{"id":123758,"date":"2026-10-12T15:43:00","date_gmt":"2026-10-12T13:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=123758"},"modified":"2026-10-12T15:43:00","modified_gmt":"2026-10-12T13:43:00","slug":"pil-biffi-assolombarda-luno-virgola-non-puo-diventare-nostra-velocita-naturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=123758","title":{"rendered":"Pil, Biffi (Assolombarda): &#8220;L&#8217;uno virgola non pu\u00f2 diventare nostra velocit\u00e0 naturale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cIl titolo che abbiamo scelto per questa Assemblea \u00e8 \u2018Rising Industry\u2019. Crescere. Ed \u00e8 una necessit\u00e0 per il nostro Paese. Quest\u2019anno, nonostante il contesto incerto, avremo una crescita migliore delle attese, sopra l\u20191%&quot;. Cos\u00ec Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, nella sua relazione. \u00a0&quot;\u00c8 ancora troppo poco. Quell\u2019\u201cuno virgola\u201d segnala un limite molto concreto alla capacit\u00e0 delle nostre imprese e del Paese di avanzare. E non possiamo abituarci, soprattutto quando i Paesi con cui ci siamo confrontati in questi mesi, dagli Stati Uniti ai mercati del Mercosur fino agli Emirati Arabi Uniti, hanno una crescita che corre a ritmi doppi rispetto ai nostri&quot;, conclude. \u00a0\u201cL\u2019Intelligenza artificiale \u00e8 una grande opportunit\u00e0. Come ha detto Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell\u2019Unione, la vera partita dell\u2019intelligenza artificiale per l\u2019Europa si gioca nel portarla dentro l\u2019economia reale: nella salute, nei trasporti, nell\u2019energia&quot;.&quot;Per l\u2019Italia significa un\u2019opportunit\u00e0 imperdibile. Siamo il secondo Paese manifatturiero europeo, con filiere altamente specializzate e una conoscenza dei processi industriali costruita in decenni di produzione. Abbiamo quindi una base industriale sulla quale costruire un vantaggio competitivo anche nell\u2019intelligenza artificiale. E nel Quadrilatero dei territori di Assolombarda &#8211; con Milano, Monza Brianza Lodi e Pavia &#8211; queste condizioni sono ancora pi\u00f9 forti, perch\u00e9 la densit\u00e0 industriale incontra uno degli ecosistemi dell\u2019innovazione pi\u00f9 avanzati del Paese. E abbiamo l\u2019industria degli innovation services che coniuga in modo perfettamente sinergico gli ingredienti di questa trasformazione: manifattura, tecnologica e servitizzazione\u201d, sottolinea.\u00a0Biffi evidenzia che l\u2019adozione dell\u2019AI sta accelerando: il 49% delle nostre imprese gi\u00e0 la usa, era il 20% nel 2024. \u201cAbbiamo coinvolto 700 aziende dei nostri territori, di settori e dimensioni diverse per capire a che punto siamo a livello di maturit\u00e0 e diffusione dell\u2019intelligenza artificiale, insieme al Politecnico di Milano: i risultati ci dicono almeno tre cose. La prima \u00e8 che la sua adozione sta accelerando. Al momento il 49% delle nostre imprese ha gi\u00e0 progetti attivi sull\u2019intelligenza artificiale e un altro 18% prevede di adottarla a breve. Si tratta di un buon segno perch\u00e9 a fine del 2024 la percentuale era inferiore al 20%. La seconda \u00e8 che la dimensione dell\u2019impresa fa la differenza, ma non \u00e8 l\u2019unico fattore. Lo stato di adozione, infatti, \u00e8 pari al 40% nelle microimprese, al 41% nelle piccole, sale al 48% nelle medie e raggiunge il 79% nelle grandi aziende, ma nelle startup innovative siamo gi\u00e0 al 77%, quasi quanto nelle grandi imprese. Si tratta di un miglioramento significativo rispetto all\u2019anno scorso quando l\u2019adozione riguardava prevalentemente le grandi imprese (39%), mentre le PMI si fermavano al 15%&quot;.\u00a0&quot;Abbiamo bisogno di un sistema bancario costruito per la crescita, non soltanto per la stabilit\u00e0. Un sistema in grado di sostenere gli investimenti e di assumere rischio quando quel rischio \u00e8 legato a progetti industriali solidi&quot;. &quot;In questi anni abbiamo lavorato molto con le banche e voglio ringraziarle per il percorso fatto insieme, che ha permesso di avvicinare sempre di pi\u00f9 il credito ai progetti di crescita delle imprese&quot;, dice. &quot;Abbiamo ottenuto risultati importanti, ma il lavoro non \u00e8 finito: investimenti, tecnologie e mercati stanno cambiando e richiedono una maggiore capacit\u00e0 di sostenere chi decide di investire&quot;, evidenzia. \u00a0&quot;E anche le risorse pubbliche devono essere utilizzate meglio, come leva per mobilitare capitale privato attraverso garanzie e strumenti capaci di ridurre il rischio e attrarre investimenti verso iniziative con concrete prospettive di mercato\u201d.\u00a0\u201cLa retribuzione \u00e8 centrale e il welfare deve evolvere insieme ai bisogni delle persone, diventando sempre di pi\u00f9 un fattore di attrattivit\u00e0 e contribuendo a valorizzare e trattenere le competenze&quot;.&quot;Tra queste condizioni, la casa pesa sempre di pi\u00f9. Per quasi un giovane su due la questione abitativa incide sulle scelte di studio o di lavoro. E quattro su dieci hanno rinunciato, negli ultimi tre anni, ad almeno un\u2019opportunit\u00e0 formativa o professionale per la distanza o le difficolt\u00e0 legate al trasferimento. La scelta del Governo di mettere in campo un Piano Casa nazionale \u00e8 importante e va nella direzione giusta&quot;, prosegue ancora.\u00a0&quot;Anche il sistema delle imprese pu\u00f2 dare un contributo concreto. Abbiamo elaborato una proposta per incentivare le imprese a sostenere le esigenze abitative dei propri dipendenti, attraverso la piena deducibilit\u00e0 dei canoni di locazione e un trattamento fiscale favorevole per i lavoratori. Una misura che, con un costo stimato per lo Stato di 551 milioni di euro annui a regime, potrebbe interessare oltre 280 mila lavoratori in tutta Italia. Vogliamo mettere questa proposta a disposizione del Governo, per rafforzare il Piano Casa nazionale e dare risposte concrete a chi vuole lavorare e costruire il proprio futuro nei nostri territori. Perch\u00e9 senza giovani non c&#039;\u00e8 industria&quot;.\u00a0\u201cPer sostenere la crescita delle imprese serve il capitale. Il credito bancario resta fondamentale, soprattutto per un sistema produttivo come il nostro, fatto in larga parte di piccole e medie aziende, altamente specializzate e leader nelle proprie nicchie, ma ci sono momenti nella vita di un\u2019impresa nei quali il debito da solo non basta&quot;.  &quot;Penso a un investimento di lungo periodo o all\u2019acquisizione di un concorrente, all\u2019ingresso in un nuovo Paese o a una tecnologia che deve passare dalla sperimentazione alla scala industriale&quot;, sottolinea. &quot;In quei momenti serve capitale di rischio e allora dobbiamo ampliare le possibilit\u00e0 di finanziamento per le imprese: private equity, venture capital, private debt, quotazioni in borsa, mercato dei capitali, investitori istituzionali. Non si tratta di sostituire il credito, ma di avere pi\u00f9 strumenti e scegliere quello giusto in base alle esigenze dell\u2019impresa per investire, trovare nuovi partner e raggiungere mercati pi\u00f9 lontani. A livello europeo il problema assume una dimensione ancora pi\u00f9 ampia. Abbiamo moltissimo risparmio, ma troppo poco di quel risparmio arriva alle imprese e agli investimenti produttivi. Molto viene investito all&#039;estero&quot;, prosegue. \u00a0&quot;Si tratta di una vera e propria contraddizione, perch\u00e9 abbiamo le risorse, ma non siamo ancora riusciti a costruire un mercato dei capitali abbastanza profondo e integrato da convogliarle con efficacia verso l\u2019economia reale. Per questo dobbiamo accelerare sulla Savings and Investments Union e sulla costruzione di un vero mercato europeo dei capitali. Per\u00f2 sappiamo che questo richieder\u00e0 tempo e le imprese devono investire adesso\u201d.\u00a0\u201cTra pochi giorni il Consiglio europeo entrer\u00e0 nel vivo del confronto sul bilancio dell\u2019Unione per il 2028-2034. E quella non sar\u00e0 soltanto una discussione sui numeri, ma sulle priorit\u00e0 che l\u2019Europa vuole darsi. Per noi un punto deve essere chiaro: competitivit\u00e0 e coesione non possono essere messe in alternativa&quot;. \u00a0&quot;L\u2019Europa ha bisogno delle risorse per finanziare entrambe e sostenere gli investimenti necessari a rafforzare la propria industria. Non possiamo chiedere alle imprese europee di investire di pi\u00f9 in innovazione, tecnologie e capacit\u00e0 produttiva e, nello stesso tempo, ridurre proprio le risorse destinate alla loro competitivit\u00e0&quot;, sottolinea. &quot;E allo stesso modo, le nuove risorse europee non possono tradursi in nuovi oneri sulle imprese\u201d.\u00a0\u201cL\u2019energia \u00e8 l\u2019altra condizione essenziale per la competitivit\u00e0 della nostra industria, soprattutto in una nuova rivoluzione industriale che, per avanzare, ha bisogno di essere alimentata&quot;. \u00a0&quot;Per l\u2019Italia il costo dell\u2019energia continua a rappresentare uno svantaggio competitivo, ma il problema riguarda ormai l\u2019intera Unione Europea. La Commissione lo ha detto con grande chiarezza: l\u2019Europa non pu\u00f2 restare una potenza industriale con prezzi dell\u2019energia strutturalmente troppo alti&quot;, afferma. &quot;Servono pi\u00f9 capacit\u00e0 di generazione, reti e infrastrutture adeguate, sicurezza degli approvvigionamenti e un mix energetico equilibrato, senza preclusioni tecnologiche n\u00e9 geografiche&quot;, dice ancora.E proprio in questa direzione che considero un segnale importante l\u2019approvazione definitiva, pochi giorni fa, del disegno di legge sul nucleare sostenibile. \u00c8 un passo concreto per riportare il nucleare nel nostro mix energetico, a partire dalle rinnovabili, puntando sulle tecnologie pi\u00f9 avanzate, con piccoli reattori modulari, e con un obiettivo preciso: maggiore sicurezza energetica e minore dipendenza dall\u2019estero. C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra opportunit\u00e0 che ci riguarda direttamente, quella di costruire attorno al nuovo nucleare una filiera industriale italiana, valorizzando competenze e tecnologie che in molti casi le nostre imprese gi\u00e0 possiedono. Perch\u00e9 l\u2019energia non pu\u00f2 diventare il limite mentre stiamo spingendo pi\u00f9 avanti la nostra industria. Diversificare significa non dipendere da un numero troppo ristretto di mercati e finalmente \u00e8 stata fatta una scelta importante\u201d, conclude.\u00a0<br \/>\n&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cIl titolo che abbiamo scelto per questa Assemblea \u00e8 \u2018Rising Industry\u2019. Crescere. Ed \u00e8 una necessit\u00e0 per il nostro Paese. 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