entro giugno 2027 . Ora, con El Ni\u00f1o, alla siccit\u00e0 potrebbero seguire le alluvioni: si tratta di milioni di persone esposte, tra 2,5 e 3,5 milioni . Eppure, il Paese mostra che il cambiamento \u00e8 possibile: nel 2026 il punteggio scende al di sotto della soglia estremamente allarmante per la prima volta tra gli anni di riferimento, in miglioramento rispetto al 64,4 del 2000.\u00a0\u00abIn Somalia ritroviamo tutte le cause della fame che il rapporto descrive: siccit\u00e0, conflitto, prezzi spinti da una guerra lontana e aiuti che si riducono proprio dove servono di pi\u00f9 \u2013 sottolinea Piziali \u2013 Ora l\u2019acqua che \u00e8 mancata per mesi rischia di arrivare tutta insieme, con le alluvioni. Per questo lavoriamo insieme sulla cura dei bambini malnutriti e sulla preparazione delle comunit\u00e0: intervenire prima costa meno, in denaro e in vite, che rincorrere l\u2019emergenza. A Hobyo e Beletweyne prevediamo di assistere oltre 8.500 bambini con malnutrizione acuta e lavorare con le comunit\u00e0 per riconoscere in anticipo siccit\u00e0 e inondazioni\u00bb.\u00a0Il GHI 2026 rileva situazioni critiche anche in Sudan, Afghanistan ed Etiopia. In Sudan, dopo oltre tre anni di guerra, quasi 19,5 milioni di persone \u2013 due su cinque \u2013 sono in grave insicurezza alimentare e nel 2026 si attendono 4,2 milioni di bambini con malnutrizione acuta . Il conflitto impedisce persino di calcolare il punteggio GHI del Paese, classificato come allarmante in via provvisoria. In Afghanistan i progressi si sono fermati: il 42% dei bambini sotto i cinque anni ha un ritardo nella crescita e ad agosto 3,7 milioni soffrivano di malnutrizione acuta . In Etiopia, tra conflitto in Amhara, prezzi del mais saliti del 60% in un anno e rischio di alluvioni nel sud-est, per il 2025 non \u00e8 stato possibile nemmeno stimare quante persone soffrano la fame acuta. \u00a0 Il GHI 2026 raccoglie alcuni sguardi dalle diverse aree del mondo, che mostrano come fame e insicurezza si alimentino a vicenda secondo dinamiche diverse. Africa e Sud del Sahara detengono ancora il livello di fame pi\u00f9 elevato al mondo e mostrano un\u2019inversione dei progressi compiuti in precedenza. Il punteggio di GHI 2026 della regione, pari a 27,5, \u00e8 considerato grave ed \u00e8 superiore a quello del 2018, segnando il primo aumento tra gli anni di riferimento. I Paesi della regione America Latina e Caraibi hanno continuato a compiere progressi nella riduzione della fame. Si produce cibo a sufficienza per sfamare la popolazione, eppure milioni di persone restano in insicurezza alimentare a causa di disuguaglianze ed esclusione. In Guatemala il 44,6% dei bambini sotto i cinque anni ha un ritardo nella crescita, con punte pi\u00f9 alte nelle comunit\u00e0 indigene e rurali. Dopo anni di miglioramenti, la fame in Asia occidentale e Nord Africa sta nuovamente aumentando. Con circa 480 metri cubi di acqua dolce per abitante all\u2019anno, sotto la soglia di scarsit\u00e0 assoluta, la regione dipende dalle importazioni di cibo ed energia. Il punteggio di GHI 2026 della regione, pari a 12,5 e classificato come moderato, \u00e8 salito rispetto all\u201911,9 del 2018, interrompendo la diminuzione costante dal 18,1 del 2000. In Asia orientale e Sud Est Asiatico c\u2019\u00e8 stata una sostanziale riduzione della fame rispetto al 2000, sebbene i miglioramenti abbiano subito un forte rallentamento dal 2018. Nel 2026 il punteggio di GHI della regione \u00e8 pari a 8,1, dopo essersi pi\u00f9 che dimezzato tra il 2000 e il 2018 e poi essere rimasto sostanzialmente stabile.\u00a0Il rapporto contiene anche segnali incoraggianti: dal 2018 31 Paesi hanno ridotto il proprio punteggio di almeno il 10% e la mortalit\u00e0 infantile continua a scendere. Anche nel 2026 le persone in condizioni di fame catastrofica sono calate, da 1,4 milioni a circa 327mila, grazie a meno combattimenti e pi\u00f9 aiuti a Gaza e in Sudan.Ma &#8211; si sottolinea &#8211; sono progressi fragili e in parte difficili da verificare. I tagli agli aiuti \u2013 quelli umanitari sono previsti in calo del 40% tra il 2024 e il 2026 \u2013 stanno indebolendo anche i sistemi che misurano la fame: per 14 Paesi, tra cui Sudan, Sud Sudan e Yemen, i dati non bastano a calcolare un punteggio GHI completo e nel 2025 almeno cinque Paesi sono rimasti senza dati sulla fame acuta proprio per mancanza di fondi. Secondo le stime citate nel rapporto, una forte riduzione degli aiuti allo sviluppo potrebbe causare 5,4 milioni di morti in pi\u00f9 tra i bambini sotto i cinque anni.\u00a0\u00abVent\u2019anni di progressi dimostrano che la fame si pu\u00f2 ridurre e la Somalia che esce dalla fascia pi\u00f9 grave lo conferma \u2013 conclude Piziali &#8211;  Ma oggi rischiamo di non accorgerci di quanto le cose stiano peggiorando: i tagli stanno spegnendo anche i sistemi di monitoraggio. Una fame che non si misura \u00e8 una fame che non riceve risposta. I dati che mancano, dal Sudan all\u2019Etiopia, non raccontano Paesi pi\u00f9 stabili: raccontano Paesi che non riusciamo pi\u00f9 a vedere\u00bb. Alla luce di questo scenario preoccupante il GHI 2026 chiede pertanto di integrare la sicurezza alimentare nelle politiche di sicurezza, investire in sistemi alimentari resilienti, fermare i tagli e finanziare i sistemi di monitoraggio e allerta precoce, intensificare la diplomazia preventiva e perseguire chi usa la fame come arma di guerra.\u00a0<br \/>\n&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nel 2025, 645 milioni di persone \u2013 quasi l\u2019intera popolazione dell\u2019Europa \u2013 hanno sofferto la fame. 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