{"id":104588,"date":"2025-07-22T12:21:00","date_gmt":"2025-07-22T10:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=104588"},"modified":"2025-07-22T12:21:00","modified_gmt":"2025-07-22T10:21:00","slug":"mostro-di-firenze-un-nuovo-clamoroso-mistero-bimbo-scampato-al-delitto-non-e-il-figlio-di-mele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=104588","title":{"rendered":"Mostro di Firenze, un nuovo clamoroso mistero: bimbo scampato al delitto non \u00e8 il figlio di Mele"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il Dna riscrive la storia del mostro di Firenze fin dall\u2019inizio. Natalino, il bambino di sei anni e mezzo che nell\u2019estate del 1968 scamp\u00f2 ai colpi di calibro 22 dell\u2019assassino che uccise sua madre, Barbara Locci, e l\u2019amante Antonio Lo Bianco, e che per i successivi diciassette anni terrorizzer\u00e0 la Toscana e l\u2019Italia con altri sette duplici omicidi, non era figlio di Stefano Mele, il manovale, marito della vittima, condannato per quel delitto. Un accertamento genetico disposto dalla procura ha stabilito che il suo padre biologico \u00e8 Giovanni Vinci, il fratello pi\u00f9 grande di Francesco e Salvatore. Giovanni, pur membro di quel \u201cclan\u201d di sardi che dal 1982 entrer\u00e0 nel mirino delle indagini \u2013 con l\u2019arresto di Francesco prima, e con i sospetti su Salvatore poi \u2013, non \u00e8 mai stato lambito dall\u2019inchiesta. Una lacuna che oggi, le pm titolari di un fascicolo riaperto, Ornella Galeotti e Beatrice Giunti, tenteranno di colmare. La notizia \u00e8 riportata oggi da &quot;La Nazione&quot; con un articolo di Stefano Brogioni, giornalista specialista delle vicende del mostro di Firenze.\u00a0Tuttavia, alcune domande sorgono spontanee: il killer di Signa sapeva chi fosse il padre di quel bambino? Natalino ha avuto la notifica della procura nei giorni scorsi. E\u2019 rimasto spaesato. &quot;Quest\u2019uomo non l\u2019ho mai neanche conosciuto&quot;, replica al quotidiano. \u00a0A consegnare questa clamorosa novit\u00e0 nelle mani dei magistrati \u00e8 stato il genetista Ugo Ricci, specialista di cold case a cui si deve anche il ritrovamento, nel caso Garlasco, del Dna di Andrea Sempio attaccato alle unghie di Chiara Poggi. L\u2019\u00abintuizione\u00bb investigativa risale invece al 2018, quando, nell\u2019inchiesta, conclusasi con l\u2019archiviazione, che all\u2019epoca vedeva indagato l\u2019ex legionario di Prato Giampiero Vigilanti, venne dato il compito ai carabinieri del Ros di prelevare, in gran segreto, due profili Dna. Quello di un figlio di Salvatore Vinci, che si \u00e8 rivelato utile ad attribuire al sardo il possesso di uno straccio che era stato vicino a un altro \u201cfamoso\u201d pezzo di stoffa (andato perduto) che recava tracce di sangue e polvere da sparo, rinvenuto in casa sua all\u2019indomani del delitto di Vicchio del 1984. E poi quello di Natalino. Ma sono passati anni prima che una pattuglia di militari s\u2019imbattesse nella vita segnata di un uomo che nella notte del 1968 perse, di fatto, entrambi i genitori. Per la comparazione, il genetista Ricci ha utilizzato anche il profilo da lui estratto dalla recente riesumazione del cadavere di Francesco Vinci. \u00a0<br \/>\nLa nuova verit\u00e0 potrebbe dare spiegazioni a tanti misteri di questa storia ancora irrisolti. Non \u00e8 mai stato chiarito chi e perch\u00e9 risparmi\u00f2 il bambino, e anche come Natalino, in quella notte di cui non ricorda nulla, arriv\u00f2 a una casa distante un paio di km, al buio, in una strada ciottolosa di campagna. E ora questa vicenda va rianalizzata anche nell\u2019ottica della ricerca della pistola, mai ritrovata, che uccise la notte del 1968 e si rimise in azione dal 1974 al 1985 per ammazzare altre sette coppie. \u00abPassata di mano\u00bb, dir\u00e0 la sentenza che condann\u00f2 in primo grado il contadino di Mercatale Pietro Pacciani. Forse un modo di salvare un verdetto ormai passato in giudicato (quello che stabil\u00ec la responsabilit\u00e0 del marito tradito Stefano Mele nel 1968, al quale vennero inflitti tredici anni beneficiando delle attenuanti del delitto d\u2019onore), e trovare un responsabile per il resto dei delitti. Anzi, i responsabili, visto che in seguito, a fianco a Pacciani (condannato, assolto, morto prima di un appello bis), si collocheranno anche i compagni di merende Giancarlo Lotti e Mario Vanni. Oggi sono tutti morti, ma Paolo Vanni, il nipote del postino le cui invettive al giudice sono nel frattempo diventato un cult in rete, ha chiesto la revisione di quella condanna, istanza su cui i giudici di Genova non si sono ancora pronunciati\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il Dna riscrive la storia del mostro di Firenze fin dall\u2019inizio. 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