{"id":123714,"date":"2026-10-12T15:21:40","date_gmt":"2026-10-12T13:21:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=123714"},"modified":"2026-10-12T15:21:40","modified_gmt":"2026-10-12T13:21:40","slug":"oncologa-rimassa-con-regime-stride-per-epatocarcinoma-sopravvivenza-del-20-a-5-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=123714","title":{"rendered":"Oncologa Rimassa: &#8220;Con regime Stride per epatocarcinoma sopravvivenza del 20% a 5 anni&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cLo studio Himalaya di fase 3 ha testato la combinazione di immunoterapia con una singola dose priming di tremelimumab associata a durvalumab (un anti-Pd-L1). Questa combinazione, &#039;regime &#039;Stride&#039;, \u00e8 stata valutata rispetto a sorafenib, che rappresentava lo standard di cura. Lo studio \u00e8 risultato positivo e, di conseguenza, il regime Stride \u00e8 oggi un&#039;opzione standard di terapia di prima linea per i pazienti con epatocarcinoma avanzato non resecabile. I risultati di sopravvivenza a 5 anni rappresentano un elemento del tutto nuovo e mai osservato prima nell&#039;epatocarcinoma avanzato. Nello studio si \u00e8 registrato un tasso di sopravvivenza a 5 anni di circa il 20%, laddove storicamente i dati di letteratura per questa popolazione mostravano una sopravvivenza inferiore al 5%. Sebbene si tratti di pazienti selezionati arruolati in uno studio clinico, il dato di circa il 20% non era mai stato riscontrato prima, n\u00e9 con altre combinazioni\u201d. Lo afferma Lorenza Rimassa, professoressa di Oncologia medica, Humanitas University e responsabile Uo di Oncologia epatobiliopancreatica, Irccs Istituto clinico Humanitas, Rozzano (Milano), nel corso del media tutorial dedicato alle nuove frontiere del trattamento del tumore del fegato, promosso da AstraZeneca oggi a Milano.\u00a0\u201cPrendendo poi in considerazione i pazienti che hanno ottenuto un beneficio dal trattamento, ovvero non solo quelli con una risposta obiettiva, ma anche quelli con una stabilizzazione di malattia, la percentuale di pazienti vivi a 5 anni sale al 28% &#8211; aggiunge l\u2019esperta &#8211; Si tratta di dati senza precedenti, con altre combinazioni di immunoterapia, che confermano il regime Stride come un&#039;opzione terapeutica di estrema rilevanza per i pazienti con epatocarcinoma avanzato\u201d. I dati positivi del regime Stride osservati nello studio Himalaya sono stati confermati anche nella pratica clinica quotidiana. \u201cIn particolare &#8211; approfondisce la specialista &#8211; abbiamo una raccolta dati internazionale su casistiche real-life che ha confermato le evidenze nei pazienti con caratteristiche analoghe a quelli arruolati nello studio Himalaya. Inoltre, i dati di una casistica locale sui pazienti trattati con regime Stride in Regione Lombardia mostrano una sopravvivenza mediana persino superiore a quella dello studio clinico. Sebbene questi dati non abbiano ancora un follow-up molto lungo, confermano chiaramente il beneficio per i pazienti\u201d.\u00a0L\u2019efficacia del regime Stride \u00e8 stata confermata anche dallo studio di fase 3b Sierra condotto su \u201cuna popolazione di pazienti solitamente esclusa dagli studi registrativi di fase 2 &#8211; chiarisce l&#039;oncologa &#8211; ovvero pazienti con caratteristiche prognostiche e cliniche pi\u00f9 complesse e sfavorevoli gi\u00e0 all\u2019avvio del trattamento. Il dato di estrema importanza emerso dallo studio Sierra \u00e8 che il profilo di tollerabilit\u00e0 del regime Stride si \u00e8 dimostrato sovrapponibile a quanto osservato nello studio Himalaya anche nei pazienti pi\u00f9 fragili. I dati di efficacia sono risultati in linea con gli obiettivi previsti dallo studio, che \u00e8 risultato positivo ed \u00e8 stato di recente pubblicato sul Journal of Hepatology\u201d, conclude.\u00a0<br \/>\n&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cLo studio Himalaya di fase 3 ha testato la combinazione di immunoterapia con una singola dose priming di tremelimumab associata a durvalumab (un anti-Pd-L1). 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