{"id":102223,"date":"2025-07-11T15:02:25","date_gmt":"2025-07-11T13:02:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=102223"},"modified":"2025-07-11T15:02:25","modified_gmt":"2025-07-11T13:02:25","slug":"guerra-commerciale-senza-bombe-larma-segreta-e-lintelligenza-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=102223","title":{"rendered":"Guerra commerciale senza bombe: l\u2019arma segreta \u00e8 l&#8217;intelligenza artificiale"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Negli ultimi giorni si \u00e8 riaccesa la guerra commerciale. Nell\u2019attesa della lettera di Trump ai principali partner commerciali \u2013 Ue inclusa \u2013 con l\u2019elenco dei nuovi dazi che entreranno in vigore ad agosto. Secondo alcune indiscrezioni, si tratta di disposizioni \u201creciproche\u201d per Paese e settore, con un\u2019aliquota di base del 10% e scaglioni pi\u00f9 alti per beni strategici. Bruxelles, pur sperando di strappare esenzioni o aliquote ridotte, prepara contromisure e incentivi interni per l\u2019industria europea; nel frattempo un\u2019analisi dello Yale Budget Lab stima che l\u2019attuale impianto tariffario USA possa aggiungere fino all\u20191,8 % all\u2019inflazione di breve periodo, mentre i negoziati transatlantici per \u201cdisinnescare\u201d il conflitto restano in bilico.\u00a0<br \/>\n\u00c8 inutile fare proiezioni sul 10, il 35 o il 50%: finch\u00e9 non ci saranno accordi firmati tra Stati Uniti e i singoli paesi o blocchi, il presidente americano continuer\u00e0 nel suo \u201cArt of the deal\u201d. C\u2019\u00e8 per\u00f2 una novit\u00e0 rispetto alle guerre commerciali del passato, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di colpire in modo \u201cchirurgico\u201d: oggi esistono piattaforme basate su intelligenza artificiale in grado di mappare miliardi di transazioni, catene di approvvigionamento multi-livello e regole di origine, consentendo a governi e imprese di simulare in tempo reale l\u2019impatto di ogni dazio e di mirare con precisione nodi, componenti o fornitori critici, riducendo al minimo gli effetti collaterali. \u00a0Questa capacit\u00e0 promette dunque una politica commerciale pi\u00f9 efficace, capace di chiudere le scappatoie (per esempio l\u2019assemblaggio finale in Messico o Vietnam di componenti cinesi) e, al tempo stesso, di dare alle imprese una bussola per riallocare produzione e sourcing con rapidit\u00e0.\u00a0Per capire come funzionano queste piattaforme, Adnkronos ha contattato Evan Smith, ceo e co-fondatore di Altana AI, che sta lavorando con le agenzie federali americane e con imprese di tutto il mondo e che fornisce questa mappa inedita e precisa \u201cal millimetro\u201d. Nel luglio 2024 ha raccolto 200 milioni di dollari in un round di finanziamento. All&#039;epoca la valutazione era di un miliardo, ma Trump doveva ancora tornare alla Casa Bianca&#8230; (L\u2019intervista \u00e8 disponibile in versione integrale<br \/>\nsul nostro canale Youtube e in fondo al testo)\u00a0<br \/>\nI dazi annunciati dall\u2019amministrazione Trump hanno gi\u00e0 cambiato il panorama del commercio globale? Le aziende stanno ridisegnando le catene del valore?\u00a0\u00a0S\u00ec. Gi\u00e0 da qualche anno vedevamo reshoring, near-shoring e \u201cfriend-shoring\u201d, cio\u00e8 lo spostamento di alcune produzioni in paesi pi\u00f9 vicini, sia geograficamente che politicamente. Ma in questi mesi il fenomeno \u00e8 accelerato. Negli Stati Uniti lo Usmca, il trattato di libero scambio con Messico e Canada, ha spinto l\u2019assemblaggio finale in questi due paesi; ora per\u00f2 Washington vuole chiudere le scappatoie che permettevano di importare semilavorati cinesi e godere comunque di dazi zero. Lo stesso accade nell\u2019e-commerce europeo, dove spedizioni di basso valore eludevano Iva e controlli. In poche settimane le aziende si sono viste costrette a riprogettare rotte logistiche, aprire stabilimenti in Paesi \u201cfidati\u201d e rinegoziare contratti di fornitura pluriennali.\u00a0<br \/>\nOggi non contano pi\u00f9 solo efficienza e costo del lavoro. Si parla di sicurezza, resilienza e valori. Lei ha parlato di una &quot;globalizzazione 2.0&quot;. Cosa significa?\u00a0\u00a0Dal 1945 al 2018 la logica \u00e8 stata \u201cmeno costa, meglio \u00e8\u201d. Il risultato? Esternalit\u00e0 sociali e ambientali e, alla fine, vulnerabilit\u00e0 economica e strategica. Ma leggi come l\u2019Uyghur Forced Labor Prevention Act, che puntano a contrastare lo sfruttamento degli uiguri nella regione dello Xinjiang, in Cina, costringono le aziende a tracciare l\u2019origine del cotone o del polisilicio fino al livello della miniera: chi non riesce a dimostrare l\u2019assenza di lavoro forzato vede bloccate le merci al confine. Questa svolta normativa obbliga le imprese a costruire catene del valore trasparenti \u2013 un passaggio impensabile senza strumenti di AI capaci di \u201cilluminare\u201d fornitori di secondo e terzo livello.\u00a0<br \/>\nL\u2019Europa rischia di essere l\u2019anello debole tra due giganti. Pu\u00f2 ancora giocare un ruolo da protagonista?\u00a0\u00a0Pu\u00f2, ma servono scelte politiche e industriali coraggiose. Dal 2000 al 2025 il Pil pro-capite europeo ha preso una traiettoria declinante rispetto a quello statunitense; le ragioni vanno dalla demografia alla burocrazia, ma il nodo \u00e8 la perdita di capacit\u00e0 produttiva. Se Usa e Cina proseguono verso uno \u201csganciamento\u201d, all\u2019Ue conviene rafforzare l\u2019alleanza transatlantica e costruire una \u201cvalue chain fidata\u201d con Nord America, India, Sud-Est asiatico e America Latina.\u00a0<br \/>\nGli Stati Uniti sono pronti a sostituire la manifattura cinese e magari a rifornire l\u2019Europa?\u00a0\u00a0No, da soli non possono. Ma un network di Paesi \u201caffidabili\u201d pu\u00f2 coprire materie prime, lavorazioni a medio-basso costo e produzione hi-tech, riducendo il peso di Pechino su segmenti come terre rare o batterie. Pechino aveva come obiettivo quello di diventare leader in molti settori. Ci \u00e8 riuscita, e oggi solo sull&#039;AI gli Stati Uniti sono ancora in vantaggio.\u00a0<br \/>\nSettori simbolo europei\u2014lusso e automotive\u2014subiscono la concorrenza cinese. Come reagire?\u00a0\u00a0Il problema nasce da 25 anni di sussidi e condotte illecite cinesi, e da scelte di outsourcing occidentali di breve respiro (come le remunerazioni dei manager). Le case di moda che fino a dieci anni fa ancora producevano in Italia o Portogallo hanno delocalizzato, perdendo know-how. L\u2019unica risposta \u00e8 ristabilire condizioni eque: da un lato dazi anti-dumping mirati e controlli sulle regole d\u2019origine; dall\u2019altro incentivi e formazione per riportare fasi produttive strategiche in Europa, recuperando competenze artigianali e industriali.\u00a0<br \/>\nHo fatto una prova della vostra piattaforma, Altana, che fa vedere il dazio \u201creale\u201d di un prodotto a seconda di dove passa e di chi lo assembla. Significa che anche i governi possono disegnare strategie commerciali molto pi\u00f9 precise?\u00a0\u00a0La nostra rete federata integra dati pubblici, licenze commerciali e informazioni operative dei clienti per creare un gemello digitale della catena mondiale. Oggi visualizziamo circa la met\u00e0 delle connessioni globali; ci\u00f2 basta gi\u00e0 a individuare l\u2019anello preciso \u2013 per esempio il produttore di magneti in una provincia cinese \u2013 su cui far scattare un dazio o una licenza d\u2019esportazione. \u00c8 la differenza fra bombardare un\u2019intera filiera e usare un bisturi: colpisci il punto giusto e, al tempo stesso, fornisci alle imprese scenari per rilocalizzare la produzione prima che la misura entri in vigore. (di Giorgio Rutelli)<br \/>\n\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Negli ultimi giorni si \u00e8 riaccesa la guerra commerciale. 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