{"id":101202,"date":"2025-07-07T14:50:06","date_gmt":"2025-07-07T12:50:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=101202"},"modified":"2025-07-07T14:50:06","modified_gmt":"2025-07-07T12:50:06","slug":"parlamento-nel-cono-dombra-dei-governi-pesano-anti-politica-e-populismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.telelaser.it\/?p=101202","title":{"rendered":"Parlamento nel cono d&#8217;ombra dei governi, pesano anti politica e populismo"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Tre deputati repubblicani, non proprio celeberrimi, hanno trovato il coraggio di votare contro il &#039;big beautiful bill&#039;, la legge finanziaria a cui Trump affida larga parte del suo destino politico. Annotiamo i loro nomi -Rand Paul, Thomas Tillis, Susan Collins- poich\u00e9 la loro notoriet\u00e0 minaccia di svanire presto e il loro destino non appare dei pi\u00f9 brillanti. Eppure quel gesto, di votare in dissenso, finisce per restituire valore e significato a una vita parlamentare che non pu\u00f2 essere intessuta solo di ubbidienza e disciplina. L&#039;argomento rimbalza per qualche verso anche nelle nostre contrade. Anche da noi, infatti, il Parlamento appare ridotto ad essere ormai un mero esecutore delle direttive di governo. E questa obiettiva limitazione delle sue prerogative \u00e8 avvenuta sotto le bandiere di tutti gli esecutivi che si sono via via succeduti, quale che fosse il loro colore politico. Gli atti di indisciplina sono ormai pochissimi. Gli atti di libert\u00e0, che \u00e8 l\u2019altro nome dell\u2019indisciplina, pochissimi anche questi. Al deputato, al senatore, al rappresentante del popolo si chiede in buona sostanza di restare nei ranghi, di ubbidire al proprio capogruppo che a sua volta ubbidisce al proprio leader. E\u2019 una catena che non s\u2019\u00e8 mai pi\u00f9 spezzata, da destra a sinistra e ritorno. \u00a0Dietro questo progressivo scivolamento dell&#039;attivit\u00e0 parlamentare nel cono d\u2019ombra dei vari governi si intravede il riprodursi ciclico e quasi inesorabile di una polemica popolare che si ostina a vedere nelle Camere solo dei luoghi inutilmente costosi, abitati da alcuni perdigiorno non troppo simpatici e tutto sommato quasi inutili. Argomento non nuovo, a dire il vero. Si prese l&#039;avvio ancora al tempo in cui la capitale era Torino. All&#039;epoca venne pubblicato un libricino di successo, &#039;I moribondi di palazzo Carignano&#039; in cui l\u2019attivit\u00e0 dei parlamentari del Regno veniva descritta nei modi pi\u00f9 severi, perfino irridenti. Cos\u00ec da raccontare un\u2019Italia appena nata e gi\u00e0 vittima del professionismo politico dell\u2019epoca. \u00a0Di l\u00ec in poi, l\u2019antiparlamentarismo ha accompagnato larga parte del nostro percorso, sia pure tra alti e bassi. Si pensi ai primi del Novecento, quando si tratt\u00f2 di decidere se entrare nella prima guerra mondiale, e la spinta ad intervenire venne propiziata appunto da una piazza robustamente antiparlamentare. Per non dire del sentimento irrequieto che nutr\u00ec i movimenti ideologici di tutti quegli anni, impazienti tutti quanti delle procedure, delle garanzie, dei contrappesi, di tutta quella deontologia che la democrazia rappresentativa implica quotidianamente. Solo dopo la seconda guerra mondiale quella inquietudine sembr\u00f2 cedere il passo a un sentimento pi\u00f9 fiducioso verso quel pluralismo di poteri e di opinioni (e quegli allentamenti della disciplina) che costituisce la radice e la ragion d\u2019essere di un regime parlamentare. \u00a0Quella buona consuetudine per\u00f2 non \u00e8 durata troppo a lungo. E infatti, di l\u00ec a qualche anno il vento dell\u2019antipolitica ha ripreso a soffiare sempre pi\u00f9 forte, presentando le sue ricette antiche sotto l\u2019apparenza di una inedita novit\u00e0. La crisi dei partiti e il malcontento del paese hanno spinto l\u2019opinione a cercare nuove strade. Ignorando che quelle strade potevano condurre verso esiti antichi. Infatti, \u00e8 stata proprio questa commistione di vecchio e nuovo che ha ispirato la pi\u00f9 recente stagione del nostro scontento. Cos\u00ec oggi da un lato il populismo demolisce l\u2019idea stessa della rappresentanza, riportandoci indietro nel tempo, verso una politica elitaria, meno invasiva, meno partecipata. Dall\u2019altro per\u00f2 le nuove tecnologie illudono sulla possibilit\u00e0 di una democrazia diretta, priva di contrappesi, aliena da ogni forma di pazienza, tutta giocata sull\u2019immediatezza degli stati d\u2019animo. E\u2019 su questo altare che abbiamo sacrificato i partiti, demonizzati, inchiodati al banco degli imputati, consegnati a una sorta di museo delle cere. Al di l\u00e0 delle loro colpe -che pure non furono poche. \u00a0Il referendum con cui qualche anno fa si decise di ridurre la rappresentanza parlamentare alla (quasi) met\u00e0 dei seggi \u00e8 stata forse la conseguenza pi\u00f9 visibile di questo modo di ragionare. Ma prima ancora c\u2019era stato il colpo di teatro del cambio della legge elettorale. Con Il Porcellum (e successivi rimaneggiamenti) si abolirono collegi e preferenze e si decise che deputati e senatori potevano essere \u201celetti\u201d (si fa per dire) facendoli scegliere dai capi dei partiti, o di quel che ne restava, senza che il voto degli elettori avesse pi\u00f9 di tanto a che vedere con il loro destino. Cos\u00ec, l\u2019illusione che il popolo fosse finalmente diventato padrone del gioco politico, il sentimento critico verso il ceto di professionisti che l\u2019ha lungamente praticato e il bisogno di ridurre la contesa pubblica ai m minimi termini, evitando i suoi eccessi di elaborazione, hanno fatto tutt\u2019uno e ci hanno portato fin qui. Con la conseguenza che i leader rimasti in campo e quei pochi elettori che hanno continuato a fare il tifo per loro si sono saldati nella prospettiva (illusoria) di una politica che fosse confinata in un angolo sempre pi\u00f9 piccolo. \u00a0Che a questo punto si stia pensando di ridurre di un giorno la scarna attivit\u00e0 parlamentare, liberando il venerd\u00ec dalla fatica di stare in aula o in commissione \u00e8 solo l\u2019ultima propaggine di un disegno che, forse senza intenzione, ha ridotto il Parlamento quasi alla condizione del vecchio Palazzo Carignano dei primi anni del nostro cammino unitario. \u00a0Si dir\u00e0 che \u00e8 tutto il mondo, o quasi, che ha preso quella piega. Ma forse proprio per questo dovremmo cercare di riflettere meglio sulle conseguenze a cui stiamo andando incontro. Magari riservando a quei tre oscuri senatori del dissenso repubblicano un pensiero riconoscente. Il Parlamento infatti non dovrebbe mai essere solo il luogo in cui ci si sottomette. E magari sono proprio quei rari gesti di indisciplina a renderlo infine pi\u00f9 nobile e alle volte perfino pi\u00f9 appassionante. (di Marco Follini)\u00a0&#8212;politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Tre deputati repubblicani, non proprio celeberrimi, hanno trovato il coraggio di votare contro il &#039;big beautiful bill&#039;, la legge finanziaria a cui Trump affida larga parte del suo destino politico. 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