{"id":102163,"date":"2025-07-11T12:26:02","date_gmt":"2025-07-11T10:26:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=102163"},"modified":"2025-07-11T12:26:02","modified_gmt":"2025-07-11T10:26:02","slug":"mercati-instabili-dollaro-in-discussione-e-opportunita-per-lue-il-discorso-allabi-del-governatore-panetta-bankitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=102163","title":{"rendered":"Mercati instabili, dollaro in discussione e opportunit\u00e0 per l&#8217;Ue: il discorso all&#8217;Abi del governatore Panetta (Bankitalia)"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nIl sistema finanziario internazionale sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Il ruolo centrale del dollaro \u00e8 messo in discussione a causa di instabilit\u00e0 sui mercati, l&#039;Europa ha quindi l&#039;opportunit\u00e0 di rafforzare il proprio sistema finanziario, superando la frammentazione dei mercati dei capitali. E poi la tecnologia come leva strategica per il sistema bancario, con investimenti in digitalizzazione e intelligenza artificiale che migliorano efficienza, inclusione e gestione dei rischi, ma sempre ricordando il ruolo centrale del capitale umano. Ruolo centrale anche per la politica monetaria europea che dovr\u00e0 mantenere flessibilit\u00e0 e pragmatismo in un contesto globale di incertezza, valorizzando il proprio potenziale grazie all&#039;ausilio del&#039;lintegrazione finanziaria e dell&#039;innovazione. Sono questi i punti principali che il governatore della Banca d&#039;Italia, Fabio Panetta, ha esposto nel suo discorso all&#039;annuale assemblea degli associati di Abi, in corso a Milano.\u00a0\u00a0&quot;Per decenni, il sistema finanziario internazionale ha ruotato attorno al dollaro, che ha rappresentato un&#039;\u00e0ncora per le politiche monetarie di molti paesi, un rifugio per gli investitori nelle fasi di incertezza e la principale valuta di denominazione degli scambi globali di beni e servizi. Negli Stati Uniti, gli afflussi di capitale \u2013 alimentati anche da persistenti disavanzi commerciali \u2013 hanno generato un rilevante accumulo di passivit\u00e0 verso l\u2019estero, accrescendo l\u2019esposizione degli investitori internazionali ai rischi del mercato americano. Negli ultimi anni, due tendenze hanno amplificato questa esposizione. La prima \u00e8 il forte aumento del valore di borsa delle grandi societ\u00e0 tecnologiche statunitensi, che ha ulteriormente sbilanciato i portafogli globali verso il mercato americano. La seconda riguarda il rischio di tasso di interesse sui portafogli in dollari. Dopo la crisi finanziaria globale, un lungo periodo di bassi rendimenti e premi a termine contenuti ha favorito l\u2019emissione di titoli a lunga scadenza, prontamente assorbiti dagli investitori. Ne \u00e8 derivata una maggiore esposizione al rischio di tasso sulle attivit\u00e0 denominate nella valuta americana&quot;.\u00a0&quot;Pi\u00f9 di recente, l\u2019aumento dell\u2019incertezza globale ha accresciuto la volatilit\u00e0 dei rendimenti. Di conseguenza, l\u2019onere del rischio di tasso \u00e8 divenuto pi\u00f9 gravoso, come segnala l\u2019incremento del premio a termine sui titoli pubblici statunitensi a lunga scadenza. \u00c8 in questo contesto che si inseriscono gli sviluppi registrati sui mercati finanziari internazionali negli ultimi mesi&quot;.\u00a0&quot;Gli annunci del 2 aprile hanno aperto una fase di negoziati complessi tra gli Stati Uniti e i principali partner commerciali, generando instabilit\u00e0 sui mercati dei capitali. Contestualmente, sono cresciute le preoccupazioni sulla sostenibilit\u00e0 dei conti pubblici americani, sfociate nel declassamento del rating sovrano. Per la prima volta da decenni, il ruolo centrale del dollaro nel sistema finanziario globale \u00e8 stato messo esplicitamente in discussione. In risposta, gli investitori internazionali hanno iniziato a ridurre l\u2019esposizione al mercato statunitense. Molti di essi hanno rafforzato le coperture contro il rischio di cambio sul dollaro \u2013 una scelta che, dal punto di vista economico, equivale a una dismissione parziale di attivit\u00e0 denominate nella valuta americana \u2013 e hanno contestualmente accorciato la durata finanziaria dei portafogli. I rendimenti dei titoli pubblici statunitensi a lunga scadenza sono aumentati, mentre il dollaro si \u00e8 indebolito, seguendo una dinamica atipica rispetto ai precedenti episodi di tensione finanziaria&quot;.\u00a0&quot;Anche dopo il rientro delle turbolenze, la valuta americana ha continuato a perdere terreno, con un andamento divergente rispetto al differenziale di interesse tra Stati Uniti ed Europa. Secondo nostre stime, oltre la met\u00e0 del deprezzamento registrato dall\u2019inizio di marzo nei confronti dell\u2019euro \u00e8 attribuibile a una crescente percezione di rischio associata alla valuta americana&quot;.\u00a0&quot;Segnali recenti indicano che l\u2019Europa sta iniziando a beneficiare della crescente diversificazione valutaria da parte degli investitori internazionali. Negli ultimi mesi sono aumentate sia la raccolta dei fondi esteri specializzati in azioni europee, sia la domanda di attivit\u00e0 a basso rischio denominate in euro. Questi movimenti restano tuttavia limitati. \u00c8 un esito prevedibile nel breve periodo, quando gli aggiustamenti si manifestano pi\u00f9 facilmente attraverso i prezzi delle attivit\u00e0 finanziarie piuttosto che attraverso i volumi. Una riallocazione su larga scala dei portafogli a livello mondiale \u00e8 frenata dall\u2019assenza di alternative concrete al sistema finanziario statunitense. La dimensione e la liquidit\u00e0 dei mercati americani \u2013 azionari, obbligazionari e dei titoli pubblici \u2013 sovrastano quelle delle altre principali piazze finanziarie&quot;.\u00a0&quot;Nel medio termine, tuttavia, questi vincoli potrebbero attenuarsi. Un aumento delle emissioni di titoli da parte di operatori internazionali \u2013 sostenuto da una domanda globale pi\u00f9 diversificata \u2013 potrebbe favorire lo sviluppo di mercati in grado di affiancare quelli statunitensi&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Un possibile ridimensionamento del ruolo centrale dei mercati statunitensi potrebbe generare tensioni nella fase di transizione, ma aprirebbe nuove opportunit\u00e0 alle economie finora rimaste in secondo piano nel sistema finanziario globale \u2013 tra cui l\u2019Europa. Sono opportunit\u00e0 da costruire. Non si realizzeranno da sole. Il limitato sviluppo e la minore articolazione del mercato dei capitali europeo riflettono in parte le caratteristiche strutturali dell\u2019economia reale: la diffusa presenza di piccole e medie imprese, finanziate prevalentemente attraverso il credito bancario; un settore pubblico esteso, che gestisce direttamente molti servizi \u2013 sanitari, previdenziali, assicurativi \u2013 spesso affidati altrove in misura maggiore al mercato1 ; una bassa propensione al rischio da parte delle famiglie, che tendono a privilegiare forme di risparmio sicure. Questo assetto alimenta una tendenza oramai consolidata: ogni anno, l\u2019area dell\u2019euro investe meno di quanto risparmia (3.200 miliardi di euro a fronte di 3.700 nel 2024;, al contrario degli Stati Uniti (5.900 miliardi contro 4.700), e presenta una posizione patrimoniale netta verso l\u2019estero positiva, pari al 10 per cento del Pil. In altri termini, l\u2019Europa non esporta solo beni, ma anche risparmio \u2013 in larga misura verso gli Stati Uniti&quot;.\u00a0&quot;Ma sullo sviluppo del mercato dei capitali europeo grava soprattutto un\u2019altra debolezza: la frammentazione del sistema finanziario lungo i confini nazionali. Si tratta di un limite profondo e persistente: oggi il grado di integrazione delle piazze finanziarie europee resta paragonabile a quello \u2013 relativamente basso \u2013 di vent\u2019anni fa. Non \u00e8 per\u00f2 un vincolo irreversibile. Politiche mirate, capaci di valorizzare i punti di forza dell\u2019economia europea, possono contribuire in modo decisivo a superarlo, offrendo al continente gli strumenti per trattenere il risparmio che genera, indirizzandolo verso investimenti produttivi&quot;.\u00a0\u00a0&quot;L\u2019economia europea offre agli investitori tre importanti punti di forza: un capitale umano di alta qualit\u00e0, un mercato interno di grandi dimensioni e un assetto istituzionale solido, fondato sul rispetto dello Stato di diritto. L\u2019interazione tra questi elementi pu\u00f2 sprigionare un potenziale straordinario. Ma perch\u00e9 ci\u00f2 accada, \u00e8 essenziale che il mercato unico funzioni appieno&quot;.\u00a0&quot;Dall\u2019avvio del progetto europeo sono stati compiuti progressi significativi. Tuttavia, il disegno resta incompiuto. I quattro pilastri del mercato unico \u2013 beni, servizi, lavoro e capitali \u2013 sono interdipendenti e devono operare in modo integrato. Oggi concentro l\u2019attenzione sul pilastro finanziario, ma \u00e8 evidente che solo un\u2019integrazione piena lungo tutte le dimensioni potr\u00e0 generare benefici concreti per cittadini e imprese5 . La Commissione europea \u2013 seguendo l\u2019impulso dei Rapporti Letta e Draghi \u2013 ha rilanciato l\u2019Unione del mercato dei capitali (Umc), un progetto avviato nel 2015, i cui progressi finora non hanno soddisfatto le attese. L\u2019Umc \u00e8 un\u2019iniziativa ambiziosa, che richiede interventi su pi\u00f9 fronti: armonizzazione delle norme societarie, fallimentari e fiscali; uniformit\u00e0 degli obblighi informativi e contabili; rafforzamento della supervisione centralizzata dei mercati. Per renderla pienamente operativa, tuttavia, serve un passo ulteriore: l\u2019introduzione di un titolo pubblico europeo. Un benchmark comune privo di rischio offrirebbe un collaterale sicuro e accettato ovunque nell\u2019Unione e permetterebbe di sviluppare comparti strategici, come quelli delle obbligazioni societarie e dei derivati. Migliorerebbe l\u2019efficienza delle controparti centrali, la liquidit\u00e0 degli scambi di titoli e delle transazioni interbancarie, e favorirebbe la diversificazione dei portafogli, riducendo la concentrazione dei rischi. Ma i vantaggi dell\u2019Umc vanno ben oltre la dimensione finanziaria&quot;.\u00a0&quot;Secondo stime condotte in Banca d\u2019Italia, un mercato dei capitali integrato e fondato su un titolo comune privo di rischio potrebbe ridurre di mezzo punto percentuale il costo del finanziamento per le imprese, stimolando investimenti aggiuntivi per 150 miliardi di euro l\u2019anno. Gi\u00e0 solo questo, a regime, si tradurrebbe in un incremento del Pil europeo dell\u20191,5%. I benefici potrebbero essere ancora pi\u00f9 ampi. Un mercato dei capitali europeo ampio e articolato faciliterebbe il finanziamento delle iniziative imprenditoriali pi\u00f9 dinamiche, ad alto rischio e alto valore aggiunto. Sosterrebbe l\u2019innovazione e la competitivit\u00e0 dell\u2019economia. Attrarrebbe capitali esteri, rafforzando il ruolo internazionale dell\u2019euro&quot;.\u00a0&quot;Vorrebbe dire creare lavoro di qualit\u00e0, pi\u00f9 produttivo e meglio retribuito. Secondo nostre stime, in uno scenario di questo tipo l\u2019impatto complessivo sul Pil potrebbe essere pari a oltre tre volte quello generato dal solo aumento degli investimenti&quot;.\u00a0\u00a0&quot;La tecnologia \u00e8 oggi una leva strategica decisiva per il settore bancario. Consente di migliorare l\u2019efficienza operativa, rafforzare l\u2019analisi e la gestione dei rischi, elevare la qualit\u00e0 dei servizi. Ma soprattutto, contribuisce a consolidare i rapporti con la clientela \u2013 da sempre uno dei punti di forza delle banche&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Negli ultimi dieci anni, gli investimenti in tecnologia delle banche italiane sono cresciuti di circa 2 punti percentuali in rapporto ai costi. Ancora pi\u00f9 rapido \u00e8 stato l\u2019incremento della spesa nei progetti a maggior contenuto innovativo&quot;.\u00a0&quot;L\u2019aumento delle risorse dedicate all\u2019innovazione si \u00e8 tradotto in risultati concreti. Gli intermediari che hanno investito di pi\u00f9 sono anche quelli che hanno ridotto in misura maggiore il rapporto tra costi e ricavi. I benefici si riflettono sulla clientela. Attualmente, tre italiani su quattro dispongono dell\u2019home banking, con risparmi significativi di tempo e di costi. Nel 2023 i conti correnti online risultavano in media il 70% pi\u00f9 economici rispetto a quelli tradizionali. L\u2019offerta digitale ha reso i servizi bancari pi\u00f9 accessibili. Nonostante la forte riduzione degli sportelli, in corso da oltre quindici anni, \u00e8 aumentata la quota di famiglie con almeno un conto corrente. L\u2019innovazione ha favorito l\u2019inclusione di nuovi segmenti di clientela, come i giovani, che prediligono modalit\u00e0 di interazione a distanza. Questa trasformazione, pur ricca di benefici, pu\u00f2 comportare alcune criticit\u00e0 per le fasce di popolazione con minori competenze finanziarie o meno avvezze all\u2019uso della tecnologia. Inoltre per alcuni servizi \u2013 come il finanziamento delle piccole imprese o l\u2019accesso al contante \u2013 la ridotta presenza sul territorio pu\u00f2 rappresentare un limite. La Banca d\u2019Italia collabora con il ministero dell\u2019Economia e delle finanze, l\u2019Associazione bancaria italiana e Poste Italiane per assicurare un accesso equo e diffuso ai servizi finanziari. Per avere successo, le iniziative che verranno adottate dovranno fondarsi su un impegno concreto da parte del sistema bancario&quot;.\u00a0\u00a0\u00a0&quot;La rivoluzione tecnologica sta ora entrando in una nuova fase, pi\u00f9 rapida e profonda, trainata dall\u2019utilizzo dell\u2019intelligenza artificiale e dei big data. In questo contesto, tre fattori sono decisivi per la competitivit\u00e0 degli intermediari: il livello degli investimenti, l\u2019ambito di utilizzo della tecnologia e le scelte di esternalizzazione&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Secondo la nostra indagine FinTech, quattro quinti degli intermediari dispongono di strategie per la trasformazione digitale. L\u2019intensit\u00e0 degli investimenti varia con la scala operativa. Le banche grandi, grazie a maggiori risorse finanziarie e strutture organizzative pi\u00f9 robuste, possono attuare progetti tecnologici articolati, difficilmente replicabili dagli operatori pi\u00f9 piccoli. Fanno eccezione alcune realt\u00e0 minori con modelli di attivit\u00e0 orientati all\u2019innovazione. Ma nel complesso il rapporto tra investimenti in tecnologia e totale attivo tende ad aumentare con la dimensione dell\u2019intermediario&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Quanto all\u2019impiego delle tecnologie, la maggior parte degli intermediari \u2013 indipendentemente dalla dimensione \u2013 adotta gi\u00e0 soluzioni avanzate nei processi interni: dalla verifica della conformit\u00e0 normativa alla prevenzione delle frodi, fino all\u2019assistenza della clientela. Le evidenze raccolte presso le banche indicano che in questi ambiti l\u2019uso dei modelli di intelligenza artificiale \u00e8 diffuso e destinato a crescere. Lo spartiacque competitivo \u00e8 per\u00f2 rappresentato dall\u2019uso dell\u2019intelligenza artificiale e dei big data per le attivit\u00e0 tipicamente bancarie, in primo luogo per la concessione del credito \u2013 un terreno oggi presidiato dalle banche pi\u00f9 grandi. Le nuove tecnologie consentono di elaborare una mole di informazioni pi\u00f9 ampia e variegata rispetto ai modelli tradizionali, migliorando la valutazione del rischio di credito e la capacit\u00e0 di cogliere tempestivamente segnali di deterioramento. Sapere integrare questi strumenti nei processi decisionali sar\u00e0 determinante per la competitivit\u00e0. Secondo nostre analisi, l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 ampliare l\u2019accesso al credito per imprese meritevoli ma con una storia creditizia limitata o informazioni frammentate. Inoltre, le banche che fanno un uso esteso di queste tecnologie tendono a sostenere pi\u00f9 attivamente le realt\u00e0 imprenditoriali pi\u00f9 dinamiche&quot;.\u00a0&quot;Questi strumenti non devono tuttavia essere impiegati in modo automatico. Sono tecnologie complesse, che richiedono una valutazione su orizzonti temporali lunghi e attraverso diverse fasi del ciclo economico. La loro integrazione nei processi decisionali esige una profonda comprensione da parte degli intermediari per evitare effetti distorsivi, in particolare nell\u2019accesso al credito da parte delle famiglie. Sono aspetti presi in considerazione nel regolamento europeo sull\u2019intelligenza artificiale&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Per sviluppare e distribuire soluzioni innovative, le banche maggiori affiancano la collaborazione con partner esterni ad attivit\u00e0 interne di ricerca e sviluppo. Quelle pi\u00f9 piccole, invece, si affidano in prevalenza all\u2019esternalizzazione. Queste scelte riflettono meccanismi noti: gli investimenti in tecnologia comportano costi fissi elevati, che solo strutture di maggiore dimensione possono sostenere con continuit\u00e0. Per le banche minori l\u2019esternalizzazione \u00e8 quindi una via per innovare, ma nel tempo pu\u00f2 generare dipendenza da fornitori esterni&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Le nuove tecnologie offrono opportunit\u00e0 significative, ma comportano rischi che, se non gestiti con attenzione, possono renderle inefficaci o persino dannose. In Italia, come in altri paesi, il numero e la gravit\u00e0 degli incidenti operativi e cibernetici sono in aumento. L\u2019intelligenza artificiale rende le minacce cibernetiche \u2013 comprese le frodi \u2013 pi\u00f9 sofisticate. Il quantum computing, a sua volta, potrebbe in prospettiva compromettere l\u2019efficacia dei sistemi crittografici su cui si fonda la sicurezza delle transazioni finanziarie e dei pagamenti, oltre che la protezione delle attivit\u00e0 dematerializzate; gi\u00e0 oggi si registrano furti di dati crittografati, sottratti con l\u2019intento di decifrarli quando la tecnologia lo consentir\u00e0. Per contrastare questi rischi, la Vigilanza ha intensificato i controlli sia sugli intermediari, sia sui loro fornitori. In particolare, ha sollecitato le banche a rafforzare la gestione dei rischi specifici connessi con le esternalizzazioni. Un passaggio decisivo \u00e8 ora rappresentato dall\u2019attuazione del regolamento Dora, che disciplina la resilienza operativa digitale del settore finanziario. Il nuovo quadro normativo richiede agli operatori una piena conoscenza della propria filiera produttiva e l\u2019adozione di misure efficaci per prevenire e gestire gli incidenti&quot;.\u00a0&quot;Le evidenze derivanti dall\u2019attivit\u00e0 di vigilanza rivelano carenze diffuse: scarso coinvolgimento degli organi sociali, inventari informatici incompleti, controlli insufficienti sugli accessi a dati sensibili. Le stesse banche confermano queste criticit\u00e0: circa il 40% di esse prevede di riuscire a garantire la conformit\u00e0 a Dora solo da settembre. Le aree pi\u00f9 problematiche riguardano la gestione dei rischi informatici e di quelli derivanti dai fornitori esterni&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Nell\u2019ultimo anno, l\u2019inflazione nell\u2019area dell\u2019euro \u00e8 tornata in linea con l\u2019obiettivo del 2%. Ci\u00f2 ha consentito al Consiglio direttivo della Bce di ridurre il tasso di riferimento otto volte, portandolo al 2%. La questione centrale \u00e8 ora se l\u2019attuale livello dei tassi sia adeguato a mantenere l\u2019inflazione in prossimit\u00e0 dell\u2019obiettivo, evitando scostamenti persistenti in entrambe le direzioni. Il ripristino della stabilit\u00e0 dei prezzi e la disponibilit\u00e0 di un ampio spazio di manovra collocano il Consiglio in una posizione favorevole per valutare attentamente le sue prossime mosse. Le pi\u00f9 recenti proiezioni dell\u2019Eurosistema indicano una discesa dell\u2019inflazione all\u20191,4% all\u2019inizio del 2026, seguita da un ritorno al 2 nell\u2019anno successivo. Si tratta di uno scenario soggetto a forti incertezze, in un contesto globale instabile e in rapida evoluzione. Le proiezioni si basano su ipotesi relative ai prezzi dell\u2019energia e al tasso di cambio euro-dollaro \u2013 due variabili notoriamente volatili \u2013 che gli sviluppi delle ultime settimane hanno gi\u00e0 superato. L\u2019incertezza geopolitica in Medio Oriente ha spinto il prezzo del petrolio oltre i livelli ipotizzati; al tempo stesso, l\u2019euro si \u00e8 apprezzato ben pi\u00f9 del previsto rispetto al dollaro&quot;.\u00a0&quot;Una ulteriore, significativa fonte di incertezza riguarda i dazi che saranno effettivamente applicati dagli Stati Uniti. Le proiezioni assumono il mantenimento delle misure oggi in vigore, che sottrarrebbero mezzo punto percentuale alla crescita nell\u2019area dell\u2019euro tra il 2025 e il 2027, con effetti contenuti sull\u2019inflazione. Dazi pi\u00f9 elevati e un\u2019incertezza prolungata sulle politiche commerciali determinerebbero effetti ben peggiori sulla crescita e potrebbero influenzare le dinamiche inflazionistiche. Un marcato calo della domanda di prodotti europei da parte degli Stati Uniti e il riorientamento delle merci cinesi sui nostri mercati eserciterebbero pressioni al ribasso sui prezzi. In scenari estremi, tuttavia, l\u2019inasprimento delle barriere doganali potrebbe frammentare le filiere produttive globali, aumentando i costi di produzione e alimentando l\u2019inflazione. In questo contesto, il Consiglio direttivo ha confermato l\u2019intenzione di mantenere un approccio agile e pragmatico, decidendo di volta in volta sulla base delle informazioni disponibili e del loro impatto sulle prospettive di inflazione. Se i rischi al ribasso sulla crescita dovessero rafforzare le tendenze disinflazionistiche, sar\u00e0 opportuno proseguire nell\u2019allentamento monetario. Queste valutazioni rispecchiano i principi riaffermati nella recente revisione della strategia di politica monetaria: la simmetria dell\u2019obiettivo di inflazione, l\u2019orientamento di medio periodo e il ruolo centrale dei tassi di interesse tra gli strumenti disponibili&quot;.\u00a0&quot;L\u2019esperienza dell\u2019ultimo decennio \u2013 segnato prima da una fase prolungata di inflazione molto bassa e poi da shock inflazionistici di forte entit\u00e0 \u2013 ha evidenziato la necessit\u00e0 di reagire con decisione a deviazioni persistenti dall\u2019obiettivo, in entrambe le direzioni, e di mantenere ben ancorate le aspettative. Ha inoltre confermato l\u2019importanza di affiancare allo scenario di base l\u2019analisi dei rischi e delle incertezze che lo circondano, anche attraverso l\u2019elaborazione di scenari alternativi. Nel confermare il ruolo centrale dei tassi di interesse, il Consiglio ha ribadito l\u2019importanza di mantenere disponibile l\u2019intero insieme degli strumenti gi\u00e0 impiegati in passato: acquisti di titoli pubblici e privati, operazioni di rifinanziamento a lungo termine, tassi negativi, indicazioni prospettiche sull\u2019orientamento della politica monetaria (forward guidance). Si tratta di strumenti da utilizzare con discernimento, ma che possono rivelarsi essenziali quando i tassi ufficiali si avvicinano al limite inferiore o emergono disfunzioni nella trasmissione della politica monetaria. La revisione della strategia \u00e8 stata infine l\u2019occasione per riflettere sugli effetti economici dei fenomeni che stanno trasformando il mondo produttivo: le tensioni geopolitiche, la frammentazione commerciale, l\u2019accelerazione dell\u2019innovazione \u2013 in particolare nel campo dell\u2019intelligenza artificiale&quot;.\u00a0&quot;Questi fattori potrebbero aumentare la frequenza e l\u2019intensit\u00e0 degli shock sull\u2019inflazione. Affrontarli richieder\u00e0 analisi tempestive, decisioni rapide e una comunicazione efficace, fondata anche sull\u2019uso di scenari alternativi e analisi di sensitivit\u00e0&quot;.\u00a0\u00a0&quot;Il sistema finanziario internazionale sta attraversando una fase di profondo cambiamento. In un contesto in cui cresce l\u2019incertezza sul ruolo degli Stati Uniti nell\u2019economia mondiale, gli investitori sono alla ricerca di alternative al dollaro e ai mercati americani, avviando \u2013 seppur gradualmente \u2013 un parziale riorientamento dei portafogli globali. Questo scenario apre nuove opportunit\u00e0 per l\u2019Europa. Opportunit\u00e0 che potranno essere colte solo rilanciando con determinazione il progetto di integrazione, completando il mercato unico e adottando politiche comuni per l\u2019innovazione, la produttivit\u00e0, la crescita. A tal fine \u00e8 essenziale rafforzare l\u2019architettura finanziaria dell\u2019Unione, creando le condizioni per attrarre e trattenere capitali. Significa superare l\u2019attuale frammentazione del sistema finanziario, completare l\u2019Unione dei mercati dei capitali e offrire agli investitori un titolo comune privo di rischio. \u00c8 una sfida istituzionale e politica, ma anche l\u2019occasione per ridurre la dipendenza da circuiti esterni e valorizzare il potenziale dell\u2019economia europea. Il nuovo mondo finanziario che si va delineando sar\u00e0 pi\u00f9 incerto, pi\u00f9 volatile, pi\u00f9 competitivo. In questo contesto, le banche dovranno fare sempre pi\u00f9 affidamento sulla tecnologia per restare efficienti, redditizie e vicine alla clientela. L\u2019intelligenza artificiale, l\u2019uso strategico dei dati, la sicurezza informatica saranno fattori determinanti per competere con successo. Queste tendenze stanno comportando un significativo aumento dei rischi operativi, che richiede attenzione da parte degli intermediari e delle autorit\u00e0&quot;.\u00a0&quot;In un ambiente sempre pi\u00f9 tecnologico il capitale umano rimane centrale: per affrontare efficacemente il cambiamento, le banche dovranno investire sulle persone, accrescendone le competenze e puntando su di esse per guidare l\u2019innovazione. Nei prossimi mesi la politica monetaria dovr\u00e0 restare improntata a flessibilit\u00e0 e pragmatismo. Il ritorno dell\u2019inflazione all\u2019obiettivo del 2% segna un progresso significativo, ma il quadro resta esposto a molteplici rischi. In questo contesto, sar\u00e0 fondamentale continuare a valutare di volta in volta le prospettive e i rischi per la stabilit\u00e0 dei prezzi. In un mondo che cambia, l\u2019Europa ha le risorse per svolgere un ruolo da protagonista. A condizione di agire con determinazione, visione e spirito di coesione&quot;.\u00a0&#8212;finanzawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il sistema finanziario internazionale sta attraversando una fase di profondo cambiamento. 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