{"id":102585,"date":"2025-07-13T14:42:48","date_gmt":"2025-07-13T12:42:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=102585"},"modified":"2025-07-13T14:42:48","modified_gmt":"2025-07-13T12:42:48","slug":"vocabolario-treccani-contro-il-body-shaming-segnala-i-termini-offensivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=102585","title":{"rendered":"Vocabolario Treccani contro il body shaming: segnala i termini offensivi"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; In un&#039;epoca dominata dai social media e dall&#039;immagine, il linguaggio che utilizziamo per descrivere il corpo \u00e8 diventato un campo di battaglia culturale e sociale. Le parole, troppo spesso scagliate con leggerezza, hanno un peso. E, nel caso del body shaming, possono colpire con violenza. Per questo, oggi pi\u00f9 che mai, anche i vocabolari possono essere strumenti di educazione e civilt\u00e0, capaci di promuovere un uso pi\u00f9 consapevole e inclusivo della lingua italiana. \u00c8 il caso del nuovo &quot;Dizionario dell&#039;italiano Treccani 100&quot;, curato dai linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, che registra &#8211; senza moralismi ma con rigore critico &#8211; i termini pi\u00f9 comuni usati per offendere o deridere l&#039;aspetto fisico delle persone. Allo stesso tempo, per\u00f2, indica alternative linguistiche pi\u00f9 armoniose, che permettono di descrivere la realt\u00e0 con rispetto e senza rinunciare alla precisione.\u00a0Questa riflessione linguistica si intreccia con un&#039;importante iniziativa legislativa: la Camera dei Deputati ha approvato all&#039;unanimit\u00e0 una proposta di legge per istituire la Giornata nazionale contro la denigrazione dell\u2019aspetto fisico delle persone, ora al vaglio del Senato. Una proposta che nasce dall&#039;urgenza di affrontare un fenomeno ormai dilagante, soprattutto tra i pi\u00f9 giovani: il body shaming \u00e8 infatti una delle forme pi\u00f9 frequenti di bullismo verbale, alimentata da stereotipi, ignoranza e superficialit\u00e0.\u00a0Molti termini usati nel linguaggio quotidiano &#8211; spesso fin dall&#039;infanzia &#8211; veicolano giudizi impliciti sull&#039;aspetto fisico. Il Vocabolario Treccani li registra, ma ne segnala la natura offensiva: balena (&quot;in tono spregiativo per indicare una persona molto grassa&quot;), cicciona\/ciccione, lardosa\/lardoso (usati anche in tono scherzoso, ma potenzialmente lesivi), fino alla crudele espressione &quot;palla di lardo&quot;, diventata tristemente nota grazie a una scena del film &quot;Full Metal Jacket&quot;.\u00a0E non si tratta solo di peso. Il lessico della denigrazione si estende a molteplici caratteristiche fisiche: &quot;brufolosa\/o (&quot;poco gentile, riferito a chi ha la pelle con molti brufoli&quot;), mostro, tappo, nasone\/nasona, quattrocchi, sgorbio \u2013 quest&#039;ultimo celebre nella battuta di Woody Allen in &quot;Provaci ancora Sam&quot; (\u201cSparisci, sgorbio!\u201d). Espressioni che offendono, deridono, etichettano. E che sono spesso usate dai giovanissimi senza reale consapevolezza del loro impatto.\u00a0<br \/>\nSe alcune parole feriscono, altre possono aiutare a costruire una cultura del rispetto. E proprio questa \u00e8 la sfida: scegliere termini pi\u00f9 neutri, pi\u00f9 accurati, pi\u00f9 umani. Il vocabolario Treccani propone alternative come sovrappeso, definito come un &quot;eccesso di peso rispetto alla norma&quot; &#8211; una descrizione clinica, priva di giudizio. Oppure corpulenta\/o, &quot;persona dal corpo grosso, robusto&quot;, che restituisce una fotografia oggettiva, senza connotazioni offensive.\u00a0<br \/>\nAlcuni termini offrono anche una lettura positiva delle caratteristiche fisiche: formosa\/o, ad esempio, descrive &quot;chi ha forme ben fatte e piuttosto sporgenti&quot;, trasformando un potenziale oggetto di scherno in un tratto valorizzante. Lo stesso accade con parole come esile (&quot;persona magra&quot;) o longilinea\/o (&quot;alta, slanciata, snella&quot;), che permettono di parlare del corpo senza ironia, disprezzo o stereotipi.\u00a0<br \/>\nL&#039;uso delle parole non \u00e8 mai neutro: le parole plasmano il pensiero, influenzano le relazioni e contribuiscono a costruire (o distruggere) l&#039;utostima. \u00c8 per questo che l&#039;istituzione di una Giornata nazionale contro la denigrazione dell&#039;aspetto fisico va letta come un passo importante non solo dal punto di vista normativo, ma anche educativo e culturale. In questo percorso, il linguaggio pu\u00f2 e deve diventare uno strumento di prevenzione. A scuola, nei media, nelle famiglie, \u00e8 necessario trasmettere un modello comunicativo pi\u00f9 attento e consapevole. Un modello che non censura, ma che sceglie con cura. Che insegna a distinguere tra ironia e sarcasmo, tra descrizione e derisione, tra verit\u00e0 e volgarit\u00e0.\u00a0Ecco perch\u00e9 sfogliare un vocabolario non \u00e8 mai un gesto banale. Al contrario: \u00e8 un atto politico, culturale e sociale. Un invito a usare la lingua per costruire ponti, non barriere. Perch\u00e9 le parole, quando scelte con attenzione, non sono armi: sono carezze. (di Paolo Martini)\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; In un&#039;epoca dominata dai social media e dall&#039;immagine, il linguaggio che utilizziamo per descrivere il corpo \u00e8 diventato un campo di battaglia culturale e sociale. 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