{"id":103932,"date":"2025-07-18T18:55:15","date_gmt":"2025-07-18T16:55:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=103932"},"modified":"2025-07-18T18:55:15","modified_gmt":"2025-07-18T16:55:15","slug":"gaza-siria-iran-i-tre-fronti-che-minacciano-netanyahu-secondo-oren","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=103932","title":{"rendered":"Gaza, Siria, Iran: i tre fronti che minacciano Netanyahu secondo Oren"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cSo, dalle persone che devono autorizzare questi raid, che questa era l\u2019ultima cosa che avrebbero voluto accadesse\u201d. Lo afferma Michael Oren, gi\u00e0 ambasciatore israeliano negli Stati Uniti e membro della Knesset, parlando con l\u2019Adnkronos del raid delle Forze di difesa israeliane (Idf) che ha colpito la chiesa della Sacra Famiglia nella Striscia di Gaza e provocato tre morti. \u201cPi\u00f9 Gaza passa sotto controllo israeliano, pi\u00f9 aumenta il rischio che ordigni esplodano dove non dovrebbero\u201d, puntualizza Oren, aggiungendo che la popolazione israeliana \u00e8 \u201cconfusa e turbata\u201d a riguardo.\u00a0L\u2019episodio \u00e8 solo l\u2019ultima fonte di preoccupazione per il premier Benjamin Netanyahu, alle prese con molteplici fronti esteri e una crisi interna che rischia di far crollare il suo governo in seguito all\u2019uscita di due partiti ultraortodossi. Tutte questioni interconnesse. \u00c8 possibile che la sua strategia attuale sia quella di arrivare alla pausa estiva della Knesset, che inizier\u00e0 il 27 luglio e finir\u00e0 il 19 ottobre, spiega l\u2019ex ambasciatore. Nei tre mesi di sospensione dell\u2019attivit\u00e0 parlamentare il primo ministro \u201cpu\u00f2 fare molto. Magari un accordo su Gaza che il suo governo finora non avrebbe accettato. Potrebbe anche avviare un processo di pace con l\u2019Arabia Saudita, forse con Libano e Siria, e poi arrivare alle elezioni del 2026 rafforzato\u201d.\u00a0L\u2019ostacolo sono i forti attriti all\u2019interno della coalizione che sostiene Netanyahu, un riflesso delle pi\u00f9 ampie divisioni nella societ\u00e0 israeliana. I due partiti dimissionari minacciano di far crollare l\u2019esecutivo per non aver dato seguito alla promessa di esentare la popolazione ultraortodossa dalla leva militare obbligatoria. Di contro, sia la popolazione che l\u2019esercito sono \u201cesausti\u201d dopo ventuno mesi di guerra, alle forze Idf servono nuovi effettivi, e l\u2019esecutivo \u00e8 \u201cmalvisto\u201d per non aver ancora agito sull\u2019arruolamento degli studenti della Torah, spiega il diplomatico. Su tutto grava ancora il \u201cterribile dilemma\u201d di Gaza, dove la scelta \u00e8 tra sconfiggere Hamas e liberare gli ostaggi, \u201cdue obiettivi che si escludono a vicenda\u201d.\u00a0\u201cIl governo sostiene, non del tutto a torto, che se si accetta di finirla e ritirarsi da Gaza, Hamas uscirebbe dai tunnel, dichiarerebbe la vittoria, riprenderebbe il controllo, si riorganizzerebbe, e magari tra cinque o dieci anni attaccherebbe di nuovo. Forse si salverebbero 20 ostaggi oggi, ma di certo non tutti. E si rischia di perdere 200, 2000 israeliani in futuro\u201d. I miliziani non restituiranno tutti gli ostaggi per scoraggiare ulteriori attacchi israeliani dopo l\u2019avvenuta liberazione, obiettivo a suo tempo caldeggiato dal governo israeliano, sottolinea Oren.\u00a0Al contempo, &quot;il premier pensa che se il jihadismo vince, se Hamas viene percepita come trionfante, allora anche la Cisgiordania potrebbe esplodere&quot;. Il rischio \u00e8 anche che crolli la possibilit\u00e0 dell&#039;estensione degli Accordi di Abramo per la stabilit\u00e0 regionale, perch\u00e9 &quot;nessun Paese arabo far\u00e0 pace con uno Stato percepito come debole&quot;, aggiunge l\u2019ex ambasciatore. &quot;Ci sarebbero problemi in Europa, anche in Italia\u201d, prosegue, ricordando il rapporto pubblicato di recente dal governo francese secondo cui i Fratelli Musulmani, collegati a Hamas, hanno creato uno Stato nello Stato in Francia: \u201cbisogna riflettere su cosa significherebbe, per il Paese, se Hamas vincesse\u201d. Inoltre Israele dovrebbe scambiare gli ostaggi rimanenti con i prigionieri nella consapevolezza che l\u201980% di questi torna al terrorismo. \u201cQuindi ci sarebbero conseguenze mortali. Questo dice il governo&quot;.\u00a0Nel mentre, ci sono divisioni anche sulla gestione di Gaza stessa, con potenziali impatti sistemici sulla forza militare israeliana, spiega Oren. \u201cParte del governo vorrebbe costringere la popolazione palestinese a spostarsi nel 25% sud della Striscia, la cosiddetta \u2018zona umanitaria\u2019, lasciando il restante 75% a nord, dove poi l\u2019esercito entrerebbe a \u2018ripulire\u2019 la zona da Hamas. E magari chi sostiene questo progetto vuole anche ricostruire insediamenti israeliani a nord. Ma l\u2019esercito dice che non si pu\u00f2 fare\u201d. Si tratta della \u201cprima volta nella storia del Paese in cui l\u2019esercito dice chiaramente \u2018no\u2019 al governo\u201d, avverte, spiegando che un amico nell\u2019Idf gli ha riferito che non pu\u00f2 escludere il rifiuto dei soldati di continuare a combattere. \u201cNon so se sono d&#039;accordo con questa affermazione, ma se ne parla. Mai successo&quot;.\u00a0In tutto questo, i media israeliani \u201cnon coprono in modo significativo le critiche che Israele riceve dal resto del mondo e il crescente isolamento. Su un\u2019ora di telegiornale, quaranta minuti sono dedicati ai caduti. Non vediamo ci\u00f2 che vede il mondo. Non vediamo molta della sofferenza palestinese. C\u2019\u00e8 un grande punto cieco qui. E questo vale per i media di sinistra, non solo per quelli di destra\u201d.\u00a0In tutto questo, gli attacchi in Siria \u201csollevano interrogativi sul motivo per cui Israele, mentre sta combattendo su pi\u00f9 fronti, abbia deciso di aprirne uno nuovo, e proprio con un Paese dove i vertici hanno espresso interesse nel mantenere contatti diplomatici aperti\u201d, evidenzia l\u2019ex ambasciatore israeliano. \u201cDetto questo, ci sono motivazioni convincenti per l\u2019azione militare\u201d, a partire dal \u201cpatto di sangue\u201d esistente tra la minoranza drusa, al centro di un\u2019ondata di violenza settaria, e israeliani. Anche perch\u00e9 quel legame strettissimo ha a che fare con l\u2019esistenza stessa dello Stato di Israele.\u00a0\u201cNel 1956 i drusi si offrirono volontari per il servizio militare obbligatorio nelle Idf, una delle sole due comunit\u00e0 non ebree ad averlo fatto, e hanno avuto un ruolo fondamentale nella nostra difesa\u201d, racconta Oren. Poi il legame \u201csi \u00e8 complicato nel 2018, quando la Knesset ha approvato una legge ha designato Israele come Stato-Nazione del popolo ebraico, ma senza menzionare i drusi. E molti di essi si sono offesi. Quindi il nostro rapporto con loro \u00e8 radicato, ma anche delicato\u201d. La \u201cfamiglia drusa\u201d \u00e8 rimasta unita al netto dei confini tracciati nel Novecento, e i suoi membri vorrebbero che Israele li proteggesse allo stesso modo in cui protegge gli ebrei minacciati nel mondo. La componente ebraica d\u2019Israele \u00e8 d\u2019accordo, Netanyahu lo sa, e \u201cqualunque governo israeliano avrebbe agito allo stesso modo\u201d, conclude l\u2019ex ambasciatore.\u00a0Ci sono altri motivi per i bombardamenti Idf in Siria, come lo scetticismo degli israeliani rispetto al fatto che il presidente ad interim Ahmed Al Sharaa possieda l\u2019autorit\u00e0 di stipulare un accordo con Israele, e se sar\u00e0 ancora al potere fra un anno. La Siria \u00e8 frammentata, ospita una moltitudine di minoranze etniche e religiose, e fin dall\u2019indipendenza \u201c\u00e8 stato tenuto insieme da una forma di potere centrale e brutale\u201d. L\u2019esempio per eccellenza \u00e8 la dinastia dell\u2019ultimo dittatore siriano, Bashar al-Assad, rovesciato da al-Sharaa lo scorso dicembre e responsabile della morte di migliaia dei propri cittadini. E \u201cnon \u00e8 chiaro\u201d se il presidente ad interim, che ha sempre combattuto la minoranza alawita e ora si trova in conflitto con quella drusa, abbia una presa solida sul Paese.\u00a0Da questi segnali di instabilit\u00e0, uniti alle prove riguardo la presenza di armi non contabilizzate, incluse armi chimiche, nel Paese, deriva il timore israeliano che il governo siriano possa crollare e che la zona cuscinetto nel sud della Siria torni ad essere una minaccia. Quella zona smilitarizzata e sotto controllo Onu, rioccupata temporaneamente da Israele dopo la destituzione di Assad, fu creata come parte di un accordo di cessate il fuoco dopo la guerra del Yom Kippur, promosso da Henry Kissinger e firmato da Hafez al Assad, padre e predecessore di Bashar. La paura di Israele, dunque, \u00e8 che il governo attuale non lo rispetti e non lo onori, spiega Oren.\u00a0Su questo scenario intricato si staglia la presenza dell\u2019Iran, finanziatore di ultima istanza di Hamas, Hezbollah, gli Houthi e altre formazioni che minacciano l\u2019esistenza stessa di Israele, nonch\u00e9 oggetto di una campagna di bombardamenti israeliani lo scorso giugno, a cui gli Stati Uniti hanno dato manforte. \u201cDal punto di vista militare si pu\u00f2 parlare di vittoria. Ma strategicamente siamo lontani da ci\u00f2, perch\u00e9 gli iraniani non pensano di essere stati sconfitti\u201d, puntualizza l\u2019ex ambasciatore. Stando al regime l\u2019Iran non si \u00e8 arreso a Israele e agli Usa, \u201canzi, sono stati gli americani a voler cedere e fare pressioni sugli israeliani affinch\u00e9 si arrendessero\u201d.\u00a0Il leader supremo Ali Khamenei ha scritto in un post che l\u2019Iran ha vinto la guerra affrontando la pi\u00f9 grande superpotenza del mondo, \u201ced \u00e8 proprio ci\u00f2 che non volevo si verificasse. Quindi, la domanda \u00e8: lo credono davvero o \u00e8 solo retorica? C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che ci credano davvero\u201d. Nel mentre, prosegue Oren, \u201cnessuno conosce davvero i termini del cessate il fuoco in vigore. Se dovessero ricominciare a ricostruire Fordow\u201d, centro fondamentale per il programma nucleare iraniano, \u201c\u00e8 previsto qualcosa a riguardo? Se no, cosa dovrebbe fare Israele? E cosa sono disposti a fare gli Stati Uniti? Ci sono moltissime domande. E credo che l\u2019Iran sia in una posizione tale da potersi riprendere\u201d.\u00a0L\u2019obiettivo \u00e8 riavviare i negoziati per un accordo che imbrigli il programma nucleare iraniano, ambito in cui l\u2019Ue ha un ruolo \u201cestremamente importante\u201d. A ottobre decorre il decennale JCPoA, l\u2019accordo nucleare partito nel 2015 e da cui gli Usa si sono sfilati durante il primo mandato di Donald Trump, mossa che Oren condanna. Ora gli europei, che ne fanno ancora parte, devono accordarsi sul sanzionare l\u2019Iran in merito al mancato rispetto del Trattato di non proliferazione (certificato a giugno dall\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica), per poi mettere pressione al regime allo scopo di convincerlo ad accettare ispezioni nei centri di sviluppo nucleare e rivelare la posizione delle scorte di uranio altamente arricchito. Anche se, stando al diplomatico, \u201cl\u2019unica cosa che potrebbe indurre il governo iraniano a riprendere i negoziati sarebbe il timore di una rivolta interna\u201d.\u00a0Si tratta di una possibilit\u00e0 su cui le valutazioni del mondo esterno, Israele incluso, sono \u201csempre state troppo ottimistiche\u201d. Lo stesso Netanyahu prevedeva che il regime iraniano sarebbe collassato al termine della campagna militare, spiega Oren, citando fonti con conoscenza diretta del pensiero del premier. Questo \u00e8 un riflesso di una debolezza pi\u00f9 strutturale del Paese e dei suoi apparati di intelligence: \u201cIsraele \u00e8 molto bravo a sapere dove un obiettivo pranzer\u00e0 il marted\u00ec e dove cener\u00e0 il mercoled\u00ec, dove vengono tenute le armi. Siamo bravi a piazzare microspie e cercapersone. Ma siamo meno bravi nell\u2019anticipare le tendenze a lungo termine\u2026 molto bravi nel pensiero tattico, ma non quello strategico\u201d.\u00a0\u201cL\u2019Iran \u00e8 un caso classico in cui sapevamo tantissimo su dove dormisse ognuno degli obiettivi. Abbiamo eliminato 30 leader\u201d, evidenzia l\u2019ex ambasciatore. Per quanto riguarda la prospettiva di lungo periodo, tra gli esperti c\u2019era la \u201csensazione generale\u201d che dopo le bombe la popolazione sarebbe insorta. \u201cIn realt\u00e0 \u00e8 successo il contrario: la popolazione si \u00e8 stretta attorno al regime\u201d. (di Otto Lanzavecchia).\u00a0&#8212;internazionale\/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u201cSo, dalle persone che devono autorizzare questi raid, che questa era l\u2019ultima cosa che avrebbero voluto accadesse\u201d. 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