{"id":123696,"date":"2026-10-12T13:28:24","date_gmt":"2026-10-12T11:28:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=123696"},"modified":"2026-10-12T13:28:24","modified_gmt":"2026-10-12T11:28:24","slug":"lavoro-cuzzilla-cida-rimettere-persona-al-centro-e-dare-fiducia-a-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=123696","title":{"rendered":"Lavoro, Cuzzilla (Cida): &#8220;Rimettere persona al centro e dare fiducia a giovani&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cDobbiamo rimettere al centro la persona e riorganizzare le aziende in funzione delle persone. La componente economica resta importante per sostenere il welfare e la produttivit\u00e0, ma servono nuovi modelli organizzativi. Anche l&#039;intelligenza artificiale non deve farci paura: potranno emergere algoritmi e soluzioni tecnicamente migliori, ma sar\u00e0 sempre la persona a dover dare l&#039;input e guidare le scelte\u201d. Lo ha detto Stefano Cuzzilla, presidente di Cida, in occasione della celebrazione degli 80 anni della Confederazione italiana dirigenti e alte professionalit\u00e0, all&#039;Auditorium della Conciliazione di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica. Nel corso della cerimonia \u00e8 stata consegnata al Capo dello Stato la Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalit\u00e0. \u00a0Sul fronte fiscale, Cuzzilla ha richiamato l&#039;attenzione sulla pressione che grava sul ceto medio: \u201cOggi abbiamo una situazione in cui il 30% dei contribuenti paga l&#039;80% dell&#039;Irpef. Questo significa una sproporzione fiscale e un ceto medio sempre pi\u00f9 compresso, che non favorisce la fiducia nelle istituzioni\u201d. Il presidente di Cida ha riconosciuto la necessit\u00e0 di sostenere le persone in difficolt\u00e0, chiedendo per\u00f2 di \u201caiutare chi ha bisogno in maniera pi\u00f9 forte\u201d e di verificare che gli aiuti non vadano a chi non ne ha diritto\u201d. Un altro tema centrale riguarda le prospettive professionali delle nuove generazioni. \u201cDal lavoro che abbiamo fatto con Censis emerge che, contrariamente a quello che si dice, i giovani vogliono fare carriera e lavorare: otto su dieci hanno ambizione. Il dato che ci preoccupa \u00e8 che nove su dieci pensano che il merito non basti. \u00c8 un rapporto di fiducia che dobbiamo cercare di ricostruire\u201d, ha affermato Cuzzilla.\u00a0\u201cSe uno su due vuole andare all&#039;estero, significa che il nostro Paese non \u00e8 abbastanza attrattivo. Dobbiamo cambiare questa tendenza: le famiglie e lo Stato investono sui giovani e abbiamo bisogno di loro per il futuro dell&#039;Italia. Non mi preoccupa la fuga dei cervelli, mi preoccupa la fuga di quelli normali\u201d, ha aggiunto. Secondo Cuzzilla, spetta anche alla dirigenza favorire l&#039;ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ascoltarli e riconoscere il valore del loro contributo. \u201cDobbiamo fare un patto con loro e garantire una retribuzione adeguata, che permetta di diventare indipendenti e di potersi permettere una casa. Altrimenti queste opportunit\u00e0 le troveranno all&#039;estero\u201d, ha aggiunto.\u00a0&quot;Credo che la forza di una nazione dipenda dall&#039;equilibrio fra tre grandi capitali. Il primo \u00e8 il capitale economico, senza il quale non c&#039;\u00e8 sviluppo. Il secondo \u00e8 il capitale umano: conoscenza, competenze, esperienza, capacit\u00e0 di innovare. E poi ce n&#039;\u00e8 un terzo. Meno visibile. Pi\u00f9 difficile da misurare, ma decisivo, perch\u00e9 \u00e8 quello che permette agli altri due di trasformarsi in sviluppo collettivo. Il capitale fiduciario. Parlo della fiducia tra cittadini e istituzioni. Tra chi lavora e chi organizza il lavoro. Tra generazioni. Tra chi assume una decisione e chi vive le conseguenze di quella decisione&quot;. &quot;Certamente &#8211; ha affermato &#8211; non la troviamo nei bilanci dello stato, eppure ne vediamo gli effetti ogni giorno. Pensateci bene, quando c&#039;\u00e8 fiducia, siamo pi\u00f9 disposti a cooperare, a investire, ad affrontare insieme il rischio del cambiamento. Quando si indebolisce, decidere diventa pi\u00f9 difficile e ogni trasformazione molto pi\u00f9 costosa. Ma la fiducia non si genera per decreto. Se c\u2019\u00e8 una cosa che ho imparato in questi anni, lavorando con le donne e gli uomini di questa platea, \u00e8 che nasce quando le persone scelgono di esserci le une per le altre. E&#039; un concetto ben preciso quello a cui sto pensando e che voglio trasmettervi, il concetto di densit\u00e0 \u2013 quella che non \u00e8 data semplicemente dalla vicinanza &#8211; ma quella che si costruisce, si coltiva, si sceglie. Quella che trasforma una somma di persone in una comunit\u00e0&quot;.\u00a0&quot;Ed \u00e8 questa in fondo &#8211; ha ribadito &#8211; la funzione pi\u00f9 profonda dei corpi intermedi: dare forza alle relazioni, affinch\u00e9 gli interessi particolari possano riconoscersi in un bene comune. Lo stesso vale per le scelte che riguardano il Paese: nessuna produce effetti in un solo ambito. Una decisione sul lavoro incide sulla demografia. Investire nella formazione significa agire sulla produttivit\u00e0. La politica industriale apre o chiude opportunit\u00e0 per i giovani. La qualit\u00e0 della pubblica amministrazione condiziona la capacit\u00e0 delle imprese di investire. Un Paese non \u00e8 la somma dei suoi dossier, governarlo significa saper vedere queste connessioni. Significa decidere anche quando non abbiamo a disposizione tutte le risposte&quot;.\u00a0&quot;Se guardiamo l&#039;Italia da questa prospettiva &#8211; ha chiarito &#8211; c&#039;\u00e8 un luogo nel quale possiamo misurare con particolare chiarezza la tenuta del patto sociale. E&#039; il ceto medio. Per Cida non \u00e8 mai stato soltanto una fascia di reddito da difendere. E&#039; il luogo sociale nel quale una democrazia rende credibile una promessa fondamentale: che attraverso il lavoro e la competenza sia possibile migliorare la propria condizione e offrire ai propri figli opportunit\u00e0 pi\u00f9 grandi. Per questo il declino del ceto medio comincia prima della perdita di reddito. Comincia quando una famiglia smette di credere che i propri figli potranno vivere meglio dei propri genitori. Quando questa aspettativa si indebolisce, non perdiamo soltanto potere d&#039;acquisto. Perdiamo mobilit\u00e0 sociale. Perdiamo fiducia nel lavoro come strumento di crescita&quot;.\u00a0&quot;Ed \u00e8 qui &#8211; ha ammesso- che il tema del ceto medio incontra direttamente quello dei giovani. I giovani non ci stanno chiedendo di abbassare l\u2019asticella. Ci stanno chiedendo di poterla raggiungere. Per questo giovani e ceto medio, oggi, finiscono in qualche modo per assomigliarsi. Condividono la stessa energia trattenuta. La stessa disponibilit\u00e0 a impegnarsi. E la stessa domanda di fondo: che cultura, lavoro e talento possano ancora essere strumenti di crescita. E&#039; qui che la nostra battaglia sul ceto medio smette definitivamente di essere una questione di categoria e diventa una questione nazionale&quot;.\u00a0&quot;Lo \u00e8 &#8211; ha ribadito &#8211; quando chiediamo un sistema fiscale pi\u00f9 equo. Oggi il 30% dei contribuenti italiani sostiene l&#039;80% del gettito Irpef. E&#039; lo stesso ceto medio produttivo, chi lavora, chi crea reddito, a portare sulle spalle una parte sproporzionata del finanziamento dei servizi pubblici&quot;. \u00a0&quot;Da anni misuriamo questo squilibrio. E anno dopo anno la fotografia mette a fuoco un paradosso sempre pi\u00f9 evidente: il welfare si allarga, la base che lo finanzia si restringe. A questo si aggiunge l\u2019evasione. Perch\u00e9 l\u2019evasione ha sempre un contribuente finale: quello che le tasse le paga. Capiamo bene che non \u00e8 soltanto una questione fiscale, ma una questione di tenuta del sistema sociale&quot;, ha detto. \u00a0&quot;E&#039; per noi una questione nazionale anche quando difendiamo la previdenza e chiediamo stabilit\u00e0 delle regole. Perch\u00e9 in un Paese che invecchia, la previdenza non riguarda soltanto le pensioni, ma riguarda la credibilit\u00e0 di un patto. La possibilit\u00e0 per chi lavora oggi di credere che l&#039;impegno di una vita trover\u00e0 domani un sistema capace di riconoscerlo. C&#039;\u00e8 qualcosa che la nostra generazione deve fare prima ancora di chiedere ai giovani di raccogliere ci\u00f2 che abbiamo costruito. Dobbiamo ascoltarli&quot;, ha aggiunto. \u00a0&quot;Partire dal loro punto di vista. Una generazione numericamente pi\u00f9 piccola non pu\u00f2 diventare anche una generazione pi\u00f9 debole nella capacit\u00e0 di incidere sulle scelte collettive. Non possiamo permettere che la demografia si trasformi in una riduzione della voce. E questo significa che le politiche per i giovani devono essere costruite con i giovani&quot;, ha concluso. \u00a0<br \/>\n&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cDobbiamo rimettere al centro la persona e riorganizzare le aziende in funzione delle persone. 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